Joseph Delboeuf

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Joseph Delboeuf (1831-1896)
Joseph Delboeuf (1831-1896)

Joseph Delboeuf (1831-1896) è una delle figure meno conosciute e riconosciute della storia dell'ipnosi, probabilmente anche perché dedicò a questa disciplina soltanto gli ultimi dieci anni della sua vita. Delboeuf non era solo un ipnotista, era un filosofo della scienza ammirato dallo stesso Bertrand Russel, e un pensatore sofisticato, capace di fare, a differenza di molti altri prima e dopo di lui, considerazioni anche sui suoi stessi esperimenti.

Infatti il suo approccio all'ipnosi non era quello di un neuroscienziato, né quello di uno psichiatra o di un dottore. Non cercava di stabilire modelli di diagnosi o trattamento, ed era restio a vedere nell'ipnosi il risultato di una malattia, come in Charcot, o della passività mentale come in Bernheim.

Aveva piuttosto l'orientamento di uno psicologo sperimentale che voleva valutare l'esistenza e la consistenza dei fenomeni osservasti tramite esperimenti ben costruiti.

All'inizio dei suoi studi fu vicino alla scuola di Nancy, e durante questo periodo fece interessanti esperimenti sulle suggestioni relative all'amnesia post-ipnotica, sui sonnambuli e sugli effetti dell'analgesia ipnotica nei riguardi delle bruciature.

Se si somministra a un soggetto la suggestione post-ipnotica di tornare 13 giorni dopo, e lui ritorna, come ha fatto a sapere di doverlo fare se non era consapevole della suggestione post-ipnotica?

Joseph Delboeuf, nel 1885, e poi Hippolyte Bernheim, nel 1886, proposero riguardo a questo problema che il soggetto cui era stata somministrata scivolasse occasionalmente in uno stato ipnotico in cui ricordava la suggestione. Una visione molto diversa rispetto a quella dissociativa presentata da Janet.

All'acuto spirito di osservazione di Delboeuf non sfuggì nemmeno Charcot. Il filosofo belga visitò infatti la Salpêtrière nello stesso periodo in cui vi si trovava anche Freud, nel 1885, ma a differenza del futuro psicanalista, si convinse che i fenomeni ipnotici a cui aveva assistito erano dovuti alle suggestioni che Charcot forniva inconsciamente ai suoi soggetti, che definì attori virtuosi, pupazzi, automi, rospi da laboratorio.

Delboeuf replicò gli esperimenti della Salpêtrière facendo uso soltanto della suggestione e su soggetti completamente privi di background ipnotico, e riuscì a riprodurre tutti i fenomeni osservati.

Sebbene inizialmente simpatizzante della scuola di Nancy, alla fine Delboeuf formulò una teoria divergente dei fenomeni ipnotici. Descrisse l interazione ipnotizzatore-ipnotizzato non in termini di esperimento da laboratorio né in termini di potere del primo sul secondo. Preferì considerare l'aspetto sociale dell'interazione, per cui l'ipnosi era una sorta di teatro, un processo che richiedeva la mutua simpatia e la reciproca collaborazione, che però avviene senza che gli interpreti del fenomeno ne siano consapevoli.

In definitiva la parte attiva del fenomeno ipnotico apparteneva al soggetto, al quale il terapeuta si appellava: "Tutte le manifestazioni ipnotiche devono la loro esistenza esclusivamente alla perona trattata ... Tutto l'effetto dell'ipnotista è nella convinzione de paziente che lui abbia tale influenza. Fondamentalmente ogni ipnotista merita di essere considerato quello che certi ambienti scientifici sono di recente diventati in riferimento a Donato e Hansen, credendo che ha così ha denigrato la loro arte e consolidato la propria superiorità"

La questione di chi è il proprietario dell’ipnosi e quindi di chi sarebbe tenuto a farla per diritto, data dall’inizio dell’ipnosi, e non si è ancora risolta, infatti la controversia infiammò il primo congresso Internazionale d’ipnotismo sperimentale, che si tenne a Parigi l’8 agosto 1898. Delboeuf non partecipò alla relazione di Ladame, che dava alla medicina il monopolio dell'ipnosi, ma ribatté in seguito, all’ultimo giorno del congresso, e lo fa con una veemenza pari a quella di Ladame:

“Quello che attacco, non è la scienza medica, è l’ignoranza alleata alla sufficienza. … Attacco quei medici che senza sapere nulla d’ipnotismo, e negandone l’esistenza, e deriso amabilmente Delboeuf, .. il giorno dopo, quando si parla, in nome di interessi espliciti o nascosti, d’impedire le rappresentazioni pubbliche d’ipnosi, si pongono di colpo come gente per cui l’ipnosi non ha più segreti, allarmando un pubblico che non prova allarme. Attacco la medicina che, in nome della morale, rivendica il monopolio dell’ipnosi come se avessero il monopolio della morale.”

Intorno al 1890, insieme a Berheim, Delboeuf gradualmente abbandonò l'uso dell'ipnosi, riconoscendo di fatto che l'ipnosi in sé non era che un artefatto, un prodotto della suggestione. None esiste una cosa come l'ipnotismo, l'ipnotismo è solo frutto della suggestione. Di qui la scelta di ricorrere semplicemente a delle suggestioni verbali, questo ancora prima che Freud stesso abbandonasse l'ipnosi per rivolgere la sua attenzione alla creazione della psicanalisi.

Quello che è particolarmente intrigante è che lo scettico, razionalista, sperimentatore Delboeuf ci porta a riconsiderare il fenomeno dell'ipnosi fin dai suoi albori, e a riconsiderare nel suo complesso l'intera storia dell'ipnosi.

Bibliografia

  1. Delboeuf, Joseph (1831-1896). (1890). Magnétiseurs et médecins / par J. Delboeuf. F. Alcan (Paris.

  2. Dufresne, T. (2007). Against Freud: Critics talk back. Stanford, Calif: Stanford University Press.

  3. Delboeuf, J. (1889). Le magnétisme animal. Paris: F. Alcan.

  4. Liégeois, J. (January 01, 1890). Book Review: Le magnétisme animal. A propos d'une visite à l'École de Nancy. Revue Philosophique De La France Et De L'étranger, 29, 314-319.

  5. Delbœuf, J.-R.-L. (1888). L'hypnotisme et la liberte des representations publiques: Lettres a m. le professeur Thiriar, representant. Liege: A. Desoeur.