Ipnosi regressiva

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Ipnosi regressiva è una delle tecniche ipnotiche utilizzate per far ricordare o rivivere al soggetto in ipnosi un avvenimento del passato. Le tecniche di ipnosi regressiva rientrano nel fenomeno più generale della capacità dell'ipnosi di amplificare, o estendere, le funzioni dei sensi o di certe capacità umane, tra cui il ricordo, per cui si parla di ipermnesia, riferendosi a un enorme aumento della capacità di rievocare i ricordi, anche remoti, durante l'ipnosi.

Esistono differenti modalità di regressione ipnotica, che non si discostano tra di loro per la tecnica ipnotica impiegata, ma per le finalità che si propongono. Ho raggruppato qui di seguito le differenti modalità di regressione.

Regressione ipnotica Con questo termine si intende la possibilità di regredire nel tempo un soggetto facendogli sperimentare un ISE (evento sensibilizzante iniziale), causa delle sue problematiche attuali.
Regressione d'età Con questo termine si intende la possibilità d'ipnotizzare un soggetto per regredirlo ad una certa età, in cui può o meno essere accaduto un ISE. In questo caso la ricerca di un ISE non è necessariamente parte qualificante della regressione ipnotica.
Regressione mnemonica Con questo termine si intende la possibilità d'ipnotizzare un soggetto per riportarlo nel momento in cui si è svolto un fatto affinché lo ricordi con il maggior numero possibile di dettagli. Appartiene a questo tipo di regressione la ricerca di oggetti smarrirti.
Ipnosi regressiva Con questo termine si intende la possibilità d'ipnotizzare un soggetto per riportarlo indietro nel tempo fino ad un memento precedente la sua nascita, a una o più delle sue vite precedenti, al fine di sanare i traumi che da queste sarebbero derivate nei comportamenti della sua vita attuale.

Come si vede esistono modalità differenti di fare ipnosi regressiva, e ciascuna ha il uso ambito d'intervento. Dal punto di vista strettamente teorico, ci sono interpretazioni differenti sul fenomeno della regressione, ma sicuramente ogni regressione ipnotica, e di conseguenza l'ipnosi regressiva, si basa su questi assunti teorici:

  1. Capacità di ricordare aumentata durante l'ipnosi (ipermnesia)
  2. Possibilità di rivivere effettivamente quanto ricordato (rivificazione)

In particolare, l'ipnosi regressiva ha la necessità ulteriore di considerare la reincarnazione un fatto, per salvaguardare il suo impianto teorico.

Ognuna delle precedenti affermazioni ha valore di postulato, ossia di un enunciato che, pur non essendo stato dimostrato o possibile dimostrare, è considerato vero. Infatti, nessuna di queste affermazioni può essere scientificamente dimostrata. Il fenomeno stesso dell'ipnosi è messo in dubbio da alcuni degli scienziati che lo hanno indagato (Coe, Barber). Inoltre non c'è una ricerca attendibile che dimostri l'aumentata capacità di memorizzazione o richiamo dei ricordi in ipnosi. Molte ricerche nel campo della regressione d'età, suggeriscono che non si sperimenta nuovamente (rivificazione) quanto vissuto nel ricordo.

L'analisi storica del fenomeno ci porta a riscontrare i primi accenni sull'ipermnesia già presso i mesmeristi, che riportarono alcune osservazioni sulla capacità dei sonnambuli di aumentare alcune capacità intellettuali tra cui la memoria.

In seguito, come fa notare Gould nel suo libro "History of Hypnotism", "La credenza che i soggetti sonnambuli potessero mostrare una migliore capacità di ricordare passò dal movimento mesmerico agli ipnotisti ... e fu accettata sia dalla scuola di Nancy che da quella della Salpêtrière.".

Le ricerche sul tema sono state per la maggior parte a sfavore di una maggiore capacità dell'ipnotizzato di ricordare, rispetto a soggetti di controllo in stato di veglia. L'ipnosi, quindi, sembra non comporti nessun aumento della capacità di memorizzare. Ma quando si parla d'ipnosi regressiva, quello che interessa non è tanto la capacità di ricordare durante l'ipnosi quando quella di rammentare, ossia di ricordare eventi anche molto lontani nel tempo con estrema precisione.

Nel caso dell'ipnosi regressiva, come nella regressione d'età, è richiesta anche la capacità di sperimentare nuovamente il contenuto del ricordo, ossia di riviverlo nel momento della seduta con le stesse emozioni e la stessa intensità di quando si era verificato la prima volta.

In particolare, per ipnosi regressiva si intende la capacità di rivivere un avvenimento che non è di questa vita, ma che è stato sperimentato in una vita precedente. Secondo alcuni, questa rivificazione, è un trattamento di tipo psicoanalitico, che ha la finalità di rielaborare i traumi vissuti nelle vite precedenti, al fine di neutralizzare i loro effetti negativi nella vita presente. A questo tipo di visione del fenomeno si inspirano Weiss, l'autore di "Molte vite molti maestri", e molti altri che più o meno direttamente seguono la sua impostazione teorica sull'ipnosi regressiva.

Il concetto d'ipnosi regressiva è collegato strettamente all'idea che un trauma vissuto precedentemente nella vita, di solito nell'età infantile, abbia condizionato tutta l'esistenza di una persona, riproponendosi successivamente nella sua vita come impossibilità a compiere una o più azioni, o come un disturbo fisiologico che permane o appare in determinate condizioni o situazioni. Riesaminare il vecchio trauma alla luce delle nuove esperienze di vita, conduce a un'abreazione, cioè a una rimozione dei sintomi associati al ricordo. L'ipnosi si distacca dalla psicoanalisi per questioni di metodo e procedura non per impostazione teorica, che rimane molto legate ai concetti della psicoanalisi freudiana.

L'ipnosi regressiva, inoltre, ha la necessità di considerare la reincarnazione un fatto reale, anche se non inquadrato in un corpo dottrinale di tipo religioso, perché è necessaria a spiegare quanto avviene durante le regressioni, in cui un soggetto rivive una vita in un tempo precedente, spesso con altri personaggi che sono in relazione con lui nella vita attuale, e con i quali, al tempo degli eventi della vita precedente, era in relazione, a volte con altri ruoli rispetto al presente. La moglie attuale può essere una sorella nella vita precedente, il padre un fratello, ecc.

Oltre agli agganci con la psicoanalisi, il concetto di ipnosi regressiva è fortemente connotato nell'ipnosi mistica, quella parte dell'ipnosi strettamente collegata all'esoterismo, e che studia fenomeni medianici, le apparizioni, la telepatia e altre tipologie di effetti ipnotici, che sono riportati come facenti parte dell'ipnosi dalla letteratura del genere.

Un utilizzo dell'ipnosi regressiva, o meglio della regressione ipnotica, perché si rimane nell'arco temporale della nostra vita, è quello che studia i supposti rapimenti alieni, interrogando i soggetti vittime presunte di un rapimento alieno in regressione ipnotica e facendo rivivere loro la scena del rapimento e i fatti accaduti in quel frangente. Questo approccio all'analisi dei ricordi, presenta gli stessi problemi di tutti gli altri approcci che hanno come oggetto l'analisi dei ricordi. La particolarità dell'evento ricordato non deve trarre in inganno, e distogliere dal punto chiave dell'ipnosi regressiva, che è uno e uno solo: la validità del ricordo.

Ogni forma di regressione ipnotica ha sostenitori che ne esaltano i meriti terapeutici e detrattori, che ignorano i meriti terapeutici e si concentrano sulle insufficienze teoriche. Infatti, poiché l'ipnosi è un'attività mentale che comporta un ampio uso dell'immaginazione, nessuno può stabilire, senza prove terze e indiscutibili che spesso sono impossibili da ottenere, se i dettagli forniti dai soggetti in regressione sono autentici oppure no, né una volta stabilito che i particolari sono autentici, se questi sono stati acquisiti dal soggetto in maniera indipendente dal loro svolgersi: tramite letture, televisione, discorsi con amici, parenti, ecc..

Jung, il celebre psicoanalista, osservò le prestazioni di Helene Preiswerk, che era sua cugina e una medium. Classificò attentamente tutte le manifestazioni in diverse categorie, e tra queste c'era quella di "personificazione vita passata, completa di riferimenti storici". Le manifestazioni di Helene Preiswerk erano ciò che oggi chiameremo ipnosi regressiva, che Jung considerava immaginazione, e proiezione dissociata degli aspetti della personalità della cugina. Quella di Jung è una interpretazione alternativa, dal punto di vista psicoanalitico, rispetto a quella classica, di tipo freudiano, che tende a spiegare il fenomeno dell'ipnosi regressiva come un rivivere le vicende traumatiche esperite in vite precedenti. Jung sposta l'attenzione dal passato e dall'eventuale trauma all'attività onirica e immaginativa che si manifesta in ipnosi e nei periodi di trance.

Ogni fonte con cui veniamo a contatto comporta uno scambio d'informazioni che rimangono impresse nella nostra mente, a nostra completa insaputa, e che riaffiorano in seguito, quando un evento esterno fa affiorare il materiale appresso e dimenticato. Si capisce quindi come sia complicato affermare che un soggetto in ipnosi regressiva abbia ricordato in dettaglio un avvenimento del passato o non lo abbia invece ricostruito, inventato utilizzando la grande massa di ricordi a disposizione.

Il discorso è meno complicato e filosoficamente meno impegnativo per quanto riguarda il ritrovamento di oggetti dimenticati, perché di solito la richiesta è fatta un tempo relativamente breve dopo che si è dimenticato l'oggetto, e perché in questo caso il ritrovamento dell'oggetto smarrito conferma l'esattezza del ricordo. Ritrovare gli oggetti con l'ipnosi, quindi ricordare in ipnosi, attraverso l'ipnosi regressiva, è dunque possibile, un fatto reale. Si possono avere dei ricordi reali, ma purtroppo lo si può sapere soltanto dopo averli verificati sul campo. Non c'è modo di sapere a priori se ciò che si ricorda in ipnosi regressiva è un ricordo "vero" o una fantasia.

Già Loewenfeld e altri, tra la fine del 1800 e i primi del '900 si erano accorti che la capacità di ricordare eventi passati non è migliore in ipnosi profonda di quanto non lo sia nello stato di veglia. Questi risultati sono simili a quelli ottenuti da Croq, che chiedeva ai soggetti ipnotizzati dove si trovassero una settimana prima, o un mese prima, ottenendo riposte che non si discostavano sostanzialmente da quelle dei soggetti in stato di veglia.

D'altra parte si può dare una descrizione dettagliata di un ricordo, così come faceva Piaget raccontando del suo rapimento "Ero su un passeggino, spinto dalla mi a bambinaia lungo gli Champs-Elysées, vicino al Grans Palais, quando uno sconosciuto tentò di rapirmi.". Il ricordo prosegue con i dettagli della cinghia di cuoio che lo teneva legato al passeggino, dell'eroico tentativo della bambinaia che lo salvò dal rapimento e della gente accorsa insieme ai vigili. Un ricordo molto completo e ricco di dettagli, ma falso, perché la bambinaia confessò in vecchiaia di essersi inventata tutto per attirare l'attenzione su di sé. La storia ripetuta in casa Piaget chissà quante volte, si era trasformata in un ricordo.

Il ricordare, quindi, così come il dettaglio degli avvenimenti ricordati, non garantisce l'esattezza del ricordo o la sua veridicità. Questo indipendentemente dalla tecnica utilizzata per accedere al ricordo, sia ipnosi regressiva, che rilassamento profondo, che semplice rammentare.

Memorie da lungo tempo dimenticate, o mai più richiamate alla mente, possono emergere spontaneamente durante una seduta d'ipnosi, e tra queste memorie, oltre agli oggetti smarriti, ci sono i ricordi della prima infanzia o quelli di una vita precedente. O meglio, quelli che crediamo siano i ricordi della prima infanzia o di una vita precedente.

I fatti dipendono da come li guardiamo, e l'ipnosi regressiva non fa eccezione, per cui l'interpretazione di questi ricordi, differisce dall'impostazione teorica e culturale di chi le osserva. Ma che l'ipnosi regressiva occorra spontaneamente è un fatto, e come tale non ha bisogno di ulteriori interpretazioni, ma, casomai, di maggiore documentazione. Inoltre che il ricordo sia vero, falso o indecifrabile, dobbiamo considerarlo alla luce delle sue potenzialità per il benessere di chi lo rivive.

Bibliografia

  1. Smith, C. M. (1997). Jung and shamanism in dialogue: Retrieving the soul, retrieving the sacred. New York: Paulist Press.

  2. Nash, M. (January 01, 1987). What, if anything, is regressed about hypnotic age regression? A review of the empirical literature. Psychological Bulletin, 102, 1, 42-52.

  3. Gauld, A. (1992). A history of hypnotism. Cambridge: Cambridge University Press.