Inconscio, automatismo e ipnosi

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Boris Sidis (1867 – 1923)
Boris Sidis fu uno dei primi a studiare le suggestioni

Quali sono i limiti della coscienza dell'essere umano?

La consapevolezza del "Sè" è solo una parte dell'intera coscienza?

Ci sono più "Sé" dissociati uno dall'altro?

Come può essere eliminato e dimenticato un certo sistema di idee?

La personalità è un prodotto o un principio?

Queste domande a cui Boris Sidis tentava di rispondere studiando la psicologia delle suggestioni tra la fine del XIX° secolo e l'inizio del XX°.

Domande ancora attuali, perché fanno parte dell'indagine sull'essenza stessa dell'essere umano. Boris Sidis cercava una risposta, utilizzando l'ipnosi come metodo d'indagine.

Secondo l’autore, esisteva una seconda coscienza, una sorta di doppio, “The secondary self”, di cui siamo del tutto inconsapevoli, un “Agente che possiede percezione, memoria, giudizio e anche volontà agente .”, per usare le sue parole.

Molte delle considerazioni e delle conclusioni formulate da Boris Sidis derivano da una serie di esperimenti effettuati da lui stesso e da altri, proprio allo scopo di indagare l’esistenza di questo agente inconscio.

Uno di questi esperimenti consisteva nell'utilizzare la scrittura automatica sotto ipnosi, dopo avere anestetizzato la mano, sempre utilizzando l’ipnosi.

“Se mettiamo una matita o un paio di forbici nella mano anestetizzata di un’isterica senza che lei la veda, la mano insensibile fa dei movimenti adattativi. Le dita afferrano la matita e la mettono in posizione, come dovesse scrivere.”. Questo, costituiva già un riconoscimento dell’oggetto, secondo Boris, e perché ci fosse riconoscimento, doveva esserci qualcuno o qualcosa in grado di effettuare il riconoscimento, che Sidis riteneva un’attività complessa, una volontà embrionale.

Un altro, che “indica ancora più chiaramente e decisamente la presenza di una coscienza secondaria”, consisteva nel presentare a dei soggetti dichiarati isterici, delle lettere fuori dal loro limitato campo visivo.

Binet effettuava il seguente esperimento: “Mettiamo il soggetto isterico davanti a una scala di lettere stampata, e cerchiamo la massima distanza cui il soggetto riesce a leggere le lettere più grandi. [Trovata la distanza] lo invitiamo a leggere certe piccole lettere messe sotto le precedenti. Abbastanza naturalmente, il soggetto non riesce a farlo; ma se a questo punto mettiamo una matita nella mano anestetizzata, siamo in grado di indurre la scrittura automatica, e questa scrittura riproduce precisamente le lettere che il soggetto tentava invano di leggere. E’ molto interessante notare che proprio nel preciso momento in cui sta ripetutamente dichiarando che non vede le lettere, la mano anestetica, a sua insaputa, scrive le lettere una dopo le altre. Questi esperimenti provano che la seconda coscienza vede le lettere o le parole, e dirige la mano anestetica che possiede per scrivere quello che percepisce.”.

Altri esperimenti non prevedevano l’uso della mano anestetica, ma indagavano sulla capacità della seconda coscienza, di contare, sempre ad insaputa della coscienza principale. P. Janet e Gourney usavano come comando post-ipnotico per reindurre la trance il battere le mani un certo numero di volte. ‘Quando batto le mie mani dodici volte tornerai a dormire.’.

Scrive Janet facendo il resoconto di un esperimento su Lucie: “Mi assicurai del genuino sonnambulismo del soggetto … Altre persone circondavano Lucie e parlavano con lei di differenti cose; quindi, allontanandomi di qualche passo battei le mani cinque volte a intervalli piuttosto lunghi e abbastanza leggermente, notando nello stesso tempo che il soggetto non prestava attenzione alla mia persona, ma continuava a parlare. [Janet si avvicina al soggetto, la interroga se avesse sentito il battito delle mani, batte una volta ancor a le mani a mò di esempio, e Lucie nega, poi riprende la conversazione e Janet l’esperimento] … Ritornai dietro di lei e continuai a battere più leggermente ogni tanto. Lucie, la cui attenzione era distratta, non mi ascoltava più, e sembrava avere completamente dimenticato la mia esistenza. Quando ebbi battuto le mani ancora sei volte in questo modo, che con la precedente faceva dodici, Lucie smise di parlare immediatamente, chiuse i suoi occhi e cadde addormentata.”.

Janet ripete questi esperimenti con Lucie variando il tema iniziale: “Al terzo colpo alzi le mani, al quinto le abbassi, al sesto sembri stupida, al nono cammini attraverso la stanza, e al sedicesimo andrai a dormire in poltrona.”. Lucie eseguì tutti questi compiti nell'ordine desiderato, e Janet ideò nuove esperienze dello stesso tipo, utilizzando successioni di lettere per generare catalessia, numeri dispari per re-indurre a trance, rotazione delle braccia quando pronunciava un nome di donna. Le esperienze più complicate utilizzavano somme di numeri, e quando le somme diventavano troppo complicate il comando post-ipnotico non era eseguito.

Un’altra serie di esperimenti richiedeva di eseguire un comando post-ipnotico a distanza di un certo tempo. I sonnambuli “sono capaci di contare i giorni e le ore che intercorrono tra il tempo presente e l’esecuzione di una suggestione, sebbene non abbiano memoria alcuna della suggestione stessa. Al di fuori della loro coscienza c’è una memoria che persiste, un’attenzione sempre all’erta, e un giudizio perfettamente capace di contare i giorni …”.

In un esperimento di Gourney, ad un soggetto era stata data la suggestione di eseguire un comando post-ipnotico a distanza di mesi. Ipnotizzato più volte nel frattempo, era in grado di dire con esattezza il numero di giorni ed ore che lo separavano dall'esecuzione del compito.

Altre esperienze riguardavano le allucinazioni negative. L’ipnotista dava al soggetto la suggestione che al risveglio lui se ne sarebbe andato, che non lo avrebbe visto né sentito. Al risveglio per molti dei soggetti ipnotici presi in esame, linotipista non esisteva, e qualunque cosa lui facesse, veniva ignorata dal soggetto. Punture di spillo non provocavano effetto, né serviva qualunque richiamo verbale, anche se urlato. L’ipnotista era oltre la soglia della coscienza dell’ipnotizzato.

Secondo Boris Sidis: “I fatti dell’allucinazione negativa post-ipnotica, o dell’anestesia sistematica rivelano la presenza di un Sé subconscio al di sotto della normale coscienza di veglia.”.

Di ben altro parere era Antonio Fogazzaro, che scrive un bellissimo pezzo sull'argomento, che mi sento di condividere almeno nella prima parte:

“Ma questo è automatismo, e noi viviamo continuamente nell'automatismo. Se tutti i nostri atti in cui ha parte la nostra intelligenza dovessero essere conscii, il progresso dell'umanità sarebbe impossibile. Se noi dovessimo aver coscienza dei movimenti che facciamo camminando, come l'ha il bambino che si prova nei primi passi, un’immensa parte dell'attività umana, tutta l'attività di pensiero e di parola che l'uomo esercita mentre si muove, andrebbe perduta. Nessuno potrebbe versare sulla carta la piena delle sue idee, de' suoi affetti, se dovesse aver coscienza, come lo scolare di prima classe, dei movimenti che fa per guidare la penna, per tracciare una lettera. Ma che scrivere? Nessuno potrebbe parlare se dovesse essere conscio, mentre parla, del come pronuncia le sue consonanti e le sue vocali. Così non si può diventare neppure mediocri pianisti se non si arrivi ad eseguire le note automaticamente in modo da poter tenere con le mani un semplice discorso musicale e dare nello stesso tempo un ordine con la voce.

Ma questo non è sdoppiarsi, nel senso che dicono i signori Binet e Janet; chiedetene alla coscienza di quella signora che governa insieme il suo piano e i suoi servi. E' la potenza delle abitudini che rende inconscia tanta parte delle nostre azioni; e la matita, la forbice, la scatola di zolfanelli che gli sperimentatori mettono in mano a quella isterica distratta o insensibile, sono oggetti cui quella mano ha infinite volte associati gli stessi movimenti. L'abitudine li ha fatti inconsci, non v'ha più bisogno di un comando del cervello per eccitarli, basta un contatto.

Non vi ha pluralità di persone nello steso individuo umano, tutto l'essere nostro protesta contro una ipotesi che lo spezza, che lo abbassa, che domanda conto delle nostre azioni ad altri che a noi e si appoggia ad esperienze troppo scarse di valore scientifico. L'unità spirituale dell'individuo umano non è impressa solamente nella coscienza, ma nel corpo altresì, specchio dell'anima, ordinato da lei nelle sue forme, nel suo molteplice lavoro, a unità. Questa unità di afferma più forte nel vario movimento delle membra, parla più chiaro nei vari accenti della voce, più che nell'unica fronte splende nel duplice sguardo, è scritta nella vita, è scritta nella morte.

I fenomeni che han fatto sognare la pluralità delle anime originano invece dall'automatismo, oppure lampeggiano da un'occulta, inconscia potente facoltà dell'anima nostra stessa che non si è ancora svolta, che meglio apparirà nell'avvenire.".

Bibliografia

  1. Fogazzaro, A. (1912). Discorsi. Milano: Baldini & Castoldi.

  2. Sidis, B. (1898). The psychology of suggestion: A research into the subconscious nature of man and society. New York: D. Appleton & Company.