Sorrisi ideomotori

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Il termine ideomotorio si compone di due termini, il primo ha il significato di “idea” oppure di “relativo all'idea”, il secondo motorio, riguarda la trasmissione del moto. Ideomotorio si riferisce quindi a un'idea che genera movimento, o meglio ancora al movimento generato da un idea.

In ipnosi identifica il processo con cui un pensiero o un immagine mentale generano un movimento involontario, quindi al di fuori della coscienza del soggetto che lo genera. Già Bernheim scriveva: "... c'è una esaltazione del riflesso ideomotorio, che effettua la trasformazione inconscia del pensiero in movimento, all'insaputa della volontà."

Le risposte ideomotorie fanno parte del nostro comportamento sotto forma di schemi automatici di movimento che si attivano in funzione di una richiesta esterna o interiore. Il sorriso, ad esempio, appartiene alla categoria dei movimenti automatici, è una risposta ideomotoria che può essere dissimulata, ma alla fine dell'articolo scoprirete quanto siete bravi a riconoscere un sorriso genuino sa uno fasullo.

L'ipnosi utilizza ampiamente le risposte ideomotorie per favorire la trance, per ottenere risposte dal soggetto in ipnosi e per realizzare un ampia gamma di fenomeni ipnotici.

Il termine non deriva dalla ricerca ipnotica, perché il primo a descrivere la risposta ideomotoria fu William Benjamin Carpenter, un medico psicologo inglese, nel libro "Principles of human physiology: with their chief applications to psychology " (1843).

Braid, che collaborava con Carpenter, riprese il termine e ne amplificò il significato in "riflesso ideodinamico", che comprendeva tutte le funzioni del corpo oltre quelle muscolari. Braid diede a questo concetto il nome di "Mono-ideo dinamico", ossia di attenzione concentrata su una singola (mono) idea. Il termine voleva sostituire la definizione di ipnosi, coniata dallo stesso Braid, per la spiegazione di tutti i fenomeni ipnotici, ed è ancora oggi utilizzato contratto in "monoideismo" o "monoidea", ed è molto utilizzato in ambito sportivo. L'idea dominante diviene una monoidea, l'unica sulla quale sono concentrato e che rappresenta lo stato desiderato, da percepire e agire con tutti e cinque i sensi al fine di generare una risposta ideodinamica inconscia. Sembra molto complicato ma significa semplicemente: rimanere concentrati su un'idea abbastanza a lungo e intensamente da generare la risposta fisica immaginata.

Il termine monoideismo non riuscì a scalzare il termine ipnosi, che intanto si era affermato, e così oggi invece di parlare di attenzione concentrata su una singola idee, dobbiamo spiegare ogni volta che l'ipnosi ha le caratteristiche esteriori del sonno, ma non lo è, che in ipnosi si è vigili, anzi maggiormente concentrati e così via. Se possiamo rimproverare una cosa a Braid, è di aver pensato troppo tardi al termine monoideismo e di avere corso troppo a pubblicare la sua prima opera sull'ipnosi, che vide la luce appena due anni dopo l'inizio delle sue sperimentazioni sul magnetismo animale.

In ipnosi la risposta ideomotoria è utilizzata per ottenere risposte non verbali dai soggetti in ipnosi. Una tipica risposta ideomotoria consiste nel far sollevare il dito di una mano per il sì e un dito dell'altra mano per il no. Ma si può associare al sì e al no qualunque altra parte del corpo, persino qualunque sensazione: come ad esempio una sensazione di formicolio al labbro per il sì e al naso per il no. Se il tipo di risposta ideomotoria da associare al sì e al no è lasciata al soggetto, questa sarà spontanea, e come nel caso visto precedentemente, anche molto originale.

Le risposte ideomotorie non sono necessariamente visibili, come nell'esempio del formicolio precedentemente illustrato, e quindi rimangono inosservate, e la loro azione, secondo lo stesso Braid, può riguardare qualunque funzione del nostro corpo, compresa la secrezione ghiandolare. E' possibile aumentare e diminuire la salivazione tramite suggestione ideomotoria (un effetto ghiandolare visibile ma che serve ad illustrare la possibilità di agire a livello delle secrezioni ghiandolari. Su questo Pavlov avrebbe molte cose da dire.).

Eysenk nel libro "Dimensions of personality", identifica le risposte ideomotorie con le suggestioni dirette. Al soggetto in ipnosi è dato un comando che illustra esplicitamente la risposta desiderata, es.: “le tue braccia stanno diventando pesanti.". In maniera analoga possiamo considerare gli esercizi di Training Autogeno sul calore, la pesantezza, etc., un modo molto gentile di suscitare e utilizzare risposte ideomotorie.

Il pendolo di Chevreul funziona con lo stesso meccanismo: l'effetto ideomotorio, in questo caso, è trasmesso e amplificato dal pendolo. Con lo stesso meccanismo è possibile far dondolare un soggetto avanti e indietro, trasformandolo in un pendolo di Chevreul.

La maggior parte dei test di suggestionabilità ipnotica, non sono altro che misure della capacità di risposta ideomotoria del soggetto a suggestioni dirette.

Le risposte ideomotorie possono e devono essere utilizzate quando un soggetto non può o non riesce a verbalizzare durante l'ipnosi. L'utilizzo delle risposte ideomotorie in questo caso stabilisce un canale di comunicazione essenziale.

Secondo alcuni autori le risposte ideomotorie sono un metodo per scoprire materiale represso e altrimenti inaccessibile (Leslie McCron,David Cheek). Il ricordo cosciente dei fatti diventa secondario, rispetto all'attivazione ideomotoria, che costituisce il processo di comunicazione mente-corpo, attraverso il quale il soggetto è impegnato a rispondere alle domande (Ernest L. Rossi, David B. Cheek). L'attivazione ideomotoria sarebbe il ponte attraverso cui mente e corpo entrano in comunicazione.

Quando si stabilisce una comunicazione ideomotoria che prevede un indagine tramite domande e risposte di tipo si/no, ogni risposta deve essere utilizzata come punto di partenza per la domanda successiva, in questo modo sono le risposte fornite dal soggetto in ipnosi a costruire passo passo la seduta ipnotica e a determinarne la direzione. E' fondamentale lasciarsi condurre dal soggetto, senza guidarlo verso soluzioni predeterminate con domande capziose, che contengono i presupposti della risposta.

L'utilizzo delle segnalazioni ideomotorie favorisce l'approfondimento della trance e la dissociazione del soggetto, proteggendolo dalla forte componente emotiva di ricordi traumatici, può quindi sostituire mezzi di indagine più stressanti.

Sorrisi ideomotori

L'esistenza dei movimenti ideomotori è irrefutabile, e fanno parte di questa categoria tutti i movimenti involontari attraverso cui possiamo "leggere" le intenzioni di chi ci sta intorno, e che non possiamo nascondere quando sono a nostro danno. Le espressioni di dolore, tristezza, allegria, sono manifestazioni estreme di movimenti ideomotori, in quanto nascono spontaneamente e non possono essere trattenuti. Ridere in certe situazioni è ritenuto sconveniente, e non riuscire a trattenersi è causa di grande imbarazzo, ma certe volte non se ne può davvero fare meno, e il sorrisetto scappa; più nei bambini, che negli adulti, che con gli anni hanno imparato, bene o male, ad assoggettare la mimica del corpo alle convenzioni sociali.

Ci sono studi sul linguaggio non verbale del corpo e la pnl e altre discipline offrono corsi per cercare di orientarsi e trarre un significato da questa sorta di muta conversazione, fatta a volte da segni impercettibile, altre da gesture complesse che indicano difesa, aggressione, noia, etc.

Ma riuscireste a distinguere un sorriso falso da uno vero?

I sorrisi genuini sono generati dalla parte inconscia della mente in maniera automatica, e sono una buona occasione per mettere alla prova le vostre capacità di lettura del linguaggio non verbale del corpo. La BBC ha realizzato questo test , basato sulle ricerche del professor Paul Ekman, della "University of California", per scoprire quanto siete capaci di determinare se il sorriso di una persona è genuino oppure no.

Approfittano della comunicazione non verbale anche i giocatori di poker. "The body language of poker" di Mike Caro è un'opera (l'unica che io sappia) dedicata interamente alla tipologia di comunicazione non verbale che gli avversari possono dare durante lo svolgimento di una partita. Purtroppo per voi, gli avversari veramente esperti dissimulano il linguaggio del corpo, trasformando la comunicazione non verbale in un intricato depistaggio in cui è davvero impossibile orientarsi.

Bibliografia

  1. Caro, M., & Caro, M. (2003). Caro's book of poker tells: The psychology and body language of poker. New York, NY: Cardoza Pub.

  2. Eysenck, H. J. (1998). Dimensions of personality. (Psychology & Behavioral Sciences Collection.) New Brunswick, N.J: Transaction Publishers.

  3. Rossi, E. L., & Cheek, D. B. (1988). Mind-body therapy: Ideodynamic healing in hypnosis. New York: Norton.