Ipnotismo e stati analoghi

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Gilles de la Tourette, noto per aver scoperto la sindrome che porta il suo nome, scrisse il libro "L'ipnotismo e gli stati analoghi sotto l'aspetto medico legale" pubblicato nella traduzione italiana nel 1888 a cura del Dott. Luigi Bufalini.

Riporto qui le introduzioni fatte sia da parte del curatore, che dall'eminente prof. Charcot, maestro dello stesso Tourette. Entrambe sono indicative di come la scuola, in seguito conosciuta come della “Salpêtrière”, intendeva l’ipnosi: una nevrosi pari all'isteria.

La storia lo ha smentito, ma la sua opinione incuteva rispetto e paura e contraddirlo poteva costare caro. Ho letto una ricerca molto interessante fatta da un medico italiano del tempo sull'utilizzo dell’ampiezza del campo visivo come elemento per determinare la diagnosi d’isteria. Il povero dottore, dovendo sostenere, dati sperimentali alla mano, un’opinione diversa da quella di Charcot, ricorda ogni due righe che sono i fatti sperimentali che contraddicono l’esimio prof. Charcot, altrimenti lui non si sarebbe mai permesso.

Alla fine dell’ottocento, comunque, non accadeva nulla di diverso da quello che accade oggi, quindi è meglio essere indulgenti nei giudizi, perché alcune delle cose che crediamo oggi, non sono necessariamente vere, almeno quanto l’ipnosi non è una forma di isteria.

Charcot

Signore,

Intendendo di far conoscere ai medici del vostro paese il libro di un mio allievo, il signor Gilles de la Tourette, avete trascritto delle opinioni che hanno già avuto eco in Italia.

Tralascio tutto ciò che riguarda lo studio dei fenomeni della serie ipnotica per arrivare all'applicazione diretta della dottrina che ho sempre sostenuto: che l'ipnotismo è una vera nevrosi, una sorta di malattia sperimentale in cui i rischi sono numerosi, quando i fenomeni sono causati da mani inesperte.

L’individuo soggetto ad essere ipnotizzato, porta con se una tara nervosa, e molto spesso è l’isteria. Trarrò la conclusione che il rimedio è spesso peggiore del male e che se è legittimo intraprendere la cura di alcuni sintomi isterici mediante l'ipnosi, bisogna sempre mettere quest’ultima sullo stesso rango di un farmaco pericoloso e non impiegarlo se non saggiamente.

Solo il medico curante e i medici abituati all'osservazione delle malattie nervose, potranno giudicare se non sia meglio lasciare in sospeso fenomeni isterici di poco valore senza il rischio di sostituirli con altri gravi nati sotto l’influenza delle loro manovre.

I tuoi connazionali hanno così deciso e dopo le disastrose esperienze in pubblico a Milano e Torino [ci si riferisce agli spettacolini Donato, che ebbero uno straordinario successo di pubblico, tanto che dovette intervenire la forza pubblica per disciplinare la folla intorno al teatro], hanno pensato che l'ipnotismo è un campo di esercizio limitato nel quale solo gli uomini di scienza possono devono penetrare.

Queste idee, di cui spero presto di vedere l’applicazione in Francia, saranno propagate dalla vostra traduzione, poiché M. Gilles de la Tourette ha dedicato largo spazio nel suo libro.

Nella diffusione, avete fatto un buon lavoro e spero che la vostra traduzione riceva l’accoglienza cui i vostri precedenti studi l’hanno ampiamente preparata.

Parigi, 2 agosto 1887.
J. Mr. Charcot, membro dell'Istituto di Francia.

Questa è la lettera di accompagnamento alla traduzione italiana del libro per mano di Charcot. Nessun dubbio su cosa ne pensasse dell’ipnosi. La storia l’ha successivamente smentito, ma a quei tempi si combatteva una battaglia radicale con la scuola di Nancy, che riteneva l'ipnosi un fenomeno suggestivo.

Considero singolare l’idea di intervenire sull'isteria tramite l’ipnosi, considerando quest’ultima un rimedio peggiore del male, un po’ come guarire il raffreddore sostituendolo con una polmonite.

Questa, invece, l’introduzione del traduttore dell’opera Dott. Luigi Bufalini, che ha lo stesso tono della precedente con in più il fervore missionario di chi combatte per una giusta causa.

AI LETTORI
DELLA TRADUZIONE ITALIANA

Il valore dell'opera che ho tradotto, valga a giustificare queste brevi parole di presentazione.

In materia di ipnotismo, io credo che pochi potranno, in meno spazio, scrivere così bene e così completamente, come ha fatto il Gilles de la Tourette. Questo lato così strano della patologia nervosa, è considerato sotto tutti gli aspetti e in tutte le epoche del suo svolgimento; da quando serviva a Mesmer e compagnia — come dice argutamente l'autore — per aggravare i malanni dei fedeli credenti ed alleggerirne la borsa, fino ai nostri giorni, quando Charcot, il grande e geniale scienziato, descrivendo i tre stati fondamentali dell'ipnotismo, ha dato la chiave per difendersi dalle simulazioni e dal suo uso delittuoso.

Perché oggi, pur troppo, l'ipnotismo è divenuto soggetto di questioni medico-legali. Oggi che le antiche sonnambule delle pubbliche piazze hanno trasportato le loro tende in appartamenti sontuosi; che gl'innocui e cenciosi profeti di fortune sempre desiderate vestono abito nero, cravatta bianca ed hanno gabinetti di consultazione; oggi che ciarlatani impudenti come Hansen e Donato trovano il pubblico pronto ai più smodati entusiasmi, diffondono tra i profani il mal vezzo della pratica di un agente così pericoloso come l'ipnotismo, e truffando il prossimo, preparano il terreno a maggiori delinquenze; un libro come questo che ponga il pubblico in guardia, ed il medico in grado di prevenire i guasti irreparabili che l'uso inconsiderato dell'ipnotismo può produrre, e di smascherare dinanzi alla Giustizia simili furfanterie, io lo stimai cosa preziosa.

È per questo che ne consigliai la traduzione all'Editore; e il consiglio fu definito da Charcot — nella lettera che ebbe la bontà di dirigermi e che riproduco qui avanti — una buona azione.

Dott. Luigi Bufalini.

Bibliografia

  1. Gilles, . T. G., & Bufalini, L. (1888). L'ipnotismo e gli stati analoghi sotto l'aspetto medico-legale: Gli stati ipnotici e gli stati analoghi, le suggestioni criminali, gabinetti di sonnambule e società di magnetismo, l'ipnotismo di fronte alla legge.
    Milano: Dott. Leonardo Vallardi, edit.