Quando non funziona

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Una delle domande cui mi capita di rispondere più frequentemente, è: "Funziona l'ipnosi?". Ovviamente la risposta non può che essere affermativa, perché esiste una letteratura che ha ormai due secoli, in cui sono riportati i successi dell'ipnosi su un vasto spettro di disturbi

Ma questa non è la risposta desiderata. Chi formula questa domanda vuole sapere se l'ipnosi funzionerà per il suo caso, per la sua persona, per la sua situazione. Non è interessato ai successi passati, presenti o futuri dell’ipnosi, ma al successo nel suo caso personale. La soluzione di casi precedenti lo rassicura, ma fino ad un certo punto: il suo caso è unico, speciale, particolare.

Naturalmente nessuno che possegga un minimo di competenza e il senso dell’etica, può dare una risposta sicura e definitiva sul numero di sedute. Anche dopo aver verificato le capacità ipnotiche del soggetto e la sua disponibilità a cooperare, le sue motivazioni e le sue convinzioni, rimane sempre un margine di dubbio, un’alea. L’ipnosi è molto lontana dall’essere una scienza esatta. Inoltre, siccome siamo tutti differenti, quello che è vero per il nostro vicino di casa, non è necessariamente vero per noi. Quante volte siete andati dal qualcuno, per qualsiasi cosa, su indicazione di un parente, un amico, un conoscente, che aveva ottenuto risultati spettacolari, per poi rimanere delusi perché non avevate ottenuto gli stessi benefici?

Quindi le referenze contano nella valutazione della serietà e delle capacità di un professionista, ma da sole, non vi assicurano né un numero minimo di sedute, né la soluzione dei vostri problemi. L'ipnosi, come molte altre tecniche presenti sul mercato, non è la bacchetta magica che risolve tutti i nostri guai in un attimo, come per incanto, formulando appena un desiderio. L'ipnosi è l'insieme delle tecniche utilizzate all'interno di un rapport, ossia di una comunicazione tra due persone. Se la comunicazione funziona, se il rapport è buono, la coppia ipnotista/ipnotizzato potrà fare un lavoro proficuo, altrimenti no.

Bisogna essere sempre consapevoli che l'ipnosi può non dare i risultati sperati. Cercare di capire a posteriori cosa non ha funzionato è laborioso e inutile, perché i parametri in gioco sono molti, e qualunque indagine incorre nel rischio dell’interpretazione personale. A volte si viene da numerosi successi precedenti sullo stesso problema, risolti nella stessa maniera e in poche sedute, poi si affronta lo stesso problema con una nuova persona, e le cose non vanno. Non succede nulla. A quel punto è utile capire se è il caso di interrompere o se vale la pena di proseguire. Forse bastano altre due o tre sedute, forse ne occorrono dieci, forse si è sbagliato qualcosa senza rendersene conto.

Ma fare il gioco del se e del forse, alla ricerca delle cause logiche dell’insuccesso, è perfettamente inutile. In questi casi o si insiste, prendendo una strada diversa rispetto a quella finora seguita, o si abbandona la partita per giocarla con un altro ipnotista. Non ci sono altre vie o altre alternative. Insistere oltre un certo numero di sedute, è inutile e controproducente.

Abbandonare la partita non piace a nessuno, perché ci sono in gioco tre profonde delusioni, quella del cliente, che non ottiene il risultato, quella dell’ipnotista, e più in generale il discredito dell’ipnosi, che è valutata come una cosa inutile, da cui guardarsi e che è meglio non consigliare agli altri. I giudizi, spesso le sentenze, su un trattamento non andato a buon fine, influiscono sia sull’ipnotista, che sull’ipnosi stessa. “Ho fatto ipnosi, ma non ha funzionato” è una frase che nessun ipnotista vuole sentir dire, perché non c’è in gioco solo la sua reputazione, ma quella della sua disciplina. Che un ipnotista non riesca nel suo lavoro per incapacità, è possibile, ed è anzi auspicabile che il mercato lasci indietro chi non è capace o sfrutta solo il nome dell’ipnosi per guadagnare qualcosa. Quello che non è tollerabile è che l’incapacità, vera o presunta dell’ipnotista si rifletta sull’ipnosi, che già non gode di grande reputazione e buona stampa.

Ogni ipnotista sa, che andrà incontro a degli inevitabili fallimenti, e quindi deve essere pronto ad affrontarli e ad imparare da questi quanto più possibile. Se un ipnotista si sente invincibile, andrà in contro a grandi delusioni, e se si presenta come infallibile risolutore di qualsiasi problematica, è meglio diffidare di lui. Le competenze si acquisiscono con un lavoro duro e paziente e nessuno, neanche il migliore degli uomini di questo mondo, può essere competente in tutto.

Il cliente, che ha un problema che vuole risolvere, è meno disposto ad accettare il fallimento. Fare ipnosi richiede, anche se non ce se ne accorge, una buona dose fiducia verso l’ipnotista, e se le cose non vanno, ci si sente traditi come prima cosa nella fiducia concessa. Oltre alla delusione di non risolvere il problema, c’è anche questa componente di tradimento, che ha un forte valore simbolico.

Per questo motivo, prima di cominciare a fare ipnosi con un cliente, cui chiediamo implicitamente fiducia ed esplicitamente cooperazione, bisogna sempre essere consapevoli dei propri limiti e delle proprie competenze. Meglio rinunciare a un cliente e indirizzarlo verso un collega più competente nel trattamento delle problematiche espresse dal cliente, che correre il rischio di fallire, di abbandonare la partita. Le avvisaglie ci sono, quando, entro le prime 4-5 sedute, non si vedono risultati. A questo punto bisogna essere abbastanza elastici da cambiare atteggiamento e strategia, altrimenti ci trova bloccati.