Neuroni a specchio nuovo paradigma per la nuova ipnosi

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"Dalla Lateralità ai neuroni a specchio: un nuovo paradigma per la nuova ipnosi"

Carlo Antonelli 1, Marco Lucchetti 2

  1. Responsabile Terapia Analgesica, Servizio di Anestesia e Rianimazione, ASL n.1 Venosa (PZ) Italia
  2. Dirigente Medico, S.C. Anestesia e Rianimazione I, A.O. Ospedale "A. Manzoni", Lecco

Riassunto

Introduzione e scopo - Con la scoperta dei neuroni a specchio si apre una forte evidenza su quanto l'ipnosi clinica ha da tempo acquisito: l'importanza terapeutica della relazione. La relazione terapeutica, mediata dall'osservazione e quindi dal rispetto, si pone nella medicina moderna, e in particolare nella terapia del dolore, con una evidenza di valore inconfutabile. Per l'operatore può rappresentare il mezzo per riconciliare le esigenze di efficienza e di tecnologia, con i valori profondi della cura, senza ricorrere ai complessi modelli teorici applicabili solo da pochi scienziati della mente

Metodo - Analisi e commento dei lavori pubblicati sull'argomento (tratti da Medline, Pubmed, Embase) nonché di testi monografici e confronto tra esperti.

Risultati - Il sistema specchio sembra unificare nello stesso meccanismo neuronale un'ampia varietà di fenomeni, da comportamenti elementari, come una risposta facilitatoria, a funzioni cognitive alte come l'apprendimento per imitazione, la comprensione dell'azione o la comprensione del linguaggio. Nell'uomo i neuroni a specchio possono aiutare a comprendere le basi neuronali dell'empatia, dell'altruismo, dell'apprendimento, dell'intenzionalità e della comunicazione, ponendosi come collegamento fra scienze biologiche e psicologiche, tra filosofia, sociologia, pedagogia e antropologia.

Conclusioni - La scoperta dei neuroni a specchio ci aiuta a comprendere oltre l'aneddotico, una possibilità di fare ed essere terapia attraverso la relazione . I paradigmi dello stato speciale di coscienza ratificano in qualche misura l'esistenza dell'ipnosi stessa, il paradigma offertoci dal sistema specchio ci fornisce il pieno diritto a riappropriarci di una forma di medicina antropologicamente più corretta, basata sulla mediazione di istanze umane prima che tecniche, mediazione che non si genera fuori dall'uomo secondo definizioni astratte e generiche, ma all'interno dell'uomo nel contesto relazionale con i suoi simili.