Vedere l'ipnosi

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Il sogno di vedere quello che succede nella nostra mente, si è realizzato grazie alle tecniche di neuroimaging, che ci forniscono una mappa delle aree di attivazione cerebrale durante lo svolgimento di un compito. Tra i tanti fenomeni studiati con questo sistema, non poteva mancare l'ipnosi, e in certi casi, come nel bellissimo studio di Oakley che presento in questo articolo, i risultati sono stati interessanti, quando non addirittura sorprendenti.

David A. Oakley (2006), si mette in evidenza attraverso immagini di risonanza magnetica funzionale (fMRI), la differenza di attivazione che esiste tra l'atto dell'immaginazione e quello dell'ipnosi, sottolineando attraverso le immagini le enormi differenze dei due atti a livello di strutture neuronali.

Lo studio di Oakley verte non tanto sui fenomeni ipnotici in quanto tali, ma sull'utilizzo dell'ipnosi per la comprensione di altri processi e fenomeni psicologici.

I fenomeni messi in evidenza da Oakley, riguardano l'esperienza da parte di alcune persone che dichiarano di avere un problema neurologico disabilitante, per il quale non si trova nessuna spiegazione fisiologica . "Loro possono comunque sperimentare "genuinamente" la loro incapacità di muovere o vedere o sentire normalmente, anche se il loro sistemi motori sono intatti. Tuttavia, in analogia con i fenomeni ipnotici, i sintomi da loro sperimentati possono essere prodotti da meccanismi che sono simili in qualche modo a quelli delle suggestioni ipnotiche.".

In poche parole, ci sarebbero dei meccanismi che possiamo attivare involontariamente, e che hanno lo stesso esito di una suggestione ipnotica, per cui possiamo sperimentare allucinazioni visuali, uditive e sensoriali in modo del tutto reale e naturale.

Queste possibilità sono state sperimentate in quello che è chiamato dolore "funzionale", che "sembra essere sperimentato in assenza di ogni stimolo esterno o interno, danneggiamento dei nervi o altri cambiamenti fisiologici."

Esempi di questo dolore sono il dolore facciale, dolore ricorrente alla schiena. Quando si sono effettuati tutti gli esami possibili e il dolore persiste nonostante tutti gli interventi, si parla di dolore "immaginario", quando non si accusi direttamente il paziente di fingere.

"Una questione importante che bisogna affrontare nel cercare di capire condizioni come queste è se sia possibile avere una esperienza di 'reale' di dolore che è veramente 'funzionale'. Se questo dovesse risultare essere il caso, la domanda successiva è se è giusto respingere i dolori, come semplice fatto di essere un prodotto di un'immaginazione troppo attiva."

Whalley & Oakley (2003) hanno dimostrato che è possibile avere una esperienza di dolore, simile a quella suscitata dal un forte calore, in risposta ad appropriate suggestioni. Derbyshire et al. (2004) hanno indagato sull'attività cerebrale, tramite neuroimaging (fMRI), durante dolore funzionale indotto ipnoticamente e confrontandolo con quello prodotto dalla semplice immaginazione del dolore e da un reale stimolo doloroso.

Lo stimolo doloroso era somministrato al soggetto tramite una sonda termica collegata alla mano e raggiungeva l'intensità di 48,5° per lo stimolo doloroso, altrimenti la sonda era posizionata su 37°, che rappresentavano la condizione di stimolazione neutra. Al soggetto sperimentale veniva segnalato con un colpo del piede il raggiungimento dello stimolo doloroso e con due colpi il ritorno alla condizione di temperatura standard. Il colpo sul piede quindi era una suggestione per sperimentare la stimolazione dolorosa, quando naturalmente la sonda non era attivata. Se la sonda era attivata, il soggetto avrebbe sperimentato un dolore fisiologico reale.

I risultati sono riassunti nell'immagine seguente, che presenta nell'ordine la scansione del cervello nelle condizioni di dolore fisiologico, nelle condizioni di dolore indotto ipnoticamente e di dolore immaginato:

Oakley Scan Brain Images
From - HYPNOSIS AS A TOOL IN RESEARCH: EXPERIMENTAL PSYCHOPATHOLOGY

Come si vede ci sono delle differenze significative a livello di attivazione delle aree tra il dolore immaginato e quello sperimentato realmente o suggerito tramite suggestione ipnotica.

Viceversa le aree attivate dallo stimolo doloroso reale e quelle attivate dallo stimolo suggerito per via ipnotica, sono molto simili, alcune possono essere addirittura sovrapposte.

"Sembra quindi che non è solo possibile produrre una esperienza di dolore completamente 'funzionale' utilizzando la suggestione ipnotica, ma che si tratta di un'esperienza 'reale' di dolore, in quanto implica l'attivazione delle stesse aree cerebrali come un dolore fisicamente prodotta. È anche chiaro che questo tipo di dolore funzionale non è lo stesso di un dolore semplicemente immaginato."

Questa scoperta quindi ha come conseguenza che "Le persone che si lamentano del dolore cronico che non sembra avere una causa fisica possono tuttavia sperimentare veramente un dolore 'reale' e non un dolore che è semplicemente 'immaginario'.", con tutto quello che ne consegue per il trattamento di queste sintomatologie.

Inoltre ci sono conseguenze anche sul piano più strettamente tecnico per quello che riguarda l'ipnosi, perché: "I risultati inoltre hanno implicazioni per la formulazione che usiamo per somministrare suggestioni in ipnosi. Se vogliamo creare soggettivamente 'reali' cambiamenti percettivi o motori nelle impostazioni sperimentali o per approfittare delle esperienze 'realtà virtuale' nel lavoro clinico, è importante che noi non chiediamo ai nostri partecipanti o clienti di 'immaginare' la modifica desiderata, ma che noi usiamo un linguaggio che sottolinei 'sperimentare' e 'esserci'(Walters e Oakley, 2003).".

Lo studio completo di Oakley riguarda anche altre fenomenologie, ed è uno degli studi più interessanti che ho letto sull'argomento. Per chi volesse approfondire, lo studio completo si trova su Wiley InterScience.

Bibliografia

  1. Oakley, D. A. (March 01, 2006). Hypnosis as a tool in research: experimental psychopathology. Contemporary Hypnosis, 23, 1, 3-14.