Magnetismo istruzioni per l'uso - 1

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Puysegur, allievo prediletto di Mesmer, spiega le sue idee sul magnetismo, sia dal punto di vista teorico che da quello pratico, dandoci una lezione di grande umanità e di profonda pietà umana. Contrariamente a quanto si crede e come si potrà capire da questo scritto, i mesmeristi erano molto più avanti nella pratica di quanto oggi si ritiene e più di quanto tutti coloro che non li hanno mai letti vanno scrivendo, senza saperne nulla. La teoria del mesmerismo aveva le sue pecche, era troppo esoterica ai nostri occhi, troppo permeata di cause apparenti, di forze misteriose e inesplicabili, ma ancora oggi non esiste una teoria soddisfacente che spieghi i meccanismi dell'ipnosi. Inoltre Puysegur sostiene apertamente la possibilità di mesmerizzare senza tenere conto del magnetismo animale. Usare quello che funziona per quello che serve, è un po' il paradigma dell'ipnosi odierna.

Il mesmerismo, come si potrà leggere nella seconda parte dell'articolo, dove sarà esposto il modo di applicarlo in pratica, non differisce tanto dall'ipnosi vera e propria. Tutto quello che è diventato evidente in seguito, che è stato classificato con maggiore rigore, e che speso ancora oggi è contestato, come la possibilità di compiere atti contrari alla propria volontà sotto ipnosi, era già ben chiaro quando Puysegur scriveva queste pagine, dopo un'esperienza trentennale nella pratica del mesmerismo, interrotta dalla rivoluzione francese, ma ripresa immediatamente dopo.

Oltre a queste pagine, Puysegur ci ha lasciato nei sui scritti una metodica di lavoro con i sonnambuli, molto interessante ed efficace, che non ha nulla da invidiare alle tecniche della nuova ipnosi, essendo completamente basata sulla capacità del "mesmerizzato" di risolvere da solo il suo problema. Un punto di vista molto moderno, che è bene studiare con molta attenzione.

Capitolo XIV

Saggio d'istruzioni per apprendere a magnetizzare.

Prima sezione

Il modo di capire e spiegarsi il meccanismo del magnetismo animale

D. Che intendete voi per magnetizzare?

R. E' toccare un malato all'indirizzo del suo male, o nelle parti più sensibili del suo corpo, per provocarvi del calore.

D. Credete voi che questo calore possa penetrare nel corpo di un malato?

R. Si; e questo è quello a cui bisogna tendere; se questo calore non fosse che superficiale, non produrrebbe molto effetto.

D. Come considerate voi questo calore?

R. Come l'effetto dell'accelerazione del movimento tonico esistente nel corpo del malato.

D. Il magnetismo animale è dunque l'arte di accelerare il movimento tonico nel corpo dei nostri simili?

R. Non è un'arte, è una facoltà.

D. Tutti gli uomini hanno questa facoltà?

R. Ce l'hanno più o meno, secondo il grado della loro forza e della loro salute.

D. Possono dunque magnetizzare?

R. Senza dubbio, purché ne abbiano la volontà.

D. Perché aggiungete, quando ne hanno la volontà?

R. Perché gli uomini non si decidono a fare un atto qualunque, che quando hanno la volontà di farlo.

D. E' dunque un'azione, il magnetizzare?

R. E' un atto tanto fisico quanto battere, carezzare, pigiare qualche cosa dentro un mortaio, lavorare a un mestiere difficile, o la composizione di opere che richiedono attenzione, della forza e dell'applicazione, infine come tutti gli atti che qualche motivo ci ispira la volontà di produrlo.

D. Se tutti gli uomini hanno la facoltà di magnetizzare, come succede che non l'abbiano scoperta prima in loro?

R. Tutto attesta che altre volte gli uomini hanno goduto pienamente della loro forza magnetica. Le fiabe, i misteri, le cerimonie dei popoli antichi ci lasciano intravedere delle tracce; ma probabilmente le forme, le procedure esteriori per magnetizzare soffocarono ben presto lo spirito di chi li aveva istituiti. L'uso di questa facoltà, una volta perdita, l'ignoranza e la superstizione hanno costantemente perseguitato gli uomini che, in epoche differenti, hanno annunciato di averlo riscoperto.

D. Una volta persuasi che si ha in se la forza magnetica, non si tratta . al più che avere la volontà per produrre degli effetti?

R. Si, per produrre degli effetti qualsiasi, non c'è bisogno di più; ma per produrne di utili e mai di dannosi, bisogna ancora agire in maniera costante e regolare.

D. Che intendete per agire in maniera costante e regolare?

R. Un confronto ve lo farà capire. E' per l'agitazione dell'aria sulle pale di un mulino, che il suo meccanismo si mette in moto; se questa agitazione si indebolisce o cessa, la mola del mulino rallenta o si ferma all'istante; se il vento cambia o diventa troppo violento, il meccanismo si disorganizza ugualmente. La nostra azione magnetica è il vento che dona o piuttosto accelera il movimento tonico di un malato; la nostra volontà, è chi da alla nostra azione la sua direzione utile e necessaria.

D. Si può dunque fare del male magnetizzando?

R. Senza dubbio. Se uno tocca un malato senza intenzione o senza attenzione, non gli fa né bene né male; ma una volta che gli si sia fatto effetto, al contrario della prima impressione data da un altro, si occasiona in lui, necessariamente, del turbamento e del disordine. Se, per indifferenza o per timore non si rimedia a questo disordine, possono seguire i risultati più spiacevoli. Non c'è che una maniera di magnetizzare sempre utilmente, che di volere fortemente e costantemente il bene e il beneficio del suo malato, e di non cambiare né variare mai la direzione della sua volontà.

D. Ma con la volontà ferma e costante di procurare il maggior beneficio a un malato, non si potrebbe, qualche volta, provocare troppo effetto in lui?

R. Mai.

D. Come, mai? Anche i migliori medicamenti nocciono, sovente, quando sono somministrati senza misura e senza discernimento.

R. Non si deve mai paragonare l'effetto dei medicamenti all'effetto dell'azione magnetica, perché i primi agiscono innanzitutto sugli organi, mentre i secondi agiscono sempre immediatamente sul principio vitale, al quale comunicano un movimento che gli è analogo, e che non viene che ad aggiungersi agli sforzi che fa senza sosta da lui stesso per conservare l'equilibrio o la salute.

D. Sebbene tutti gli uomini abbiano più o meno la forza magnetica, non credete voi, tuttavia, che i medici ne farebbero sempre uso con più discernimento degli altri?

R. Sarebbe vero, se il magnetismo animale fosse una scienza o un'arte; ma siccome non è che una facoltà, tutti gli uomini, indistintamente, la possono esercitare ugualmente bene.

D. Ma non può darsi il caso in cui certe volte si faccia aumentare e certe altre diminuire l'azione del principio vitale in un malato?

R. Si, certamente.

D. Chi può, dunque, meglio di un medico giudicare in anticipo se bisogna aumentare o temperare l'azione del principio vitale di un malato?

R. La scienza dell'osservazione dello stato del principio vitale dei malati, unita alla conoscenza dei medicamenti opportuni per ridare al movimento il dono che gli è necessario, è in effetti l'arte della medicina ordinaria; anche i medici guariscano molte malattie, ma i più istruiti e i più esperti convengono allo stesso tempo che la natura ne sa ancora più di loro. Ora, essendo il magnetismo animale l'agente della natura, è del tutto naturale che agisca più sapientemente di loro.

D. Non è dunque necessario conoscere né la specie né la causa delle malattie per mettersi a guarirle con il magnetismo animale?

R. Affatto: l'azione magnetica diretta e sostenuta dalla volontà ferma di alleviare il mali di un malato, darà sempre al suo principio vitale un'azione che sarà la più favorevole.

D. E il fluido universale, voi non ne parlate?

R. Perché è inutile.

D. Credete che non esista un fluido universale?

R. non ho mai detto che esista o non esita il fluido universale; non so di più se ci siano dei fluidi magnetici, elettrici, luminosi, etc. Quello di cui sono soltanto sicuro e molto certo, è che è inutile sapere se esiste o non esiste uno solo di questi fluidi per magnetizzare bene.

D. Come ammettere l'effetto dell'azione di un corpo su un altro copro, senza l'intermediazione di un mezzo che gli trasmetta e comunichi il suo impulso?

R. Il magnetismo animale non è l'azione di un corpo su un altro corpo, ma l'azione del pensiero sul principio vitale dei corpi.

D. E' proprio quello che posso ancora comprendere meno.

R. Ne convengo, anche se non si deve cercare di spiegarselo; è, perché il pensiero muove la materia. E' questa verità che Virgilio ha reso così bene nei versi dell'Eneide, che voi avete usato per l'iscrizione della vostra sala di trattamento:

Mens agitat molem et magno se corpore miscet.

D. Se il pensiero muove la materia, c'è dunque una essenza superiore nella materia?

R. Non risponderò a questa domanda, che non vi istruirebbe che della mia particolare opinione; ciascuno deve essere libero di risolverla secondo la misura della sua intelligenza. Per terminare questa prima parte di istruzione ai nuovi magnetizzatori, è sufficiente ripetere loro che non importa la maniera di rendersi conto del principio di tutte le nostre volontà e delle nostre azioni, chi con il cuore compassionevole, crederà alla sua forza magnetica e vorrà esercitarla, si procurerà i piaceri più dolci che sia possibile gustare.

Sezione II

La mia opinione sulle cause dell'azione magnetica dell'uomo

Le osservazioni che ho fatto, che una palla non rotola se non la si mette in movimento, mi hanno portato a giudicare che, poiché la terra e i pianeti rotolano nello spazio, c'è bisogno di un agente qualunque che gli abbia comunicato l'impulso che determina le loro rivoluzioni.

Ma una palla che rotolo si ferma quando cessa l'azione della forza d'impulso che ha ricevuto; dunque, poiché i pianeti non si fermano, è la prova, a mio avviso, che l'impulso dell'agente principe dei loro movimenti non smette.

Vedo, di più, un movimento tonico o intestino, tanto nell'intera massa della terra, che dentro tutte le parti che la compongono; i venti, le tempeste, le maree, le intemperie, i fuochi sotterranei, le meteore, etc. da una parte; la cristallizzazione dei minerali, la vegetazione delle piante, la generazione degli esseri, dall'altro, ne sono per me la manifestazione; tutto infine, mi annuncia un movimento impresso alla materia, e la continuità dell'azione principe di questo movimento.

Ma al posto di ammettere un agente motore del movimento nella materia, non sarà la materia stessa causa e principio di tutti i suoi effetti?

Non questo non sarebbe possibile, la mia intelligenza e i miei sensi mi dicono che nulla si muove da solo. Allora dato che la materia è in movimento, è necessariamente sottomessa all'azione di un principio superiore a lei, e questo principio superiore alla materia è Dio, che non posso comprendere, è vero, non essendo che uno dei prodotti della sua onnipotenza, ma dell'esistenza del quale sono certo.

Ecco dunque, fino a qui, due realtà per me:

  1. Dio
  2. Le sue azioni

Dio principio e causa; la via dell'universo, le sue azioni.

Vediamo, al presente, quello che succede quando magnetizzo: la compassione che mi ispira un malato, fa nascere in me il desiderio o il pensiero di essergli utile, e dal momento che decido a tentare di soccorrerlo, il suo principio vitale riceve l'impressione dell'azione della mia volontà.

Non scorgete ancora qui due realtà?

  1. Il principio della mia volontà
  2. La sua azione

Il principio della mia volontà, altrimenti detto la mia anima, causa della mia azione; l'effetto sentito dal malato, il risultato di questa azione.

L'effetto dell'azione di Dio è il movimento nella materia indefinita.

L'effetto dell'azione della mia anima è il movimento nella materia finita.

Della similarità tra gli effetti, concludo che c'è similarità tra le cause.

Quindi Dio e la mia anima sono della stessa essenza.

O, Dio è superiore alla materia, di conseguenza immateriale; dunque anche la mia anima è immateriale.

Dio, causa prima, dunque l'essenza immateriale non è affatto confinata nei limiti delle forme, dello spazio e del tempo, essendo tutto creato e tutto formato, si può distruggere tutto e tutto conservare.

La mia anima, causa seconda, di cui l'essenza immateriale è confinata nei limiti delle forme, dello spazio e del tempo, non può creare nulla, nulla formare, e non può soltanto che conservare e restaurare.

Mi fermo a quest'ultima conclusione di una teoria metafisica che, non soltanto si accorda con quella che vi ho dato precedentemente sull'azione e gli effetti fisici del magnetismo animale, ma che, in più, ne è veramente la prova e il complemento.

Lascio a degli spiriti più capaci di me, dedurre dalla certezza dell'esistenza di Dio e di quella della nostra anima, le regole dei nostri doveri morali, politici e religiosi; la mia intenzione non è che di provare la realtà del magnetismo animale e non uscirò fuori dai confini che mi sono dato.

Bibliografia

  1. CHASTENET DE PUYSÉGUR, Armand Marie Jacques. (1809). Du magnétisme animal considéré dans ses rapports avec diverses branches de la physique générale. Paris : Cellot.