Magnetismo istruzioni per l'uso - 2

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In queste pagine Puysegur, dopo aver spiegato la sua teoria del magnetismo, esposta nella prima parte dei questo articolo, ci offre la sua metodica di mesmerizzazione, da cui possimo ricavare spunti interessanti per un confronto con le tecniche a dispozione ai nostri giorni. Si scoprirà leggendo il procedimento utilizzato da Puysegur, che erano noti, anche se con una precisione migliore dell'attuale, i fenomeni dell'ipnotismo, le scale di ipnotizzabilità, i test per la profondità della trance. Trovo questo scritto, nonostante la distanza che ci separa da lui, molto attuuale per certi versi, e pieno di un profondo interesse e umana pietà per le sofferenze dell'essere umano e per la possibilità di lenirle tramite il magnetismo. Un approccio che sarebbe bene rendere il punto centrale dell'intervento ipnotico.

Capitolo XIV

Saggio d'istruzioni per apprendere a magnetizzare.

Sezione III

Dei procedimenti che uso per magnetizzare

D. Qual è il modo da tenere per magnetizzare?

R. Vi ho detto, nella prima sezione di questo addestramento, che per magnetizzare, non è necessario sapere se esiste o meno un fluido magnetico; ve lo ripeto ancora, quello è perfettamente inutile; tuttavia, per meglio fissare la sua attenzione magnetizzando, se ne può ammettere l'ipotesi.

D. Perché dite di ammetterne l'ipotesi?

R. E' che non sono così certo dell'ipotesi del fluido magnetico, come lo sono dell'esistenza di Dio e della mia anima; allora questo fluido non è per me che un'ipotesi, e non una realtà.

D. Nonostante l'opinione generale è che esiste un fluido magnetico?

R. Potete anche crederci, se vi sembra; non c'è nessun inconveniente. Meglio ancora, questa convinzione potrà anche servirvi a fissare la vostra attenzione quando magnetizzerete.

D. Come?

R. Consideratevi come una calamita di cui le vostre braccia e soprattutto le vostre mani sono i due poli; toccate quindi un malato, posandogli una mano sulla schiena, e l'altra in opposizione sullo stomaco; immaginate di seguito che un fluido magnetico tenda a circolare da una mano all'altra, attraversando il corpo del malato.

D. Non si può variare questa posizione?

R. si, si può portare una mano sulla testa senza spostare l'altra mano; e, sempre continuando, fare la stessa attenzione e avere la stessa volontà di fare del bene. La circolazione da una mano all'altra continuerà,; la testa e il basso stomaco essendo le parti del corpo dove si innestano la maggioranza dei nervi, sono i luoghi dove bisogna portare il massimo di azione.

D. Bisogna strofinare fortemente le parti?

R. Non è necessario; basta toccarle con attenzione, cercando di riconoscere una sensazione di calore nel cavo delle mani, che, sempre, è la prova che si produce un effetto.

D. Qual'è l'effetto più desiderabile da ottenere magnetizzando?

R. Tutti gli effetti sono ugualmente salutari; uno dei più soddisfacenti è il sonnambulismo; ma non è il più frequente, e i malati, senza entrare in questo stato, possono ugualmente guarire.

D. Non si deve avere sempre la volontà di produrre il sonnambulismo?

R. No, perché il desiderio di produrre un effetto qualunque è quasi sempre una ragione per non produrne alcuno. Un magnetizzatore deve ciecamente rimettersi alla natura, in modo da regolare e dirigere gli effetti della sua azione magnetica.

D. Da cosa si può capire se un malato è suscettibile di entrare nello stato sonnambulico?

R. Quando si magnetizza un malato, ci si accorge che prova dell'intorpidimento, o dei leggeri spasmi accompagnati da scosse nervose, se allora lo si vede chiudere gli occhi, bisogna sfregarlo leggermente con i pollici, allo stesso modo delle due sopracciglia, per impedire il battito delle ciglia. Qualche volta non è neanche necessario toccare gli occhi, a una piccola distanza, l'azione penetra con altrettanta attività.

D. Che, non ci sono altre cose da fare per mettere un malato nello stato sonnambulico?

R. No. Toccando un malato nel modo che sto per spiegare, con molta attenzione e una volontà decisa di fargli del bene, otterrete sovente questo risultato soddisfacente.

D. Da cosa posso riconoscere che un malato è nello stato magnetico?

R. Quando lo vedrete sensibile, da lontano, alle vostre emanazioni, sia presentando il pollici davanti l'incavo del suo stomaco, sia portandolo davanti al naso.

D. non ci sono indicazioni più forti?

R. Un malato in crisi magnetica, non deve rispondere che al suo magnetizzatore, e non deve soffrire che un altro lo tocchi; la vicinanza dei cani e di tutti gli altri animali gli deve essere insopportabile; e quando, per caso, viene toccato, il magnetizzatore soltanto può calmare il dolore che questo ha causato.

D. Il magnetizzatore ha dunque un potere assoluto sul malato che ha messo in crisi magnetica?

R. Questo potere è assoluto per tutto quello che può riguardare il benessere e la salute del malato; si può ancora ottenere da lui delle cose indifferenti di per se stesse, come farlo camminare, bere e magiare, scrivere, etc., infine tutto quello che si può ottenere dalla compiacenza di una persona nello stato naturale; ma se si volessero esigere delle cose fatte per dispiacergli, allora lo si contrarierebbe molto, e non obbedirebbe.

D. Se uno si ostinasse a volergli fare eseguire cose che a lui non converrebbero, cosa succederebbe?

R. Il malato, dopo molte sofferenze, uscirebbe immediatamente dallo stato magnetico, e il male che ne deriverebbe dovrebbe essere aggiustato dal suo magnetizzatore.

D. Lo stato magnetico, altrimenti detto sonnambulismo, è dunque uno stato che esige il più grande riguardo?

R. Bisogna considerare l'uomo in stato magnetico, come l'essere più interessante che esiste in rapporto al suo magnetizzatore; è la fiducia che ha in voi che ha fatto sì di rendervi maestro; è solo per il suo bene che potete gioire del vostro potere; ingannarlo in questo stato, volere abusare della sua confidenza, è fare un'azione disonesta; è infine agire in senso contrario al suo bene, da cui segue per conseguenza un effetto contrario a quello che si è prodotto in lui.

D. Ci sono differenti gradi di sonnambulismo?

R. Sì, qualche volta si procura al malato solo un semplice assopimento; a un altro, l'effetto del magnetismo è quello di fargli chiudere gli occhi senza che possa riaprirli da solo; allora sente tutto, e non è completamente nello stato magnetico. Questo stato di mezza crisi è molto comune.

D. Questi due effetti sono così salutari come il sonnambulismo completo?

R. Non sono così soddisfacenti per il magnetizzatore, perché non può sapere nulla dal malato; ma sono assai salutari.

D. C'è qualche precauzione da prendere nei riguardi di un malato che entra nello stato di sonnambulismo magnetico?

R. Sia che uno si accorga che un malato ha chiuso gli occhi e ha manifestato della sensibilità all'emanazione magnetica, non bisogna innanzitutto assillarlo con le domande, ancora meno volerlo fare agire in nessuna maniera. Lo stato in cui si trova è nuovo per lui; bisogna, per così dire, lasciargli prendere conoscenza. La prima domanda deve essere, come vi trovate? in seguito, sentite se vi faccio del bene? Esprimetegli in seguito il piacere che provate a fargli. Da lì, a poco a poco, arrivate ai dettagli della sua malattia, e l'oggetto della vostra prima domanda non deve estendersi al di là della salute.

D. Perché?

R. Perché essendo la vostra meta, nel magnetizzare, di guarire, tutte le facoltà del malato si dirigono verso l'obiettivo che vi ha interessato a magnetizzarlo. E' dunque soltanto della salute soltanto che si occupa, e in ragione della sua più o meno grande sensibilità, è più o meno chiaroveggente sul suo stato presente, some sulla sua guarigione futura.

D. Quale condotta bisogna tenere con un sonnambulo magnetico?

R. Di non fare nulla se non con sicurezza, di non contrariarlo; in seguito, consultarlo sulle ore in cui vuole essere magnetizzato, sul tempo in cui vuole rimanere in crisi, sulle medicine di cui ha bisogno, e di seguire, alla lettera, le sue indicazioni senza mai mancare di un minuto.

D. E' possibile che una persona in stato magnetico possa ordinarsi delle medicine contrarie al suo stato?

R. Questo non accade mai: per quanto distante sia l'ordine di un sonnambulo, delle idee che si possono essere apprese sulla medicina, la sua sensazione è più sicura che tutti i dati risultanti dall'osservazione; la natura si esprime, per così dire, per sua bocca, c'è un istinto lucido che gli detta le sue domande; non obbedire alla lettera, sarebbe mancare l'obiettivo che ci si propone, che è di guarirlo.

D. Come fare uscire un malato dallo stato magnetico?

R. Quando lo avete magnetizzato, il vostro obiettivo era di addormentarlo, e ci siete riuscito per il solo atto della vostra volontà; è ugualmente per un atto della volontà che lo risveglierete.

D. Dunque, non c'è bisogno che di volere che apra gli occhi, per risvegliarlo?

R. E' l'operazione principale; in seguito, per attaccare meglio l'idea all'oggetto che vi occupa, gli potete massaggiare delicatamente gli occhi volendo che li apra, e questo non mancherà mai di accadere.

D. Ci sono da prendere altre indicazioni nella condotta del magnetismo?

R. Può succedere che qualche malato cominci a tremare, o dei leggeri movimenti convulsivi, la prima volta che è magnetizzato: in questo caso, bisogna, immediatamente, smettere la sua prima azione, per non occuparsi che di calmare le sue sofferenze.

D. Che sistemi per questo?

R. Innanzitutto la volontà che i suoi mali cessino e che non soffra più; portare in seguito tutta la vostra attenzione, i vostri tocchi, alle parti sofferenti, estendere per così dire il fluido su tutta l'estensione del suo corpo, e non abbandonare mai un malato che non sia in uno stato calmo e tranquillo.

D. Si è sempre capaci di arrestare le convulsioni op le sofferenze di un malato?

R. si, quando sono causate dal vostro magnetismo, perché dovete ricordarvi che noi abbiamo detto che il magnetismo animale prendendo sempre il carattere della volontà del magnetizzatore, deve cessare i mali accidentali provenienti dalla prima impressione che ha fato.

D. E le sofferenze abituali di un malato, sono anche loro nella possibilità di essere annientate dall'influenza del magnetismo?

R. No, perché qualche volta il male ha fatto così grandi progressi e ha gettato radici così profonde, che l'influenza del magnetismo non può distruggerne i sintomi che hanno forzato i tempi e le cure.

D. Se, dopo aver fatto tutti i suoi sforzi per arrestare le convulsioni prodotte dal magnetismo, non se ne viene a capo, che bisogna fare?

R. Non bisogna spaventarsi, e credere che apparentemente la natura della malattia esige una simile crisi per sbarazzarsi completamente della malattia; ma questa tranquillità non dovrà essere completa, se non dopo che ci si sarà sentiti veramente innocenti sulla condotta tenuta. In generale, il caso in cui un malato conserva un'impressione seccata, nonostante il suo magnetizzatore, è molto rara; non mi è successo che una volta; e si sarà sempre in grado di dubitare delle buone intenzioni di un magnetizzatore, quando più volte di seguito si saprà che non ha potuto impedire le convulsioni non previste di manifestarsi.

D. Non avete nulla di interessante da farmi apprendere sulla pratica del magnetismo?

R. No; se non di ricordarvi la grande base su cui è fondata la dottrina del magnetismo animale, così come l'ho concepita, e di cui vi ho fatto parte in queste nostre lezioni. Ricordatevi che l'uomo che non agisce mai che per il suo più grande interesse, farà raramente del bene, se non trova un grande interesse a farlo; e che non è che riconoscendo in lui un principio spirituale emanato direttamente dal principio creatore di tutto l'universo, che può sentire la necessità di soddisfare il bisogno costante della sua anima, la quale, così come il suo principio, non può piacersi che nel bene, nell'ordine e nella verità. Avvicinate qualche volta la vostra anima ai suoi principi, che il vostro pensiero li riconosca senza sosta, questo sarà l'omaggio più grande che potete rendergli, e questa convinzione intima aumenterà molto il vostro potere di fare del bene.

Bibliografia

  1. CHASTENET DE PUYSÉGUR, Armand Marie Jacques. (1809). Du magnétisme animal considéré dans ses rapports avec diverses branches de la physique générale. Paris : Cellot.