Tavoli danzanti

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Durante il periodo vittoriano, in Inghilterra, andavano molto di moda le sedute spiritiche. Medium di varia natura e dubbia provenienza erano osservati e studiati con attenzione dagli scienziati del tempo. Il tavolino ruotante, era una della manifestazioni ottenute durante le sedute spiritiche, e Carpenter ne fa un'analisi molto chiara, fornendo una spiegazione del fenomeno alla luce dell'azione ideomotoria.

Chevreul aveva fatto un'analisi molto simile solo pochi anni prima, riguardo i movimenti del pendolo, determinandone la causa nei movimenti involontari della mano e del braccio che sostengono il pendolo.

Braid deve sicuramente molto alle ricerche di Carpenter, e lo scritto che presento, ci fa capire come il suo lavoro sull'ipnosi, basato sulla concentrazione su un oggetto e un singolo pensiero, non sia nato dal nulla, ma in un contesto in cui alcune idee erano già patrimonio comune di discussione e indagine. Ciò non toglie nulla al brillante lavoro di Braid e alla ricerca preziosa che ha svolto, ma riconosce i meriti di tutti coloro che hanno contribuito alle scoperte e alla formazione dei concetti che sono parte integrante dell'ipnosi.

"Principles of human physiology: with their chief applications to psychology ..." William Benjamin Carpenter, Francis Gurney Smith 1868

Nessuna difficoltà può essere addotta da chiunque sia stato portato dalle precedenti considerazioni a riconoscere il principio dell'"azione ideomotoria", nell'applicazione di questo principio al fenomeno del "Tavolo danzante" ("Table-turning") e "Tavolo parlante"; che, quando analizzati correttamente, dimostrano di essere tra i migliori esempi delle operazioni riflesse del Cerebrum, che sono esibite da individui il cui stato mentale può appena essere considerato come innaturale.

I fatti, quando spogliati dall'investitura di meraviglioso con cui sono stati troppo comunemente rivestiti, sono semplici come segue: — Un numero di individui siede intorno a un tavolo sul quale poggiano le mani, con l'idea impressa nelle loro menti che il tavolo si muoverà in modo rotatorio; la direzione del movimento sulla destra o la sinistra, generalmente è decisa all'inizio dell'esperimento.

I partecipanti siedono, spesso per parecchio tempo, in uno stato di aspettativa, con la completa attenzione fissa sul tavolo, e guardando ansiosamente per il primo segno dell'azione attesa. Generalmente uno o due piccoli cambiamenti nella sua posizione annunciano l'avvicinarsi della rotazione; questi tendono ancora di più ad eccitare l'ansiosa attenzione dei presenti, e quindi il 'giro' reale comincia.

Se le parti trattengono le sedie, la rotazione continua soltanto tanto a lungo quanto permette la lunghezza delle loro braccia; ma non infrequentemente si alzano tutti, sentendosi obbligati (come asseriscono) a seguire il tavolo; e da una camminata, il loro passo può essere accelerato in una corsa, fino a quando il tavolo gira intorno così velocemente che non possono reggerlo.

Fatto tutto questo, non soltanto senza la minima coscienza da parte dei protagonisti che stavano esercitando qualche forza da parte loro, ma per la maggior parte nella piena convinzione che non lo stessero facendo. — Ora il fondamento di questi e altri fenomeni dello stesso tipo, è semplice come segue.

La concentrazione continua dell'attenzione su una certa Idea da a questa un forza 'dominante' non solo sulla mente, ma sul corpo; e i muscoli diventano lo strumento involontario attraverso il quale è portata in atto. In questo caso ... il movimento è favorito dallo stato della tensione muscolare, che segue quando le mani sono state tenute per qualche tempo in una posizione fissa. Ed è a causa dell'influenza continua dell''idea dominante' che i partecipanti sono costretti a seguire (come credono) la rotazione del tavolo, che in realtà sostengono con il loro impulso continuo.

Tuttavia coscienziosamente loro possono credere che l'attrazione del tavolo li porta a spostarsi con lui, invece di un impulso che origina nel loro premere sul tavolo, pure nessuno prova la minima difficoltà a ritirare le sue mani , se realmente vuole farlo.

Ma è la caratteristica dello stato mentale da cui si genera l'azione ideo-motoria, che la forza di volontà è provvisoriamente sospesa; essendo tutta la forza mentale assorbita (come dovrebbe) nell'alto stato di tensione a cui la coscienza ideativa è stata condotta.

Per questo fondamento, tutti i risultati delle variazioni che sono state di tanto in tanto introdotte nell'esperimento, sono perfettamente normali; essendo sempre stato trovato, che quando qualsiasi metodo era impiegato sotto la convinzione che il processo sarebbe stato favorito da questo (come quando, durante il regno dell'ipotesi elettrica, i piedi del tavolo erano isolati, o si faceva un circuito continuo tra le mani dei partecipanti), l'aspettativa così eccitata portava il risultato in un periodo precedente all'usuale.

Nota al paragrafo (sul testo di Carpenter)

La dimostrazione che il tavolo è mosso realmente dalle mani appoggiate su di esso, nonostante la convinzione positiva dei partecipanti del contrario, è stata fornita la prima volta dall'ingegnoso 'indicatore' escogitato dal Prof. Faraday; che dimostrò che la pressione laterale è sempre esercitata, tuttavia, inconsciamente, prima che il movimento cominci; e che se tenendo il loro sguardo sull'indice, i partecipanti controllano la prima tendenza ad esercitare questa pressione, il tavolo non da mai il minimo segno di movimento. — Prof. faraday non offrì nella sua ben nota Lettera su questo soggetto ("Athenaeum," 2 Luglio 1853) nessun rationale psicologico di questa azione muscolare inconscia; ma si riferì per questa a "il Discorso tenuto dal Dr. Carpenter alla Royal Institution, 12 Marzo 1852 "Sulla influenza delle suggestioni nel modificare e dirigere i Movimenti Muscolari indipendentemente dalla Volontà," nel quale la dottrina dell'azione Ideomotoria è stata enunciata pubblicamente per la prima volta.

Bibliografia

  1. Carpenter, W. B., & In Smith, F. G. (1853). Principles of human physiology: With their chief applications to psychology, pathology, therapeutics, hygiène, and forensic medicine. Philadelphia: Blanchard and Lea.

  2. Faraday, M. (1853). [Letter] 1853 June 23 [to] [London Times].