Storia 3

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La suggestion, ou plutôt l'autosuggestion, est un sujet tout à fait nouveau, en même temps qu'il est aussi vieux que le monde. (E. Couè)

Le scuole esistono quando ci sono più studiosi che si riconoscono intorno a un’idea, e che sostengono le stesse tesi. Perché ci sia una scuola è fondamentale che esista uno studioso che ne è considerato il fondatore, e che ha avuto per primo l’idea su cui si basa l’esistenza della scuola.

Due scuole si contesero il predominio in Francia alla fine del XIX secolo: la scuola di Nancy, che si riconosceva nelle idee di Liébeault e la scuola della Salpêtrière, che si riconosceva nelle idee di Charcot.

La scuola di Nancy sosteneva che l’ipnosi non era altro che un fenomeno basato sulla suggestione, mentre la scuola della Salpêtrière, riteneva che l’ipnosi fosse possibile soltanto su soggetti isterici. Come vedremo la scuola di Charcot risultò perdente, e ai giorni nostri nessuno pensa più che l’ipnosi abbia a che vedere con l’isteria.

Ambroise-Auguste Liébeault (1823-1904) era il minore di 6 figli di una modesta famiglia della provincia di Loraine in Francia.

Stabilì la sua pratica medica in un paese vicino a Nancy, Pont-Saint-Vincent, dove vedeva parecchi pazienti ogni giorni, facendo scegliere loro se essere curati in maniera tradizionale a pagamento o se essere trattati con l'ipnosi gratuitamente. Visto l'elevato numero di pazienti, per la maggior parte contadini dei dintorni, si capisce quale era la scelta più diffusa. Per questo la sua pratica medica fu quasi interamente gratuita, cosa che accresceva di molto l'alto prestigio di cui godeva e il numero dei suoi pazienti.

Tra il 1864 e il 1866 Libeault organizzò le sue esperienze sull'ipnotismo in una teoria sull'ipnosi. Il libro fu pubblicato nel 1866 con il titolo "Du Sommeil et des États analogues considérés surtout au point de vue de l'action du moral sur le physique.". Come dice l'autore nella prefazione,un libro scritto nel deserto, e dobbiamo credergli se diamo credito alle voci che vogliono sia stata venduta solo una copia di questo libro, quella acquistata da Hyppolite Bernheim, che con Liebeault diede vita alla scuola di Nancy. Attualmente presso la Biblioteca Francese esiste soltanto la riedizione del 1888, da cui sono state tratte le note per questo scritto. L'edizione principale del libro è disponibile presso i librari antiquari. Non sono riuscito a trovare copie in italiano dell'opera, e comunque Liébeault fece pratica, più che teoria, e le sue opere sono note soltanto a chi si occupa di Ipnosi, anche se è entrato nei libri di psicanalisi perché citato da Sigmund Freud. Come abbiamo visto nelle pagine precedenti, l'ipnosi è uscita dalla culla e muove i suoi primi passi incerti. Ha ancora intorno nonni premurosi, ma avanzano generazioni nuove con idee diverse sullo svezzamento. Il mesmerismo giace moribondo, ma non è morto del tutto.

Lièbeault rifiuta qualunque tipo di approccio mistico o spirituale alla materia. Nessuna forza misteriosa, nient'altro che non faccia parte dei processi naturali dell'individuo. "Quello che mi meraviglia" scrive "è che quelli che hanno scritto sul sonno artificiale (ipnosi) sono rimasti a delle ipotesi per spiegarne la formazione ... e invece di appoggiarsi su dei fatti ... hanno inventato delle teorie come quella del fluido, degli spiriti o dell'immaginazione. E’ un cruccio dell'animo umano di non accontentarsi mai dei quello che è semplice ...". L'ipnosi di Liébeault non è eccessiva e sensazionale come il mesmerismo. Non comprende convulsioni, né stati isterici, come quelli provocati da Charcot. L'induzione è fatta di poche parole, e lo stato di ipnosi non è necessariamente profondo, le suggestioni sono semplici e riguardano la scomparsa dei sintomi. Liébeault classifica i soggetti da lui trattati con una scala di intensità, ma al contempo nota che la profondità dell'ipnosi non è in relazione diretta con i fenomeni né con l'esito del trattamento ipnotico. Liébeault spiega il fenomeno come naturale e soggettivo, basato sulle suggestioni e la capacità del soggetto di attuarle per il suo proprio benessere.

Qualcosa di tanto simile da sembrare uguale, nella sostanza se non nella forma, lo dirà Milton Erickson parecchi anni dopo, ma intanto Charcot, un medico che lavorava all’ospedale della Salpêtrière a Parigi, sosteneva che l’ipnosi era uno stato patologico simile all'isteria, e che i due fossero interscambiabili. Charcot scoprì che poteva riprodurre non soltanto i sintomi dell’isteria in ipnosi, ma anche i sintomi post-traumatici, e affermava di saper distinguere tra effetti organici e dinamici, ossia creati dal soggetto stesso, come nel caso delle paralisi post-traumatica. Siccome la nostra vita è regolata in grande parte dalle nostre aspettative: se sei in attesa di un fantastico attacco isterico, questo avverrà. Infatti i suoi soggetti, guarda caso, mostravano fenomeni isterici.

Charcot era fermamente convinto delle sue idee sull'ipnosi come comportamento isterico, e non le abbandonò mai, anche quando furono screditate da tutti i sui colleghi.

Nella disputa si inserì a pieno titolo Hyppolite Bernheim (1840 - 1919), un medico che lavorava a Parigi e andò a trovare Liébeault, da cui, a quanto pare, ricevette una copia del suo libro. Dando ampio credito a Liébeault, che diventa il suo maestro, e che pone nella storia dell'ipnosi subito dietro Mesmer e Braid, ne prosegue l'opera presso l'ospedale di Parigi e fornisce molti contributi all’ipnosi pubblicando molti scritti. Bernheim effettuò migliaia di induzioni sui suoi pazienti, sperimentando qualunque tipo di effetto si possa immaginare. Catalessia, allucinazione positive, allucinazioni negative, suggestioni post-ipnotiche, e qualunque altra cosa vi venga in mente: nei sui scritti esiste sicuramente. Bernheim era un entusiasta, e leggendo i suoi libri si ha l’impressione di una mente curiosa, attenta e come incantata da quello che scopre. Il libro di Bernheim “Sulla Suggestione” fu tradotto da Freud.

Freud è citato dagli ipnotisti con differenti sfumature, essendo quello che più di ogni altro contribuì al declino di questa disciplina alla fine del XIX secolo. Freud incontrò Bernheim nel 1899, al primo congresso sull’ipnosi, cui partecipavano anche Charcot e Lièbeault, e si s’interessò all’ipnosi soprattutto grazie a Joseph Breuer.

La storia di Anna O. è conosciuta da tutti gli studenti di psicologia, e la riporto brevemente, perché il suo caso è, secondo me, all’origine dell’eclissi dell’ipnosi alla fine del XIX secolo. Anna O. soffriva di parecchi sintomi di paralisi, anestesia, disturbi della parola, tosse nervosa, problemi di postura, e termino qui anche se l’elenco sarebbe più lungo. Durante le sedute con Breuer, Anna O. ricordava gli episodi dolorosi della sua vita rivivendoli intensamente e alla fine della seduta il sintomo connesso al ricordo spariva. Ad esempio si rifiutò per un periodo di bere, e durante la seduta ipnotica ricordò il disgusto provato nel vedere un cane bere da un bicchiere. Alla fine della seduta i sintomi erano svaniti e Anna O. chiese un bicchiere d’acqua, il primo da parecchie settimane, durante le quali aveva assorbito liquidi attraverso la frutta. Breuer concluse che un modo per curare un sintomo è quello di ricrearlo nella mente del soggetto per arrivare a una catarsi emotiva che induca il soggetto ad esprimere i sentimenti associati con esso. Freud e Breuer pubblicarono insieme un resoconto del caso, e Freud stesso cominciò ad usare l’ipnosi, senza mai riuscire a dominarla del tutto, tanto che finì con l’abbandonarla per l’utilizzo delle libere associazioni. Da allora è ben noto il successo della psicoanalisi. L’ipnosi al contrario rimase circoscritta a pochi studiosi.

Pierre Janet (1859-1947) in Francia, fu uno dei pochi ad interessarsi dei fenomeni ipnotici durante l’era della psicoanalisi. Per Janet le manifestazioni psichiche e fisiche hanno la stessa origine, e utilizzava l’ipnosi per identificare le origini e la natura degli automatismi. Janet scoprì la regressione ipnotica. Dal 2006 è stato un premio Janet per chi fornisce contributi originali all’ipnosi. Il premio è solo per i francofoni.

Prima di lasciare il XIX secolo per scoprire quello che è successo nel XX, bisogna ancora ricordare qualcun altro, la cui influenza si fa sentire fino ai giorni nostri. Un farmacista francese Emile Couè (1857-1926) scoprì che poteva aumentare l’effetto di un farmaco semplicemente lodandone gli effetti. Successivamente studiò ipnosi con Liébeault e come molti altri della scuola di Nancy passò dalle suggestioni in ipnosi alle suggestioni nello stato di veglia. Fu uno dei primi a proporre le autosuggestioni sia sotto forma di frasi che di immagini. Diceva: "Non è la volontà che ci fa agire, ma l’immaginazione". Per Couè l'autosuggestione è uno strumento presente nell’uomo fino dalla nascita, e a seconda delle circostanze produce gli effetti migliori o peggiori. Couè elaborò le Leggi della Suggestione

La legge dell’attenzione concentrata

  • Quando la mente è concentrate continuamente su una idea, questa tende a realizzarsi spontaneamente

La Legge dell’Azione Inversa

  • Più ci si sforza di fare una cosa, meno possibilità ci sono di successo

La legge dell’Effetto Dominante

  • Una emozione forte, tende a rimpiazzarne una più debole

Famosa è la sua suggestione “Di giorno in giorno, da qualunque punto di vista, vado di bene in meglio”. Bisogna ripeterla dieci/venti volte di seguito ogni giorno, ma senza darle troppa importanza, come fosse un mantra, prima di addormentarsi, o al mattino appena svegli.

Per Couè l’immaginazione vince sempre, infatti scrive: "Supponiamo di mettere a terra un asse … è evidente che tutti sapremo camminarci sopra da una parte all'altra. … Ora immaginiamo di mettere lo stesso asse all'altezza della torre di una cattedrale. Quale persona sarà capace di camminarci ora? …. Perché dunque non cadete se l’asse è a terra e perché cadete se l’asse è in alto? Semplicemente perché nel primo caso immaginate che sia facile andare da una parte all'altra, mentre nel secondo caso immaginate di non poterlo fare."

La meditazione, l’estasi e gli stati alterati di coscienza sono noti da molti secoli quando Couè propugna il suo metodo, quindi non so se possiamo dare a lui il merito di aver scoperto l’autoipnosi, anche se questo gli è ampiamente riconosciuto. Sicuramente è stato il primo ad applicare sistematicamente le autosuggestioni per uno scopo preciso.

Il secolo finisce male per l’ipnosi. Nonostante molti successi e la notorietà raggiunta da alcuni sui esponenti (Couè teneva conferenze ovunque), rimane sussidiaria alla medicina ed è oscurata dalla psicoanalisi. Anche se è un campo di studi maturo, non ha nessuno che lo coltivi. Però si sono delineate molte linee di ricerca ed è tempo che dalle ricerche empiriche di pochi entusiasti si passi ad uno studio più sistematico.

Entrando nel nuovo secolo all'ipnosi si spalancano le porte dei laboratori. Questo ingresso non sarà indolore: essere una scienza da laboratorio, è ancora oggi uno dei problemi maggiori dell’ipnosi. Ma intanto qualcosa si sta muovendo, probabilmente l’ipnosi ha raggiunto il punto più basso dalla sua scoperta: da ora in poi non può che risalire.