Linguaggio Pulito

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Oggi molti scienziati, linguisti, filosofi, sono concordi nel dire che "in tutti gli aspetti della nostra vita ... definiamo la nostra realtà in termini di metafora, e quindi procediamo ad agire sulle basi della metafora. Facciamo deduzioni, fissiamo obiettivi, eseguiamo piani, tutto sulla base di come noi strutturiamo in parte la nostra esperienza consciamente e inconsciamente, per mezzo di metafore." dicono Lakoff G and Johnson M. ("Metaphors We Live By." University of Chicago Press, p 158, 1980.), facendo ricorso alla metafora dell'inconscio.

Questo assunto data all'inizio delle ricerche di David Grove sull'utilizzo dell'utilizzo del "Clean Language" come strumento per lavorare con le metafore dei sui pazienti. Negli anni 80, questo psichiatra neozelandese, lavorava sulle memorie traumatiche, e scoprì che parlando con i suoi pazienti della loro esperienza, questi utilizzavano metafore. Fin qui nulla di straordinario. Utilizziamo metafore ogni giorno per descrivere come ci sentiamo: "Sono sotto un mattone.", "Ho un cerchio alla testa.", "Sono in un pantano", e così via. Il linguaggio degli organi era già noto da tempo, ed esistono innumerevoli metafore che si riferiscono appunto agli organi: "Pugno nello stomaco", "Nodo allo stomaco", "Groppo in gola", ecc.

Se la scoperta si fosse fermata a questo punto sarebbe stato un repetita di cose già note, ma Grove notò che se aiutava i suoi pazienti ad agevolare la metafora senza guida o influenza da parte sua, poteva lavorare sul trauma alla base ed eliminarne i sintomi.

Per rendere possibile ai suoi pazienti lo sviluppo della metafora senza intervento da parte sua, o con il minimo intervento possibile, coniò il termine "Clean Language" ("linguaggio pulito"), che descriveva il suo tipo di intervento. Il "Clean Language" sviluppato da Grove, si componeva di nove domande che tenevano il terapeuta fuori dal processo di costruzione della metafora da parte del paziente, impedendogli di inserirvi le proprie metafore, le proprie convinzioni e suggestioni vere e proprie. Al contrario, le domande "Clean", incoraggiano la metafora, le idee e la riflessione sul proprio mondo interiore, arricchendo di significati la metafora originaria, mentre si completa una domanda dopo l'altra.

Chiaramente, come ogni altra forma di comunicazione umana, anche per il "Clean Language", è impossibile rimanere del tutto neutro. Quando entriamo in contatto con qualcuno, in qualunque maniera, interagiamo, e già questo interagire, anche se ridotto al minimo possibile, è una forma di interferenza. Non viviamo nel vuoto assoluto né nel bozzolo di una crisalide, quindi siamo sempre e comunque soggetti agli stimoli dell'ambiente esterno, di qualunque tipo essi siano. Dobbiamo inoltre considerare che il "Clean Language" si prefigge uno scopo, ossia l'elaborazione della metafora per risolvere i conflitti interiori di cui è il simbolo. Se fosse un linguaggio totalmente neutro, non raggiungerebbe lo scopo e non avrebbe la minima utilità.

Invitare, tramite il "Clean Language" ad osservare un particolare aspetto della vita interiore, è comunque un atto rispettoso, perché non si contamina in alcun modo l'aspetto dell'esperienza di una persona, si indirizza soltanto il discorso in una certa direzione, che può essere abbandonata per altre direzioni, rivista, approfondita: il contenuto del discorso rimane comunque sempre e soltanto del soggetto, mai dell'operatore.

Principi fondamentali

I principi fondamentali del "Clean Language" sono pochi e semplici:

Ascolto
Allontanamento
Domande chiare e semplici
Ascoltare riposte

L'ascolto è fondamentale, e non si tratta solo di sentire i suoni emessi dall'altra persona, ma di ascoltare attentamente quello che dice e come lo dice, al fine di trovare un punto di inizio per iniziare il lavoro di modellamento della metafora.

L'allontanamento riguarda l'operatore che usa il "Clean Language", e che deve rimanere il più lontano possibile da se stesso, dalle sue convinzioni e dalle sue opinioni.

Le domande del "Clean Language" sono codificate, dodici base e altre accessorie, e sono utilizzate combinandole con le parole utilizzate nelle risposte, per questo è fondamentale ascoltare le risposte. Teoricamente non ci deve essere nessuna aggiunta da parte di chi fa domande, alle parole utilizzate dall'interlocutore come risposta.

Domande Base

A partire dall'opera di Grove, ci sono stati altri autori che hanno proposto il loro set di domande, e il modo di proporle nella maniera più "clean" possibile.

Penny Tompkins and James Lawley, figure leader nel campo del "Clean Language" hanno elaborato un loro set di domande basato su un lavoro di ricerca sull'utilizzo delle domande da parte di Grove, in un periodo tra i 1989 e il 1992, durante il quale scoprirono che Grove "usava variazioni delle stesse nove domande più volte"

La loro ultima versione di "Clean Language" è un insieme di dodici domande, con cui è possibile condurre intere sedute di "Modellazione Simbolica".

James Lawley e Penny Tompkins Clean Language
(x e y rappresentano parole utilizzate dal soggetto durante lo sviluppo della sua metafora.)

Sviluppo della percezione corrente

Attributi

E c'è altro su x?

E che tipo di x?

Ubicazione

E dov’è x?

Relazioni

E c'è una relazione tra x e y?

E quando x, cosa succede a y?

Metafora

E a cosa assomiglia x?

Tempo precedente

E cosa è successo proprio prima di x?

Tempo successivo

E quindi cosa è successo/e quindi cosa è successo dopo?

Risorse

E da dove viene fuori x / E da dove potrebbe venire fuori x?

Intenzione

Risultato desiderato

Cosa ti piacerebbe accadesse a x?

Condizioni necessarie

E cosa dovrebbe succedere a x?

E può(potrebbe) x?

Considerazioni

Il "Clean Language" è un modo di comunicare che nonostante sembri fin troppo sistematico e statico nella sua formulazione, permette di accedere con facilità al mondo interiore di una persona, estrapolandone immagini dal forte contenuto simbolico. Come nella tecnica del sogno guidato, il contenuto è nascosto, occultato dal simbolo, annegato nell'immagine. La manipolazione dell'immagine corrisponde alla manipolazione del simbolo, la modifica dell'immagine alla modifica del simbolo. Di qui la grande forza risolutiva su un largo spettro di problematiche personali.

Una leggera trance facilita il processo, ma la tecnica può essere utilizzata su quei soggetti che non riescono a rilassarsi e non riescono a produrre il minimo fenomeno ipnotico. Spesso è difficile trovare la metafora da manipolare, contestualizzare in un oggetto l'essenza di una sensazione interiore, ma chiunque possiede questa capacità, perché è intrinseca nell'utilizzazione del linguaggio. E una volta trovata l'immagine da manipolare, la strada del cambiamento è aperta.

Un approfondimento sul sito del Clean Language