Il pendolo di Chevreul

0
54

Ci sono molti metodi per comunicare con l'inconscio per ottenere quelle risposte e quelle informazioni che non si riesce ad ottenere dalla mente cosciente. Il mio metodo preferito, tra tanti, è il pendolo, che fornisce delle risposte di tipo sì/no attraverso le oscillazioni in modo molto efficace, può essere utilizzato anche da soli, per conoscere meglio se stessi e inoltre aggiunge un tocco di quel fascino mistico un po' ottocentesco che ancora oggi si associa all'ipnosi. Alle volte un po' di scena non guasta, ed è bene che ci sia quando è in linea con le aspettative del pubblico.

Il pendolo in questione è costituito da un oggetto qualunque attaccato a un filo. Costruire un pendolo è semplice ed economico, basta un sasso appeso a un filo, se non vi piacciono i fronzoli. Se volete essere raffinati o un po' chic, si può prendere una goccia da lampadario, di quelle lavorate come diamanti. Appesa a un filo farà un figurone, ma il risultato che otterrà sarà identico a quello che si sarebbe ottenuto con il meno appariscente sasso: un sì o un no in risposta a una precisa domanda.

Il nome del pendolo deriva dal chimico francese Michel-Eugene Chevreul (Angers, 31/8/1786 – Parigi, 9/7/1889) che sull'uso del pendolo condusse esperimenti all'accademia francese delle scienze. Sui risultati dei suoi esperimenti scrisse un libro, "De la baguette divinatorie" (1854), nel quale conclude che i movimenti del pendolo in risposta alle domande sono dovuti a movimenti involontari delle dita e delle mani. Piccoli movimenti ideomotori di cui non siamo assolutamente a conoscenza, ma che avvengono a nostra insaputa, al di sotto della soglia della coscienza.

Le conclusioni di Chevreul sono sicuramente giuste, scientifiche e rigorose, e le sposiamo in pieno, ma le risposte che si possono ottenere da questo semplicissimo strumento sono talmente interessanti, sorprendenti e varie, come interessanti e varie sono le sue applicazioni, che l'interesse del pendolo va ben oltre la semplice comprensione del suo funzionamento meccanico.

Chevreul scoprì che se si immagina un'azione con sufficiente intensità, il corpo umano reagisce come se l'azione immaginata stesse effettivamente accadendo. Erickson scoprì la stessa cosa stando seduto sulla sua sedia e immaginando di andare in altalena. (Cfr. Milton Erickson ).

Per utilizzare il pendolo non c'è bisogno di essere in ipnosi, anche se nella mia esperienza l'ipnosi facilita molto il processo e rende le risposte più chiare e veloci. Potete utilizzare il pendolo anche da soli, seguendo le modalità che saranno spiegate in seguito, anche se questo richiede una certa esperienza da parte vostra e un minimo di addestramento.

Per utilizzare il pendolo bisogna che il soggetto lo sostenga tra l'indice e il pollice della sua mano principale, la destra per i destri, la sinistra per i mancini. Il pendolo non deve essere fissato alla mano, ad esempio legandolo con un cappio, perché alcune tecniche richiedono che il pendolo scivoli dalla mano al momento opportuno, ossia quando il soggetto è entrato in ipnosi.

Una volta che il pendolo è ben saldo tra le dita, bisogna stabilire una direzione per il "sì" e un'altra per il "no". Di solito al "no" è associata la direzione parallela al soggetto, destra-sinistra, mentre al "sì" è associata la direzione dentro-fuori, da e verso il soggetto. Alcuni sono soliti mettere sotto il pendolo un cerchio con due frecce in croce, indicanti le direzioni per il "sì" e per il "no". Per quanto mi riguarda il cerchio è superfluo, anche se in certi casi, può servire a fare scena. L'associazione per il sì e per il no deve essere accuratamente controllata, perché a volte l'inconscio non ha nessun riguardo per la decisione del conscio e ignora ostinatamente le direzioni stabilite, preferendo andare nella direzione opposta, oppure con un’angolazione a piacere. Bisogna cominciare quindi il processo con domande innocue. "Ti chiami (nome soggetto)?", "Abiti a Roma?" (supponendo che Roma sia la città dove il soggetto abita), per verificare che le risposte "sì" e "no" seguano le direzioni stabilite.

Una volta stabilite le direzioni per il "sì" e per il "no" viene la parte interessante, perché da questo punto in poi, in ipnosi o in stato di veglia, si può interrogare il soggetto, o se stessi se si utilizza il pendolo per contro proprio, magari su un argomento importante. Se si lascia fare al pendolo, o ci si affida ad un operatore esperto che sa cosa fare, si possono ottenere delle risposte veramente sorprendenti. Tra tutti i fenomeni di tipo ipnotico, per la facilità, la rapidità e l'accuratezza con cui è possibile ottenere risultati, considero il pendolo di Chevreul uno dei più affascinanti.

Ovviamente il pendolo ha molte altre potenzialità, infatti permette di dialogare in maniera naturale con la mente profonda del soggetto, permettendo così di risolvere in un tempo ridicolmente breve situazioni che magari si trascinavano da anni e che il soggetto stesso credeva ormai irreversibili.

Un esempio

Ecco un esempio di quello che si può fare con il pendolo:

Il soggetto è un ragazzo di 30 anni, con problemi di comunicazione interpersonale. Una piccola fobia sociale che non lo mette in grado di interagire in maniera adeguata con le altre persone. Ciò gli comporta difficoltà in ambito lavorativo, nonostante l'alto titolo di studio (i libri e la conoscenza non interagisco spontaneamente). Per risolvere la questione utilizzo il pendolo dopo che il soggetto ha raggiunto facilmente una leggera trance ipnotica. Il dialogo comincia dopo che si sono stabilite e verificate le risposte sì/no:

Ipnotista: "Ora, mente profonda, conosci la situazione in cui si trova (nome)?"

Pendolo: "Si"

Ipnotista: "Ora, mente profonda, sai come venire a capo della situazione?"

Pendolo: "Si", in maniera molto vigorosa

Ipnotista: "Ora, mente profonda, vuoi veramente venire a capo della situazione?"

Pendolo: "Si"

Ipnotista: "Bene, sai che ci si può mettere molto tempo, qualcosa come 48 ore oppure poco tempo, qualcosa come 12 ore, pensi si possa risolvere in 48 ore?"

Pendolo: "No"

Ipnotista: "In 24 ore?"

Pendolo: "No"

Ipnotista: "In meno di 12 ore?"

Pendolo: "Si", evidentemente il soggetto ha una certa fretta di disfarsi del suo problema.

Ipnotista: "Bene, ora per risolvere una situazione come la tua si può cominciare molto presto, anche da subito (visto che l'inconscio ha fretta, inutile rimandare), oppure dopo qualche tempo, anche tre giorni. Vuoi cominciare subito?"

Pendolo: "Si"

La sequenza di domande non è fatta a caso, contiene doppi legami per elicitare la soluzione in un tempo stabilito, domanda il consenso alla mente profonda (un altro nome per l'inconscio, che vale come qualsiasi altro nome sia una metafora adatta per la parte della nostra mente a cui non abbiamo un accesso cosciente), tiene conto delle risposte fornite in precedenza per lavorare al ritmo e nei modi suggeriti dalla mente profonda.

La seduta seguente il soggetto ha riportato di essere stato molto sorpreso dal suo comportamento, riferendo di essere stato a una festa, e di essere riuscito a parlare con gli altri senza alcun problema, cosa che lo ha sorpreso non poco.

Dalle reazioni del soggetto si deduce che la mente cosciente non ha ancora realizzato il cambiamento stabilito ed effettuato dalla mente inconscia durante la seduta con il pendolo, e che il cambiamento è ancora fonte di sorpresa.

Anche da soli è possibile realizzare cambiamenti di questo tipo, anche se è richiesta una certa abilità, o una certa predisposizione, che equivale praticamente ad avere un'abilità senza bisogno di esercitarsi, o facendo un esercizio molto limitato nel tempo e nell'intensità. Per quei fortunati che la possiedono, utilizzare il pendolo in questo modo può diventare molto utile fin da subito, per gli altri ci vuole più tempo: bisogna imparare a lasciarsi andare.

A volte non si ottengono risposte, né aumentando il tempo di attesa per le risposte, né riproponendo le domande in forma diversa, né ricorrendo ad altre sollecitazioni. In questo caso l'operatore cambia tecnica, perché il pendolo non è adatto al soggetto (o all'operatore, o alla coppia soggetto/operatore). Se state facendo il pendolo da soli e non ottenete risposte, non vale la pena insistere. Quella piccola parte di mente cosciente che è ancora sveglia e controlla cosa state facendo con il pendolo, non vuole proprio sentire le risposte. Anche in questo caso, rivolgersi a un ipnotista può essere di aiuto. Il pendolo in ipnosi si lascia interrogare molto più facilmente perché in ipnosi la parte critica della mente non interferisce con il processo.

Naturalmente quello che si può ottenere con un pendolo lo si può ottenere con qualunque cosa riusciamo a spostare utilizzando i movimenti ideomotori. Ad esempio possiamo tenere stretta tra l'indice il pollice una moneta e stabilire che cadrà per dire sì e rimarrà tra le dita per dire no. Ma questa soluzione, anche se ha la stessa efficacia del pendolo non è così comoda. Si dovrebbe interrompere il processo ogni volta per stringere nuovamente la moneta tra le mani. Si possono sollevare due dita differenti, una per il sì e una per il no, ma il pendolo, rispetto a questa soluzione, ha il vantaggio di essere un amplificatore naturale del movimento ideomotorio delle dita e rende molto più chiare le risposte.

Inoltre è leggero, maneggevole, semplicemente perfetto, insomma: provate a tenere tra le dita un'asta di acciaio per scoprire la differenza.

Come abbiamo visto, anche in tempi dove la tecnologia sembra l'arma vincente e inarrestabile che ci aprirà le porte del mondo nuovo, un po' di filo e un piccolo sasso possono dischiudere se non le porte del futuro, almeno quelle della nostra mente.