La seduta d'ipnosi

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Nonostante la presenza di numerose scuole di ipnosi, di diverse teorie e conseguentemente di differenti evoluzioni tecniche della materia, l’intero castello necessita, per accedervi, del “cuore” della struttura e cioè la seduta, l’incontro tra l’operatore ed il soggetto (o cliente o paziente).

Questo incontro, a prescindere dalla tecnica che vogliamo utilizzare, in base alla nostra esperienza o in base ad altri fattori contingenti, deve necessariamente iniziare con un colloquio dalle molteplici funzioni.

Consideriamo che la prima volta in assoluto che incontriamo il soggetto abbiamo necessità assoluta di reperire informazioni in relazione a chi abbiamo davanti, alle sue esigenze, ai suoi obiettivi, a ciò che si aspetta dal nostro intervento e soprattutto del perché si è rivolto ad un ipnotista e che cosa sa sull’ipnosi.

Non è assolutamente detto che si rivolge ad un ipnotista professionale sia d’accordo nell’utilizzo di tale approccio per la sua problematica. Può darsi che non sia venuto spontaneamente ma dietro insistenze dei familiari o del partner. Forse è stato inviato dal medico. O addirittura è arrivato da noi spinto dalla curiosità.

Per noi appurare cosa il soggetto conosce sull’ipnosi è fondamentale per creare il rapport iniziale, forse dovremo dedurlo sulla tecnica e sulla totale assenza di rischi per la sua salute psico-fisica. Capita spesso che i nostri clienti conoscono l’ipnosi soltanto attraverso quei diseducativi film hollywoodiani o dagli insensati serial sull’occultismo.

Il rischio reale è che ne siano angosciati, che temano possa succedere qualcosa, che possano rivelare chissà quali terribili segreti o che addirittura vengano a sapere qualcosa su loro stessi che potrebbe minare indissolubilmente il loro equilibrio mentale.

Fondamentale è quindi la parte dedicata ad illustrare cos’è l’ipnosi, chi è l’ipnotista, quali risultati sono possibili da raggiungere e che tipo di lavoro si intende fare.

Altresì importante è fissare bene i risultati che si desidera di ottenere, facendo in modo che siano raggiungibili  e misurabili, per potere verificare alla fine del percorso ipnotico i risultati raggiunti. Così si comincia a lavorare su quella importantissima parte del discorso che è l’aspettativa, fondamentale per fare crescere il desiderio.

E credetemi, a questo punto se ci siamo guadagnati la fiducia del cliente, cioè quello che in gergo chiamiamo il Potenziale Ipnotico, la gran parte del lavoro è fatto.

Già, perché il passo successivo consiste appunto nella parte tecnica in senso stretto, cioè l’induzione.

Qua si apre l’eterna ed insolubile diatriba tra le numerose scuole e cioè quale tecnica sia meglio, se verbale o non verbale ,se diretta o indiretta ecc. ecc.

Ma bisogna considerare che, se abbiamo conquistato il Potenziale Ipnotico, se il cliente non ha più dubbi, se abbiamo vinto le sue resistenze, se abbiamo bypassato le sue auto-limitazioni, se abbiamo fatto crescere le sue aspettative e se abbiamo fatto questa fase attenendoci agli schemi, il cliente è già in una sorta di pre-trance e ciò che dovremo fare non sarà altro se non, se le condizioni lo richiedono e lo permettono, approfondire questo stato.

Va sottolineato che durante tutta questa fase è obbligatorio osservare la comunicazione non verbale del cliente,rilevarne gli scarichi tensionali, i segnali di gradimento e di rifiuti e soprattutto riconoscere, se presenti,i segni di alterazione o di modifica dello stato di coscienza, ai quali sarà dedicato un intero capitolo vista l’importanza.