Non so cos'è l'ipnosi

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In ogni libro di ipnosi, che si rispetti o meno, c'è un capitolo intitolato "Cos'è l'ipnosi.". Alcuni autori, come Andrew Salter, si sono spinti fino a scrivere un libro con lo stesso titolo ("What is hypnosis: studies in conditioning, including three techniques of autohypnosis" 1963).

Naturalmente nessuno di questi autori ha una definizione precisa, condivisa o perlomeno attendibile del fenomeno. Possiamo incontrare definizioni particolarmente inaccurate o semplicemente inaccurate, nessuna completa, nessuna illuminante.

Ma è poi così fondamentale avere una definizione precisa del termine ipnosi?

Per molti, non solo autori, ma anche clienti, il perché di una cosa, è più importante del come. Non ci si concentra tanto sul processo, in che modo, quando sull'eziologia, da dove, come se l'eziologia potesse in qualche modo rendere conto del perché o essere il punto di inizio di una possibile soluzione.

L'ipnosi è uno stato, oppure non lo è, anzi, è un processo, o meglio un insieme di processi, oppure uno stato di trance: ma la trance non è necessaria per ottenere l'ipnosi. Se avete letto qualche libro sull'argomento, queste sono le tematiche. Si può trovare anche scritto che l'ipnosi è uno stato alterato di coscienza, ma questo stato alterato, devo ancora capire cos'è.

Alterare vuol dire in sostanza modificare. Nel bene o nel male (se alterate il vino lo adulterate). Ma se prendiamo come significato di stato alterato come stato modificato, allora ogni stato in cui possiamo eventualmente trovarci è uno stato modificato, in quanto differente dallo stato precedente. Se si è completamente sveglie attenti mentre prima ci si trovava in uno stato di profondo rilassamento, ci si viene automaticamente a trovare in uno stato modificato rispetto al precedente, il rilassamento, che a sua volta era intervenuto a modificare lo stato precedente. Se parliamo di stato nei riguardi dell'ipnosi dobbiamo accettare che la nostra esistenza consista dall'uscire da uno stato per entrare in un altro, in un modo perpetuo e senza fine.

Sei si vuole uscire da questo girotondo, meglio prestare fede a chi dice che l'ipnosi è un gioco di ruolo tra due persone, una che recita la parte dall'ipnotizzatore, l'altro quella dell'ipnotizzato. E' una posizione molto debole, che non spiega molti dei fenomeni dell'ipnosi, ma evita che si debba assalire sulla giostra degli stati.

Differenti teorie portano anche a stabilire che l'ipnosi si raggiunge solo, o meglio, son una precisa tecnica. Gli ericksoniani sono convinti che per suscitare l'ipnosi in qualcuno bastano alcune suggestioni permissive e indirette (mi raccomando), confezionate all'interno di qualche costrutto linguistico molto complicato, recitate utilizzando gli opportuni toni di voce in funzione delle complessità linguistiche che permettono di entrare direttamente in contatto con l'inconscio del soggetto.

Per quanto mi riguarda, mi concentro sui fenomeni dell'ipnosi. L'ipnosi esiste in funzione di questi fenomeni, che sono detti ipnotici e che possono essere riassunti nel LECAMOIASCO di Granone, che descrive i seguenti fenomeni che è possibile ottenere con l'ipnosi nel suo "Trattato di ipnosi" :

    1. Levitazione
    2. Catalessia
    3. Movimenti automatici
    4. Inibizione dei movimenti volontari
    5. Analgesia
    6. Sanguinamento
    7. Condizionamento

      Ottenere uno o più di questi fenomeni, mi sembra un approccio più razionale, che cercare di fare rientrare quello che accade in una teoria astratta della mente. Inoltre ottenere un fenomeno consente di suscitarne un altro e poi un altro ancora e così via. Non c'è nemmeno bisogno della trance per farlo. I fenomeni possono essere realizzati da soggetti "svegli". L'importante è che ci siano, perché è solo grazie a questi fenomeni, alla loro intensità e alla loro riproducibilità, che sappiamo se un soggetto è in ipnosi o no.

      Parlare con qualcuno per ore utilizzando articolati costrutti linguistici non garantisce l'ipnosi, prendergli un braccio, tirarlo leggermente e ottenere una catalessia su cui costruire qualche altro fenomeno ipnotico, apre la strada a una seduta d'ipnosi molto proficua.

      Descrivere l'ipnosi in base ai fenomeni realizzati, elimina anche domande del tipo: "Ma allora tutto è ipnosi", e affermazioni analoghe. Non è vero che tutto sia ipnosi, anche considerandola una forma di comunicazione. C'è modo e modo di comunicare. Se nessuno piange o muore nelle pubblicità, ci sarà pure un motivo.

      La cosa migliore è dire che l'ipnosi è la realizzazione dei fenomeni ipnotici, con cui poi si realizzano le condizioni per somministrare le suggestioni del caso, in forma diretta, indiretta, o sotto forma di metafora.

      Credo che questo approccio porti ad una definizione dell'ipnosi valida, che ha un significato definito e che possa spiegare anche come e perché. Concentrandosi sui fenomeni, si ha qualcosa che è possibile misurare, la presenza o meno del fenomeno, almeno.

      L'ipnosi deve essere un'azione cui corrisponde una reazione del soggetto, evidente e descrivibile. Inconscia non vale, perché non possiamo vederla, sentirla, odorarla, quindi è trasparente ai nostri sensi come a quelli del soggetto, e di conseguenza non esiste.