Svengali

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Witton lackaye (Svengali) e Phyllis Nilson Terry (Trilby) nella versione filmata
Witton lackaye (Svengali) e Phyllis Nilson Terry (Trilby) nella versione filmata

C'è un personaggio che rappresenta nell'immaginario collettivo  tutti i mali dell'ipnosi: il suo nome è Svengali.

Strana sorte per un personaggio mai esistito in realtà, protagonista del racconto "Trilby", scritto nel 1894 da George du Maurier, e successivamente riportato sullo schermo varie volte. La prima versione cinematografica, del 1931, intitolata "Svengali", è di John Barrymore.

Svengali, un maestro di musica spiantato, conosce Trilby, una giovane cantante poco dotata nella sua arte e se ne innamora. Utilizzando l'ipnosi la rende capace di cantare meravigliosamente. In breve tempo Trilby, sotto il potere ipnotico del maestro Svengali, calca i palcoscenici più importanti del mondo. Svengali è sempre più innamorato di lei, ma lei a sua volta è innamorata, ricambiata, dal giovane pittore Billee, che segue le sue tracce di teatro in teatro, sperando di sottrarla al controllo di Svengali.

Svengali utilizza l'ipnosi sia per far cantare Trilby, sia per farla innamorare di lui. Ma dell'amore dimostratole dalla cantante mentre è in ipnosi non sa che farsene perché è falso, un prodotto del suo potere ipnotico, mentre lui vorrebbe essere amato da Trilby in maniera sincera e spontanea: l'amore non ammette inganni.

Il film si conclude in un teatro periferico, dove Svengali si rifugia per sfuggire alla caccia di Billee, con la morte di Svengali, e di Trilby, che spira tra le braccia di Billee. La storia è ben congegnata e il film non è male, considerato che è stato girato negli anni trenta.

Ci sono numerose scene che mostrano gli occhi "magnetici" di Svengali illuminati da una luce sinistra, mentre una voce di sottofondo ripete insistentemente: "Vieni da me ... Trilby vieni da me ...". La potenza di Svengali è tanta che agisce a distanza, oltrepassando parecchi isolati, per arrivare alle orecchie di Trilby, che reagisce alle parole come un automa.

Nel film, così come nella novella originale, ci sono parecchie cose esatte sull'ipnosi, accompagnate da errori grossolani ed esagerazioni popolari sulle presunte capacità dell'ipnotista e sul potere dell'ipnosi. Ieri come oggi, all'ipnotista sono assegnati poteri che non possiede assolutamente e il personaggio proposto dal film è quello dell'ipnotista da palcoscenico, che col suo sguardo magnetico domina i soggetti saliti sul palco e fa realizzare loro numeri straordinari e complicate suggestioni post-ipnotiche. Che esista una sorta di accordo, di complicità non dichiarata tra chi fa lo spettacolo e chi si presta come soggetto, non è nemmeno presa in considerazione. Che i soggetti siano volontari, che si prestano ad un gioco, non fa parte dello spettacolo. Solo l'ipnotista è il re del palcoscenico, il grande burattinaio che muove i fili delle sue marionette umane.

Il tema che si impone nella pellicola,riguarda una delle paure maggiormente diffuse riguardo all'ipnosi: il dominio della nostra mente da parte di un'altra persona, che sul palco assume il ruolo e le vesti dell'ipnotista.

Svengali dice a Trilby "Guardami bene nel bianco degli occhi", e la ragazza cade istantaneamente in suo potere. Lo può amare, può cantare divinamente, fa davvero tutto ciò che lui vuole.

Questa concezione dell'ipnotista regista occulto della mente altrui, capace di sviluppare a dismisura le capacità latenti, o addirittura inesistenti nelle persone, resiste a qualunque tentativo di demistificazione. Sembra che ci sia attraverso le epoche la necessità di avere a disposizione un mago capace di trasformare con un semplice sguardo le nostre esistenze. Un mago che si adora e si teme allo stesso tempo, perché può renderci delle marionette inconsapevoli controllando la nostra mente: se ci affidiamo a lui otteniamo una nuova vita, ma perdiamo il libero arbitrio. O rimaniamo prigionieri delle nostre limitazioni, o diventiamo schiavi di colui che ce ne libera: un ottimo esempio di finta scelta.

Naturalmente nessun ipnotista, da palcoscenico o meno, ha le capacità di persuasione e di controllo possedute da Svengali. Lassaigne e Lafontaine, due magnetizzatori itineranti della metà del XIX secolo, utilizzavano le loro mogli per gli spettacoli, perché erano ottimi soggetti, capaci di ogni tipo di risposta ipnotica, e questo assicurava loro un successo garantito durante gli spettacoli e li metteva contemporaneamente al riparo dall'accusa di abusare delle donne con i loro poteri. Donato, un magnetizzatore Belga, utilizzava spesso dei soggetti che addestrava ipnoticamente i giorni precedenti lo spettacolo.

Questi spettacoli, allora, facevano scalpore, e si discuteva se era giusto o no permettere che un uomo avesse un tale controllo sulla mente di un suo simile. La chiesa, le istituzioni, gli scienziati che studiavano l'ipnosi e quelli che la ripudiavano, tutti avevano da dire la loro sulla decenza e l'etica degli spettacoli d'ipnotismo. Spesso negli spettacoli realizzati ai tempi in cui fu scritta la novella, venivano presentate come soggetti ipnotici delle giovani donne, che sembravano totalmente in balia dell'ipnotista, e questo faceva allora un'impressione ben maggiore di quanto possa fare oggi, anche in considerazione del fatto che si trattava di donne, e il controllo mentale poteva essere utilizzato a fini erotici.

Ecco quindi Svengali rappresentare con il suo personaggio tutti i tratti deteriori dell'ipnotismo da palcoscenico, come si intendeva alla fine del XIX secolo, e come, sotto molti aspetti, lo si intende ancora oggi. Il retroterra che ha permesso la nascita di personaggi come Svengali, è lo stesso che ha impedito un dibattito scientifico più lungo, serio e articolato di quello che si è fatto dai tempi di Mesmer ad oggi con l'ipnosi. C'è sempre stata una corte dei miracoli formata da ciarlatani e maghi cresciuta come un fungo maligno intorno all'ipnosi, un'accolita di personaggi poco rispettabili, pronti ad approfittare della minima debolezza del prossimo pur di trarne profitto o potere. Il male fatto da questi personaggi ha avuto un'eco assai maggiore delle cose buone realizzate da tanti ottimi ipnotisti dotati un elevato senso etico.

Etica e ciarlatani non vanno insieme, e Svengali rappresenta al massimo grado questo aspetto sinistro e malintenzionato dell'utilizzo dell'ipnosi, e il sospetto infondato che la nostra mente possa essere sotto il controllo di quella di un'altra persona, fa dell'ipnosi uno strumento maligno a priori, da allontanare prima ancora dalla scienza che dalle sale di teatro.

Così è, e credo sarà per molto tempo ancora, che l'ipnosi dovrà portare su di se questo marchio d'infamia e di sospetto che la contamina fin dalla sua nascita. Un ciarlatano che si approfitta del prossimo o un articolo di giornale che ci parla delle rapine "sotto ipnosi", sono molto più visibili del lavoro coscienzioso, silenzioso e utile svolto da molti ipnotisti che non fanno notizia, ma che operano per l'avanzamento della scienza e per il benessere dei loro clienti.

Svengali si trova anche sui dizionari in lingua inglese con la seguente definizione (Svengali. (n.d.). Dictionary.com Unabridged (v 1.1). Retrieved October 16, 2008, from Dictionary.com website: http://dictionary.reference.com/browse/svengali)

Una persona che domina completamente un'altra, usualmente per motivi egoistici o sinistri

Ma non c'è bisogno di essere ipnotisti per questo.

Bibliografia

  1. Barrymore, J., Marsh, M., Fletcher, B., Crisp, D., Myers, C., Alberni, L., Hare, L., ... Alpha Video Distributors. (2003). Svengali. Narbeth, PA: Alpha Video.

  2. Du, M. G., James R. Osgood, McIlvaine & Co.,, & R. & R. Clark (Firm),. (1895). Trilby: A novel.