Poker e ipnosi

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Recentemente mi è capitata sottomano una pubblicazione che prometteva di migliorare le prestazioni nel poker sportivo con l'ipnosi. Il poker sportivo è il texas holdem, un modo di giocare il poker  che va per la maggiore in tutto il mondo e che ha avuto un grande successo in Italia.

Il volumetto era una semplice confezione per vendere il prodotto, ma almeno l'autore era abbastanza onesto da ammettere che per prima cosa bisogna conoscere le regole e le strategie di gioco, e che l'ipnosi serve a migliorare l'approccio mentale alla gara, aumentando la concentrazione e mantenendola per tutte le lunghe ore di un torneo, e migliorando la fiducia nelle proprie abilità di giocatore. Tutte cose che sono necessarie comunque per un'ottima prestazione sportiva e su cui l'ipnosi può agire in maniera significativa.

A questo punto mi sono chiesto se questo era l'approccio giusto dell'ipnosi nei riguardi del poker, se basta migliorare le nostre prestazioni come in qualunque altro sport, o se si può fare qualcosa di meglio e di differente.

Per prima cosa bisogna analizzare il gioco con un minimo di attenzione, per verificare se è basato almeno in parte sulle capacità, dato per scontato che ottenere un poker o una scala reale è questione di fortuna(o di sfortuna se questi punti capitano ai vostri avversari), e non c'è strategia che possa migliorare la nostra mano o peggiorare quella dell'avversario. Chi ha il punto migliore vince indipendentemente dalla strategia di gioco, dalle sue conoscenze teoriche e pratiche e dalla sua abilità.

La questione, dall'analisi che ho fatto leggendo parecchio materiale, non è risolta, come evidenziato dai commenti di questo articolo.

Il poker Holdem

Il texas holdem si gioca con due carte in mano e cinque carte a terra. Vince chi fa il punto più alto con almeno una delle sue carte e le migliori carte a terra.

L'analisi statistica del gioco è esaustiva ed esistono numerosi software che permettono di calcolare il valore delle mani, per cui non mi soffermo su questo. Mi preme solo notare che nessuna mano, tra quelle distribuite inizialmente con le due carte da la certezza assoluta della vincita. La coppia massima, il poker d'assi, vince l'85% circa delle mani a patto che queste siano giocate solo contro un altro giocatore. Se i giocatori aumentano, le probabilità di vincita diminuiscono sensibilmente. Anche con una coppia di assi, quello che abbiamo in mano è solo una probabilità di vincita, non una certezza.

E' chiaro che sarei molto contento, come lo sareste voi, di avere altrettante probabilità di fare 6 al superenalotto, e sicuramente apprezzerei molto il fatto di giocare sempre con una coppia di assi servita. Ciò non toglie che ogni volta che si fa una puntata o un rilancio, si sta giocando non sulla certezza di un esito, ma sulle probabilità di vincita della mano. Il poker, quindi, fino a quando non è stato completato un punto tale da garantire con certezza la vittoria della mano, è un gioco d'azzardo. Puntare su una mano equivale a puntare sull'uscita di testa e croce nel gioco della moneta. Le probabilità di vincita di alcune mani del poker sono maggiori di quelle dell'uscita di una delle due facce di una moneta (50%), altre hanno un probabilità di minore. Un buon giocatore sceglie di giocare le mani che hanno una migliore probabilità di vincere, e scarta tutte le altre.

Qui si tratta di scommesse, matematica e probabilità, e l'ipnosi non può aiutare a fare nulla di meglio che la conoscenza delle probabilità, delle regole e delle strategie del poker facciano già. Senza la conoscenza delle strategie e delle probabilità del gioco, si rimane sempre un passo indietro ai giocatori più esperti, anche dopo 1.000 ore d'ipnosi.

Bluff

Per alcuni giocatori la bellezza del poker sta nella possibilità di bluffare, ossia di depistare gli avversari facendo credere loro di avere un punto migliore di quello che si ha. Per alcuni giocatori, vincere bluffando da un'emozione particolare, più soddisfacente di quella che si ha vincendo la mano con il punto migliore.

Anche per il bluff valgono le considerazioni sulle scommesse fatte precedentemente sulle mani del poker. ogni nostra puntata è la scommessa su una probabilità. Quando bluffiamo, scommettiamo semplicemente che i nostri avversari abbandonino la mano, ingannati dalla nostra puntata fasulla. E' chiaro che nessuno si lascia ingannare se ha una mano buona, costui continuerà a giocare e scoprirà il nostro bluff. La frequenza con cui il nostro bluff viene scoperto dipende da molti fattori, inclusa la propensione a fare il bluff, la frequenza con cui si fa e le mani dei nostri avversari.

In questo caso al calcolo delle probabilità si aggiunge l'inganno (il bluff) per complicare le cose. Che l'ipnosi possa aiutare a migliorare il bluff, lo ritengo piuttosto improbabile, e soprattutto poco misurabile: con quale frequenza bisogna vincere un bluff? Con quale frequenza si deve fare? Si possono fare misure solo se esistono statistiche di tornei precedenti.

Qualcuno potrebbe obiettare che l'ipnosi potrebbe dare la capacità di bluffare come se niente fosse, come se la sorte ci avesse appena distribuito un poker d'assi. Ma anch'io potrei obiettare che questo non risolve la questione dell'alea nel bluff: i risultati dipendono dal comportamento dei vostri avversari, dalle loro carte, e dalle decisioni che prendete al tavolo di gioco, dalla frequenza del bluff. La faccia di bronzo necessaria a bluffare, se già non l'avete, potete forgiarla con un po' di auto-ipnosi, ma tutto il resto di quello che accade quando tentate il bluff, è indipendente dalla vostra espressione. Bluffate con il sorriso sulle labbra e il vostro avversario mostra quattro assi: il sorriso non vi ha aiutato molto in questo caso.

Per quanto l'ipnosi possa fornirci i mezzi per affrontare il bluff con la calma e la serenità di un bonzo, i fattori che portano alla sua riuscita sono al di fuori del nostro comportamento. Assumere che basta il coraggio di fare un bluff per riuscire, non è corretto, come è sbagliato affermare che la riuscita di un bluff dipende SOLO dal nostro atteggiamento. I fattori in gioco legati allo svolgimento del gioco e alle caratteristiche dei nostri avversari sono così tanti, da diluire il vantaggio del nostro atteggiamento.

Se si vuole utilizzare l'autoipnosi per bluffare, si rischia di andare incontro a qualche successo e molte sgradevoli sorprese, specialmente se manca la capacità di analizzare le caratteristiche del gioco dei vostri avversari: e questa abilità l'ipnosi non può darvela.

Stile di gioco

Ci sono varie tattiche da applicare nelle puntate. Ci sono i giocatori passivi, che chiamano le puntate (call) e rilanciano (raise) raramente, ci sono i giocatori aggressivi, che rilanciano continuamente. Ci sono i giocatori che puntano tutte e mani, e quelli che aspettano di giocare le mani migliori, per avvantaggiarsi delle probabilità maggiori di vittoria che queste mani comportano.

Ognuno di questi giocatori ha imparato a fare un certo tipo di gioco in base a quelle che sono le sue caratteristiche. Un attore estroverso starà sempre in gioco, chiama ogni mano, rilancia senza nulla in mano e sta continuamente al centro del gioco: è un attore dopotutto. Il matematico scruterà appena un attimo le carte e calcolerà le percentuali dietro le spesse lenti degli occhiali. Se punta, punta quello che basta, se rilancia è perché le probabilità che vinca sono molto a suo favore. Il suo gioco non sarà mai entusiasmante e giocherà 1/10 o 1/20 delle mani dell'attore, ma probabilmente sarà sempre lì, in vista del tavolo finale, anche senza bluffare. L'unico neo di questo modo di giocare conservativo, è che non fa vincere grossi piatti, e di conseguenza non permette di raggranellare abbastanza chip da affrontare il tavolo finale con un vantaggio significativo sugli avversari.

Tutti i giocatori, nessuno escluso, sono un compromesso tra il matematico e l'attore, mescolati secondo percentuali del tutto individuali. Raramente incontrerete qualcuno al 100% attore o matematico.

Ora dobbiamo chiederci per prima cosa quali sono le nostre percentuali rispetto a queste personalità, e poi se l'ipnosi può spostare queste percentuali, e in quale percentuale può farlo.

Se ci siamo resi conto che il nostro gioco da attore ci ha portato qualche successo e molte uscite premature dai tornei, possiamo desiderare ottenere un atteggiamento più calcolatore. Viceversa, se siamo troppo conservativi e scopriamo di arrivare al tavolo finale con poche chips rispetto agli avversari, possiamo desiderare di ottenere un gioco maggiormente spumeggiante, che ci consenta di vincere quelle mani cui di solito rinunciamo perché il calcolo delle probabilità pende leggermente a nostro sfavore.

Se chiamano troppe mani, possiamo desiderare rinunciare a chiamare quelle mani che sicuramente non ci porteranno nulla di buono, se ne chiamiamo troppo poche, possiamo desiderare di chiamare anche quelle mani intermedie cui troppo spesso rinunciamo.

Alcuni giocatori si innamorano delle loro mani, anche quando si accorgono che il flop ha favorito gli avversari, e continuano a giocarle contro ogni probabilità di vittorie. Questi giocatori potrebbero imparare ad abbandonare queste mani per giocarne altre dall'esito migliori.

Su tutti questi punti, l'ipnosi può intervenire, eliminando quei difetti che sappiamo essere il nostro tallone di Achille al tavolo di gioco. Questo migliora sensibilmente il nostro rendimento perché sbagliamo meno, ma il successo al tavolo finale dipende da altri fattori, non escluso quello di avere un numero consistente di buone mani o di "floppare" frequentemente la mano migliore.

Lettura degli avversari

Uno dei punti maggiormente discussi nel poker, è la lettura degli avversari. Infatti se potessimo scorgere dai loro atteggiamenti se hanno ricevuto dalla sorte una mano buona o cattiva, ci avvantaggerebbe notevolmente. Sarebbe un po' come giocare a carte scoperte.

Leggere gli altri attraverso i movimenti involontari, gli indizi minimi forniti da un sopracciglio appena arcuato o da un invisibile tremito del labbro superiore, è un dono che alcuni possiedono naturalmente, e che spesso non sanno nemmeno di avere, perché è naturale, spontaneo e per questo al di fuori della loro consapevolezza.

Costoro, se riescono ad applicare questa loro dote al tavolo di gioco, sono effettivamente avvantaggiati, ma tutto dipende, come sempre, anche da fattori esterni. Il primo e unico da considerare, è che gli altri giocatori non sono lì per farci il favore di vedere le loro carte. La tattica dell'inganno è spietatamente diffusa al tavolo di gioco, e se ben attuata, rende vano qualunque tentativo di lettura. Fate tremare il vostro labbro in maniera appena visibile ogni tre o quattro mani, indipendentemente dalle carte che avete, oppure sospirate come se vi avessero servito l'ennesima mano inutile, e fatelo ogni quattro o cinque mani, sempre indipendentemente dal punto. Alternate questi comportamenti, aggiungetene altri, rendete VOLONTARIO, il vostro comportamento quando leggete la mano o le carte che vi sono state servite, e i vostri avversari potranno capire che mano avete soltanto con la lettura del pensiero.

Ritengo comunque la lettura degli avversari attraverso la loro mimica molto sopravvalutata, e francamente inutile. Osservare la gestione delle puntate è molto più indicativo.

Conclusioni

Questa breve panoramica mi porta a formulare le seguenti conclusioni sul poker:

  1. l'abilità nel poker è sopravvalutata
  2. vince chi ha la mano migliore nel momento in cui gli serve (un poker d'assi senza avversari che vengono a vedere il punto è molto inutile).
  3. non si possono interpretare che approssimativamente le azioni dell'avversario

Per il poker l'ipnosi può essere utilizzata per:

  1. preparare la gara
  2. eliminare gli errori ricorrenti
  3. affrontare il tavolo con tranquillità
  4. modificare le abitudini negative

Se vi aspettavate di sbaragliare gli avversari entrando in trance prima del torneo e uscendone in tempo per ritirare il primo premio, rimarrete delusi. Se invece abitate ancora nel mondo del possibile, avete uno strumento che vi può aiutare a superare i momenti di difficoltà e correggere i difetti del vostro gioco. Non sembra molto, ma spesso questo fa la differenza fra giocare un buon torneo oppure uscire al primo turno.

La dedizione al gioco, l'allenamento, la conoscenza delle regole e delle tattiche, sono comunque inevitabili. L'ipnosi non è una bacchetta magica, ma uno strumento da utilizzare per migliorare la prestazione. Se non c'è già una prestazione minima, non c'è nulla da migliorare.