La soglia di Erickson

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E' raro, ma succede, che alcune persone non riescano ad entrare in ipnosi, nonostante la loro buona volontà e l'utilizzo da parte dell'ipnotista di tutto il suo repertorio di tecniche: succedeva anche al mitico Milton Erickson.

Il fatto era noto sino dalle prime esperienze di Liébeault , che nel suo libro scrisse che se il sonno magnetico non sopraggiungeva al primo tentativo, bisognava riprovare nei giorni successivi, che si sarebbe raggiunto in due o tre sedute.

Nelle statistiche di Liébeault, rimane comunque una percentuale residua di soggetti non ipnotizzabili, che è di circa il 2,5%. Herb Spiegel stimava una percentuale analoga e molti altri autori riportano numeri simili. Sembra, insomma, che ci sia uno zoccolo duro di soggetti non ipnotizzabili che si attesta intorno al 2%.

Questi dati sono contestati da altri autori, non tanto nella quantità, quanto nella sostanza. Cito Elman e Erickson per tutti, secondo i quali il concetto di ipnotizzabilità, ossia della capacità di entrare in ipnosi, non deve essere preso in considerazione, poiché ogni essere umano è ipnotizzabile.

Le due tesi sono diametralmente opposte, e ci sono ragioni per sostenerle entrambe. Però, ogni argomento a favore, o contro, piuttosto che i fatti, riflette le convinzioni personali degli autori o una particolare teoria dell'ipnosi.

Infatti quando sosteniamo che una persona non è ipnotizzabile, stiamo soltanto dicendo che le tecniche e le capacità di un ipnotista, non riescono a produrre il risultato atteso, che nel caso di Liébeault era l'instaurarsi del sonno magnetico, nel caso di una induzione di Elman è il raggiungimento del sonnambulismo, e per Erickson il coinvolgimento dell'inconscio del soggetto.

Se per esempio otteniamo soltanto una trance leggera senza sonnambulismo, possiamo considerare il soggetto ipnotizzabile, o no?

Per Milton Erickson la risposta sarebbe stata scontata, dato che l"'ipnosi non esiste, tutto è ipnosi", mentre io tendo a credere che l'ipnosi esista e che dobbiamo misurarla in qualche modo, almeno da un punto di vista puramente operativo.

In realtà l'ipnotizzabilità dipende molto dalle nostre aspettative. Chi si aspetta che tutti i suoi soggetti raggiungano il sonnambulismo, avrà un'alta percentuale di soggetti non ipnotizzabili. Viceversa, chi giudica sufficiente una trance leggera, avrà una percentuale di soggetti non ipnotizzabili molto minore.

Prima di giudicare l'ipnotizzabilità, dovremmo in realtà chiarire molto precisamente cosa intendiamo per ipnosi, ma qui le cose si fanno complicate. Ad esempio, chi pensa che l'ipnosi sia un gioco di ruolo in cui un soggetto fa l'ipnotista e un altro l'ipnotizzato, potrebbe definire l'ipnotizzabilità come la capacità di lasciarsi coinvolgere nel gioco, e la non ipnotizzabilità come un'assoluta mancanza di cooperazione.

Non si tratta di sfumature, ma di concetti assolutamente differenti nel modo di considerare gli stessi fenomeni osservati. Quindi possiamo abbandonare ogni teoria e rivolgere la nostra completa attenzione al fenomeno. Ci sono alcuni soggetti, pur se rari come i denti di gallina, che non riescono a sperimentare nessuno dei fenomeni dell'ipnosi, così come nessun ipnostista, per quanto titolato, famoso e preparato, riesce a ipnotizzare tutti i suoi soggetti.

Le percentuali indicate da Liébeault, Bernheim e altri, attestano perlomeno che un certo numero di persone non riesce ad entrare in ipnosi con quell'ipnotista in particolare. Che i numeri siano simili potrebbe indicare che siamo in presenza di un fenomeno reale, che possiamo calcolare quantitativamente.

Purtroppo l'esito delle statistiche potrebbe derivare dal modo in cui i dati sono registrati. Se parliamo d'ipnotizzabilità e ci fermiamo alla prima prova con un soggetto, i dati ci dicono che in un'ora o poco più, quanto di solito dura una seduta, una certa percentuale di persone non riesce a sperimentare nessuno dei fenomeni dell'ipnosi.

Se allungassimo i tempi, otterremmo lo stesso risultato?

Sicuramente no, anche perché tentare l'ipnosi in sedute successive equivale proprio a questo, e tutti gli autori concordano su questo punto: all'aumentare del numero di prove, aumenta la possibilità di ottenere i fenomeni dell'ipnosi.

Ci dobbiamo quindi aspettare che aumentando il tempo di ogni seduta o prolungandone il numero, che la percentuale dei soggetti "non ipnotizzabili" decresca. E così è in effetti.

Potremmo dire quindi, in accordo con Elman e Erickson, che non esistono soggetti non ipnotizzabili, dato un tempo sufficiente per sperimentare l'ipnosi.

Ora, se questo approccio è corretto, dobbiamo definire in maniera più corretta l'espressione "tempo sufficiente". Provare ad ipnotizzare soggetti ritenuti "non ipnotizzabili" durante tutto l'arco della loro vita, sembra l'unico esperimento che conduca a una risposta definitiva. Purtroppo un simile esperimento sembra difficilmente attuabile, inoltre, e mi dispiace portare un ombra di tristezza nella discussione, nel lungo periodo, come dicono gli economisti, saremo tutti morti, per cui, per essere efficaci e realisti, dobbiamo ottenere dei risultati nel medio periodo, meglio ancora nel breve. Una medicina che cura il raffreddore in una settimana è inutile, perché il raffreddore passa in sette giorni. Una cura efficace del raffreddore deve durare tre giorni, meglio due.

Erickson a questo proposito, riporta l'esperienza con un suo studente, che riuscì a sperimentare l'ipnosi dopo 300 ore di sedute. Non so se Erickson esagerasse, ma possiamo considerare quelle ore come una sorta di tempo limite, oltre il quale è inutile andare e l'esperimento risulta concluso.

Ma trecento ore di tentativi sono ragionevoli, oppure siamo già nel regno del lungo periodo, per quanto attiene all'ipnosi?

Secondo me siamo già nel regno del lungo periodo, perché se trecento ore sono un piccolo passo per un immortale, diventano un grande spreco di tempo per chi vuole fare ipnosi, senza considerare che l'ipnotista ha un costo. Comunque possiamo considerare questo periodo come una soglia e darle il nome di Erickson: trecento ore sono quindi la soglia di Erickson, il tempo limite oltre il quale ogni ulteriore sperimentazione è inutile e il soggetto può essere considerato non ipnotizzabile.

In sintesi:

siccome è impossibile stabilire quando un soggetto andrà in ipnosi

  • Si ritiene di dover stabilire un limite massimo di tempo per indurre l'ipnosi
  • Si ritiene che i soggetti che superano questa soglia di tempo possano essere ragionevolmente considerati non-ipnotizzabili (nonostante Elman ed Erickson sostengano che questi soggetti non esistono)
  • Si ritiene di stabilire che 300 ore sono la soglia temporale oltre la quale un soggetto è dichiarato non-ipnotizzabile
  • Si ritiene che a questo valore sia attribuito il nome di "soglia di Erickson"

Prendere in considerazione il fattore tempo risolve il problema dell'ipnotizzabilità dal punto di vista strettamente operativo. Infatti ritengo che l'ipnosi è una capacità, e che come tale può essere sviluppata al pari di altre capacità (e qui mi trovo in accordo con Erickson), per cui il tempo di apprendimento assume una importanza rilevante. Ogni apprendimento deve portare all'acquisizione di nuove capacità, ma deve farlo entro il limite di tempo in cui l'utilizzo di questa nuova capacità è fruibile e con costi d'apprendimento sostenibili.