Teoria & pratica 2

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Teorie

Tra parentesi il nome dell'esponente più rappresentativo.

Neodissociazione (Hilgard)

La teoria neodissociativa affonda le sue radici nella formulazione classica della dissociazione fatta alla fine del XIX° secolo da Pierre Janet. La teoria dissociativa di Janet, sosteneva che il meccanismo della dissociazione fosse un’interruzione della normale integrazione di una personalità tra le attività deputate all'automatismo mentale e quelle deputate all'adattamento all'ambiente. Per Janet l'ipnosi non è che il manifestarsi di una forma di isteria, e che le persone che manifestano dissociazione sono affette da deficit mentali.

Hilgard chiamò la sua teoria sull'ipnosi "teoria neodissociativa", sia per mantenere la discendenza dalla teoria originaria di Janet, sia per distinguerla da questa, riguardo alle affermazioni di Janet dell'ipnosi come forma di isteria. La teoria neodissociativa di Hilgard, quindi, non ha a che fare con soggetti che mostrano sintomi patologici di dissociazione.

Secondo Hilgard, l'individuo è organizzato da un certo numero di sistemi cognitivi in relazione gerarchica tra loro. L’ipnosi non sarebbe altro che il meccanismo che permette di dissociare questi sistemi l'uno dall'altro.

Al sistema cognitivo che permette di rendersi conto di quello che sta succedendo, Hilgard diede il nome di "osservatore nascosto" (hidden observer). Per questa sua caratteristica, l'osservatore nascosto può affermare ciò che un altro sistema nega. Ad esempio si può anestetizzare una parte, e il soggetto non proverà dolore. Opportunamente interrogato l'osservatore nascosto riporta invece le sensazioni di dolore.

La profondità dell'ipnosi, per Hilgard, riguarda il numero totale di sistemi cognitivi impiegati. Minore la profondità dell'ipnosi, minore il numero di sistemi cognitivi impiegati. Tuttavia la relazione tra profondità di trance e sistemi cognitivi non è mai stata chiara e inequivoca.

Il paradigma alternativo (Barber)

Barber considera l'ipnosi-stato, che identifica l'ipnosi con uno stato specifico del sistema nervoso (trance), il paradigma tradizionale, ecco il perché del nome della sua teoria, che si contraddistingue per essere alternativa a quelle che lui considerava l'ideologia corrente.

Considerando il fatto che Barber scriveva il termine 'hypnosis' tra virgolette, proprio per rimarcare la sua contrarietà al termine, possiamo capire quanto distante sia questa teoria da qualunque definizione "classica" di ipnosi.

Molte ricerche di Barber facevano uso di una forte pressione sociale per indurre i soggetti sperimentali a riprodurre gli stessi comportamenti riscontrati durante le sperimentazioni di ipnosi. Molti hanno contestato i risultati di Barber, in considerazione del fatto che la stessa pressione sociale che crea il risultato dell'esperimento può indurre il soggetto sperimentale a raccontare di avere sperimentato qualcosa che in effetti non ha sperimento affatto.

Rappresentazione di Ruolo (Sarbin)

Secondo Sarbin siamo bravi attori, capaci di interpretare in maniera appropriata differenti ruoli sociali a seconda delle situazioni che ci si presentano. L'ipnosi, secondo Sarbin, e in seguito anche Coe, non sarebbe altro che una di queste situazioni sociali; come si può interpretare il ruolo di "maestro", "casalinga" o qualunque altro possibile ruolo sociale, si può rappresentare quello di "soggetto ipnotizzato" e "ipnotista".

Rilassamento (Edmonston)

Edmonston, influenzato dai primi lavori di Pavlov, considerava l'ipnosi come rilassamento e inibizione corticale parziale. L'opera di Edmonston contiene molta documentazione ed evidenze a supporto, ma la critica maggiore che si fa a questa teoria è che identifica rilassamento e ipnosi, il che non è.

Si possono avere soggetti in ipnosi che svolgono esercizi molto vigorosi, soggetti ad occhi aperti completamente sonnambuli che conversano amabilmente con voi mentre hanno allucinazioni positive e negative, soggetti che in ipnosi possono aumentare le loro prestazioni sportive. La difesa di Edmonston a queste critiche consiste nel considerare l'ipnosi vigile e ipnosi ad occhi chiusi, quella che è nata con Braid, per intenderci, come differenti.

Conclusioni

Queste alcune delle principali teorie, per non esaminare quelle che ormai sono state superate dall'avanzamento della conoscenza della fisiologia umana e altre teorie non scientifiche, che rappresentano l'ipnosi come un campo di forza, una forza sovrannaturale, un fluido del corpo e così via.

Mancano all’appello l’approccio neuro-biologico di Spielberg e quello di Nash, che considera l’esperienza del soggetto ipnotico l’oggetto della ricerca ipnotica, e non i comportamenti manifestati. Come si vede il campo teoretico dell’ipnosi è molto più ampio di quello che si potrebbe immaginare e probabilmente ci vorrebbero alcuni volumi per descriverlo tutto in dettaglio.

Ad oggi, comunque, nessuna delle teorie, per quanto scientifica sia e nonostante poggi le basi su una solida sperimentazione, da conto di tutti i fenomeni che si verificano durante l'ipnosi. L'ampio numero di fenomeni ipnotici e le grandi differenze individuali, rendono questo compito di non semplice esecuzione. D'altra parte anche le teorie sono molto differenti tra loro e vanno da un re-interpretazione dell'ipnosi classica alla sua negazione (Barber).

Bisogna anche considerare se le teorie considerano l'ipnosi uno stato psicologico, come la rabbia, l'attesa, l'ansia o la gioia, oppure uno stato fisiologico ben determinato. In realtà i correlati fisiologici dell'ipnosi sono molto evanescenti e gli stessi correlati fisiologici sono relativi a molti stati psicologici differenti.

L’ultima considerazione che mi sento di fare è che l'ipnosi non ha una necessità vitale di teorie, perché la pratica le precede tutte di parecchi decenni. Ho anche il sospetto che il tentativo di spiegare l’ipnosi vada ad intersecarsi con molte altre discipline e che se grazie ad un lavoro interdisciplinare si riuscirà a spiegare l’ipnosi, questo sarà solo all’interno di un contesto più ampio, che spiegherà il funzionamento stesso dei nostri processi mentali.