Natura delle suggestioni post-ipnotiche

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La natura delle suggestioni post-ipnotica è una discussione che data da tempo, almeno da quando il filosofo Paul Janet si pose il problema della sua natura.

Se si formula la suggestione di ritornare in 13 giorni durante una seduta d'ipnosi (come fece Bernheim), il soggetto al risveglio non la ricorderà (se è sonnambulo), ma nonostante questo, la eseguirà puntualmente alla data stabilita. La suggestione post-ipnotica eseguita con maggiore ritardo di cui sono a conoscenza è riportata sulla “Revue de l’hypnotisme” (01-11-1886) a firma di M. Liégeois, uno dei componenti della scuola di Nancy. I dettagli sono in questo articolo.

Come riesce il soggetto a sapere che sono trascorsi 13 giorni?

Per risolvere il problema sono state formulate molte soluzioni, a cominciare da quella della dissociazione, proposta dell'omonimo Janet, Pierre, uno dei più importanti ed influenti psicologi francesi tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo. La dissociazione postula che una seconda coscienza tiene conto del tempo, al di fuori della conoscenza della coscienza "principale". Comincia ad apparire chiaro come certe soluzioni siano più complicate del problema stesso, o che il problema nasconde aspetti della struttura della mente che non sono poi così semplici da afferrare.

Joseph Delboeuf, nel 1885, e Hyppolite Bernheim un anno più tardi, proposero una soluzione alternativa, che postulava la "ricaduta" occasionale del soggetto in uno stato ipnotico, nel quale ricordava la suggestione impartita. Il quadro della suggestione da eseguirsi a scadenza, è complicata dal fatto che il soggetto dovrebbe ricadere nello stato ipnotico ogni giorno, effettuando una sorta di verifica delle suggestioni impartire, e non soltanto occasionalmente. Ci dovrebbe essere una sorta di programma che fa entrare il soggetto in uno stato ipnotico, verifica che gli siano state date suggestioni post-ipnotiche, ed eventualmente le esegue. Anche questa soluzione non sembra molto pratica, anche se ha trovato in Erickson uno dei successori.

Un altro aspetto da considerare, è che le suggestioni post-ipnotiche sono eseguite anche da soggetti che non sviluppano amnesia post-ipnotica, anche se dimenticano, a distanza di tempo, le suggestioni da eseguire a scadenza.

Un altro aspetto della suggestione post-ipnotica, è che ogni suggestione, per essere efficace, deve essere post-ipnotica, ma che la potenza delle suggestioni decresce nel tempo, per questo serve fare una sedute a scadenza, che servono da rinforzo delle suggestioni, finché il cambiamento desiderato non si è stabilizzato. Le suggestioni post-ipnotiche a scadenza, sembrano violare questa caratteristica generale delle suggestioni, ampiamente condivisa, persistendo immutate e con la stessa forza originaria per giorni, mesi, anni.

Chiarire il problema della suggestione post-ipnotica, significa interrogarsi più in generale sul tema della suggestione, e in particolare sulla suggestione in ipnosi. La scuola di Nancy sosteneva infatti che l'ipnosi funzionasse come una sorta di amplificatore della suggestione, ossia che il soggetto in ipnosi fosse più suggestionabile che nel normale stato di veglia.

Paul Janet dice della suggestione: "l'operazione con cui, nello stato di ipnotismo o forse in certi stati di veglia ancora da definire, si può, con l'aiuto di alcuni sensazioni, in particolare della parola, provocare in un soggetto ben disposto, una serie di fenomeni più o meno automatici, e farlo parlare, agire, pensare, sentire come lo desideriamo, in una parola lo trasformarlo in una macchina".

Un po' troppa enfasi sugli effetti della suggestione, magari, ma tra le righe c'è il riconoscimento della disponibilità del soggetto ad eseguire e suggestioni. Se vi è capitato un soggetto ipnotico straordinario, che riesce a eseguire qualunque fenomeno, ma che non esegue nemmeno la minima suggestione che affronti, riguardi o circoscriva il suo problema, sapete di cosa sto parlando.

Paul Janet considera l'ipnosi come una patologia, in linea con le idee della Salpêtrière, e avvia quella polemica che costituirà lo scontro con la scuola di Nancy.

La questione della suggestione post-ipnotica a scadenza su cui si interroga Paul Janet, è che non c'è un evento esterno, per esempio l'incontro di una persona o il recarsi in un luogo particolare, che possa fungere da attivatore della suggestione tramite associazione. Una suggestione come "Quando incontri il signor tal dei tali fai tre salti e una capriola", sarà eseguita all'incontro del signore in questione, e questo è facile da capire, non riserva sorprese, non turba la logica. Si fa riferimento a qualcosa di concreto, mentre nel caso della suggestione differita, ci si riferisce al tempo, che è un concetto astratto. Non si possono vedere "due giorni", né incontrare "quattro settimane", né tanto meno toccare "un mese".

Una soluzione possibile, proposta da molti, è l'esistenza di una sorta di orologio interno, una pendola mentale, che silenziosamente conosce lo scorrere del tempo, e che, almeno per me misteriosamente, è sintonizzata sulla durata del giorno terrestre. Non potendo effettuare esperimenti di suggestioni post.ipnotiche su Marte, per vedere scoprire se la suggestione calcola il tempo correttamente in base alla rotazione del pianeta rosso, dobbiamo dare per scontato che l'orologio interno si è sintonizzato, magari attraverso tortuosi percorsi evolutivi, sulla rotazione terrestre. I ritmi circadiani, potrebbero essere implicati nel funzionamento di questo orologio interno, ma non sono sincroni alla durata del giorno, quindi calcolerebbero durate in difetto, sbagliando di ore o giorni, a seconda del differimento dell'esecuzione della suggestione post-ipnotica.

Pierre Janet, che studiava e formulava teorie sulle personalità multiple, propose la soluzione della dissociazione, una sorta di seconda coscienza, un doppio al di fuori della coscienza, quindi inconscio. Janet considerava l'ipnosi la manifestazione di una forma d'isteria, e lavorando con un'isterica, Lucia, scoprì che questa poteva eseguire la suggestione post-ipnotica di rientrare in ipnosi dopo un certo numero di colpi battuti con le mani. Naturalmente era del tutto dimentica della suggestione impartita, e sempre inconsciamente, poteva eseguire operazioni matematiche. Janet, insomma, aveva chiarito che esisteva la possibilità di compiere operazioni psicologiche importanti anche al di fuori del normale stato di coscienza. La nozione di operazioni mentali inconsce, che servivano a calcolare il tempo, aveva perduto significato. Se il suo soggetto poteva eseguire calcoli e scrivere lettere in stato d'ipnosi, bisognava forse chiedersi cosa fosse una operazione inconscia?

Da qui il concetto di dissociazione: gli atti che consideriamo inconsci, non lo sono affatto, lo sono nei confronti della coscienza principale, non di quella secondaria che li esegue. Una differenza un po' cavillosa se vogliamo, anche perché ci costringe a considerare quante di queste coscienze separate esistono, un per ogni attività particolare, una soltanto buona per tutte le occasioni?

Hilgard riportò il concetto di Janet a nuova vita formulando la teoria della "neodissociazione".

Per quando riguarda Delboeuf e Bernheim, come abbiamo detto prima, bisogna notare che loro teoria, che prevede che il soggetto rientri in ipnosi per eseguire la suggestione post-ipnotica, non riesce a chiarire come faccia il soggetto a capire quando rientrare in ipnosi, e l'esistenza di un programma mentale dedicato a questo scopo, sembra piuttosto improbabile.

Secondo Janet, il concetto di inconscio di Janet, ci è rivelato proprio dall'esecuzione della suggestione post-ipnotica, grazie al meccanismo di separazione dalla coscienza principale. A questo punto, però, la questione non si limita solo alle suggestione post-ipnotiche, ma a molti, se non tutti i fenomeni ipnotici. Questa naturalmente è una storia ancora più complessa e fatalmente irrisolta. Forse è vero che la mente ha le sue ragioni (inconsce), che la ragione non conosce.

Bibliografia

  1. LeBlanc, A. V. R. (2000). On hypnosis, simulation, and faith the problem of post-hypnotic suggestion in France 1884-1896.

  2. LeBlanc, A. (January 01, 2004). Thirteen days: Joseph Delboeuf versus Pierre Janet on the nature of hypnotic suggestion. Journal of the History of the Behavioral Sciences, 40, 2,
    123-47.