De La Cause Du Sommeil Lucide

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De la cause du sommeil lucide
De la cause du sommeil lucide dell'Abbè Faria

Questo articolo è un breve estratto dal libro "De la cause du sommeil lucide" dell'Abbé de Faria (1819), con la descrizione del suo metodo di magnetizzazione.

L’Abbé Faria usa la parola epoptes, un termine riservato a chi raggiungeva il terzo grado, il più elevato, dei misteri Eleusini, e che per questo diventava colui che ha "visto". Faria lo usa per indicare i suoi allievi, coloro che aveva introdotto alle sue scoperte e alle sue tecniche. Per non rischiare traduzioni azzardate ho mantenuto il termine.

Nonostante la vetustà del testo e del linguaggio, vale la pena di leggere quanto l’Abbé scrive sul suo procedimento, perché lo fa con estrema chiarezza di pensiero, e il testo contiene delle considerazioni, delle idee e delle osservazioni che lo rendono molto moderno, soprattutto quando afferma che si può fare ipnosi quando non c’è opposizione della volontà.

Testo dell'Abbé pag 151 

I procedimenti che uso in pubblico per addormentare, sono molto semplici. E’ una verità dimostrata per me […] , che non si fa affatto d’epoptes di quelli che non lo sono naturalmente. Si cerca quindi di sviluppare quelli che già lo sono, tutte le volte che li si crede in buona fede. Per prima cosa mi assicuro, dopo i segni esterni che saranno indicati a tempo e luogo, di quelli che hanno delle caratteristiche richieste alla concentrazione occasionale, mettendoli comodamente su una sedia, pronuncio energicamente la parola dormite oppure mostro loro a qualche distanza la mia mano aperta, raccomandando loro di guardarla fissamente, senza scostare gli occhi e senza impedirne il battito.

Nel primo caso dico loro di chiudere gli occhi, e osservo sempre che, quando ordino loro di dormire, provano un fremito in tutte le loro membra e si addormentano. Questa scossa è una prova certa non solo delle caratteristiche richieste, ma anche della loro buona volontà di abbandonarsi veramente alla concentrazione. Tuttavia credo ci sia chi, con tutto il candore del suo comportamento, non può dare questo segno di sorpresa, malgrado la certezza dell’esistenza delle condizioni richieste; perché delle distrazioni involontarie o un timore panico gli impediscono di essere nella concentrazione che è propria della loro situazione. Nel secondo caso, se mi accorgo che non sbattono gli occhi, avvicino gradualmente la mia mano aperta, a qualche dito di distanza, e se vedo che quelli non chiudono naturalmente gli occhi , li sottometto a un’altra prova che svilupperò in seguito.

Ma prima di intraprendere lo sviluppo di nuove epoptes, prendo sempre la precauzione di addormentare nei miei spettacoli dell'epoptes già abituati al sonno. Lo scopo di questa misura non tende che ad incoraggiare quelli che, avendo le caratteristiche richieste, desiderano fare la prova; perché vedendo la calma di cui i vecchi epoptes gioiscono, non possono impaurirsi per il sonno a cui si preparano. Un timore panico si accompagna ordinariamente al complesso di queste persone, e malgrado tutta la loro buona volontà a prestarsi alla concentrazione occasionale, provano degli spasimi, delle costipazioni, delle convulsioni e dei soffocamenti. Ci sono delle misure di prevenzione che evitano queste crisi, mal chiamate salutari, e che non si devono chiamare magnetismo. Se il concentratore (ipnotista) non sta in guardia per fermare in tempo il decorso, facendo ritornare il paziente allo stato naturale, lasciano qualche volta su di lui delle tracce penose che richiedono in seguito delle cure particolari.

13. Quando i procedimenti che sto illustrando non portano ai risultati attesi, tocco leggermente le persone adatte in cima alla testa, ai lati della fronte, sul naso, lungo la discesa dell’osso frontale, sul diaframma, sul cuore, sulle ginocchia e sui piedi. L’esperienza mi ha dimostrato che una leggera pressione sulle parti dove il sangue è straordinariamente liquido provoca sempre una concentrazione sufficiente all'astrazione dei sensi, quando non c’è opposizione della volontà o distrazione dallo scopo, e che qualcuna delle parti nominate contenga sempre queste condizioni assolutamente necessarie alla conservazione della vita. I posti precisi che gli epoptes abituati a dormire all'ordine del concentratore indicano facilmente, possono essere conosciuti anche alle persone che non sono adatte alla concentrazione occasionale e che non hanno mai dormito a comando.

Premuti successivamente sulle parti citate prima di sottomettersi alla prova, non possono difendersi dal provare un fremito, quando l’azione riguarda i posti che contengono del sangue fluido. Ma oltre che questa conoscenza esige del tempo per essere acquisita, soprattutto nei circoli e nelle assemblee, non assicura sempre un successo favorevole. Non ci si addormenta occasionalmente che quando si ha un perfetto accordo tra la volontà sensibile e la volontà intuitiva, come vedremo parlano del sonno. Il diaframma, e può essere il cuore e la ghiandola pineale, sono gli ultimi luoghi dove il sangue si coagula, quando la densità ha il sopravvento su tutto il corpo per mettere un termine al corso dell’esistenza umana.

[ … 12 righe ] 

I tocchi i gesti e le parole stesse non sono diventate necessarie per addormentare le persone adatte al sonno, che si pensa, in generale, che se è un magnetismo che addormenta, ci deve essere anche un’azione visibile ed apparente. Il sonno non è che l’opera della volontà intuitiva, che è indipendente dalla volontà sensitiva. Quella non fa che disporre ad agire per mezzo della concentrazione, e quelli che hanno il sangue più fluido essendo più adatti a concentrarsi, si addormentano facilmente davanti al primo segnale esterno che conquista la loro fiducia. E’ ridicolo pensare che dei gesti e delle parole abbiano la virtù di trasformare un uomo in un altro di cui non conserva che l’apparenza. Dei tocchi tuttavia che comprimono certe parti del corpo possono provocare questa concentrazione allorquando ci si presti con compiacenza, come chi va a farsi pettinare o radere.

14. Non bisogna credere tuttavia che quelli che essendo adatti al sonno lucido abbiano resistito alle procedure indicate non dormiranno mai.

Bibliografia

    Faria, J. C. (1906). De la cause du sommeil lucide; ou, Étude de la nature de L'homm: Réimpression de l'édition de 1819. Paris: Jouve.