Memoria e ipnosi

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Una teoria dell'ipnosi, per essere completa, deve dare una spiegazione del fenomeno dell'amnesia post-ipnotica, che si verifica sempre quando c'è sonnambulismo, e può essere spontanea o richiesta dall'operatore con una suggestione per dimenticare, o non ricordare, alcuni o tutti i fatti della seduta.

Una spiegazione di questo tipo dovrà essere collegata ai progressi della neurologia e degli studi sulla memoria.

Oggi è unanimemente condivisa l'esistenza di differenti sistemi neuronali per le differenti forme di memoria. William James, già nel 1890, proponeva l'esistenza di due tipi di memoria, una breve termine, della durata di qualche secondo e una secondaria a lungo termine.

La memoria a breve termine contiene pochi elementi, i famosi 7 del numero magico di Miller (cfr. Ipnosi più o meno due), per un tempo limitato, da pochi secondi a qualche minuto.

Allan Badley ha successivamente esteso ed elaborato questo modello, proponendo il concetto di memoria di lavoro, che elabora le informazioni in arrivo solo temporaneamente, partecipando contemporaneamente ad altre attività cognitive.

Anche nella memoria a lungo termine non risulta un sistema unitario, ma probabilmente è formata da numerosi sottosistemi distinti.

Molte delle cose che si conoscono oggi sulla memoria sono in buona parte dovute alla sfortunata vicenda di H.M., che qui ricordiamo anche se è molto nota.

H.M. era un paziente canadese affetto da una grave forma di epilessia, che lo costrinse a delle importanti operazioni chirurgiche al cervello. In una di queste, fu asportato l'ippocampo di sinistra, dopo che era già stato asportato quello di destra.

Le crisi epilettiche cessarono, ma la sua psicologa, Brenda Miller, si rese conto ben presto che il paziente adesso soffriva di una grave forma di amnesia anterograda, ossia non era in grado di memorizzare nuove informazioni. Esattamente il contrario di quello che avviene in una normale amnesia, anche post-ipnotica, in cui si dimenticano informazioni di cui si è già in possesso, amnesia retrograda.

Praticamente H.M., che è passato alla storia della neurologia con questa sigla e che si è spento pochi anni fa, ricordava tutto il suo passato fino alla data dell'intervento, ma nulla di tutto quello che era accaduto dopo.

Ogni persona che incontrava e che non aveva conosciuto prima dell'operazione, era per lui nuova, anche se l'aveva vista il giorno prima, o poche ore prima. Immaginate che tipo di vita si possa fare in queste condizioni. L'immagine che vediamo allo specchio ogni giorno, invecchia con noi, quella di H.M. era rimasta giovane nella sua memoria, mentre quello rimandata dallo specchio invecchiava ogni volta degli anni passati dal giorno dell'operazione.

Eppure certe cose, anche senza accorgersene, H.M. le apprendeva ancora. Per esempio milgiorava disegnando con la propria mano riflessa da uno specchio, esercizio che richiede una certa abilità. Ma questi miglioramenti non riusciva a percepirli, per lui era sempre la prima volta, il primo disegno fatto in quel modo.

Dobbiamo ad H.M. la conoscenza sul ruolo fondamentale dell'ippocampo nella conservazione dei ricordi a breve termine, come a quella di altri amnesici, la tassonomia della memoria, che prevede due grandi classi di conoscenze, defiite dichiarative e non dichiarative.

Memorie dichiarative

Le memorie dichiarative fanno parte di quell'insieme di conoscenze, ricordi a cui si può accedere in maniera consapevole, e i cui contenuti possono essere verbalizzati, da cui il nome dichiarativa.

Fanno capo a questa memoria tutte le nozioni che conosciamo del mondo che ci circonda, i ricordi della nostra vita, le informazioni che possediamo sul vivere in un certo ambiente: cosa fare entrando in negozio, in chiesa, al cinema. Per questa memoria sono state proposte ulteriori suddivisioni Tulving [1983], in memoria semantica, che riguarda le nmostre conoscenze eciclopediche sul mondo ed episodica, che riguarda i ricordi dei fatti che ci sono capitati nella vita e che possiamo recuperare dalla memoria e raccontare.

La memoria dichiarativa non ricorda nulla di quanto successo prima dei tre anni, probabilmente perché fino a quell'età le competenze linguistiche non sono tanto sviluppate.

Si memorizzano meglio i fatti che sono emotivamente coinvolgenti o su cui si focalizza l'attenzione. L'affettività e la motivazione, dunque, sono forti stimoli alla capacità di ricordare.

Le funzionalità dell'ippocampo possono essere inibite dalla produzione di ormoni legati allo stress, per questo motivo in seguito a una forte emozione o ad uno shock emotivo, non si ricorda nulla di quello che è successo. La memoria esplicita è praticamente messa furi uso.

Resta comunque, in ogni esperienza, una parte della memoria che non è esplicita, ma implicita, ossia che viene memorizzata senza che ne siamo consapevoli. Per questo motivo un eventi particolare, un suono, un rumore, un odore, collegati all'evento straumatico, possono attivare dei meccanismi di paura, di panico o di malessere generale, senza che si sia in grado di darsi un spiegazine del fenomeno.

Ernest Rossi, paral in questo caso di memorie stato-dipendenti, perché attivano comportamenti che non sono associati, e quindi non sonoraggiungibili, dalla normale consapevolezza dell'individuo. Per far riaffiorare qui ricordi, bisogna dunque ricostruire o riattivare le condizioni in cui erano stati acquisiti, oppure rendere accessibili quelle stesse condizioni tramite l'ipnosi.

Per rendere ancora più complicati, ma affscinanti, i porcessi di memorizzazione,m sono stati descritti pazienti con amnesia anterograda episodica ma memoria semantica conservata, come pure conservazione della memoria autobiografica ma compromissione della memoria semantica.

Memorie implicite

Sono legate ad un apprendimentio che dipende dalle ripetizioni di un compito. Queste memorie sono acquisite senza intervento della consapevolezza, per questo di dicono implicite. A differenza delle precedenti non possono essere richiamate consapevolmente e non sono accessibili a una introspezione verbale.

Nuotare è un esempio di memoria implicita. I gesti del nuoto sono stati memorizzati senza consapevolezza durante l'addetramento. Non è infatti possibile acquisire competenza natatorie solo leggendo un libro. Lo stesso si può dire per mote altre capacità simili, come andare in bicicletta, fare il giocoliere o fare un fiocco.

La memoria implicita, al contrario della precedente, non ha bisogno nè di concentrazione nè di attenzione. La parola chiave per apprendere conoscenze implicite sembra "lasciarsi andare", sperimentare e fare, il resto viene da sè in maniera automatica, come automatico è l'utilizzo delle conoscenze memorizzate. Dopo qualche prova, non si ha bisogno di pensare a come si cambiano le marce mentre si guida. Aumentando il tempo totale di guida, aumenta la coordinazione tra i movimenti richiesti, come girare il volante mentre si scala una marcia. Le procedure richieste da queste competenza sono automatizzate, o come molti dicono inconsce.

Il condizionamento calssico, quello di Pavlov, ha un ruolo in questo tipo di apprendimeno, e non mi stupisce che Andrew Salter considerasse l'ipnosi un tipo di condizionamento pavloviano.

L'ipnosi si deve inserire in questo quadro di riferimento della memoria, o delle memorie se si prefersice, per spiegare l'amnesia post-ipnotica, e rendere conto del fatto che possa avvenire sia spontaneamente che richiesta per suggestione.

L'ipotesi che si inneschino meccanismi simili a quelli dello stress, ossia che sia coinvolto un meccanismo che interessi l'ippocampo, non credo ce possa interessare l'ipnosi, anche perché la proposta di Ernest Rossi riguardo le memorie stato-dipendenti sembra avere dei punti a favore. Esiste infatti la possibilità di ricordare in un seconda seduta ipnotica il contenuto amensico di una seduta precedente che sembra indicare proprio la capacità di riattivare il ricordo attraverso la riattivazione del precedente stato ipnotico. Non c'è dunque una incapacità di memorizzare, come avviene durante un evento traumatico, ma l'incapacità di riportare alla memoria quanto accaduto durante la seduta, almeno fio a quando non si riattivano gli stessi meccanismi.

L'aumentata capacità di concentrazione che si può raggiungere con l'ipnosi o l'autopipnosi, possono condurre a una migliore capacità di memorizzare, proprio in virtù del fatto che si ricordano meglio i fatti e le conoscenze che sono per noi più coinvolgenti.

La capacità di ripristinare lo stato-dipendente della memorizzazione, per esempio riportando alla memoria le modalità di apprendimento o ancora più semplicemente il luogo dove l'apprendimento è avventuo, può di per sè aumentare la capacità di ricordare, perché. come sositene Rossi, le memorie sono legate al contesto di apprendimento. Richiamare il primo equivale a richiemare il secondo. Una versione più aggiornata e teorica del metodo dei loci, di origine romana, una variante della più semplice tecnica associativa che è alla base della più flessibile ed evoluta tecnica dello schedario mentale.

La tecnica consiste nel memorizzare quello che si vuole ricorda su un tracciato noto (le stanze della nostra casa per esempio) e percorribile in maniera rapida. Le informazioni da ricordare sono associate ai vari luoghi che si incontrano curante il percorso. Questa tecnica era usata da Cicerone.

In un esperimento di Bittermna e Marcuse (1945), ai soggetti era chiesto di dimenticare alcuni elementi da una lista di parole. In seguito era chiesto loro di ricordare quelle stesse parole, da una lista che ne conteneva anche altre di controllo. Le parole che erani state oggetto dell'esperimenti di amnesia, non erano ricordate, ma esisteva una reazione galvanica della pelle a queste parole chiave. In questo caso non esisteva sicuramente memoria esplicita di quelle parole, ma l'effetto galvanico indicava la loro presenza a livello di memoria implicita. Altri esperimenti dello stesso tipo hanno riportato esiti simili.

L'amnesia post ipnotica è stata anche vista come una forma di repressione di memorie ed eventi spiacevoli, in termini psicoanalitici.