Abitudini

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Le abitudini ci proteggono dalla fatica di pensare. Niente di meglio che affidarsi ad un'abitudine, una consolidata routine, e lasciare che le cose vadano da sé. Una delle principali caratteristiche di un'abitudine, infatti, è quella di non essere coscienti, o solo vagamente consapevoli, di eseguirla. Mentre guidiamo la macchina, possiamo parlare, cambiare canali della radio, e fare altre mille cose, mentre il programma automatico che abbiamo appreso, l'abitudine alla guida, cambia le marce, rallenta, accelera. Oppure ci laviamo i denti, ma non pensiamo troppo attentamente a come passare lo spazzolino sul terzo molare, perché mentre ci laviamo i denti per la maggior parte del tempo pensiamo ad altro, a come organizzare la giornata, agli appuntamenti, e siamo consapevoli di lavarci i denti soltanto il 40% del tempo.

Le abitudini hanno anche un'altra caratteristica interessante, e molto utile, spesso fondamentale per il benessere e la qualità della vita di un individuo: possono ridurre la nostra risposta emotiva. Una caratteristica molto utile, perché si possono iniziare attività stressanti, faticose, disgustose, con la consapevolezza che l'abitudine le renderà meno stressanti, meno fatico, meno disgustose. Un altro modo di dirlo è: ci si abitua a tutto.

Le abitudini sono talmente usuali, che non ci accorgiamo nemmeno di averle, e non ci accorgiamo di fare le stesse cose, ripetitivamente, tutti i giorni, nella stessa maniera e nello stesso modo nello stesso luogo. Nessuno sa dire immediatamente con quale piede scende dal letto, come si fa il nodo della cravatta, come si allaccia le scarpe, ecc. perché sono gesti iper-appresi, eseguiti in maniera automatica, mentre la mente pensa ad altro. E le abitudini non si limitano a questi pochi gesti semplici, ma riguardano anche attività più complesse, come cucinare: chi ha mai provato a cucinare in una cucina diversa dalla sua, sa di cosa si tratta, bisogna chiedere dov'è il coltello, la pentola, dove si trova il sale, ecc., tutte cose che non si ha bisogno di chiedere nella cucina abituale, perché la presenza di certe cose in certi posti è diventata un'abitudine, e non si ha più bisogno di chiedersi dove sono.

Quest'ultimo esempio illustra bene l'importanza del contesto nelle abitudini. Una routine consolidata, si svolge all'interno dello stesso setting, è richiamata dal contesto, che attiva l'autopilota interno dell'abitudine.

Come nasce un abitudine

In primo luogo, vi è un segnale, come può essere il contesto del punto precedente, che segnala al cervello di andare in modalità automatica e quale abitudine usare. Poi c'è la routine, ossia lo svolgimento dell'azione che costituisce l'abitudine, che può essere fisica o mentale o emozionale. Infine, vi è una ricompensa, che costituisce la motivazione perché l'azione intrapresa si consolidi e diventi un'abitudine.

Quindi esiste un meccanismo, costituito da un semplice ciclo di segnali ambientali e ricompense, che ripetuto nel tempo porta al consolidarsi di un comportamento. Questo comportamento ripetuto altro non è che una abitudine.

Quando si è consolidata un'abitudine, il cervello non ha più motivo di partecipare al corso dell'azione. Un pianista ha ripetuto tante volte le scale, che le sue mani vanno sulla tastiera in maniera automatica.

Senza questa caratteristica, saremmo sommersi ogni istante della nostra vita dalle attività più elementari, come allacciarsi una scarpa o girare il cucchiaino nella tazzina del caffè (in che direzione lo fate?).

Le abitudini possono consolidarsi in un tempo ridotto, specialmente se chi desidera cambiare o formarsi una nuova abitudine si da da fare in questo senso, sia in tempi lunghi, senza che l'individuo possa accorgersene. Molti giocatori cominciano con pochi spiccioli, magari al lotto, poi dopo qualche tempo aumentano la posta, poi la aumentano ancora passato qualche tempo. Senza accorgersene, si trovano ad affrontare giocate superiori alle loro finanze, e con un comportamento di gioco che ormai è diventato compulsivo.

Controllo e cambiamento delle abitudini

Quanto visto sulla genesi e le caratteristiche delle abitudini, ci porta a chiederci quanto ne abbiamo il controllo, e se è possibile cambiare quelle che risultano disfunzionali, non gradite, che creano piccoli o grossi problemi nella vita quotidiana.

La buona notizia, è che le abitudini non sono un destino. Non sono scolpite in maniera indelebile nella nostra mente, non sono connessioni neurali statiche ed eterne.

Possiamo cambiarle, trasformarle, eliminarle, crearne di nuove, sfruttando quelle che sono le loro stesse caratteristiche.

Abbiamo visto che le abitudini si generano attraverso la ripetizione. La prima cosa che viene in mente di fare, se vogliamo acquisire una nuova abitudine, è quella di ripetere il comportamento desiderato in maniera regolare e consecutiva per un certo periodo di tempo.

Il tempo dipende naturalmente dall'abitudine che volgiamo formare. Mangiare frutta o verdura durante i pasti, è più semplice che non andare tutti i giorni in palestra ad allenarsi per due ore.

L'importante è creare delle azioni che costruiscono nel tempo una catena di comportamenti che alla fine saranno eseguiti automaticamente.

Cambiare un'abitudine può essere maggiormente impegnativo, perché più un'abitudine è forte e consolidata, maggiori sono le possibilità che prosegue indipendentemente dalla nostra volontà o dalle nostre decisioni. La mente trova sempre una ragione, un motivo o una scusa, per continuare quel particolare comportamento, anche se è disfunzionale: ecco per quale motivo è difficile smettere di fumare.

Tecniche di rilassamento,tecniche di autoipnosi e ipnosi, in questo caso sono un aiuto, perché vanno ad incidere direttamente sulla parte automatica della risposta comportamentale, aumentando il senso di controllo della persona sul comportamento, permettendo quindi un controllo maggiore, oppure eliminando del tutto il comportamento, e a questo punto la mente non ha più nulla da giustificare né da agire.