Ferenc Andras Volgyesi - l'ipnotista elettrico

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Mano faradica di Völgyesi
Utilizzo della mano faradica di Franz Andreas Völgyesi

Ferenc Andras Volgyesi si merita a buon diritto l’appellativo del titolo, perché inventò ed utilizzò uno dei metodi più inconsueti di fare ipnosi tra i tanti che sono stati proposti.

Volgyesi era un medico di Budapest, molto noto per la sua attività nell'ambito dell'ipnosi, soprattutto per le sue ricerche di ipnosi animale. Oltre ad essere un ricercatore e uno scrittore, si dedicava molto all’attività ambulatoriale, trattando con l’ipnosi differenti patologie. Questo è un breve resoconto della sua attività, ripresa dal libro “L’ipnosi umana e animale” (Piccin 1966 esaurito).

“A Budapest, come specialista in malattie nervose, ho trattato dal 1917 più di 62.00 casi con ipnoterapia attiva multidimensionale e con altre tecniche.

Nel mio libro “Hypnose” comparso nel 1920 riportai i risultati della ipnoterapia in 38.000 pazienti, forse di più che di meno. Con la clientela privata ho calcolato di aver fatto circa 800.000 sedute terapeutiche tutte accuratamente registrate.

Rimangono poi le innumerevoli induzioni fatte negli ospedali da campo durante la guerra mondiale, le rivoluzioni e le controrivoluzioni e durante l’assedio di Budapest. … “.

Mi chiedo se Volgyesi abbia dormito almeno qualche istante durante la sua vita. Aleksej Grigor'evič Stachanov era un lavativo al confronto. Facciamo un po' di conti: 800.000 pazienti sono 55 pazienti al giorno per quarant’anni, considerando ben cinque (5) lussuriosi giorni ferie all'anno. A tutti questi devono aggiungersi gli innumerevoli animali, di qualunque specie e dimensione, ipnotizzati a scopo di ricerca, oltre al tempo dedicato alla scrittura di libri, articoli e annotazioni accurate delle sedute.

La Mano Faradica

Nella sua pratica professionale Volgyesi utilizzava un corredo tecnico da lui chiamato “Mano faradica”, che consisteva in due elettrodi alimentati con una corrente da 40 a 60 Volt con un amperaggio da 1 fino a 2,2 milliampere. Uno dei due elettrodi era tenuto in mano dal soggetto da ipnotizzare, l’altro da Volgyesi, che con quest’ultimo toccava il collo, le palpebre o la fronte del paziente.

“Sfiorando delicatamente con la “mano faradica” la fronte, il collo o la gola doloranti oppure le palpebre stanche, si hanno in genere sensazioni piacevoli. Con molti pazienti il dolore cessa al semplice contatto senza alcun suggerimento verbale entro pochi secondi e non ritorna per lunghi periodi, specie se diamo la suggestione che il dolore è completamente cessato nei punti di contatto. … Con questo piccolo accorgimento terapeutico è oltremodo facilitato il successo con pazienti che presentano all’inizio delle resistenze, o che rifiutano addirittura tutto il procedimento dell’ipnosi.”

Raggiunta la passività del soggetto dopo l’applicazione della “mano faradica”, Volgyesi passava immediatamente alle suggestioni verbali, semplici concise e dirette. Volgyesi sostenne anche che la semplice applicazione della “mano faradica” era sufficiente a risolvere cefalee e ipertensione.

Leggendo il libro di Volgyesi, la cui prima edizione è del 1934, ci si accorge di quanto il mondo di allora fosse distante dal nostro, tanto da risultare a volte quasi alieno. Oltre a bellissime immagini di insetti in stato catalettico sospesi tra due libri con un piccolo peso assicurato all'addome, c'è quella di un intervento effettuato in anestesia ipnotica, fatta mentre il paziente sta fumando una sigaretta e il chirurgo armeggia dalle parti della sua appendice. L'annotazione fatta nel libro da Volgyesi, che sua moglie allattava  il bambino in studio mentre riceveva i clienti del marito, sembra una nota di colore locale appena banale.

Le tipologie di Volgyesi

F.A. Volgyesi catalogava i suoi pazienti in quattro tipi in base alla psico-attività o alla psico-passività.

Come individuare un soggetto psico-passivo: “Il modo con cu un nuovo paziente entra nello studio del medico , lo sguardo rivolto in basso, la mano umida o magari solo la punta delle dita, la labilità vasomotoria che lo fa arrossire o impallidire, il polso rapido, denoteranno sin dall’inizio la sua appartenenza alla categoria degli individui sensibili psico-passivi, per usare i termini della mia tipologia nervosa.”

Come individuare uno psico-passivo: “… il modo di comportarsi, di incedere, lo sguardo deciso e sicuro. Gli psicoattivi … pretendono di essere valutati come persone eccezionali e meritevoli di speciale trattamento. … generalmente scettico, che preferisce discutere sui particolari … ”

Psico-attività e psico-passività sono innate in ognuno di noi, ma l’atteggiamento passivo o attivo, possono sono anche appresi in base al tipo di attività che si svolge, all’ambiente sociale che si frequenta, all’educazione che si è ricevuta. In questo caso si parla di psico-attività o psico-passività di formazione.

Primo gruppo : soggetti facili da ipnotizzare e deipnotizzare. Coloro che fanno parte di questo gruppo possono essere ipnotizzati da chiunque con qualunque metodo. Sono psico-passivi per costituzione e per formazione.

Secondo gruppo: soggetti facili da ipnotizzare ma difficili da suggestionare. Psico-passivi per costituzione e psicoattivi per formazione.

Terzo gruppo: ipnotizzabili solo superficialmente ma abbastanza suggestionabili. Psicoattivi per costituzione e psico-passivi per formazione.

Quarto gruppo: i resistenti. Coloro che resistono all’ipnosi e alla suggestione. Psicoattivi per costituzione e formazione.

Un breve commento

Di Volgyesi avremo modo di riparlare per tutto ciò che riguarda l'ipnosi animale, di cui ci ha lasciato una descrizione sia storica che operativa molto interessante. Vale inoltre la pena sottolineare che Volgyesi rappresenta una scuola di ipnosi poco nota e studiata in Italia (e per quello che ho visto anche nel resto del mondo), che fa riferimento in maniera più o meno esplicita alle teorie di Pavlov, il caposcuola sui riflessi condizionati.

L'ipnosi effettuata da Volgyesi, utilizzo della mano faradica a parte, non si distaccava molto da quella del secolo precedente. Si affidava solo ed esclusivamente alle suggestioni dirette, ma se dobbiamo dare credito ai suoi numero di successi, in maniera comunque efficace. Volgyesi impiegava nell'intero processo ipnotico  un tempo ridottissimo rispetto a quello che consideriamo il minimo necessario per una seduta, che dura all'incirca un'ora, a volte anche di più. Questo deve diventare un argomento di riflessione per chiunque pratica l' ipnosi, perché sembra volerci ricordare che l'ipnosi è semplice, rapida ed efficace, e spesso è tutte e tre queste cose insieme.

Bibliografia

  1. Volgyesi, F. A. (1972). Ipnosi umana ed animale e considerazioni sullo sviluppo filo-ed ontogenetico del cervello. Padova: Piccin.