Azam

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Hypnotisme, double conscience, et altérations de la personnalité - Azam, Eugène, 1822-1899
Hypnotisme, double conscience, et altérations de la personnalité - Azam, Eugène, 1822-1899

Azam è un nome sconosciuto ai più, ma fu lui a introdurre gli studi sull’ipnosi in Francia. Fino ad allora l’ipnosi era poco più che un articolo alla voce Sleep (Sonno), curata dal fisiologo Carpenter, nell'enciclopedia di Todd. Questa era ad allora tutta la volgarizzazione dell’opera di Braid, che peraltro faceva fatica ad essere riconosciuto anche in patria.

Come scrive Azam: "Per primo, in Francia, ho ripetuto gli esperimenti di Braid, e ho affrancato l'ipnotismo dalla credulità e dalla ciarlataneria. Di più, attraverso l'osservazione ben conosciuta di Felida, ho dato impulso agli studi sulla doppia coscienza o sdoppiamento della personalità."

Azam cominciò ad interessarsi all'ipnotismo essendo stato chiamato ad occuparsi di una giovane che si diceva colpita da alienazione mentale e che presentava fenomeni spontanei di catalessia, anestesia e iperestesia. Grazie al dottor Bazin, che ricordava di aver letto l’articolo Sleep dell’enciclopedia che Braid riproduceva artificialmente gli stessi fenomeni,

Azam fu favorito dalla sorte, essendo incappato in un soggetto naturalmente predisposto:

“La signorina Maria X***, di ventidue anni, abitante a Bordeaux, via Arnaud-Miqueu [allora non esistevano leggi sulla privacy], lavorante in una oreficeria, è alta e ben costituita, di temperamento nervoso, senza aver mai avuto però attacchi di nervi; la sua salute è sempre stata buona; essa porta sempre sul volto leggere tracce di un’antica paralisi facciale. Seduta sopra una seggiola ordinaria, la prego di guardare una chiave, un porta-lancette, un oggetto un po’ splendente, posto a 15 o 20 centimetri al di sopra sei suoi occhi. Dopo un tempo che varia da un minuto a un minuto e mezzo, mai di più, le sue pupille hanno movimenti oscillatori [fluttering palpebrale], il suo polso si abbassa, i suoi occhi si chiudono, il suo volto ha l’atteggiamento del riposo. Immediatamente dopo, con un’estrema facilità, i suoi arti mantengono le posizioni che loro si imprimono, durante uno spazio di tempo che ho fatto durare fino ai venti minuti, senza la minima fatica. Essa ha tenuto molte volte le braccia in avanti, i piedi sollevati dal suolo, seduta solamente sul bordo della sedia, e ho troncato l’esperienza solo quando vi ero obbligato dall’estremo indebolimento del polso. In lei l’anestesia dura da quattro a cinque minuti; ho veduto raramente, negli altri soggetti, questo periodo così breve.

Ecco i mezzi adoperati per assicurarmi dell’insensibilità: fortissimi pizzicotti, ammoniaca sotto il naso, barbe di penna nelle narici, solletico alle piante dei piedi, perforamento di una piega della pelle con un ago, puntura improvvisa nelle spalle, ecc.

Durante il periodo di anestesia sopravviene quello di iperestesia; io mi accorgo della sua invasione da questo: la signorina X*** getta la testa all'indietro, il suo volto esprime il dolore. Interrogata risponde che l’odore del tabacco che io porto con me le è insopportabile. Il rumore della mia voce o di quella degli astanti, quello della strada, il più piccolo suono infine, sembra colpire dolorosamente la sensibilità dell’udito; un contatto ordinario produce un certo dolore; … il tic-tac del mio orologio è udito a una distanza da 8 a 9 metri, come anche una conversazione fatta a voce molto bassa.

Qualche volta le è impossibile pronunciare parola; un semplice sfregamento sulla laringe la fa tornare nuovamente, e la signorina X*** parla, ma solamente quando è interrogata e con una voce più debole che allo stato naturale, come se fosse velata. Se si pone una mano nuda a 40 centimetri dal suo dorso, essa si china in avanti e si lagna del caldo che prova; lo stesso con un oggetto freddo e alla stessa distanza; e tutto questo senza che io le avessi mai parlato di tutti questi fenomeni descritti da Braid.

Un soffio d’aria, una frizione fanno cessare la catalessi di un arto, di un dito; la catalessi ritorna quando si riporta dolcemente l’arto al suo posto. Se … la invito a stringermi la mano e se, nello stesso tempo, palpeggio i muscoli dell’avambraccio, questi si contraggono, si induriscono e la forza sviluppata è almeno un terzo superiore a quella dello stato ordinario.

La signorina X*** infila rapidamente un ago sottile e scrive correttamente, con l’intermezzo di un grosso libri posto fra i suoi occhi chiusi e l’oggetto. Cammina nella sua camera senza urtare … In una parola, il senso dell’attività muscolare è iperestesico.

Se durante il periodo di catalessi io pongo i bracci della signorina X*** nella posizione della preghiera e ve le lascio per un certo tempo, essa risponde che non pensa che a pregare e che si crede in mezzo a una cerimonia religiosa; … in una parola, io sono testimone dei principali fenomeni di suggestione narrati da Braid e attestati nell'enciclopedia di Todd, dall'eminente fisiologo Carpenter.

Queste esperienze, ripetute in vario modo, un gran numero di volte su altre persone, giunsero ordinariamente al medesimo risultato.”.

Secondo quanto scritto nell'enciclopedia dei Todd da Carpenter, che riprende le osservazioni di Braid, confermate nel pezzo precedente da Azam, riprodurre un atteggiamento fisico durante al catalessia, conduce a riprodurre lo stesso fenomeno espresso dall'atteggiamento corporeo. Nel passo precedente le mani giunte portano il soggetto a immaginare di pregare. Come nota lo stesso Azam: “La scoperta più importante e più curiosa di Braid … è la dimostrazione che fa del principio di suggestione. Per suggestione Braid intende questo: un soggetto, nello stato catalettico, è messo in una posizione data che esprime l’orgoglio, l’umiltà, la collera, ecc; immediatamente i suoi sentimenti saranno portati verso questi sentimenti, e con una grande forza; il suo viso l’esprimerà vivamente, così come le sue parole.”.

Sempre sulla catalessia Azam nota quanto segue: “M. Verneuil ha raccontato alla società di chirurgia una esperienza fatta su lui stesso. Fissando un oggetto posto in alto e dietro, si può mettere in uno stato che non è il sonno ipnotico, perché la coscienza del mondo esterno persiste; se allora estende orizzontalmente le braccia , può mantenere questa posizione da dodici a quindici minuti, quasi senza fatica, e si dice che atleti tra i più vigorosi possono a malapena conservare la posizione detta “braccio teso” tra i quattro e i cinque minuti. Il modico brasiliano citato sopra ha visto questa stessa posizione per più di venti minuti.”

Le esperienze di Azam non di fermano alla catalessia, infatti si è occupato anche dell’anestesia ipnotica, che reputava un mezzo migliore dell’allora nascente narcosi con il cloroformio.

Si comprende, ormai, con cosa si ha a che fare: ipnotizzare il malato più volte prima dell’operazione, per assicurarsi delle sue capacità e della durata del periodo d’anestesia; non avvertirlo del momento, agire con calma, allontanare le preoccupazioni violente; ... è lungo, mi si dirà; il cloroformio è molto più comodo. Non dico di no; ma facciamo la chirurgia per noi, o per i nostri malati?”.

Azam fece, insieme ad altri, alcune operazioni sotto anestesia ipnotica, tra cui l'amputazione di una gamba all'altezza della coscia. Sebbene sia stato lui a tracciare il sentiero degli studi sull'ipnosi in Francia, toccherà a Liébeault e Bernheim e i loro contemporanei a percorrerlo per intero.

Bibliografia

  1. Azam, E. (1893). Hypnotisme et double conscience: Origine de leur étude et divers travaux sur des sujets analogues. Paris: Alcan.