L'ipnosi animale

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Satira del magnetismoa animale
Stampa satirica sul magnetismo animale

L'ipnosi animale è stata una parte importante nelle ricerche sull'ipnosi sviluppate nel XIX° secolo. L'ipnosi animale poneva ai ricercatori una domanda a cui è difficile rispondere, e cioè se l'ipnosi animale e quella umana erano dovute alle stesse cause e avevano gli stessi effetti.

La questione se questo stato esista o meno, non è stata ancora risolta, e le posizioni variano tra i due estremi: l'ipnosi animale è paragonabile a quella umana, l'ipnosi animale è uno stato di catalessia dovuto a un meccanismo di difesa messo in atto da sistemi codificati nel sistema nervoso dell'animale, che non ha che somiglianze soltanto apparenti con l'ipnosi.

Queste posizioni erano presenti nei lavori di Czermack, che investigò a lungo il fenomeno, e riteneva che l'ipnosi animale fosse dello stesso tipo dell'ipnosi umana, e di Verworn, che scrisse un libro dal titolo "The so-called Hypnosis of Animals." ("La cosiddetta ipnosi animale"), titolo che basta a spiegare la sua posizione sul fenomeno.

Era già noto da tempo che alcuni animali, come ad esempio i rospi, se tenuti forzatamente fermi per un certo periodo, diventavano inattivi, completamente immobili, e una volta liberati mantenevano ancora la loro posizione per qualche tempo o addirittura ore.

La disputa tra le differenti posizioni era se considerare questa immobilità uno stato d'ipnosi vero e proprio, come comunemente inteso nei confronti dell'ipnosi umano, oppure no.

Nel 1616 Daniel Schmenter, un professore universitario, realizzò l'ipnosi di una gallina, tenendola ferma e disegnando davanti al suo becco una linea con un pezzo di gesso. Nel 1646 la gallina in ipnosi venne descritta da un prete gesuita, Athanasio Kircher, che nel suo libro "Physiologia kircheriana experimentalis ...", fornisce un resoconto scientifico del fenomeno.

Anche allora era viva la polemica da chi riteneva (Schwenter) che l'immobilità fosse una reazione di difesa dovuta alla paura dell'animale oppure, come sosteneva Kircher, che la galline credesse di essere legata a causa della linee tracciata con il gesso, che rimanda a un fenomeno di suggestione di tipo ipnotico.

La posizione espressa da Schwenter ha portato in seguito a una serie di termini analoghi per descrivere il fenomeno dell'ipnosi animale come reazione alla paura: inibizione parossistica, finta morte, catalessia, cataplessia, riflesso d'immobilità, ecc.

Bisogna aspettare parecchio tempo prima che l'ipnosi animale cominci ad interessare qualcuno e diventi un fenomeno degno d'investigazione scientifica. Johann Nepomuk Czermak, un fisiologo Praghese, ripetette l'esperimento di Kircher ma utilizzando altri animali. Sperimentò con i gamberi, le galline e altri uccelli. Altri, William Preyer, che ha usato per primo il termine cataplessia per indicare la catalessia animale, Emil Heubel) , sperimentarono attentamente con i rospi. B. Danilewsky, della Università Kharkiv, sperimenta su molti animali e per la prima volta, che io sappia (ma non ho trovato studi precedenti a questo), sul polpo (Octopus Vulgaris). Presentò su queste ricerche un lavoro dal titolo "Recherches sur l'physiologiques hypnotisme des animaux" ("Ricerca fisiologica sull'ipnotismo degli animali"), al primo Congresso Internazionale di Psicologia a Parigi nel 1889.

In questo lavoro sostiene che tra i molti animali da lui ipnotizzati, il più suscettibile tra tutti era stato il polpo:

"L'ipnosi di maggior successo arriva dal polpo (Octopus). Si deve tenere l'animale in una posizione tale che le braccia siano dirette verso l'alto senza che le ventose si attacchino a qualcosa. Tutti i movimenti volontari di risposta o di difesa si bloccano del tutto. Si può irritare l'animale con punture attraverso la pelle, le braccia, con l'energia elettrica o con sostanze chimiche senza distruggere l'immobilità dell'animale; nel migliore dei casi si ottiene una piccola reazione locale. Lo stato ipnotico può durare più di mezz'ora, mentre in altri animali di solito dura dai dieci ai quindici minuti."

Danilewsky prova anche l'ipnosi sulla seppia, scoprendo che dura quanto quella degli altri animali, quindi conclude che la durata dell'ipnosi del polpo è un tratto caratteristico degli octopodi, cui appartiene il polpo, e non un tratto generale dei cefalopodi, cui appartengono sia la seppia che il polpo.

Max Verworn, dell'università di Jena, ci ha lasciato una relazione molto pertinente sull'ipnosi negli animali e l'ha illustrata da alcune interessanti fotografe. Scrive: "Può essere sufficiente ricordare alcuni fenomeni ben noti. Gli esperimenti degli antichi egiziani incantatori di serpenti, come Mosè e Aronne, effettuata dinanzi al faraone egiziano più di tremila anni fa, appartengono a questa categoria (ipnosi animale). Con una leggera pressione nella regione del collo, è possibile far diventare un eccitato, selvaggio, sibilante, eretto aspide (serpente con cappuccio) improvvisamente immobile, in modo che la creatura pericolosa può essere messa in qualunque posizione desiderata, senza il timore del suo morso fatale. Il ben noto esperimento di padre Athanasio Kircher dipende dalle stesse cause. Se si prende un uccello eccitato all'improvviso, con una presa salda e lo si depone con cura sulla schiena, dopo alcuni brevi tentativi di fuga giace immobile. Cavie (porcellini d'india), conigli, rane, lucertole, granchi, e numerosi altri animali si comportano in modo simile."

Secondo Verworn, l'ipnosi negli esseri umani dipende lo stesso meccanismo fisiologico, cioè da una inibizione della volontà: "La paura è stata presa da alcuni come la causa sufficiente dell'ipnosi animale e, in quanto è nota per provocare, a volte, perdita di movimento o paralisi negli uomini e animali, questo non è strano. Si dice che gli animali selvatici siano più sensibili, quindi la paura è importante; ma dall'altra questa è negata, e si dice che sia la capacità di concentrare l'attenzione il principale fattore determinante nella suscettibilità alla ipnotizzazione. Qualunque parte la paura può giocare, è ormai chiaro che non è una causa importante, anche i più domestici tra gli animali possono essere facilmente influenzati.

Evidentemente in questo fenomeno la restrizione dei movimenti naturali impatta così fortemente il sistema nervoso centrale da provocare l'inibizione temporanea di entrambi i movimenti volontari e riflessi. La normale eccitabilità e mobilità sono perdute; perché o come non siamo attualmente in grado di dirlo. In ipnosi sia umana che animale, la cosa importante è senza dubbio l'inibizione, e se si potesse dimostrare che gli stati differiscono solo nel modo di produzione, il loro stretto rapporto sarebbe indiscutibile.".

L'elenco degli animali studiati è lungo: scimmie, cavalli, lupi, cavie, conigli, scoiattoli, topi, cani, gatti, anatre, oche, cigni, tacchini, cardellini, canarini, pettirossi, pappagalli, piccioni, colombe, alligatori, coccodrilli, lucertole, serpenti, rane, rospi, tritoni, gamberi, seppie, polpi e granchi.

Sono molti e probabilmente l'elenco non è completo, ma a questo elenco mancano alcune categorie, infatti non sono rappresentati gli insetti, che peraltro mostrano spontaneamente comportamenti di catalessia mimetica, come nell'insetto stecco.

Rospi e granchi di fiume, sono stati particolarmente utilizzati, anche perché molto maneggevoli. Uno dei trucchi più utilizzati per ipnotizzare un animale, infatti, consiste nel rovesciarlo sul dorso, cosa facile da realizzare con un rospo, già più complicata con un polpo, praticamente impossibile con un elefante, a meno di non essere superman.

Le tecniche sviluppate per ipnotizzare gli animali sono molto semplici. La più utilizzata consiste nell'immobilizzare l'animale, tenendolo fermo per il tempo necessario, da pochi secondi a qualche minuto. Molti uccelli sono sensibili a questo trattamento, altri, come i piccioni,meno, e seppure possono sembrare immobili e finalmente ipnotizzati dopo un lungo periodo di fermo, appena liberati se ne volano via. Curioso che i piccioni possano essere ipnotizzati tenendo un dito o un qualsiasi oggetto piccolo immobile davanti ai loro occhi e in linea con il becco. In questo caso gli occhi dell'uccello si fissano sull'oggetto come si vede in quella che è nota come la concentrazione dell'attenzione, e che fa parte dei metodi di induzione di Braid.

Le galline e generalmente gli uccelli, possono essere ipnotizzati facilmente mettendo il loro becco sotto un'ala e poi scuotendoli in aria. Basta tenere fermi i gamberi di fiume e i granchi per produrre una risposta ipnotica, i gamberi di fiume possono essere capovolti e messi sulla testa, una volta immobilizzati rimangono in questa posizione parecchi minuti. Deaborn in "Note sulla psicofisiologia individuale dei gamberi" (un titolo che assegna ai gamberi più cervello di quello che sicuramente hanno) nota come l'ipnotizzabilità dei gamberi varia di giorno in giorno, per cui variano sia il tempo di mantenimento dell'ipnosi che il tempo di induzione.

Per quanto riguarda i rospi si può consultare l'articolo sull'arte di ipnotizzare rospi, che illustra vari tipi di esperimenti effettuati su questi anuri.

Per l'ipnosi animale l’esperienza di Franz Andreas Volgyesi costituisce una pietra miliare, perché ha sritto l'opera più famosa sul tema "Ipnosi umana ed animale" (1966 edizione italiana), in cui presenta numerosi esempi di ipnosi animale e la descrizione delle sue esperienze condotte presso lo zoo di Budapest, dove ipnotizzò in una sola giornata, praticamente tutti gli animali, elefanti esclusi, leoni compresi.

André Weitzenhoffer nota che non si può confrontare l'ipnosi animale con quella umana, perché bisognerebbe assumere la capacità da parte degli animali di operare a un livello di complessità simile a quello degli esseri umani. L'ipnosi animale sarebbe quindi, nient'altro che una congettura, anche in considerazione del fatto che gli effetti attribuiti all'ipnosi animale sono mostrati spontaneamente in natura. Ad esempio alcuni fenomeni di immobilizzazione si verificano durante l'allevamento dei piccoli di una specie, che rimangono immobili mentre sono manipolati dalla madre (Porcellini d'india). Alcune osservazioni fatte sul tema, Gibson (1977), sostengono che per alcuni pazienti la sola prospettiva di essere operati è abbastanza per produrre uno stato di immobilità tonica. La paura dell'operazione agirebbe in maniera da rendere i pazienti incapaci di muoversi. In questo caso viene ribaltata l'equazione ipnosi animale=ipnosi umana che diventa ipnosi umana=ipnosi animale.

Altre osservazioni fatte da Weitzenhoffer hanno un carattere maggiormente tecnico, e rivestono la differenza tra la rigidità osservata negli animali, che spesso dura ben oltre l'ipnosi e quella umana, che va e viene durante l'intero processo ipnotico e svanisce al termine della seduta. Non ci sarebbero motivi di parlare di suggestionabilità nel caso degli animali.

Osservazioni, come quelle del termine della seduta ipnotica, che secondo Weitzenhoffer non sarebbe sotto il controllo dell'operatore, come invece nel caso dell'ipnosi umana, sono più deboli, perché, anche se non frequente, capita che un soggetto si risvegli dall'ipnosi indipendentemente dall'operatore, sia per aver interpretato in maniera non corretta una suggestione ("apri gli occhi" e il soggetto si sveglia inferendo il termine della seduta), sia perché interrompe spontaneamente la trance. La rarità del fenomeno non ne pregiudica la portata esplicativa.

Klemm è un autore che ha prodotto numerosi studi sull'ipnosi animale, acquisendo una vasta esperienza in quest'area, ha rivisto la letteratura sull'argomento e sostiene, contrariamente a Weitzenhoffer di essere sicuro che "i due stati [ipnosi umana e animale], sono confrontabili, ma l'ipnosi animale sembra essere caratterizzata da una maggiore attenzione (o da minore distrazione), e come risultato imparano i riflessi condizionati molto più efficacemente.".

Molti sono anche le ipotesi che prospettano l'ipnosi animale come uno strumento utile per capire meglio l'ipnosi umana. In questo caso l'interpretazione dei fenomeni d'immobilità e gli altri fenomeni ipnotici manifestati dagli animali, sono interpretati in maniera sostanzialmente opposta a quella precedentemente illustrata di Weitzenhoffer.

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Bibliografia

  1. Dearborn, G. V. N. (January 01, 1900). Notes on the individual psychophysiology of the crayfish. Amer. Journ. Physiol, 404-433.

  2. Gauld, A. (1992). A history of hypnotism. Cambridge: Cambridge University Press.

  3. Gibson, H. B. (1978). Hypnosis: Its nature and therapeutic uses. New York: Taplinger Pub. Co.

  4. Klemm, W. R. (January 01, 1976). Identity of sensory and motor systems that are critical to the immobility reflex (“animal hypnosis”). Journal of Neuroscience Research, 2, 1,
    57-69.

  5. Neal, E. V., & Clark, C. S. (1900). Hypnotism and hypnotic suggestion: A scientific treatise on the uses and possibilities of hypnotism, suggestion and allied phenomena. Rochester: New
    York State Pub. Co.

  6. Volgyesi, F. A. (1966). Ipnosi umana ed animale. Padova: Piccin.

  7. Weitzenhoffer, A. M. (1989). The practice of hypnotism. New York, N.Y: Wiley.