L'ipnosi non è un arte

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Immagine tratta dal libro
Immagine tratta dal libro "Hypnotism, its facts, theories and related phenomena ..." di Carl Sextus

Alcuni sostengono che l'ipnosi è un'arte, e Roy Hunter ha scritto un libro dal titolo "The art of Hypnosis", che non lascia dubbi sulle considerazioni dell'autore. Per altri, e io sono tra questi, la ricerca scientifica e un approccio metodologico rigoroso, sono la soluzione appropriata allo studio e all'utilizzazione dell'ipnosi.

La ricerca infatti, se pure non riesce ancora a spiegare tutto, ci fornisce alcuni punti fermi sui quali è bene fare alcune riflessioni, a partire da quelli che sono considerati i limiti stessi della ricerca, ossia il fatto ce si svolga in un ambiente artificiale, che non rispecchia le condizioni che si ritrovano nella pratica clinica corrente.

Questa obiezione si basa sul fatto che le suggestioni nella ricerca, sono le stesse per ogni soggetto, sono somministrate con un nastro registrato e hanno sempre la stessa sequenza. Al contrario, nella pratica clinica si adatta l'induzione al soggetto. Tra la clinica e la ricerca correrebbe insomma la stessa differenza ce esiste tra un abito prodotto in serie e uno di sartoria, tagliato secondo le misure di chi lo indosserà effettivamente.

L' approccio clinico basato sulla persona, che pone grande enfasi sul rapport interpersonale nella relazione duale ipnotista ipnotizzato, ha sicuramente al sua validità, ma sostenere che l'approccio della ricerca è sbagliato è un errore.

La ricerca ci insegna che i soggetti sperimentali sollecitati da una voce registrata, entrano i ipnosi a vari gradi di profondità, accuratamente misurati dagli esperimenti, e questo, dato che la voce è registrata, avviene senza alcun tipo di rapport tra l'operatore e il soggetto.

Quindi, in prima istanza, possiamo sostenere che il rapport non è necessariamente una delle condizioni per ottenere la trance ipnotica. Non si deve per questo sottostimare l'utilità e l'importanza del rapport, ma non si deve nemmeno ritenerlo indispensabile per ottenere l'ipnosi. E nell'ottica della ricerca è fondamentale saper distinguere le condizioni necessarie e sufficienti dell'ipnosi. Il rapport non è tra queste.

Un altro aspetto è che le persone sperimentano l'ipnosi in vario grado, senza l'intervento dell'operatore, e questo suggerisce che l'operatore, almeno per quello che riguarda l'induzione dell'ipnosi non è indispensabile. Per questo motivo decadono tutte quelle definizioni dell'ipnosi che la ritengono un fenomeno che si manifesta tra un operatore e un soggetto attraverso una serie di metodiche. Ma se l'operatore non è indispensabile e l'ipnosi si manifesta in sua assenza, bisogna chiedersi perché. Evidentemente il fenomeno dell'ipnosi appartene unicamente al soggetto. Date le condizioni sperimentali, l'assenza di un operatore, la stessa routine ipnotica uguale per tutti i soggetti, l'unica variabile che si può prendere in considerazione, è la risposta peculiare di ogni soggetto alle stimolazioni cui è sottoposto.

Questa variabile è interna al soggetto, e può essere identificata, o definita, ipnotizzabilità. Con questo si vuole determinare la capacità di ognuno di sperimentare in diverso grado l'ipnosi. L'ipnotizzabilità va da zero, soggetto non ipnotizzabile fino al sonnambulismo, che corrisponde alla capacità del soggetto di rispondere in maniera automatica a qualunque suggestione e di avere nel contempo un'amnesia completa di quanto avvenuto nella seduta ipnotica.

I fenomeni ipnotici che un soggetto può esprimere, non dipendono dunque dalle modalità dell'ipnosi né dalle qualità dell'operatore, ma sono un tratto della persona, che si mantiene stabile nel tempo.

Le statistiche riportate a partire dalle ricerche di Liebault e Bernheim mostrano che circa il 2% della popolazione non è ipnotizzabile e solo il 20% rientra nella categoria dei sonnambuli. Il restante dei soggetti si colloca nella fascia intermedia, e mostra i fenomeni ipnotici più semplici.

Non siamo dunque tutti ipnotizzabili, né possiamo modificare le nostre capacità ipnotiche. L'addestramento comporta solo un ampliamento del grado dei fenomeni ipnotici di cui siamo capaci.

L'ipnosi come arte può esistere solo sul palcoscenico, ma non riguarda l'ipnosi in sé, che è garantita da una scelta accurata dei soggetti, ma dalla presentazione dello spettacolo e dalla sensibilità dell'ipnotista.