Tutta l'ipnosi

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"Tutta l'ipnosi è autoipnosi" è la frase più citata di Milton Erickson, perché rappresenta in poche parola l'essenza del pensiero di Erickson. In realtà, se andiamo ad esplorare la storia dell'ipnosi, scopriamo che lo stesso pensiero era stato espresso, differente nella forma ma uguale nella sostanza, già molto tempo prima.

Prima di lui un altro grande dell'ipnosi, Braid, aveva manifestato, anche se in un altra maniera, le stesse idee, partendo da considerazioni del tutto differenti: per Erickson esiste un inconscio che ci protegge e si prende cura di noi, e in questo inconscio sono contenute le risorse per la risoluzione dei nostri problemi.

Al tempo di Braid, alla metà del XIX° secolo, dell'inconscio si sapeva nulla, Freud sarebbe arrivato parecchi anni dopo. Nonostante questo la teoria dell'ipnosi di Braid si distaccava molto da quella dei suoi predecessori, perché per la prima volta l'ipnosi era considerata un processo soggettivo, invece che oggettivo. Mesmer e i suoi seguaci, Puysegur in testa, erano convinti di emanare tramite la loro volontà, un flusso di energia, che chiamavano "magnetismo animale". Il trasferimento di questa energia nel corpo dei loro soggetti, realizzava la "mesmerizzazione", ossia quella che oggi chiameremmo trance.

Braid non credeva nel "magnetismo animale", come molti prima e dopo di lui. la presenza del magnetismo animale era stata messa in dubbio dalla prima commissione reale per investigare i fenomeni del "magnetismo animale". La commissione, di cui faceva parte anche Benjamin Franklin, concluse che tutti i fenomeni del magnetismo erano dovuti "alla mera suggestione". Le conclusioni della commissione sono molto chiare e se si fosse considerata la suggestione una forza positiva per il benessere dell’individuo, piuttosto che un inganno ai suoi danni, la storia dell'ipnosi sarebbe stata un'altra.

Braid aveva ben chiara la natura soggettiva dell'ipnosi, ritenendola il risultato dell'attività del pensiero del soggetto ipnotico fissata su una singola idea. Purtroppo il termine "monoideismo", coniato da Braid dopo quello di "ipnotismo", non è entrato nell'uso corrente, nonostante contenga in sé la spiegazione di ogni fenomeno di trance: concentrazione su una sola idea. Quando la mente non è distratta da se stessa, quando non divaga da un pensiero all'altro, si realizzano le condizioni della trance.

Questo concetto era ben chiaro parecchie migliaia di anni fa agli Yogi. I libri sacri e le tradizioni religiose dell'India, sono piene di riferimenti alla trance, da raggiungere per motivi religiosi e che assumeva per questo la valenza di uno stato estatico. I metodi con cui questi stati erano raggiunti, non differivano in maniera sostanziale da quelli proposti da Braid. Fissazione su un oggetto e il pensiero fisso su una singola idea.

Molte forme di meditazione fissano l’attenzione chiedendo al discepolo la visualizzazione del fiore di loto o di un altro oggetto. Al crescere della pratica crescono i dettagli aggiunti all'immagine. Quando la concentrazione sulla visualizzazione è totale, si raggiunge l'estasi.

Braid, proprio in virtù della sua concezione soggettiva dell'ipnosi, parlava anche di auto-ipnosi, ossia della capacità di ipnotizzare se stessi. Non esisteva differenza quindi tra l'ipnosi etero indotta, con l'aiuto di un ipnotista, e l'autoipnosi, proprio perché, come disse cento anni dopo Erickson "Tutta l'ipnosi è autoipnosi".