Occhio all'ipnosi

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La maggior parte delle tecniche ipnotiche sono legate a un fenomeno fisiologico ben determinato, che serve come punto di ingresso per sviluppare e approfondire la risposta ipnotica. Nonostante i fenomeni cui possiamo fare riferimento siano relativamente pochi, i modi di utilizzarli sono praticamente infinite, così come varie e infinite sono le variazioni in tema di induzioni ipnotiche.

La chiusura degli occhi, che affascinò Braid tanto da indurlo a studiare il magnetismo animale e coniare il termine ipnosi, è uno dei fenomeni maggiormente sfruttati e tra i più "antichi" tra quelli utilizzati per ipnotizzare.

La tecnica origina le di Braid è descritta nell’articolo “Tecniche ipnotiche dell'800”, e nelle quattro parti di cui è composto, si trovano molte tecniche legate alla fissazione dello sguardo, che fu una delle prime ad essere utilizzata per indurre l’ipnosi.

La tecnica più elementare per ottenere la chiusura degli occhi è quella di suggerirla: " ... e i tuoi occhi sono stanchi ... le palpebre pesanti ... si chiudono ... e più si chiudono più diventano pesanti ...”.

A volte il processo può essere lungo, ma funziona comunque. Non è il massimo della spettacolarità, ma quello che interessa è che il soggetto entri in trance, non che lo faccia con due o tre salti mortali.

Si può effettuare un conteggio, chiedendo al soggetto di aprire gli occhi con i numeri dispari e chiuderli con i numeri pari. Aumentando la durata del conteggio dei numeri pari, in breve tempo il soggetto non riesce ad aprire gli occhi sui numeri dispari. Questo metodo è ottimo per imparare l’autoipnosi.

“Ora conterò lentamente da uno in avanti. Quando dico un numero dispari, apri gli occhi, quando lo dico pari, chiudili. Adesso proviamo UNO … DUE … TRE … QUATTRO … stai andando molto bene … CINQUE … SEI … (continuate osservando le reazioni del soggetto e modulando il conteggio opportunamente.)”.

Quando il soggetto non riesce ad aprire gli occhi si continua con un approfondimento della trance.

Un altro metodo più "fisico", prevede di chiudere dolcemente gli occhi del soggetto con le dita (pollice e indice si prestano bene), premendo leggermente sulle palpebre. In questo caso si possono dare o meno suggestioni verbali.

Quando vediamo che il soggetto ha lo sguardo "perduto nel vuoto", quello sguardo caratteristico che non “vede” nulla ma sembra fissare un punto distante, possiamo effettuare la chiusura degli occhi semplicemente passando il palmo della nostra mano davanti agli occhi. Possiamo utilizzare questo metodo anche dopo avere dato suggestioni verbali di chiusura degli occhi, oppure dopo una "handshake induction", quando il soggetto è tutto intento ad osservare il palmo della sua mano.

Un'applicazione più spettacolare della tecnica di chiusura degli occhi è la seguente:

"Chiudi gli occhi e concentrati su di loro e rilassali completamente. Tra un momento (istante) schioccherò le dita così (far sentire il rumore) e i tuoi occhi saranno chiusi strettamente insieme, incollati, incollati tra loro fino a quando lo dirò io. E quando proverai ad aprirli si chiuderanno ancora più fortemente e tu non potrai aprirli. Ora (schiocco), prova ad aprire gli occhi."

Questa routine prevede che il soggetto abbia già gli occhi chiusi, e può esser utilizzata dopo altri test di approfondimento o da sola, come routine iniziale. E' un metodo molto direttivo, e sul palcoscenico può fare il suo effetto.

Elman utilizzava la chiusura degli occhi nella sua famosa routine in questo modo:

"Ora concentrati sugli occhi e rilassa i muscoli intorno agli occhi fino al punto che puoi fare finta che sono così rilassati che non vogliono lavorare ... se ne stanno lì ... morbidi rilassati ... e quando sei sicuro che sono così rilassati che fintanto che mantieni questo rilassamento non vogliono lavorare ... voglio che tu mantieni questo rilassamento e provi per essere sicuro che non vogliono lavorare."

Anche questa è un'induzione direttiva, e posso dire, avendola utilizzata moltissime volte, che funziona con tutti e raramente si trova un soggetto che non mantiene gli cocchi chiusi. In questo caso basta complimentarsi con lui, chiedergli di chiudere gli occhi e ricominciare. I pochi soggetti che non riescono ad effettuare la chiusura possono essere ipnotizzati in un'altra maniera.

Sempre sulla stessa falsariga possiamo realizzare la chiusura degli occhi come un esercizio di immaginazione, in modo che il soggetto non lo consideri un compito o una sfida:

"Bene, mettiamo in moto la mente con un semplice esercizio di immaginazione. Chiudi gli occhi e cominciamo. Tra un momento (istante) metterò il mio dito sulla tua testa e mentre continui a tenere gli occhi chiusi voglio che fissi il punto del cranio dove ho messo il dito. ( a questo punto ponete un dito sulla fronte del soggetto al centro, poco sopra o all'inizio dell'attaccatura dei capelli (se è calvo fate finta che li abbia)). Guarda quel punto e immagina che ci sia una finestra sulla cima della tua testa attraverso cui puoi guardare. Continua a guardare attraverso la finestra e mentre lo fai e ascolti la mia voce, i tuoi occhi cominciano a incollarsi, incollarsi forte, mentre ascolti la mia voce, guardi attraverso la finestra, puoi provare ad aprirli ma non puoi, prova e scopri che sono completamente incollati”.

Note

La chiusura degli occhi non è necessaria all’ipnosi, ma la nascita e la successiva evoluzione dell’ipnosi ci hanno lasciato un numero di tecniche che utilizzano la chiusura degli occhi assai vasto, “antico” e consolidato.

Tutte le tecniche di chiusura degli occhi realizzano una catalessia delle palpebre, che rende impossibile al soggetto aprire gli occhi. Spesso si verifica un fenomeno noto come fluttering, ossia lo sbattere veloce delle palpebre senza che queste si aprano, che è un indicatore di trance.

I metodi che sono stati presentati sono tutti "buoni", idonei a realizzare l'ipnosi, e non sono uno migliore dell'altro. Ognuno può scegliere quello che è meglio per lui, con cui si trova meglio.

Sicuramente alcuni sono più lenti di altri e qualcuno abbastanza spettacolare da attirare gli ipnotisti da palcoscenico. Comunque, tutti indistintamente, richiedono un successivo approfondimento della trance, perché dal punto di vista dell'ipnosi rappresentano solo il primo passo oltre la soglia del regno ipnotico.