L'ipnosi non va alla guerra

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L'ipnosi non va alla guerra

Con l'ipnosi si possono fare molte cose e raggiungere molti traguardi, e non mi stupisce che qualcuno abbia pensato di ricorrervi per vincere una guerra.

Ralph Slater, l'ipnotista rapido, uomo di spettacolo della prima metà del 1900, in un articolo di Life del 1943, intitolato "High-speed Svengali wants to dehypnotize Germany", sosteneva che il popolo tedesco era stato ipnotizzato a combattere la guerra dalla voce acuta di Hitler e tecniche microfoniche. A sostegno della sua tesi, mostrava immagini di tedeschi in trance.

Slater voleva de-ipnotizzare il popolo tedesco usando la radio ad onde corte, e per dare sostegno alla sua tesi, ipnotizzò via radio, in uno studio appositamente preparato, una serie di soggetti. Ma la sua performance, ponte catalettico, mani magnetiche, catalessia e altre manifestazioni da palcoscenico, non riuscì a chiarire in che modo avrebbe de-ipnotizzato i tedeschi.

Ma non fu solo in questa occasione che l’ipnosi non andò in guerra. Andrew Salter sosteneva, in un articolo del Time del 1941, che sarebbe stato possibile insegnare l’autoipnosi ai soldati per far percorrere loro lunghe distanze con lo zaino in spalla senza avvertire fatica, rimanere lunghi periodi senza mangiare oppure dormire tranquillamente nelle trincee o nelle buche delle bombe anche sotto il fuoco di sbarramento dell’artiglieria.

Salter propose anche di mantenere alto il morale dei londinesi con l’aiuto dell’ipnosi, ma il Governo di sua Maestà, a quanto pare, declinò l’offerta.