Signore o servo?

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Abitudini
Abitudini - giganti da dominare o servire
L'abitudine può cambiare lo stampo della natura, e domare il diavolo o cacciarlo del tutto, con meravigliosa forza.William Shakespeare

Recentemente ho avuto modo di frequentare alcuni incontri per fare ipnosi insieme ad altre persone, provare nuove tecniche e discutere l'argomento. Mentre mi recavo ad una di queste riunioni in un'altra città, mi sono accorto una volta arrivato di non ricordare assolutamente nulla del viaggio. Apparentemente avevo percorso un centinaio di Km in autostrada insieme alle altre macchine che facevano il mio stesso percorso, senza nessun controllo cosciente delle mie azioni.

Un modo come un altro di ricordarmi, una volta arrivato a destinazione, dell'esistenza della mente inconscia e dei suoi automatismi. Questo esempio di guida con l'autopilota interiore, è un esempio chiaro e semplice, che fa capire come la stessa cosa capiti in molte altre aree della nostra vita e a volte più spesso di quanto non pensiamo. Infatti a volte non ci rendiamo conto di avere utilizzato un automatismo, e l'abitudine rimane nascosta alla nostra coscienza.

Non affermo, come trovo scritto da molte parti, che il 95% delle nostre azioni sono inconsce, perché sarebbe difficile fare un computo esatto pretendendo di confrontare atti volitivi, che abbiamo deciso e di cui siamo consapevoli, con altri atti, realizzati in maniera del tutto inconsapevole, senza accorgersene, e quindi senza possibilità di contabilizzarli.

Certamente le abitudini ci condizionano più di quanto crediamo, e la figura allegata all'articolo ne da una rappresentazione concreta molto realistica.

Quando siamo schiavi di cattive abitudini, ne portiamo inevitabilmente il fardello (burden) sulle spalle. Le buone abitudini, invece, ci guidano e conducono su una strada meno impervia e maggiormente ricca di soddisfazioni.

Nella corsa al successo, dunque, non solo non partiamo tutti nella stessa posizione, ma in base a quelle che sono le nostre inclinazioni e le nostre abitudini, partiamo con un notevole handicap, che ci impedisce di stare al passo con gli altri.

La buona notizia è che le abitudini non sono né ereditarie né elettive, ma comportamenti che si formano durante il corso dell'esistenza, e che coinvolgono le nostre credenze profonde, le nostre opinioni e l'immagine che abbiamo di noi stessi. Sentirsi sulle spalle il peso delle abitudini negative, altro non fa che restituirci un immagine negativa di noi stessi, come incapaci di affrontare le situazioni, dotati di poca forza di volontà, privi di energie.

Le abitudini che ci controllano, che alla fine sono diventate una necessità, le abbiamo fatte inconsapevolmente crescere fino a diventare dei giganti, nutrendole di se stesse. Si fallisce una prima volta e poi una seconda, perché c'è consapevolezza del primo fallimento. In questo modo si instaura un circolo vizioso che alimenta la paura di fallire, che la ingigantisce e la consolida, finché ci si trova a spaventarsi perfino della propria ombra.

E' così che si alimentano le abitudini, le negative come le positive. Le abitudini positive ci rendono migliori, positivi, dinamici, responsabili, meno preoccupati, disponibili nei confronti della vita.

E' vero che ogni abitudine rende la nostra mano più ingegnosa e meno agile il nostro ingegno, come diceva Friedrich Nietzsche, perché ci permette di sfruttare un numero limitato di risorse cognitive, ma a volte quello che ci serve, è proprio una mano ben addestrate, specialmente se si suona il piano.

Apprendere un certo numero di buone abitudini, consolidarle nel tempo fino a quando diventano automatiche e non sono né di peso né d'intralcio, migliora sensibilmente la qualità della vita di chiunque, perché si può sempre migliorare, nella vita.

Cambiare abitudini si può fare in qualunque momento, anche se è vero che le abitudini che si indossano durante il periodo dello sviluppo, quando si è tanto giovani per preoccuparsi del futuro, sono un abito che ci rimane cucito addosso tutta la vita. Ma di quest'abito ci si può disfare, o almeno lo si può riadattare in età più matura.

Ecco perché non solo si possono cambiare e abitudini relative ai comportamenti, ma anche ai pensieri. Criticarsi continuamente, non è una buona pratica, perché può portare a considerare se stessi un fallimento, mentre auto incensarsi, può condurre a cocenti disillusioni. Bisogna utilizzare al critica per migliorare le proprie prestazioni e correggere i propri difetti, e riconoscere i propri meriti senza credere di essere imbattibili.

Le buone abitudini sono in genere più difficili da costruire e consolidare delle negative, perché richiedono un certo sforzo di volontà, almeno all'inizio, prima che siano consolidate, mentre la strada della pigrizia e della commiserazione personale, sono straordinariamente in discesa.

Ma vale la pena di fare quel piccolo sforzo iniziale, per avere un gigante come servo, piuttosto che come padrone. Che porti lui il fardello, altrimenti sarà, come nell'immagine, sarà lui a tirarvi per il naso.

Nessun uomo scappa a questa regola. Nessuno sfugge al gigante dell'abitudine. Si è schiavi o padroni.