Punto G e zone ipnogene

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Non ci sentiamo macchine e non volgiamo esserlo. Ci sentiamo differenti da qualunque ammasso di ferraglia, orgogliosamente consapevoli della nostra capacità di amare e soffrire, di provare emozioni. Questa capacità ci distingue da ogni cosa inanimata e da tutti gli altri animali. Eppure qualche volta, in qualche modo, vorremmo avere le caratteristiche proprie di una macchina, una sorta di bottone che una volta premuto mette in moto un meccanismo automatico, indipendente dalla nostra volontà. Trovato il bottone, vi si può ricorrere all'occorrenza, semplicemente premendolo, senza nessun bisogno di apprendere faticosamente nuove capacità né compiere studi approfonditi sulla natura delle cose. L'unica conoscenza richiesta è la posizione del bottone e l'unica azione il premerlo. Cose abbastanza semplici e alla portata di tutti: facili e divertenti, come dice la pubblicità quando parla di acquisti.

La ricerca di questi bottoni, di zone del corpo con un particolare effetto fisiologico, costituisce una mappa estesa e versatile. Il punto G deve il suo nome a Ernst Gräfenberg, che lo descrisse nel 1950. Sarebbe un punto erogeno, la cui esistenza è contestata, interno alla vagina da cui deriverebbe il piacere sessuale femminile. In testi precedenti si trova descritto un punto simile con appellativi diversi tra cui "punto del sole".

La ricerca di questo misterioso punto del piacere può risultare lunga e infruttuosa, ma sicuramente piacevole e stimolante.

Meno piacevole, ma sicuramente interessante era la ricerca da parte della scuola della scuola della Salpêtrière delle zone ipnogene, particolari punto del corpo, variabili da individuo a individuo, in grado di fornire una ipnotizzazione immediata per semplice pressione. Una sorta di interruttore ipnotico, annunciato per primo da Pitres che così scriveva: "Certe regioni circoscritte del corpo la cui pressione ha per effetto, sia di provocare istantaneamente il sonno ipnotico, sia di modificare le fasi del sonno artificiale, sia di ricondurre bruscamente allo stato di veglia i soggetti già ipnotizzati. Si possono incontrare in quasi tutti i punti del corpo, tanto sugli arti, come sul tronco e sulla testa. Il loro numero è variabilissimo da un soggetto ad un altro. Su certe ammalate se ne trovano solo quattro o cinque, in altre se ne trovano molte, venti, trenta, cinquanta e più ancora. Spesso misurano da 1 a 4 centimetri di diametro; la pelle che le ricopre non presenta alcun carattere particolare. La pressione brusca è il modo di eccitazione più sicuramente efficace; essa provoca immediatamente gli effetti specifici che caratterizzano queste zone, cioè il sonno ".

Gilles de la Tourette, che faceva parte della stessa scuola, era molto più cauto del collega: "Senza entrare nella descrizione completa di queste zone, — che fino ad ora, almeno crediamo, sono state constatate solamente nelle isteriche — noi possiamo dire che in queste ammalate, le quali, del resto, forniscono la gran maggioranza dei soggetti ipnotici, la loro esistenza è relativamente assai frequente".

Curiosamente, secondo lo stesso Pitres, non era possibile al soggetto ipnotizzarsi da sé premendo le zone ipnotiche, anche quando lo stesso soggetto era in grado di autoipnotizzarsi con luci o suoni.

Ormai le zone ipnogene sono ampiamente screditate, come la convinzione, più volte espressa dai membri della Salpêtrière, che si poteva indurre il sonnambulismo per sfregamento della cervice.

Niente bottoni magici, purtroppo o per fortuna, altrimenti rischieremmo di fare la fine di certi topi di laboratorio, che premendo una leva si procuravano piacere tramite somministrazione di endorfine. Molti di loro morivano semplicemente di fame continuando a premere senza fine la leva.