Tre tecniche di autoipnosi di Salter

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Fino all'opera di Salter che riporto in questo articolo, l'autoipnosi non era un aspetto preso in considerazione nelle moderne tecniche sperimentale. Salter lavorò attivamente nel campo dell'ipnosi clinica e sperimentale, utilizzando l'autoipnosi.

Dalle sue esperienze è nato un testo che è diventato un punto di riferimento: "Tre tecniche di autoipnosi" di Andrew Saltew, The Journal Of General Psychology Vol. 24 , Iss. 2,1941.

Definizione

Per non dare adito ad interpretazioni bisogna definire esattamente cosa si intendo con ipnosi e Salter intende con questo termine "l'abilità di indurre, su se stessi, la trance ipnotica con i suoi fenomeni come desiderato. Includendo catalessia, anestesia, e amnesia (sia in trance che post-ipnoticamente) e le varie suggestioni post-ipnotiche , include le allucinazioni positive e negative - in breve, tutti i fenomeni classici. In auto-ipnosi non solo il "soggetto" deve ipnotizzare se stesso e somministrarsi le suggestioni, ma ha anche il completo controllo dello stato di trance tutto il tempo. Per usare una parola che dovrebbe essere obsoleta, l'unica persona in rapport è il soggetto, ed è in rapport con se stesso."

Per Salter l'autoipnosi è distinta dall'autosuggestione, essendo questa considerata "un fenomeno dello stato di veglia", mentre il fenomeno dell'autoipnosi richiede uno stato di trance. Di conseguenza l' "autoipnosi, dunque come utilizzata in questo contesto, è la stessa cosa della consueta ipnosi, eccetto che la trance è indotta dal "soggetto" su se stesso, e solo il "soggetto" ha il completo controllo della trance."

Il primo metodo di autoipnosi proposto da Salter può apparire ovvio, ma come riferisce lui stesso. "tuttavia non ho trovato il suo equivalente in letteratura. In breve, si induce l'autoipnosi con una suggestione post-ipnotica."

La prima cosa da fare in questo caso, è verificare le potenzialità ipnotiche del soggetto: "Provo l'ipnosi consueta sul soggetto potenziale. Se posso produrre qualche catalessia degli arti o un'anestesia del guanto, o meglio - e per meglio intendo un "punteggio di profondità" di 13 o più sulla scale di Davis and Husband (2, p. 176) - trovo che è possibile insegnare l'autoipnosi di differenti qualità al soggetto. Considero un catalessia degli arti di qualunque tipo, o l'incapacità di alzarsi dalla sedia, come un sine qua non della trance prima che faccia qualunque sforzo per insegnare l'autoipnosi."

Salter discute gli usi che il soggetto può fare delle suggestioni post-ipnotiche (che dopotutto sono il motivo per cui fare auto-ipnosi) e procede enfatizzando l'efficacia delle suggestioni post-ipnotiche.

"Ti dirò che quando vuoi ipnotizzare te stesso, ti basterà semplicemente sederti o stenderti comodamente quanto puoi al momento, e lanciare nella tua mente l'idea che vuoi auto-ipnotizzarti. Prenderai cinque respiri profondi, e al quinto respiro sarai nella trance più profonda possibile e allora ti darai qualunque suggestione vorrai, e ti sveglierai quando vuoi. Ogni volta che ti risveglierai da una trance ti sentirai splendidamente. Non preoccuparti del risveglio. Non sarà un problema. Sai che una madre può dormire durante una tempesta, ma nel momento in cui il suo bambino fa rumore nella sua culla, o emette il minimo grido, la madre è subito completamente sveglia. Lasciaci dire che la mente subconscia della madre , e la tua, non sono mai addormentate. Il dibattito sul "subconscio" è una materia opinabile, ma è un concetto comodo in questa occasione. Così vedi, se sei in trance, e qualcuno grida "Al fuoco!" o ti chiama per qualunque motivo, o devi risvegliarti per qualche ragione - tu sarai sveglio. Non avrai problemi di sorta, come vedi."

Salter utilizza le istruzioni di pre-trance come suggestioni per i futuri comportamenti auto-ipnotici del soggetto. A questo Salter aggiunge dei test basati sul test ipnotico "falling forwrard" (cadre in avanti), suggerendo al soggetto di fornire a se stesso la suggestioni di cadere in avanti, senza parlare, suggerendosela mentalmente. Questo serve a convincere il soggetto che la fonte delle suggestioni non è importante, che queste funzionano sia che siano formulate dall'ipnotista che dal soggetto stesso: "La fonte della suggestione non ha la minima importanza. Possono arrivare dall'interno o dall'esterno. Fintanto che tu cooperi, con me o con te stesso, le suggestioni funzionano. E questo sarà il modo in cui sarà quando ipnotizzerai te stesso."

Le istruzioni di pre-trance sono ripetute in stato di trance dopo avere ipnotizzato il soggetto. Al risveglio del soggetto Salter fa una indagine per scoprire se il soggetto ha amnesia ipnotica:

"Riguardo al fatto che le suggestioni auto-ipnotiche siano efficaci quanto quelle che possiamo chiamare suggestioni "etero-ipnotiche", dico al soggetto che la suggestioni auto-ipnotica è buona quanto, o di più, della suggestione ipnotica usuale. Nell'ultimo caso, spiego, le suggestioni provengono dall'esterno, e lavorano sul soggetto per la sua volontà di cooperare. In autoipnosi, la fonte immediata delle idee "dentro" il soggetto, e sicuramente una persona coopererà con se stessa. L'attenzione del soggetto è richiamata al suo comportamento nella dimostrazione "caduta in avanti", e io reitero che la sorgente delle idee è irrilevante, almeno fino a quanto il soggetto le vuole seguire. Al soggetto viene detto che, se non altro, una suggestione post-ipnotica ben organizzata deve funzionare su di lui più che una suggestione "etero-ipnotica", perché il rapport dell'autoipnosi è completo tanto quanto può essere possibile. (Ricordate che fino a questo punto il soggetto è nel normale stato di veglia.)"

Al soggetto viene detto di sperimentare una trance prendendo cinque profondi respiri. Durante la trance è richiesta un'anestesia del guanto o completa. Scrive Salter "Quando esami approfonditi rivelano un'anestesia, almeno a me e all'insaputa del soggetto, può essere dato per scontato che tutto andrà bene. Dico al soggetto di ripristinare le sensazioni nel suo braccio, e gli dico di darsi delle suggestioni riguardo allo studio (o le unghie, o il suonare il piano, o qualunque sia il problema).

"Usa gran parte del mio linguaggio per quanto puoi ricordare. Pensa semplicemente a queste suggestioni con tutte le tue forza per (diciamo) cinque minuti, e dimmi quando sei pronto."

Più o meno in questo lasso di tempo, (non c'è nessun miracolo sull'accentuate percezione degli intervalli di tempo in ipnosi), il soggetto dice di essere pronto. "Molto bene," dico. "Svegliati quando vuoi - diciamo tra pochi minuti." Do qualche suggestione sull'amnesia permanente al risveglio per gli stati di trance e che i soggetto si sentirà splendidamente al risveglio.

Presto il soggetto apre gli occhi e si guarda intorno. E' sveglio e si sente bene."

Se non è possibile produrre "etero-ipnoticamente" l'anestesia su un oggetto, si utilizzeranno altri effetti ipnotici che è stato precedentemente in grado di eseguire, considerando che più un fenomeno è impressionante meglio è.

Questo di fatto è il primo metodo di autoipnosi di Salter.

Secondo metodo

Il secondo prevede allo stesso modo del primo, un buon soggetto post-ipnotico, ma in questo caso non saranno date al soggetto suggestioni post-ipnotiche né gli saranno somministrate suggestioni ipnoticamente.

Il soggetto richiesto per questo secondo esperimento deve essere ben informato su quello che farà e convinto nel seguire tutta la procedura, che seppure non difficile, richiede tempo e dedizione da parte sua. Infatti il secondo esperimento di auto-ipnosi consiste nell'apprendere a memoria del materiale stampato, basato sulle suggestioni che hanno funzionato per lui durante le precedenti trance. La memorizzazione deve avvenire senza concentrarsi troppo sul loro significato, anzi il soggetto può parafrasare le suggestioni come vuole. La prima seduta auto-ipnotica deve avvenire con la presenza dell'operatore.

Salter, una volta che il soggetto ha memorizzato il materiale ed è confidente di poterlo utilizzare, dice: "Non c'è qualcosa come A che ipnotizza B. Tutto quello che A fa è indicare a B la strada da seguire per arrivare alla sua destinazione - ipnosi. Non importa chi ti dice quale strada seguire - se io ti indico queste strade ( o direzioni) o se tu indichi a te stesso queste strade. In ogni caso, se segui queste strade, ti ipnotizzerai."

A questo punto segue una ripetizione delle istruzioni pre-trance, dimostrazioni relative al primo metodo e una spiegazione sul concetto di azione ideomotoria. Salter ricorda al soggetto che quello che ha memorizzato è una serie di azioni ideomotorie. E' meglio che il soggetto ripeta mentalmente le istruzioni memorizzate, anche se alcuni soggetti si trovano meglio, almeno all'inizio, ripetendole a bassa voce, come una sorta di

Durante questa fase è consentito che l'operatore aiuti il soggetto con delle eterosuggestioni quando ritiene che ci sia bisogno "di una spinta in più."

In breve tempo il soggetto è in grado di mettersi in autoipnosi senza bisogno di alcun aiuto esterno, e quando è in trence, si procede come visto nel metodo precedente. Utilizzando questa routine per qualche tempo, il soggetto scopre che può abbreviarla perché ci mette meno tempo ad andare in trance.

Terzo metodo

Il terzo metodo di autoipnosi proposto, è ritenuto da Salter il più fondamentale dei tre e lui lo chiama "autoipnosi frazionata."

Salter cita Hull che nella discussione "Suscettibilità alle suggestioni di prestigio" (3, p. 393) dice:

"L'essenza [dell'ipnosi] risiede nel fatto sperimentale di uno spostamento quantitativo verso l'alto che può risultare dalla procedura ipnotica. Per quello che lo scrittore può vedere, questo fenomeno quantitativa solo resta del tempo tra quelli aggregati sotto il nome di ipnosi. Ma questo fatto indubitabile è più che sufficiente per dare significato e valore al termine."

Salter presenta un metodo di auto-ipnosi: "tramite il quale questo "spostamento quantitativo" della suggestionabilità verso l'alto può essere indotto senza l'usuale procedura ipnotica. Può essere confrontato, in un certo senso, al metodo di apprendimento per parti, che è che si assume che lo stato di trance è composto di parti discrete, ciascuna delle quali sarò insegnata al soggetto potenziale. Questa analogia non sarà seguita implicitamente, ma dà una buona idea del metodo."

Il soggetto ideale per questo tipo di approccio all'autoipnosi deve essere in grado di produrre, con suggestioni in stato di veglia, "catalessia catalessia delle braccia o l'incapacità di alzarsi dalla sedia." A questo soggetto viene presentata la tecnica "falling forward", quindi Salter dice al soggetto di auto-suggerirsi la caduta in avanti. Anche in questo caso, viene enfatizzato come la fonte delle suggestioni non è importante. Una volta appresa la tecnica "falling forward", di insegna al soggetto il pendolo di Chevreul dandogli la suggestione in stato di veglia che "sta andando avanti e indietro, avanti e indietro come un pendolo", ecc. Quindi si fa ruotare il pendolo in cerchio. Il soggetto ripete gli esercizi del pendolo tramite autosuggestione. Appresa questa tecnica si lavora sulla pesantezza del braccio. " Alcuni soggetti non sono capaci di muovere la loro mano destra. (Questi soggetti si dimostrano splendidi per fenomeni più avanzati.)" La stessa procedura è ripetuta sia per la mano sinistra che per la gamba destra e sinistra. Alla fine il soggetto deve essere capace di rendere molto pesanti in breve tempo le mani o i piedi.

Tramite questa procedura si arriva fino alla pesantezza dell'intero corpo e alla catalessia delle palpebre. Allenandosi anche a casa, il soggetto può produrre questo stato in breve tempo. Quando il soggetto può entrare e uscire dallo stato come se spingesse un interruttore, gli si somministra la preparazione pre-trance. Durante questa fase: "Alcuni soggetti hanno bisogno di poco aiuto etero-ipnotico fin dall'inizio, per produrre fenomeni di trance profonda in auto-ipnosi. Avverto lo sperimentatore di essere cauto nei suoi sforzi di produrre anestesia, perché quando questo tentativo fallisce, la fiducia del soggetto si indebolisce molto. Ma se è per questo, la fiducia del soggetto si indebolisce ad ogni suggestione fallita."

"Di solito cinque minuti di trance sono abbastanza perché il soggetto si somministri auto-suggestioni o suggestioni post-ipnotiche. Un periodo più lungo può solo aiutare e spesso è desiderabile. Molti soggetti trovano che il momento migliore per queste suggestioni è il mattino, poco tempo dopo il risveglio, ma questo ha le sue eccezioni."

Salter ricorda anche che non si devono dare suggestioni o auto-suggestioni per mascherare il dolore, perché il dolore indica che c'è qualcosa che non va nel corpo. Siccome di norma, il soggetto auto-ipnotico non è in gradi di diagnosticare i suoi sintomi, è buona norma tralasciare ogni lavoro di tipo auto-ipnotico di questo tipo come regola generale.

Abbiamo quindi tre metodi di auto-ipnosi basati su:

  1. suggestioni post-ipnotiche fornite dall'operatore durante una seduta d'ipnosi
  2. memorizzazione di suggestioni/istruzioni di trance
  3. auto-ipnosi frazionata, dove ogni elemento della trance, è insegnato individualmente

Salter ha sviluppato queste tecniche: "attraverso un lavoro etero-ipnotico, nel lasso di tempo di due anni, con circa 150 soggetti, e con un lavoro auto-ipnotico da un punto di vista essenzialmente clinico con 40 casi selezionati. Almeno altri venti soggetti, con un'etò variabile dai 18 ai 30 anni, sono stati utilizzati in sperimentazioni auto-ipnotiche non terapeutiche."

Salter nota come non ci sia bisogno, salvo che per proposte sperimentali, di un insegnamento dell'autoipnosi così approfondito, su soggetti dotati, che possono produrre allucinazioni positive e negative di tipo visuale o uditivo. Salter consiglia, in questo caso, di bloccare tramite suggestioni etero-ipnotice queste allucinazioni, che altrimenti potrebbero spaventare il soggetto.

Discussione

Salter, partendo da una note di Hull sulla diminuzione della durabilità delle suggestioni post-ipnotiche in funzione del passare del tempo, sostiene che l'auto-ipnosi travalica completamente questa diminuzione, perché il soggetto ha la possibilità di somministrarsi da solo le suggestioni, agendo come un agente di rinforzo che mantiene per nel tempo l'efficacia delle suggestioni. A questo proposito Salter nota: "quello che in etero-ipnosi sarebbe una remissione dei sintomi, diventa [con l'auto-ipnosi] una remissione auto-controllata e periodica."

L'auto-ipnosi rappresenta anche un buon affare dal punto di vista del soggetto, che avrà bisogno di molti meno consulti. Salter la considera anche un meccanismo per ridurre la dipendenza del soggetto dall'operatore, che rimane una guida esperta per il tempo necessario.

Riguardo ai soggetti auto-ipnotici Salter nota: "E' una mia impressione, naturalmente soggettiva, che la distribuzione dei soggetti che attraversano i vari stadi dell'auto-ipnosi non differisce significativamente da quella usualmente riscontrata nell'etero-ipnosi. Davis e Husband presentano una scala raffinata e risultati tipici (2) Dato che la mia tecnica stava cambiando costantemente fino a quando ho sviluppato il metodo presente, le distribuzioni che potrei presentare sarebbero errate. Ho trovato, tuttavia, che almeno a uno su cinque e a non più di due su cinque adulti può esser e insegnata l'auto-ipnosi così profondamente da metterli in grado di replicare su loro stessi l'intera gamma dei fenomeni ipnotici così come sono enumerati nella scala di Davids e Husband (2, p. 176). Il risultato più probabile è più vicino a uno su cinque."

"Ho usato l'auto-ipnosi con successo in casi di balbuzie, onicofagia, anestesia per uso dentistico, insonnia, vizio del fumo, e controllo del peso. Sono stato particolarmente interessato nell'insegnarla alle persone che volevano inculcare in loro stessi l'"urgenza del lavoro." Attori, musicisti, e "voglia di scrivere" sono stati di casa in questo campo. I risultati nella recitazione sono stati abbastanza gratificanti, perché sembra possibile eliminare completamente ogni traccia di auto-consapevolezza."

Note

Quindi l'auto-ipnosi ha un campo di applicazione che può tranquillamente sovrapporsi con quello dell'ipnosi. La capacità di imparare auto-ipnosi dipende sicuramente dalle caratteristiche personali, ma anche dall'impegno che si pone nel raggiungere l'obiettivo. Per questo, anche soggetti che possono credersi o apparire incapaci di auto-ipnotizzarsi, possono sicuramente apprendere almeno quello che basta per ottenere la trance.

 

Riferimenti

1. BEHANAN, K. T. Yoga: A Scientific Evaluation. New York: Macmillan,1937. Pp. 270.

2. DAVIS, L. W., & HUSBAND, R W . A study of hypnotic susceptibility in relation to personality traits. J. A bn, f!! Soc. Psychol., 1931, 26, 175182.

3. HULL, C. L. Hypnosis and Suggestibility. New York : Appleton-Century, 1933. Pp. 416.

4. WELLS, W. R. Experiments in waking hypnosis for instructional purposes. J. A bn. f!! Soc. Psychol., 1924, 18, 389-404.

5. YOUNG, P . C. Is rapport an essential characteristic of hypnosis: J. A bn. i!! Soc. Psychol., 1927, 22, 130-139.

 

Fonte: "Three Techniques of Autohypnosis" Andrew Salter, The Journal of General Psychology Volume 24, 1941 - Issue 2