Scale e contrappunti ipnotici

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Il metodo per capire se una persona è suscettibile all'ipnosi, quanto, e in che modo risponde alle suggestioni, non è stato da sempre oggetto delle ricerche sul campo dell'ipnosi. Bisogna attendere gli anni trenta per i primi studi sistematici, portati avanti dall'americano Hull, e ci vorranno altri vent'anni per la pubblicazione del primo studio sistematico sull'argomento da parte di Weitzenhoffer e Hilgard, dell'università di Stanford.

Prima di loro, senza alcuna pretesa di sistematicità, ma solo basandosi sull'esperienza, ogni ipnotista aveva sviluppato un suo sistema personale per valutare la risposta ipnotica dei soggetti. I sistemi impiegati erano molto rozzi, spesso basati su considerazioni teoriche astratte, piuttosto che su un'accurata ricerca statistica o sul metodo sperimentale.

Ad esempio Volgyesi, suddivideva i suoi pazienti in due categorie: psico-passivo e psico-attivo a loro volta suddivise nelle seguenti sottocategorie : di nascita, di formazione. L'ordine di ipnotizzabilità andava dagli psico-passivi di nascita e terminava con gli psico-attivi di nascita. I segni per individuare i soggetti psico-attivi e psico-passivi andavano dalle mani sudate (psico-passivo) allo sguardo fermo e risoluto (psico-attivi).

L'arbitrarietà, la mancanza di riscontri sperimentali e di una valida metodologia d'indagine, rendono questi metodi di classificazione poco affidabili: se vi piacciono e date loro credito, o lo date al loro autore, potete sperimentarle e utilizzarle, con la consapevolezza che correte il rischio di fare supposizioni sul soggetto che volete ipnotizzare arbitrarie quanto il metodo che avete scelto. Non è detto che un soggetto che risponde al requisito "non ipnotizzabile", non possa sviluppare una trance soddisfacente. Se però pensate già in partenza che questo soggetto non sia ipnotizzabile, avete un'alta probabilità di non indurre nessuna trance: siete prigionieri della profezia che si autoavvera: non riuscite ad ipnotizzarlo perché avete deciso che il soggeto non è ipnotizzabile, ma non è ipnotizzabile perché lo avete deciso a priori. Un ottimo sistema per mordersi la coda, e un pessimo modo di iniziare una seduta di ipnosi.

Se volete essere maggiormente sistematici nel valutare i vostri soggetti, dovete possedere dei sistemi di valutazione più affidabili, sicuri e statisticamente significativi, che devono dirvi con precisione quali caratteristiche dei soggetti state misurando e qual'è l'attendibilità di queste misure, insomma avete bisogno di una scala di ipnotizzabilità.

Le scale

Bernheim fu il primo a parlare di suggestione e della capacità del soggetto di rispondere alle suggestioni. Allo stesso modo in cui pensiamo che soggetti differenti rispondano in maniera differente alle suggestioni, possiamo pensare anche di assegnare a soggetti differenti, o http://www.brusheezy.com/brush/470-Retr0-Brushesstesso soggetto in differenti periodi di tempo, punteggi nella capacità di sviluppare uno stato ipnotico. Questa capacità si chiama ipnotizzabilità, e si misura per mezzo dei gradi di una scala, chiamata scala di ipnotizzabilità o di suscettibilità ipnotica.

Liebeault ammetteva cinque gradi, così suddivisi:
1 Sonnolenza pesantezza, intorpidimento
2 Sonno leggero i soggetti odono ancora tutto quello che si dice intorno a loro
3 Sonno profondo il soggetto non si rende conto di ciò che fa, dice e ascolta durante l'ipnosi, ma sono ancora in rapporto con le persone presenti e l'ipnotizzatore
4 Sonno molto profondo l'isolamento del soggetto è completo e non è in rapporto che con l'ipnotizzatore
5 Sonnambulismo

Liebeault, per l'anno 1884, su 753 pazienti ipnotizzati, riporta le seguenti statistiche:

Sonnambulismo 18,7%
Sonno molto profondo 8,2
Sonno profondo 35,9
Sono leggero 18,9
Sonnolenza 10,0
Non ipnotizzati 7,9
Bernheim, utilizzando la stessa scala, per l'anno 1880, fornisce i seguenti dati

Sonnambulismo 15,9%
Sonno molto profondo 22,8
Sonno profondo 45,3
Sono leggero 9,8
Sonnolenza 3,2
Non ipnotizzati 2,6

Wettestrand Og. era molto più stringato nelle sue classificazioni

... è sufficiente ammettere tre gradi, in conformità alla suddivisione seguente:

  1. Il primo grado comprendente il primo e secondo grado di Liébeault
  2. Il secondo grado comprendente i suoi terzo e quarto
  3. Il terzo grado, comprendente il suo quinto

(Un po' di matematica non guasta mai.)

E potrei continuare fino ai giorni nostri, se le statistiche raccolte cambiassero in maniera sostanziale, ma non è questo il caso, e nemmeno il punto.

A queste prime classificazioni, ne sono seguite altre, molto più complesse e articolate.

Le scale di ipnotizzabilità nascono inizialmente per la necessità di distinguere i differenti fenomeni dell'ipnosi, separando vari gruppi di fenomeni l'uno dall'altro in categorie del tutto arbitrarie, al fine di catalogare i fenomeni osservati, sia dal punto di vista descrittivo che da quello analitico.

Secondo alcuni autori, soggetti differenti hanno differenti comportamenti durante la trance, e la trance varia anche per lo stesso soggetto sia in funzione dell'esperienza ipnotica che del periodo. Questo fatto era stato notato da Braid fin dalle sue prime sperimentazioni . Per altri autori, una lista piuttosto lunga che comprende Erickson, Barber, Sarbin e Coe, non ci sono differenze significative nelle capacità ipnotiche delle persone, e ognuno può sperimentare l'intera gamma della fenomenologia ipnotica, dato un tempo sufficiente di apprendimento.

Ad ogni categoria è stato assegnato un valore arbitrario in base alla "difficoltà" dei fenomeni ipnotici. La "difficoltà" è assolutamente presunta, perché esistono soggetti che possono eseguire "facilmente" qualunque fenomeno ipnotico, mentre altri non riescono nemmeno nei più "semplici". In entrambi i soggetti l'ipnosi può funzionare comunque, indipendentemente dalla "difficoltà" dei fenomeni che ciasuno di loro è in grado di eseguire.

Probabilmente la "difficoltà" riflettono semplicemente la graduazione degli esercizi effettuati nella valutazione del soggetto rispetto a una particolare scala d'ipnotizzabilità. Tutte le procedure partono da semplici esercizi di catalessia per arrivare a fenomeni di allucinazione negativa. probabilmente questa graduazione si riflette in qualche modo sui gradi della scala.

Non è possibile affermare che le ricerche effettuate per correlare i tratti della personalità all'ipnotizzabilità siano state efficaci. Rimango sul loro conto molte ambiguità e perplessità. Alla fine dell'ottocento presso la Salpetriere si affermava con sicurezza che solo i soggetti isterici fossero ipnotizzabili, oggi questa convinzione ci appare sorpassata, come dimostra l'esperienza quotidiana di ogni ipnotista.

Sembra che il meglio che può affermare la ricerca è che la capacità di coinvolgimento immaginativo di concentrazione e assorbimento in un'attività sono correlate con un'alta ipnotizzabilità. Una verità già nota da sempre agli ipnotisti.

Poiché il raggruppamento dei fenomeni e la loro "difficoltà" e la loro progressione sono del tutto arbitrarie, esistono molte scale di ipnotizzabilità, alcune molto semplici, con cinque o sei scalini (Aarons), altre che arrivano a 32 suddividendo fenomeni maggiori in porzioni sempre più piccole.

Alcuni autori sono andati oltre i confini delle scale originarie, definendo ulteriori fenomi ipnotici di "profondità" sempre maggiore. Elman parla di "coma state", uno stato di rilassamento tanto profondo e piacevole (a dispetto del nome piuttosto inquietante) che il soggetto tende ad ignorare le richieste di risveglio dell'ipnotista, preferendo rimanere in questo piacevole stato in cui si sente completamente svincolato dal corpo fisico. Sichort a sua volta va oltre, descrivendouno stato ulteriore, chiamato (ma guarda un po') "Sichort state", che ha caratteristiche simili al coma state, accompagnate da flessibilità cerea.

Ma indipendentemente da queste "scoperte" di profondità abissali dell'ipnosi, secondo me tutte da dimostrare, il grande numero di scale, la loro arbitrarietà e il fatto che la realizzazione dei fenomeni ipnotici non è strettamente correlata alla profondità della trance, rende le scale di ipnotizzabilità, uno strumento molto inutile.

Per semplificare il problema credo sia meglio attenersi alla regola: il soggetto è in ipnosi quando segue le suggestioni, altrimenti non lo è: questa regola offre il vantaggio di avere a che fare solo con due livelli: ipnosi-si, ipnosi-no: acceso-spento: luce-buio. Molti possono considerare questa regola troppo superficiale, approssimativa e troppo legata all'algebra booleana, ma da un punto di vista operativo ha l'indubbio vantaggio della semplificazione, ed evita di ricercare stati di ipnosi sempre più profondi, anche quando il soggetto è già responsivo alla trance e può svolgere un ottimo lavoro per risolvere le sue problematiche.

Un soggetto entra in ipnosi proprio con la finalità di essere suggestionato per modificare i suoi comportamenti negativi, migliorare quelli positivi o liberarsi dal mal di testa. Affermare che un soggetto è in ipnosi ma che non risponde alle suggestioni, mi sembra un controsenso (in verità, l'HIP di Spiegel, presentata più avanti, prevede anche la classificazione di soggetti ipnotizzabili, ma non suggestionabili.).

Scala di Stanford

La Scala di Stanford è forse il più noto di questi metodi di classificazione.Sviluppata da Andre M. Weitzenhoffer & Ernest R. Hilgard più di trent'anni fa è ancora oggi utilizzata in ambito sperimentale per determinare a priori la suggestionabilità di un soggetto.

Nella sua prima versione comprende i seguenti dodici gradi :

  1. Postural Sway
  2. Eye Closure
  3. Hand Lowering (left)
  4. Immobilization (right arm)
  5. Finger Lock
  6. Arm Rigidity (left arm)
  7. Hands Moving Together
  8. Verbal Inhibition (name)
  9. Hallucination (fly)
  10. Eye catalepsy
  11. Post-hypnotic (changes chairs)
  12. Amnesia

La scala di Stanford si compone di un set di induzioni, ognuana delle quali realizza un preciso fenomeno ipnotico a cui è associato un punteggio. Il set di induzioni comprente test per la dissociazione, l'amnesia, la catalessia e tutti i più comuni fenomeni ipnotici.

Ad ogni induzione è assegnato un punteggio in base alla responsività del soggetto. La somma di tutti i punteggi costituisce il punteggio globale di ipnotizzabilità.

Le induzioni della Scala Stanford devono essere somministrate nella maniera specificata dalle istruzioni fornite per il suo utilizzo: contatto con il soggetto, postura, tono monotono di voce, etc., e senza tenere conto delle caratteristiche peculiari dei soggeti, così come richiesto dal protocollo di somministazione.

La Stanford Scale of Hypnotic Susceptibility in realtà raggruppa tre differenti scale note come A, B e C, a cui ci si riferisce generalmente come SSHS:A,B e SSHS:C.

La scala SSHS:A è stata di fatto la scala maggiormente utilizzata e capostipite delle altre scale di scuscettibilità ipnotica realizzate successivamente da altri autori (Morgan, Barber, Glass, Hilgard, Crawford & Wert).

Una buona discussione sulle problematica alle scale di suggestionabilità si trova su "The practice of hypnotism" Di André Weitzenhoffer, che è un coautore della Scala Stanford.

La Scala Stanford si trova qui: SSHS:C (Forma C).

Hypnotic Induction Profile [HIP]

Hypnotic Induction Profile (HIP), è la scala per l'ipnosi elaborata da David Spiegel, e ben descritta sia dal punto di vista teorico che operativo nel testo "Trance and Treatment". Un libro molto interessante sulle metodiche ipnotiche, trattate da un punto di vista molto originale dal suo autore.

Come molti altri metodi per stabilire l'ipnotizzabilità, l'HIP non si sottrae a una sequenza sistematica di istruzioni e osservazioni registrate in maniera standardizzata. Se così non fosse non si otterrebbero risultati misurabili. Le misurazioni sono fatte mentre il soggetto entra in trance a seconda delle sue possibilità (Sic!), durante la trance, e all'uscita dalla trance secondo le modalità prescritte dal protocollo di somministrazione della scala.

Secondo l'autore l'HIP differisce dalle altre scale di misura perché misura sia l'andamento della concentrazione così come la transizione nello stato ipnotico.

L'HIP è stata sviluppata sia per creare una scala con valide relazioni rispetto alla riuscita del trattamento ipnotico, sia come semplice strumento per la misura dell'ipnotizzabilità.

La somministrazione della scala è semplice nella prima parte (Eye Roll) e abbastanza articolata nella seconda (induction). La sua versione minimalista consiste nel primo test (item A) della scala stessa, e consiste nel valutare l'ipnotizzabilità di un soggetto in base alla sua capacità di ruotare gli occhi verso l'alto, come se volesse guardarsi dentro la testa.

" ... la misusra della distanza, o della quantità di sclera relativa alla taglia e alla forma dell'occhio, tra il bordo inferiore dell'iride e la palpebra inferiore quando il soggetto ha lo sguardo fisso in alto. Non si misura quanta cornea sparisce sotto la palpebra superiore, ma piuttosto la quantità di sclera che sale da sotto."

In base alla quantità di sclera visibile sotto o sopra la linea mediana dell'occhio, il punteggio va da 0 a 4. Più alto il punteggio, maggiore è la suscettibilità del soggetto all'ipnosi.

La somministrazione della seconda parte dell'HIP dimostra una scarsa correlazione con la prima (Eye Roll). La somministrazione e il punteggio delle due fasi dell'HIP danno una serie di punteggi che determinano il profilo del soggetto usando una serie di regole if-then.

Secondo Spiegel per diventare buoni utilizzatori della scala HIP, bisogna analizzare tra i 50 e i 100 soggetti.

Inutile dire che non essendoci strumenti per la misura della "quantità di sclera visibile", questa dipende in ultima istanza dal giudizio della persona che sta effettuando la misurazione. Anche seguendo il protocollo, che prevede il posizionamento del misuratore rispetto al soggetto per evitare errori di parallasse nella misura, sono del parere che le misurazioni non siano così accurate come dovrebbero essere per dare una risposta inoppungabile.

Conclusioni

Le scale di ipnotizzabilità non piacciono a chi si occupa di ipnosi dal punto di vista clinico, perché, essendo per loro stessa natura standardizzate, non tengono conto delle caratteristiche individuali del soggetto. Per questo motivo molti sostengono che le scale di ipnotizzabilità hanno senso solo in ambito di ricerca, e non nell'ambito clinico, dove al contrario le caratteristiche della persona fanno parte del processo ipnotico. Altri non ne fanno uso perché ritengono le capacità e le competenze ipnotiche del soggetto preminenti rispetto a una visione troppo astratta e/o meccanicistica dell'ipnosi. Altri ancora si basano soltanto sulle risposte del soggetto, che non devono necessariamente seguire né essere individuati dai gradi di "difficoltà" proposti da una particolare scala.

Da parte mia preferisco far riferimento alle risposte che mi fornisce la persona con cui lavoro, sia nella fase dell'induzione che per per la soluzione del suo specifico problema. Che si salga o no un gradino della scala è di scarso interesse, come è di scarso interesse che si salga un gradino alla volta, in una sequenza crescente. Spesso un soggetto riesce a sviluppare fenomeni relativi all'ultimo grado di qualunque scala fin dalla prima seduta. Altri riscono a fare solo alcune cose e altre no. Ci sono dei soggetti che sembrano privi di qualunque attività, con il respiro appena percettibile, incapaci della minima attività ideomotoria, che rispondono comunque alle suggestione post-ipnotiche in maniera efficace e brillante.

Come diceva Tebbets, l'ipnosi è "... avere a che fare con quello che emerge". Bisogna centrare l'ipnosi sul soggetto e sulle sue risposte, utilizzando queste ultime per favorire la trance. E riprendendo un concetto caro ad Erickson, è sufficiente che esista un "minimo" di ipnosi piccolo a piacere, per consentire al soggetto di concentrarsi sul suo problema quel tanto che basta per muovere le sue risorse interne alla sua risoluzione. Questa è la sola cosa importante. Il resto lo possiamo mettere a consuntivo, per ottenere delle statistiche, che magari serviranno un giorno per scoprire che sono tutte diverse l'una dall'altra, oppure tutte uguali: ma mentre qualcuno prende dati, possiamo continuare a fare ipnosi come se niente fosse.

Per approfondire il discorso sulla profondità dell'ipnosi puoi consultare l'articolo "Profonda Ipnosi".