Tutta l'ipnosi è autoipnosi?

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Che tutta l'ipnosi non sia altro che autoipnosi è un mito che continua ad alimentarsi dal nulla, e che ha la stessa consistenza e pervicacia di alcune leggende metropolitane, storie assurde e mai verificate, che continuano ad essere considerate vere, solo perché si continuano a raccontare.

Ora, non voglio smentire il fatto che per ipnotizzare qualcuno serva il suo consenso e la sua partecipazione, più semplicemente, voglio far notare che tra autoipnosi e ipnosi ci sono delle differenze che non possono essere sottostimate o ignorate del tutto, e che rendono le due esperienze differenti. Non più o meno efficaci una rispetto all'altra, ma differenti, perché non tutti i fenomeni che si possono ottenere con l'ipnosi si possono ottenere con l'autoipnosi, e siccome l'ipnosi è definita dai fenomeni che genera (levitazione, catalessia, anestesia, etc.) l'autoipnosi per essere considerata ipnosi deve generare esattamente gli stessi fenomeni, né uno di più né uno di meno.

L'indagine dovrebbe essere abbastanza semplice, perché il numero di fenomeni non è infinito, ma se quelli dell'ipnosi si possono osservare dall'esterno, quelli dell'autoipnosi non è possibile che sperimentarli di prima persona, infatti il resoconto di altri potrebbe essere una pura e semplice invenzione, senza che si abbia modo di scoprirlo.

Proprio per questo motivo, quello che segue è il resoconto delle differenze tra ipnosi e autoipnosi relative alla mia esperienza, e confortato dalle esperienze che mi sono state raccontate dalle persone cui ho insegnato autoipnosi.

Il primo effetto che prendo in esame è la catalessia. La catalessia delle palpebre è facilmente ottenibile, e la uso per entrare in autoipnosi io stesso da qualche decennio. Anche la levitazione è facilmente ottenibile e la uso per indurre l'autoipnosi o per approfondirla. Il blocco di un arto, per esempio il braccio pesante immobile, si ottiene abbastanza facilmente e lo uso per approfondire l'autoipnosi insieme ad un conteggio.

Generalmente uso questi effetti per insegnare autoipnosi alla maggior parte dei miei clienti, collegandoli insieme in modo che formino un sentiero verso un'autoipnosi profonda.

In autoipnosi è possibile ottenere facilmente l'anestesia. Con l'anestesia cominciamo a scendere (o salire dipende dai punti di vista) sulla scala d'ipnotizzabilità. Mancano ancora due gradini alla scala di Aarons, e sono amnesia, allucinazioni positive e negative.

Per quanto abbia sperimentato, non ho mai conosciuto qualcuno che sia riuscito a darsi in autoipnosi una suggestione di amnesia riguardo una delle suggestioni della seduta autoipnotica. E l’amnesia è un fenomeno comune in ipnosi, specialmente per chi come me tende a lavorare con il sonnambulismo. Non sono mai riuscito ad ottenere una allucinazione positiva dietro suggestione, sebbene abbia avuto molte allucinazioni, soprattutto di tipo auditivo, del tutto spontanee. Lo stesso per le allucinazioni negative, che non si sono mai manifestate, nemmeno spontaneamente.

Le suggestioni post-ipnotiche, al contrario, funzionano molto bene, se riguardano un comportamento da adottare o eliminare o una convinzione da modificare. Darsi la suggestione post-ipnotica di allucinare la fatina dei denti o i sette nani che ballano il mambo non funziona. Almeno non nel mio caso e in quello delle persone con cui ho condiviso e discusso l'esperienza dell'autoipnosi.

Tutti coloro che hanno sperimentato l’ipnosi e successivamente imparato l’autoipnosi, concordano inequivocabilmente su un punto: l’ipnosi è più profonda. E questo anche quando l’autoipnosi è attivata da un comando post-ipnotico, che comunque riesce ad indurre la stessa trance che si aveva al momento della somministrazione del comando post-ipnotico. La piccola frazione di autocoscienza che rimane operativa mentre si fa autoipnosi, impedisce di lasciarsi andare completamente a vivere i fenomeni come si fa durante l'ipnosi. Anche quando si raggiunge il completo abbandono in autoipnosi, i fenomeni che si verificano sono spontanei, non diretti dalla coscienza o cercati in maniera specifica: sono un dono speciale che ci viene offerto dalla pratica costante dell'autoipnosi.

In realtà, credo che allucinazioni e amnesia delimitino il confine tra ipnosi e autoipnosi, la soglia oltre la quale non si può andare se non guidati da un ipnotista. Inoltre in autoipnosi non è possibile sperimentare qualunque forma di regressione o di revivificazione dei ricordi, che al contrario si possono ottenere con relativa facilità in ipnosi.

Le differenze tra autoipnosi e ipnosi non devono far pensare che l’autoipnosi sia inutile semplicemente perché non può manifestare tutta la gamma dei fenomeni dell’ipnosi, anche perché dal punto di vista dell’efficacia delle suggestioni, non è necessario sperimentare la profondità di trance, o se preferite di coinvolgimento immaginativo, che è richiesta per sperimentare allucinazioni positive e negative.

Anche il tempo dedicato all'addestramento può avere la sua parte, e se è vero che la moglie di Erickson rispondeva al telefono durante la trance autoipnotica, era perché si era addestrata per tre anni con il marito (che riporta questo fatto in una delle sue conferenze), non proprio l'ultimo arrivato in fatto d'ipnosi. Questo è l'unico insegnamento di trance autoipnotica di tipo sonnambulico di cui sia a conoscenza, e resta inoltre da verificare la possibilità di suggerirsi amnesia e allucinazioni anche in questo caso, che potrebbe essere considerato l'esecuzione di una suggestione post-ipnotica molto complessa e articolata, appresa durante l'addestramento.

Naturalmente sono pronto a cambiare opinione sull'autoipnosi anche in base alle esperienze di altri sullo stesso fenomeno, ma per ora credo che sia un fenomeno differente dall'ipnosi e non solo per l'intensità dei fenomeni, che si possono raggiungere in autoipnosi rispetto a quelli sperimentati in ipnosi, ma proprio per l'impossibilità di sperimentare l'intera gamma dei fenomeni ipnotici.