Matematica, abitudini, cambiamento.

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Si possono cambiare abitudini così come si possono cambiare le proprie convinzioni. Se esiste anche il minimo dubbio su queste due affermazioni, allora la prima cosa da fare è cambiare l'assurda convinzione che non si possa cambiare.

Lo spunto me lo offre la matematica, un campo dove sembra che  possano eccellere soltanto coloro che sono forniti dalla natura di particolari doti. Esiste infatti una tradizione culturale, che potremmo chiamare del determinismo genetico, che considera la matematica l'espressione di una capacità genetica. Alcuni ne sono provvisti, e quindi riescono ad addentrarsi nei complicati meandri delle formule matematiche, altri ne sono privi, e quindi possono lasciare perdere con la matematica, dato che per quanti sforzi facciano, non riusciranno mai a farla entrare nelle loro teste.

Credo che questo modo di pensare provenga in gran parte da coloro che hanno trovato la matematica una scienza astratta e astrusa, e non sono mai riusciti a comprendere il senso e il significato di una equazione. In ogni caso la concezione del dono genetico è molto diffusa, soprattutto in occidente, e molto spesso è una buona scusa per lasciar perdere definitivamente con tutto quello che, specialmente per la matematica, richiederebbe del lavoro per essere portato a termine.

La giustificazione di "non essere dotati per ...," o "non essere portati per ...," è rivolta sia agli altri, per dimostrare loro che non siamo stupidi, anche perché  magari in altri campi eccelliamo, ma soprattutto a noi stessi, in modo che nonostante qualunque fallimento, possiamo lasciare la nostra autostima intatta, o forse magari solo leggermente ferita. D'altra parte, perché trasformarci in matematici provetti a tutti i costi, quanto madre natura ha decretato il contrario. Perché mettersi contro le leggi che governano l'universo?

Eppure, con un certo sforzo e molta applicazione, chiunque può riuscire a districarsi nelle formule matematiche, anche le più complesse. Questo non farà di lui un Gauss, né il più grande matematico di tutti i tempi, ma lavorando sodo e applicandosi si può riuscire a fare della matematica, come di qualunque altra cosa, un lavoro. In molte scienze applicate, come l'ingegneria, non bisogna essere dei matematici geniali per riuscire, bisogna solo conoscere dei procedimenti complessi, che sono insegnati e possono essere appresi.

Richard Nisbett, nel suo libro "Intelligence and How to Get It" ha fatto un esperimento convincendo una gruppo di studenti minoritari dell'"high school" che l'intelligenza è malleabile, e che può essere sviluppata con il duro lavoro, che l'apprendimento cambia il cervello creando nuove connessioni tra i neuroni, e che gli studenti stessi erano responsabili di questo processo.

Questo ha ottenuto come risultato che i ragazzi lavorassero di più, fino a raggiungere risultati migliori. E gli effetti maggiori si verificarono proprio con quegli studenti che credevano che l'intelligenza fosse un tratto genetico immutabile.

La chiave per trasformare un bambino, o perché no, anche un adulto, da idiota matematico a matematico senziente, può essere condensata in due punti:

  1. Abbandonare la convinzione che l'intelligenza è immutabile
  2. Lavorare per migliorare la propria

Entrambi i punti, valgono per il cambiamento delle abitudini, e mi duole dirlo, non hanno effetti se presi separatamente. Se si vuole cambiare una abitudine senza ricorrere ad aiuti esterni come l'ipnosi, bisogna abbandonare la convinzione a cui facevo riferimento all'inizio dell'articolo: ossia che non si possa cambiare, e in seguito mettere in atto tutti gli accorgimenti del caso per abbandonare un'abitudine che non ci piace, o formarcene una nuova che ci piacerebbe avere.

Il piano è chiaro, ma non sempre l'attuazione è facile, infatti ci sono molti ostacoli da superare prima di tagliare il traguardo che ci siamo prefissati.

L'ostacolo maggiore è quello del fallimento precoce. Infatti molto spesso le cose non vanno per il verso giusto, ad esempio perché la vecchia abitudine ben radicata interferisce con la nuova. Se non si è abbastanza perseveranti, se non si riconosce il fatto che bisogna lavorare anche duramente per cambiare nella maniera desiderata, ci si arrende, la vecchia abitudine prende il sopravvento e la convinzione di non poter cambiare è confermata. Questo circolo vizioso porta alla fine ad considerarsi incapaci di qualunque cambiamento, perché non fa altro che confermare la convinzione che non si possa cambiare.

Come si può imparare la matematica appliccandosi con diligenza e lavorando duramente, così si può fare per le abitudini, che sono altrettanto malleabili quanto l'intelligenza. E quando i cambiamenti sembrano ristagnare, allora bisogna fare uno sforzo ulteriore, applicandosi con più diligenza, con maggiore impegno, sapendo che alla fine i nostri sforzi saranno ricompensati.