L'arte della bugia - parte prima

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Il bugiardo non deve mai presumere troppo facilmente che la sua vittima non desideri altro che farsi ingannare. Né il cacciatore di bugie deve troppo facilmente presumere di avere il diritto di mettere a nudo qualunque menzogna: alcune sono innocue, perfino umane... (Paul Ekman)

Paul Ekman ha indagato e scritto sulla possibilità di riconoscere le menzogne attraverso l'analisi del comportamento non verbale. Quando iniziò ad occuparsi della menzogna, Paul Ekman aveva in mente di utilizzare i risultati delle sue ricerche in ambito psichiatrico. A nessun psichiatra piace essere ingannato da un aspirante suicida, che dice di stare bene, anzi benissimo, ma che una volta dimesso porta a compimento il suo proposito.

L'analisi della menzogna comincia analizzando il caso di Mary, una paziente ricoverata per tentato suicidio, che inganna il medico che l'aveva in cura, ma che prima di essere dimessa si pente e confessa di avere mentito.

Il filmato del colloquio tra medico e Mary, è analizzato da Ekman alla ricerca di micro-espressioni e micro-gesti, che possano in qualche modo rivelare la bugia, proprio mentre viene detta, come per esempio il frammento di una scrollata di spalle o un piccolo movimento rotatorio della mano. Ma, si chiedeva Ekman, questi minimi movimenti involontari erano indicatori di una bugia, o erano solo nell'immaginazione dei ricercatori?

Sapendo che Mary aveva mentito, qualunque gesto poteva essere interpretato come menzogna, inganno, dissimulazione. Inoltre, i gesti di Mary potevano essere squisitamente individuali, bisognava quindi studiare molti altri soggetti prima di tentare una generalizzazione.

Quando Ekman scrive il suo primo libro sull'argomento, così commenta sull'esito delle ricerche in corso:"E vero che esiste qualche prova dell'esistenza di segni comportamentali rivelatori della bugia, ma non sono ancora prove solide. Le analisi che ho condotto per capire come e perché le persone mentono e quando le bugie falliscono corrispondono ai dati che si ricavano dagli esperimenti sulla menzogna e dalla tradizione storica e narrativa. Ma non c'è stato ancora il tempo di vedere se queste teorie reggono alla prova di nuove ricerche sperimentali e di possibili obiezioni. Ho deciso di rompere gli indugi e scrivere questo libro perché nel frattempo tutti quelli che per mestiere cercano di acciuffare i bugiardi non restino con le mani in mano e già da ora si sforzino di cogliere gli indizi non verbali di menzogna."

L'idea di Ekman è ce analizzare come e quando le persone dicono la verità, serve a migliorare i rapporti umani, infatti la menzogna è una caratteristica centrale nella vita di ogni individuo, per cui una sua maggiore comprensione ha rilevanza in tutti i rapporti umani.

I genitori continuano a mentire sull'esistenza di Babbo Natale, ma nessuno lo trova riprovevole. Ci sono bugie differenti, quelle fatte per ingannare e quelle dette a fin di bene. Secondo Ekman si sono anche bugie altruistiche: "Ma il bugiardo non deve mai presumere troppo facilmente che la sua vittima non desideri altro che farsi ingannare. Né il cacciatore di bugie deve troppo facilmente presumere di avere il diritto di mettere a nudo qualunque menzogna: alcune sono innocue, perfino umane, e smascherare certi inganni può umiliare la vittima o una terza persona."

Naturalmente molto di quello che sostiene Ekman dipende molto da come si definisce la bugia. Abbiamo appena fatto una distinzione tra bugia per ingannare e bugia a fin di bene, ma le distinzioni non si fermano qui, e prima di procedere ulteriormente, bisogna capire cosa sia effettivamente una bugia.

Ad esempio, si possono tacere particolari su alcuni fatti; in questo caso è stata detta una bugia oppure no?

In certi casi, è meglio non fornire alcuni particolari, perché la conoscenza di questi potrebbe favorire i concorrenti commerciali o gli avversari politici. La reticenza, di conseguenza, è più che giustificata.

Per fare ulteriore strada nella comprensione della bugia, dobbiamo considerare il caso del paziente psichiatrico che si crede Napoleone o Gesù, e che non ha la minima idea di non esserlo. In questo caso si deve considerare la sua affermazione veritiera, anche se fornisce informazioni sbagliate.

Qualcuno vi da una informazione stradale, che poi si rivela errata. In questo caso c'è inganno soltanto se chi ha fornito l'affermazione errata non era consapevole dell'errore al momento di fornire l'indicazione. Dare un cattivo consiglio, non è una menzogna, a meno di non esserne consapevoli.

Ma i casi da analizzare non finiscono qui, c'è infatti il mentitore patologico, compulsivo, che sa di mentire, ma non riesce a farne a meno. Ekman non considera questi soggetti dei mentitori, come non considera bugiardi coloro che mentono in maniera inconsapevole. Ci sono inoltre coloro che credono delle cose, in tutta sincerità, anche quando non sono assolutamente vere. In questi casi si parla di autoinganno, e spesso rientrano in situazioni che sconfinano nella patologia. Il risultato è che alla fine il mentitore crede alla sua bugia, e la scambia con la verità.

Come si vede, se si esaminano in profondità le varie situazioni, non è facile delimitare un confine preciso tra menzogna e verità, che Ekman identifica nella volontà di mentire: "Il mentitore può scegliere se mentire o no. Trarre in inganno la vittima è un atto deliberato: il bugiardo vuole fornire un'informazione sbagliata. La menzogna può essere o non essere giustificata, nell'opinione dell'autore o degli altri. Il bugiardo può essere o non essere una persona buona o cattiva, può piacere o non piacere, ma sta di fatto che può decidere di mentire o essere sincero e conosce la differenza fra le due alternative."

Ma questo, probabilmente, non è ancora sufficiente, perché bisogna considerare anche il destinatario della bugia, e molto più speso di quanto si pensi, quest'ultimo può preferire una menzogna alla verità nuda e cruda. In questo caso la bugia perde tutto il suo effetto di inganno, di dissimulazione, e piuttosto che un atto deliberato del mentitore, è un comportamento messo in atto all'interno di un rapporto duale o di gruppo. Gli attori ingannano sempre e comunque, per mestiere, al cinema o in teatro, fingendo di essere altri che non sono, e lo fanno con la complicità del pubblico che assiste alle loro recite.

Ma questo ragionamento ancora non è sufficiente: occorre aggiungere una postilla alla definizione di cui sopra, per ricordare che: "una persona intende trarre in inganno un'altra deliberatamente, senza avvertire delle sue intenzioni e senza che il destinatario dell'inganno glielo abbia esplicitamente chiesto."

A questo punto si ha una definizione abbastanza precisa di menzogna, che però ha il grande difetto di riferirsi alla volontà di un individuo, e di fatto collega l'atto del mentire a uno stato interno dell'individuo scarsamente rilevabile dall'esterno.

Stabilita con qualche ragionamento cos'è una menzogna, si deve definire in che modo viene "somministrata" all'inconsapevole vittima da parte del mentitore.

Ci sono secondo Ekman due modi principali di mentire:

  1. Dissimulare
  2. Falsificare

Nella dissimulazione non c'è una menzogna vera e propria, ma una sottrazione di verità, che elimina tutte quelle parti che non si vogliono far conoscere o rendere note. Tecnicamente parlando, una dissimulazione non è una vera bugia, perché non costruisce un fatto inventato da spacciare come vero. Se poi analizziamo la politica, dove si esamina ogni singolo gesto e parola del politico di turno, dobbiamo considerare la dissimulazione una necessità dettata da motivi diplomatici. E' meglio non dire cosa si pensa veramente a chi può tirarci un'atomica in testa.

La falsificazione è un atto molto interessante. E' contemporaneamente la soppressione di un fatto vero, la verità, con la costruzione di una fatto inventato, la bugia, che viene spacciato al posto di quello vero. In certi casi la costruzione è così geniale e articolata che si parla, a ragione, di arte della truffa, in riferimento a quei truffatori così geniali da riuscire a far credere le cose più inverosimili come vere.

Dal punto di vista dell'esito le due azioni, dissimulazione e falsificazione, possono essere altrettanto pericolose. Se un medico nasconde al paziente che la sua è una malattia mortale, non gli fa un buon servizio, non solo perché il paziente muore, ma perché non può sfruttare il tempo di vita che gli rimane per mettere a posto le sue cose. Tacere della pericolosità di un lavoro, è altrettanto riprovevole e soprattutto più pericoloso di essersi inventati di avere avuto una passionale storia d'amore con la famosa modella di turno per stupire gli amici.

Spesso le due bugie vanno insieme: si sopprime la verità, ad esempio di essere andati a pranzo con l'amante, sostenendo di essere andati a pranzo con il baffuto capoufficio. Omissione e storia di copertura, pane quotidiano per il bugiardo incallito.

Da un punto di vista funzionale, le bugie inventate sono più difficili da "manutenere". Sopprimere una verità che non si vuole rendere nota, è facile, ricordarsi tutti i dettagli delle bugie inventate, può diventare assai complicato, soprattutto quando si devono aggiungere dettagli per riparare le falle aperte nella bugia da domande insidiose. Aggiungere dettagli a una bugia, è come aggiungere elementi a un castello di carte, che più diventa alto più è facile che rovini alla minima vibrazione.

La bugia, si può intuire a questo punto, ha anche proprietà autoreferenziali, infatti la dissimulazione può agire anche come copertura della bugia stessa, diventando una bugia autoreferenziale. Mentire può causare una forte emozione, anche se la manifestazione di un'emozione intensa non è necessariamente segno di una menzogna. Coprire l'emozione dovuta all'atto di mentire, diventa una dissimulazione della menzogna stessa, una dissimulazione nella dissimulazione, una bugia nella bugia, una intricata inclusione di una menzogna nell'altra, come nelle bambole matriosca.

Nel poker, dove si deve mostrare una impassibile poker face, questa è la norma, almeno tra i giocatori esperti. Nessuno si mette a saltare sulla sedia per avere ricevuto un poker d'assi, anzi, farà di tutto per mascherare il suo punto da innocua coppia di due. Per questo Ekman non considera la dissimulazione del poker una menzogna, perché tutti i giocatori si aspettano di essere ingannati dagli altri, e quindi il tavolo da poker, dove il bluff, ossia la menzogna sul valore delle proprie carte, è all'ordine del giorno, non rientra nella seconda parte della definizione di bugia enunciata da Ekman.

Esiste un ulteriore modo di mentire, che fa parte della dissimulazione, e che consiste nel dire la verità, ma facendo finta che questa sia una bugia. Si mostra il diamante facendolo credere vetro. Qui la menzogna si fa arte e può diventare qualcosa di sublime, una forma di suggestione da maestro Zen, da iniziato Jedi.

Secondo Ekman tutti questi tipi di menzogna possono essere traditi da qualche aspetto del comportamento di chi mente, come vedremo negli articoli successivi.

Bibliografia

  1. Ekman, P., Ricci, B. P. E., & Noferi, G. (1989). I volti della menzogna: Gli indizi dell' inganno nei rapporti interpersonali, negli affari , nella politica, nei tribunali. Firenze: Giunti-Barbera.