Erickson trance quotidiana

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Nessuno può contestare a Milton Erickson un uso creativo e molto efficace dell'ipnosi, soprattutto se si considera il fatto che l'ipnosi di Erickson differiva completamente da tutto quanto era stato fatto fino ad allora nella pratica ipnotica e che si fondava non sulle premesse di una teoria più o meno astratta, ma sui reali bisogni dell'individuo.

Probabilmente, parte del successo della metodologia di Erickson era dovuto principalmente alla sua grande conoscenza della natura umana, che gli permetteva di "leggere" con un semplice sguardo chi gli stava davanti. Probabilmente queste capacità, unite all'osservazione e all'esperienza, gli permettevano di fare un'ipnosi basata non solo sulle suggestioni (Erickson utilizzava, eccome, suggestioni dirette), ma su una profonda capacità di interrelazione personale ed empatia.

Questa premessa spiega la difficoltà di definire nel suo complesso l'ipnosi Ericksoniana. Come un grande attore è l'anima di uno spettacolo, che senza la sua partecipazione non avrebbe lo stesso successo e lo stesso impatto emotivo, così è l'ipnosi Ericksoniana, che sembra sfuggire ad ogni possibile inquadramento teorico. Erickson stesso avocava una teoria sulle ragioni di non avere teorie.

Uno dei maggiori contributi di Erickson nel campo dell'ipnosi clinica è stato lo sviluppo del concetto di Trance quotidiana ("everyday trance"). Questo particolare inquadramento della trance come fenomeno naturale che avviene comunque spontaneamente secondo cicli giornalieri, era, quando fu formulato, un concetto molto radicale, che contrastava con quello prevalente di trance come uno stato speciale della coscienza di un individuo. Questo concetto, e le divisioni teoriche cha ha portato nel campo dell'ipnosi costituiscono buona parte delle polemiche che infuriano tra i teorici, anche se parte della polemica è alimentata dalla mancanza di una definizione rigorosa della "everyday trance".

Erickson non ricorreva a un rituale formalizzato di trance, contando sul fatto che relazione e contesto influenzavano significativamente la responsività ipnotica. Quest'ultimo concetto d'altra parte, è ancora ambiguo e ci sono punti di vista differenti. Alcuni considerano la responsività ipnotica un tratto definito della personalità altri la ritengono modificabile con la pratica.

Il contributo maggiore di Erickson riguarda l'utilizzo delle suggestioni indirette, sia insieme che in sostituzione delle suggestioni dirette. L'enfasi posta dalle suggestioni indirette nelle opere che trattano il lavoro di Erickson a portato al paradosso di considerare l'ipnosi Ericksoniana come una sorta di utilizzo molto raffinato di suggestioni indirette e metafore, tralasciando il fatto che Erickson poteva essere molto diretto e autoritario e che non usava sempre suggestioni indirette e metafore nei suoi interventi.

Secondo alcuni autori le suggestioni dirette sarebbero meno potenti delle suggestioni indirette. Questa polemica non ha ragione di esistere, ma l'enfasi posta da alcuni seguaci di Erickson sulle suggestioni indirette è causa di questa nuova polemica, che separa i praticanti in due grandi categorie i "tradizionalisti" e gli "ericksoniani".

Ai secondi spetta il compito di innovare, e taluni innovano talmente tanto da definirsi "neo-ericksoniani, mentre i primi sono considerati i retrogradi conservatori che ancora insistono ad utilizzare tecniche obsolete e fatiscenti, retaggio di un'epoca buia ormai illuminata dalla luce della nuova conoscenza.

Credo che buona parte di questa dicotomia, di questa separazione che non ha ragione di essere si deve ad una moda sia culturale che commerciale. Definire la propria ipnosi con un aggettivo fa sempre una certa impressione, specialmente se c’è quel neo- da qualche parte che fa tanto moderno.

Lo ripeto, le vecchie buone care suggestioni dirette sono buone quanto quelle indirette ed entrambe necessitano di un rapport almeno decente con il proprio cliente.

Un altro dei contribuiti di Erickson riguarda l'accettare le resistenze del cliente, che poi è un sottoinsieme dell'accettare in toto la personalità del soggetto in ipnosi. Erickson neutralizzava le resistenze prima accettandole e poi utilizzandole. E la letteratura che lo riguarda è ricca di esempi che sono capolavori di questa speciale arte.

Un ulteriore contributo in questo senso riguarda l'utilizzazione delle risorse della persona. Ognuno di noi ha una storia unica che si è formata attraverso delle esperienze personali. Erickson era maestro nel far generare risposte e soluzioni da parte del cliente dalla parte inconscia della mente, che considerava un grande magazzino deposito di tutte le esperienze e gli apprendimenti di una vita. Secondo Erickson in questo magazzino c'erano gli strumenti e le risorse per il cambiamento. L'ipnosi non sarebbe altro che una sorta di chiave per accedere a questo magazzino per prendere gli attrezzi giusti.

Erickson non diede mai un inquadramento teorico al suo lavoro, che forse potrebbe essere compreso meglio considerando l'ipnosi come parte di un processo psicoterapeutico, piuttosto che uno strumento a se. Della sua arte, se di questo si trattava, rimane l'enfasi sulla necessità di rispondere all'unicità dell'individuo, ai suoi bisogni e alle sue resistenze.