Effetto placebo

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Basti pensare che soltanto 40 anni fa, l'idea che il corpo possa essere influenzato dalla mente, sarebbe stata accolta come un concetto del tutto ridicolo e inappropriato.

Il corpo è una macchina, un oggetto da influenzare dall'esterno non dall'interno.

In realtà la scienza si va gradatamente rendendo conto che le emozioni, l'umore, lo stress, tutto ciò che riguarda un individuo dal punto di vista emotivo, può avere effetti significativi sul corpo, fino ad arrivare a generare vere e proprie malattie.

Il concetto "mente-copro", come unità integra, non formata da due unità separate e distinte, il corpo-macchina e la mente-anima, ma da una unica entità, in cui gli stati mentali si riflettono su quelli fisici e viceversa, si va facendo sempre più strada nella concezione moderna dell'uomo e della sua salute.

Si scopre con una certa sorpresa, che la mente ha la capacità di regolare le funzioni corporee, sopprimere il dolore, intervenire in quelle funzioni corporee che si ritenevano di fatto estranee al controllo dell'individuo, come la chiusura delle pupille, che è regolata dalla quantità di luce, ma può essere sottoposta a controllo volontario.

Gli studi sula capacità dell'ipnosi di intervenire come regolatore delle funzioni corporee, ad esempio riducendo la pressione alta, sono una delle testimonianze dello stretto rapporto corpo e mente.

Le nostre inclinazioni, le nostre convinzioni, determinano in grande parte il nostro benessere sia fisico che mentale.

Questo concetto può essere portato agli estremi, come fa il Dr. Lipton nel suo testo "The Biology of Belief:Unleashing the Power of Consciousness, Matter & Miracles". E sulla stessa lunghezza d'onda si trovano i lavori di Ernest Lawrence Rossi, noto soprattutto per le "The Collected Papers of Milton H. Erickson on Hypnosis", che sostiene l'idea di un dialogo creativo con i nostri geni utilizzando le neuroscienze e l'ipnosi terapeutica.

Gli effetti placebo (positivo) e nocebo (negativo), di cui discute anche Lipton, son un esempio di come la mente possa influenzare l'esito di una malattia. Il placebo non altro che un inganno a fin di bene. Al posto di una vera medicina, di un farmaco con un effetto sperimentato, è offerta a un paziente una pillola del tutto innocua, fatta ad esempio di zucchero. Con una certa sorpresa si scopre che l'effetto di questa pillola neutra, fa sparire il mal di testa.

L'effetto della pillola in quanto tale è nullo, quello che succede, è che la mente attiva le risorse necessarie alla guarigione attraverso la convinzione che questa sia possibile. Il placebo, la pillola innocua, non serve altro che ad attivare questo processo. Si comporta come certe sostanze chimiche, dette catalizzatori, che accelerano o rendono possibile una reazione chimica che altrimenti non potrebbe avvenire.

Il placebo, quindi, non è altro che un catalizzatore mentale, un generatore di aspettative positive, che mette in moto il meccanismo di guarigione all'interno del corpo. Le aspettative, le speranze di guarigione, messe in moto dal placebo, comunicano in qualche modo , in "maniera creativa", come sostiene Rossi, con il corpo, e ne attivano le risposta.

Questo "effetto convinzione", come lo chiama Lipton, sembra qualcosa di miracoloso, anche perché si guarda alla malattia del corpo, non alla malattia dell'insieme mente-corpo, dell'unità che forma il tutto. Questo dualismo ci rende due distinte entità, corpo e mente, per cui non si riesce a percepire, a pensare, i legami che ci sono tra i due. Quando il dualismo cade, quando si osserva il tutto, non è più la mente che guarisce il corpo, è l'insieme che attiva le risorse per guarire, spesso in maniera altamente creativa e imprevista. Questo è il meccanismo dei miracoli, delle guarigioni improvvise, impossibili, strane, incomprensibili.

Ci sono alcuni stati mentali, come l'ipnosi o l'autoipnosi, che facilitano l'accesso a queste risorse, che hanno a più a che fare con le emozioni che con la logica. Che questo accesso sia disponibile sempre e comunque, che sia per tutti in tutti i casi, è una questione che rimane ancora aperta. Ma se il nostro stato mentale può avere riflessi sul benessere del nostro corpo, o sul benessere generale dell'entità mente-corpo, allora siamo responsabili, attraverso le nostre scelte e i nostri pensieri, di questo benessere.