Tarantola ipnotica

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E' noto in Puglia che la morsicatura delle tarantole conduce a una malattia che da spossatezza, ma che incredibilmente è guarita con la musica. Questa citazione è di un testo del 1745, che parla tra le altre cose anche dei tarantolati, coloro appunto che sono stati morsicati da una tarantola.

E' curioso notare che gli stessi sintomi sono presenti anche in coloro che non sono stati morsicati dalla tarantola, e che per entrambi la stessa cura, che consiste nel ballare fino all'esaurimento al ritmo di musica. I veri tarantolati, hanno scritto, si riconoscono dai falsi perché i falsi non hanno dei veri tarantolati la scioltezza nella danza né la durata.

Il tarantismo, la malattia prodotta dalla morsicatura delle tarantole velenose, ha qualcosa a che vedere con l'ipnosi, come in genere tutti i fenomeni suggestivi e autosuggestivi, cui spesso si associano riti guaritori.

Il tarantismo ha una forte componente suggestiva, perché, come nota Achille Vergari (1859): "Oltre al mentito tarantismo (ossia al falso tarantismo), si può osservare ancora quello per imitazione non maliziosa, nascente da alterata fantasia. Suole avere luogo nelle persone ipocondriache, nelle quali la facoltà imitativa è somma."

Insomma una vera e propria forma di autosuggestione che riesce ad avere effetti psicosomatici rilevanti nella manifestazione dei sintomi del tarantismo.

E più avanti: "Perché talvolta i fenomeni tarantici si sono ancor osservati in persone non mai state morsicate da tarantole velenose, sì è domandato 'Può generarsi spontaneo un veleno nel corpo umano da somigliare a quello delle tarantole, e produrre gli stessi effetti?' Noi ... non saremmo alieni da tale idea.".

Come vediamo la suggestione ha una forte componente imitativa della sintomatologia del tarantismo su differenti individui. Probabilmente esiste una forte componente individuale nella manifestazione dei sintomi, utilizzata come espressione visibile di problematiche interne, una vera e propria somatizzazione di sintomi psicologici, espressa nel linguaggio comune della malattia, e che utilizza il tarantismo come forma di espressione.

Alcune delle caratteristiche della patologia associata al tarantismo, fanno pensare a manifestazioni ipnotiche. Ad esempio Vargari (1859): "I tarantolati dopo il parossismo, non ricordano ciò che hanno fatto; non più appetiscono quel che desideravano, e paiono come destati da profondo sonno o delirio".

Entrambe queste manifestazioni appartengono all'ipnosi. La prima è l'amnesia post-ipnotica che si manifesta dopo il sonnambulismo, la seconda sembra rimandare al risveglio dalla trance o della trance post-ipnotica. 'non più appetiscono quel che desideravano', sembra indicare la risoluzione dei conflitti che avevano scatenato il tarantismo.

Il tarantismo guarisce con la musica, come se i suoni di un particolare tipo e con un particolare ritmo, avessero da soli la forza di suscitare qualcosa all'interno dei malati, che guarisce. A chi non crede che ciò possa avvenire Andrea Piganati scrive: "Che se il sopraddetto insigne letterato (Francesco Serao), si fosse portato in Puglia e si fosse fermato in Brindisi, in Taranto, o nei luoghi vicini, non solo sarebbe stato più cauto nel negare i fatti (la guarigione con la musica), ma avrebbe forse trovata la musica adattabile ad altri mali affini al tarantismo.".

Quindi la musica svolge il ruolo salvifico di medicamento miracoloso, o perlomeno utile, nei riguardi del tarantismo, e per molti, Serao era uno di questi, la cosa era difficile da credere, se non vista con i propri occhi, e tale da passare per impostura o fantasia.

Quando De Martino nel corso di una sua indagine sul tarantismo scoprono una tarantolata, fa in modo di mettersi in contato con lei per assistere alla "cerimonia" della tarantola, e descrive quell'avvenimento con un certo stupore, perché ritrova la trance e i riti a questa connessi, nel Salento, e non in Africa.

Scrive De Martino, nel 1959 : "L'orchestrina attaccava la tarantella, e la tarantata, che giaceva al suolo, cominciava subito ad acconsentire ai suoni muovendo subito la testa da destra a sinistra, poi, come se l'onda sonora si propagasse per tutto il corpo, cominciava a strisciare sul dorso, spingendosi con il moto delle gambe fortemente flesse e puntando al suolo alternativamente i talloni. la testa continuava a battere violentemente il tempo e lo stesso movimento delle gambe partecipava rigorosamente al ritmo della tarantella", questi movimenti e gli altri che seguono, rendono la tarantolata simile a un ragno, che poi improvvisamente si alza in piedi e comincia a saltellare per tutta la stanza, alternando ai saltelli passi di tarantella. De Martino nota che spesse volte la tarantata indugia vicino ai musicanti, come per suscitare qualcosa di definitivo, e che quelli la assecondavano avvicinandole alle orecchie gli strumenti musicali. Un buon esempio di come l'ipnotista asseconda l'ipnotizzato, leggendo le sue risposte ipnotiche e amplificandole. Alla fine, secondo De Martino si crea un'unità completa tra il violinista, che è il suonatore principale della taranta, e la tarantata, in un rapporto al tempo cifrato e psichico. Siamo di fronte a un rito terapeutico descritto quindi come un dispositivo di ipnotizzazione.

Il rito della taranta non è solo individuale, il 29 giugno, presso la chiesa di San Paolo a Galatina, si celebrava un rito antichissimo, fatto di paganesimo e credenze cristiane. Una processione accompagnava al suono ipnotico dei tamburelli i tarantolati (e le tarantolate che erano la maggioranza), che guarivano dai loro patimenti, reali o immaginari, ballando fino alla stremo delle forze.  Oggi nello stesso giorno si celebra una messa-esorcismo, che ha perduto però i caratteri collettivi, anche perché è andata sparendo o si è molto ridotta, la cultura contadina al cui interno era nata la tradizione delle taranta.

Nella chiesa di San Paolo si compiva il rito vero e proprio associato al tarantismo, un rito che ci costringe a constatarne la potenza guaritrice e che ci rimanda ad alcune riflessioni che possono essere un punto di partenza per ulteriori indagini, o un punto di arrivo nella descrizione del fenomeno.

  1. la guarigione non avviene necessariamente nella folla, perché la musica può essere suonata anche per un singolo individuo affetto da tarantismo, ma quando è svolta durante la processione, allora subentra la folla che, almeno secondo le Bon ha effetto suggestivo. Nella folla ognuno contagia l'altro e gli effetti suggestivi sono moltiplicati.
  2. nella processione, come nella tarantata individuale, ci sono suoni ripetuti e regolari, come quelli dei tamburelli, che rientrano nelle tecniche di ipnosi perché con i loro accenti ritmici, bastano da soli a provocare uno stato ipnotico. Sarebbe quindi la ritmicità della musica, quella particolare espressa dalle musiche utilizzate per i tarantolati, ad avere in se l'effetto ipnotico
  3. esistono tarantolati "immaginari", che mostrano i sintomi dei veri tarantolati per esprimere un loro disagio interiore, di tipo psicologico, e forse al contempo, la volontà di risolvere questo stesso disagio attraverso il rito della musica in un contesto di malattia e di guarigione "noto" e condiviso dalle popolazioni in cui avviene
  4. che i tarantolati dopo il parossismo non ricordano nulla di quello che hanno fatto, e questo rimanda all'amnesia post-ipnotica, che si manifesta sempre dopo il sonnambulismo
  5. che il rito, oltre a tutte le sue altre caratteristiche, ha anche quella di guarire, agendo, presumibilmente, per via suggestiva attraverso tecniche ipnotiche

Il tarantismo quindi è al contempo una malattia reale prodotta dalla tarantola, una manifestazione sintomatologica correlata a un disagio interiore, un sistema di riti e credenza basate sulla potenza della musica, o sulle capacità della musica, come agente guaritore.

Oggi la taranta è diventato un genere musicale molto popolare, fatto di musica ritmica assai coinvolgente. Ai concerti le persone presenti cominciano a ballare, e senza voler necessariamente dare ragione a Le Bon sull'ipnosi delle folle, bisogna dire che mille persone che ballano tutte insieme al suono della taranta, sono molto, ma molto, coinvolgenti e ipnotiche.

Bibliografia

  1. Lapassade, G. (1997). Dallo sciamano al raver: Saggio sulla transe. Milano: Apogeo.

  2. Vergari, A. (1839). Tarantismo o malattia prodotta dalle tarantole velenose: Memoria di Achille Vergari. Napoli: Nella stamperia della Società filomatica.