Ipnosi, psicoanalisi e nevrosi

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Questo articolo (ripreso da Paul Durbin) riporta un estratto da un libro di Howard Douglas Tawney, che nonostante sia piuttosto datato, è del 1954, contiene molti spunti interessanti e riporta alcune considerazioni sulle differenze tra psicologia, psichiatria e ipnosi esposte in maniera chiara e concisa, e ancora attuali ai giorni nostri. Anche le differenze tra le tecniche di psicoanalisi e ipnoterapia, sono descritte approfonditamente così come l'uso dell'ipnoterapia in campo medico.

Note da: "The Techniques of Hypnosis and Hypnotherapy" Di Howard Douglas Tawney (& Ben Benson) — Clear Thoughts, Hollywood (CA) 1954

Prefazione: questo libro è per l'edificazione dell'uomo della strada che vuole saperne di più sui "misteri" dell'ipnosi, e forse, usarla dove potrà fare il massimo del bene. L'ipnosi non è un dono posseduto da pochi; lo possediamo tutti ma solo pochi ne sanno abbastanza da usarlo a nostro vantaggio. Questo libro vi mostrerà come usare il potere dell'ipnosi e per quali scopi.

Ci sono quelli che gridano che l'ipnotismo è pericoloso, ma qualunque cosa è pericolosa nelle mani di un folle. Se userai l'ipnosi prudentemente e nella maniera descritta in questo libro non avrai difficoltà.

Dettagli altamente tecnici e teorie astratte non troveranno posto qui, poiché, a meno che voi non siate uno psichiatra, uno psicologo o uno psicanalista, non saranno di nessuna utilità, e serviranno solo a confondere. Qui ci sono le regole base, tuttavia, la sperimentazione sarà lasciata agli scienziati.

Tutti voi avete sentito parlare di ipnosi e vi siete formati un'opinione su questo fenomeno. Se siete pieni di scetticismo, sfiduciati o paurosi, lasciate che vi suggerisca di tenere la mente aperta fino alla fine di questo libro, poiché l'ipnotismo è stato esageratamente sottostimato e abusato. Solo oggi sta conquistando il riconoscimento e il posto che merita nella scienza. Questo libro è per il vostro divertimento, la vostra salute e la vostra pace mentale.

Attitudine professionale: da nessuna parte, sulla faccia della terra, c'è un soggetto più controverso di quello che discuteremo ora, cioè, la terapia della nevrosi. Non si vorrebbe pensare che ci potrebbe essere dello snobismo e ristrettezza di mente tra gli uomini e le donne che sono i nostri psicologi, psichiatri o psicoanalisti, ma c'è. Si dividono in piccoli gruppi chiusi e si guardano l'un l'altro con una sfiducia che sfiora l'isteria. Se uno volesse leggere tutta la letteratura sul soggetto della terapia mentale, si avrebbe l'idea qui esiste una peculiare forma di nevrosi. Qui ci sono uomini e donne, che si dicono esperti sul comportamento umano, che si comportano come un paziente bisognoso di trattamento. Una teoria viene sviluppata e quindi gelosamente sorvegliata contro ogni e tutte le confutazioni, mentre quelli che la rifiutano, lo fanno per una loro ragione particolare.

Quando si arriva al trattamento delle aberrazioni mentali, ci sono molte scuole di pensiero, e ogni scuola assalta l'altra in modo che non diventi quella che si suppone abbia a che fare con la cura delle malattie mentali. Ciascuna di queste scuole di pensiero può facilmente spiegare i suoi successi, ma nessuna di loro, e lo ripeterò, nessuna dei loro può spiegare i suoi fallimenti!

Nel cercare le ragioni di un fallimento, il terapeuta mentale razionalizza tanto quanto, se non di più, di quanto abbia mai fatto un paziente nevrotico. Ovviamente, se c'è un fallimento, sarà a causa del metodo di trattamento o del terapeuta, e non colpa del paziente, così come piace dichiarare a molti terapeuti per salvare la faccia.

Il fatto rimane che, per ogni persona giudicata guarita, ce ne sono altre che la terapia non ha aiutato affatto. (p. 106). Molte volte questo accade perché il terapeuta non ha applicato tutte le tecniche che aveva a disposizione. Se il terapeuta è uno psicanalista, gli piacerà usare solo le tecniche della psicanalisi, ignorando completamente ogni altro metodo, non importa quanto di successo sia stato questo metodo. C'è una tendenza a ignorare la personalità del paziente perché potrebbe entrare in conflitto con quella del terapeuta, e dove c'è conflitto, una cura è impossibile.

Un esercito i cui generali si combattono ostinatamente l'uno contro l'altro, sarà presto sconfitto. Sembra che queste varie scuole di pensiero stiano ostacolando, se non combattendo, i loro stessi scopi dividendosi in campi armati e sparando ciascun contro l'altra teoria preferita (qui l'autore usa il termine pet theory, pet è l'animale da compagnia) mentre si aggrappano quasi nevroticamente alle loro stesse idee, come fossero un feticcio da cui non riescono a separarsi. Penso sia tempo che i nostri psicologi, i nostri psichiatri e i nostri psicoanalisti abbandonino i loro comportamenti immaturi, esattamente come si aspettano che facciano i loro pazienti, e adottino un'attitudine più matura nel trattamento di coloro che soffrono di nevrosi. Queste persone che cercano di armeggiare con le nostre condizioni mentali, dovrebbero, senza esitazione, usare ogni metodo conosciuto per curare, preferibilmente partendo con un metodo che più facilmente produca i risultati più veloci, cioè l'ipnosi

Ipnosi e psicoanalisi

Andrew Salter, nel suo libro che confronta ipnoterapia e psicoanalisi, dice che durante tutto il tempo che ci vuole alla psicoanalisi per guarire un paziente, il paziente avrebbe comunque risolto la sua malattia senza nessun trattamento. Questo non è così difficile da credere quando si realizza la quantità di tempo richiesta da una procedura psicoanalitica. E' una procedura che solo i ricchi e i quasi ricchi possono affrontare, richiedendo l'analisi della personalità, e dei modelli di comportamento e quindi la sostituzione di nuovi modelli comportamentali al posto dei vecchi. Questa tecnica richiede circa tra le duecentocinquanta (250) e le trecento (300) ore di sedute, con ogni seduta della durata di cinquanta minuti (p. 107). All'inizio i pazienti sono visti più volte a settimana, quindi una o due volte a settimana quando mostrano progressi e quindi una volta al mese. Molti analisti prendono dai venti a cinquanta dollari per ogni ora di analisi, 50 minuti, se il trattamento ce la fa a guarire il paziente, la fattura lo ucciderà o sarà almeno il fondamento per una nuova nevrosi.

Con questa tecnica, l'analista può vedere solo circa sei o sette pazienti al giorno, a meno che non allunghi il suo orario di lavoro, e sarebbe duro raggiungere più di venti pazienti l'anno. Lo psicoanalista passa un intenso periodo di addestramento, che termina quando ha analizzato con successo tre casi sotto un supervisore. Questo, naturalmente, richiede molto tempo, e studio e spese. Non è necessario, ma c'è del metodo in questa follia. Tiene il numero degli analisti disponibili basso cosicché il mondo non sarà mai saturo rovinando un'attività lucrativa.

E' un parere esplicito dello psicoanalista che lui e solo lui è competente e qualificato per curare una nevrosi, e che a nessun altro deve essere consentito di prestare aiuto mentale a coloro che ne necessitano. Sottomettersi silenziosamente e remissivamente a questo sarebbe rifiutare la richiesta di migliaia di sofferenti sia dal punto di vista emotivo che mentale, che cercano sollievo dai loro penosi sintomi, ma che non possono affrontare né il tempo né la spesa richieste dalla psicoanalisi.

Basti dire che una cura può essere effettuata da un ipnoterapeuta in un decimo del tempo che occorrerebbe a uno psicoanalista; anche in casi estremi, quindi, in ipnoterapia sono necessarie solo da sei a dodici sedute, come regola generale. L'ipnoterapeuta, quindi, può trattare molti più pazienti in un anno di quelli che può uno psicoanalista. Tuttavia, l'ipnoterapeuta, ha una parcella dai cinque ai venticinque dollari l'ora, con soltanto pochi che raggiungono il limite di venticinque dollari. (Durbin: da notare che questo scritto risale al 1954. Bisogna anche dire che molti problemi possono essere risolti da uno a sei sedute invece che da sei a dodici) (p. 108)

Non intendo deridere gli sforzi degli psicoanalisti o degli psichiatri o ogni altra scuola di pensiero. Io penso che, alla base, tutti i loro sforzi nel cercare una soluzione alle sofferenze mentali dell'umanità, siano sinceri. Se non fosse per uno scontro di idee, non saremmo progrediti in nulla. Non ci sarebbe modo di confrontare i risultati per verificare se la direzione presa sia giusta o sbagliata. Quello contro cui protesto, tuttavia, è la mancanza di comprensione, la mentalità ristretta e la mancanza di cooperazione tra queste differenti scuole. Il loro comportamento, l'attitudine ostinata, probabilmente derivano da motivi personali che possono essere consci o inconsci. Ma, con lo sviluppo della psicoanalisi e della psichiatria, una cura a prova di fuoco per le nevrosi non è stata ancora trovata , e la tendenza è ritornare all'ipnosi, almeno come aiuto ad altre forme di trattamento.

Questo atteggiamento derisorio non è lusinghiero per gli uomini e le donne il cui obiettivo è quello di eliminare le ipocrisie di intolleranza e pregiudizio. Loro stessi falliscono nell'unica cosa che tentano di fare.

L'ipnoterapia ha avuto la sua quantità di successi e fallimenti, ma così è per ogni altro metodo di trattamento che sia stato proposto. La mente e la personalità umana sono troppo variabili per essere assegnati ad un metodo di trattamento standard per la cura dei disturbi mentali. Alcune cose sono, in linea di massima, vere, ma non per tutti gli uomini, in tutte le circostanze. Il paziente non può essere adattato al metodo di trattamento, il metodo di trattamento deve essere adattato al paziente. Non dobbiamo esitare ad adottare un metodo di procedura che si applica alla personalità del paziente, indipendentemente da chi o quale scuola di pensiero ha sviluppato tale procedura.

L'ipnosi può essere di grande aiuto agli psicologi e agli psichiatri, anche se non è usata in maniera esclusiva. Ci sono alcune persone che rispondono all'ipnosi con risultati sorprendenti e, naturalmente, altri che non rispondo così prontamente (p. 109). Ma anche questo handicap, può essere superato dal condizionamento, una procedura su cui torneremo in seguito.

Vi è molto di scritto circa gli effetti nocivi di liberare un paziente dai suoi sintomi con l'ipnosi, mentre non si tratta la causa sottostante. Lasciateci sotterrare questa idea una volta per tutte. Il fatto è che l'ipnoterapeuta sa perfettamente bene che il sintomo è solo la punta del problema sottostante, e quando è necessario trattare con il problema sottostante il sintomo, lo si fa. Sebbene l'ipnoterapeuta non concordi con tutti i concetti dello psicoanalista, riconosce il valore dell'analisi e la usa estensivamente nel trattamento delle nevrosi.

Un'altra idea erronea che possiamo sotterrare una volta per tutte è il grido che il paziente diventi dipendente dall'ipnotista fino al punto che le cure non sono permanenti a meno che l'ipnotista sia disponibile occasionalmente per rinforzare i cambiamenti di personalità con la suggestione.

L’ipnoterapeuta da al paziente un quadro di riferimento del suo problema determinano le cause sottostanti i sintomi. Quando il paziente capisce come e perché reagisce come fa, l'ipnosi lo aiuta a rompere il modello del cattivo comportamento e a stabilirne uno nuovo al suo posto. La suggestione post-ipnotica è utilizzata liberamente qui per stabilire un nuovo riflesso condizionato, buono, al posto del vecchio e cattivo cui il paziente era condizionato. (p 110)

Lo psicoanalista, lo ammetta o no, usa liberamente le suggestioni. Queste suggestioni positive, date dall'analista, sono tradotte in autosuggestioni positive dal processo inconscio di autoipnosi del paziente. La sensazione di dipendenza che il paziente prova nei confronti dell'ipnoterapeuta, è la stessa che il paziente ha per lo psicoanalista, una relazione adulto-bambino, che, in entrambi i casi, deve terminare prima del trattamento perché l’esito sia completamente positivo. In altre parole, il paziente deve essere abile a prendere le decisioni giuste e mantenere una corretta attitudine verso i sui differenti problemi da solo, senza la direzione o l’aiuto dell’ipnoterapeuta o dello psicanalista. Nell’ipnoterapia, si realizza questo quando la corretta attitudine emotiva, fissata nella mente dalle suggestioni ipnotiche e post-ipnotiche, diventa un riflesso condizionato o un comportamento adattato. Nella psicoanalisi, questo si realizza quando il paziente diventa annoiato dalle infinite ripetizioni della sua storia, o diventa stufo o annoiato dallo psicoanalista.

Lo psicoanalista deve attraversare montagne di materiale irrilevante, prima di arrivare, con un processo di eliminazione e interpretazione, fino alla decisione di cosa sia il problema fondamentale del paziente. Deve ascoltare per ore le libere associazioni rimbombare dal suo paziente, separando il grano dalla crusca, l'importante dall'irrilevante, ascoltando per lo più quello che il paziente vuole dire, aspettando passivamente fino a quando il paziente, senza accorgersene, rivela qualcosa di pertinente sul problema. Prende note copiose, qualche volta dirigendo i pensieri del paziente con domande gentili. Ma la maggior parte del tempo rimane inattivo, apparentemente attendendo che il paziente curi se stesso raggiungendo l'inevitabile punto di saturazione.

Questo metodo delle libere associazioni, ha un effetto catartico sul paziente (p. 111), in quanto gli permette di scaricare le sue sensazioni e i pensieri segreti, senza paura di reprimende. Controlla il suo problema così spesso, che lentamente diventa desensibilizzato da questi, reagendo verso di lui sempre con minore energia fino a quando è raggiunto il punto di saturazione. Un cambiamento deve seguire, naturalmente, perché il paziente è stufo di lacrime. Per sfuggire al suo stato, egli accetta impazientemente i nuovi modelli di comportamento e rifiuta i vecchi: e chi può dargli torto, avendo ascoltato come ha fatto la stessa vecchia storia per più di un anno? Per essere sicuro, indietreggia, torna indietro alle vecchie abitudini, ... e ogni volta indietreggia sempre meno. Le vecchie abitudini non si lasciano piegare così facilmente. Sono state costruite dalle ripetizioni e saranno distrutte dal disuso. Cos' ogni passo all'indietro più corto in durata e ogni passo in avanti verso la "normalità" è più lungo, fino a quando la nuova personalità del paziente diventa più o meno un’abitudine stabilita.

Il paziente psicoanalitico, cura se stesso con l'utile guida dell'analista, che gentilmente indica la strada. L'analista mostra al paziente semplicemente come le sue emozioni combattano le sue intenzioni e gli mostra come controllare queste emozioni cosicché possieda almeno una misura di quello che vuole. Ne segue che il paziente deve essere sempre conscio di se stesso tutto il tempo. Deve continuamente analizzare le sue azioni e i motivi alla luce di quello che ha appreso dal suo analista. Fa questo fino a che ha stabilito un nuovo modello di comportamento e la sua risposta diventa automatica.

Le libere associazioni sono un modo indiretto, tedioso e che richiede molto tempo di dragare dalla mente inconscia quelle memorie e esperienze che sono state represse. Questo processo prende così tanto tempo solo perché l'alter ego è costantemente in guardia per controllare che queste cose penose non diventino mai di nuovo consce. L'analista procede secondo la teoria che un'associazione conduce ad un'altra (p. 112), e con perseveranza e un bombardamento costante dell'alter ego con associazioni di idee, l'alter ego è indebolito e la memoria irrompe finalmente attraverso la cortina di acciaio della mente. Tuttavia, non sempre accade questo. Presenterò in un altro capitolo, un caso in cui nove mesi di trattamento psichiatrico servirono solo ad aumentare le resistenze del paziente nel rivelare una memoria penosa sottostante i suoi sintomi, e dove l'ipnosi, in sole sei ore, effettuò una cura completa riportando alla coscienza l'incidente represso. E' un caso in cui, sebbene il metodo dell'ipnosi fosse a disposizione dell'analista, lui si rifiutò di applicarlo. E' folle e dogmatico accettare solo un metodo di cura rigettando tutti gli altri.

Ma rimane il fatto che l'ipnosi permette un metodo più diretto di penetrare la mente inconscia abbassando la soglia della coscienza. [oggi si direbbe: scavalcare il fattore critico della mente] Il risultato è che la guardia del paziente è abbassata. Memorie che sarebbe stato impossibile riportare alla luce sono rivelate più facilmente, e con meno imbarazzo da parte del paziente. L'inconscio esprime se stesse molto più liberamente e meno inibito. Ci sono, naturalmente, resistenze, ma possono essere superate. Il paziente può tentare si mentire, ma anche questo, può essere scoperto. Invece di lasciare navigare senza scopo il paziente, e qualche volta senza aiuto, come in psicoanalisi, lo si può dirigere a parlare delle cose pertinenti. L'ipnoterapeuta: "per quanto mi riguarda, non sono interessato a cosa il paziente voglia dirmi. Voglio conoscere soltanto quello che non vuole dirmi, perché è lì che sta il problema."

Sulla Medicina

Coloro, nella professione medica, che usano l'ipnosi, sono una minoranza molto esigua. Il dottore che hanno speso anni per costruire la loro pratica, non rischiano la loro reputazione usando qualcosa per la quale sentono che il pubblico non è pronto (p. 113). Ad oggi non esiste una scuola di medicina, che include l'ipnosi nel suo curriculum di studi. Il medico è prevenuto in quanto teme la reazione del pubblico se dovesse intraprendere ad utilizzarla, o conosce poco e niente sull'ipnosi e conseguentemente non se ne interessa. Se è bene informato per quanto riguarda l'ipnosi, può pensare che usarla prenderebbe troppo del suo tempo.

Poiché per l'ipnosi occorre da mezz'ora a un'ora, il suo uso da parte dei dottori porterebbe a un taglio degli introiti. Il tempo medio impiegato a seguire un paziente, non includendo le lunghe attese in sala d'attesa, è circa dieci minuti. Molto raramente un paziente ha più di dieci minuti di attenzione da parte del medico, a meno che non sia sul tavolo operatorio. Questa è un'epoca di medicina catena-di-montaggio.

Il carico aggiunto sulle spalle del vostro medico nell'ultima decade, ha richiesto così tanto del suo tempo, che non è più capace di impegnarsi in una conversazione con i pazienti. Allo stesso tempo, lui non è solo il vostro dottore, ma il vostro psichiatra, che vi da saggi consigli per aiutarvi nei vostri problemi emotivi. In quest'era di specialisti, generalmente si deve andare da qualche altra parte per incoraggiamenti e consigli, mentre il dottore con grande impegno si preoccupa soltanto dei disturbi organici del corpo. La parte tragica di tutto questo è che un grande numero di pazienti hanno malattie puramente psicosomatiche, e le malattie organiche del corpo sono provocate da disturbi emotivi. Il medico può trattare le malattie organiche, ma non ha il tempo di considerare i problemi emotivi coinvolti, e il paziente non può permettersi uno psicoanalista.

Per superare queste particolari difficoltà e il consumo di tempo da parte dell'ipnosi, è stato suggerito da vari ipnoterapeuti che il dottore impieghi un tecnico ipnotico (p. 114), molto simile ai tecnici che impiega per assisterlo nel suo studio e nella sala operatoria. Posso suggerire che includa nel suo staff un ipnoterapeuta, con il dottore come supervisore, che abbia anche lui una buona conoscenza professionale dell'ipnosi, insegnata in scuole di medicina. Questo è stato fatto con grandi vantaggi in alcune cliniche psichiatriche e psicologiche.

Questo, sulle prime, può sembrare strano, ma bisogna considerare la mente e il corpo come un organismo complessivo. Il corpo e la mente non possono essere divisi o esaminati in parti separate. Sono uno e la stessa cosa, avviluppati insieme. Uno non può operare senza l'altro. La salute dell'uno determina la salute dell'altro. Mentre il medico si prende cura delle necessità organiche del paziente, l'ipnoterapeuta può prendersi cura dei bisogni emotivi. ... Un paziente depresso, dubbioso e preoccupato è il suo peggior nemico, e il lavoro del terapeuta sarebbe quello di rassicurarlo, rimpiazzando le suggestioni negative con suggestioni positive, per eliminare paura e ansia e promuovere l'atteggiamento desiderato nel paziente, che faciliterebbe una guarigione più rapida.

Eliminare il dolore nello studio del dottore senza necessità di anestesia prodotta con droghe, sarebbe di grande aiuto. Questo eliminerebbe la paura del dolore che tutti noi abbiamo.

Il dottore è, per lo più, un individuo conservatore, che a volte, può essere molto audace, specialmente nelle emergenze. E' riluttante ad accettare qualcosa che non sia stato provato da ripetuti test, che sia per il nostro beneficio generale, ma, quando c'è un’emergenza, vorrà, senza esitazione, effettuare la più audace delle operazioni nello sforzo di salvare una vita che altrimenti andrebbe perduta.

La psichiatria, e uso questa parola per includere tutte le scuole di pensiero, è un bambino gracchiante e rissoso. (p. 155) C'é ancora molto da imparare e da scartare. I nostri professionisti cercano un modo di tirare fuori l'umanità dalle sue nevrosi, ma il lavoro è impegnativo. Conosciamo la struttura del cervello, ma ancora non capiamo la scintilla che lo fa funzionare. Conosciamo la struttura fisica dell'organismo umano, ma non sappiamo cosa lo faccia diventare una cosa vivente. Non sappiamo ancora spiegare cos'è la vita. Un giorno sapremo, e tutto diventerà chiaro. Per ora, possiamo e dobbiamo , solo teorizzare. La mente, il corpo e la vita sono tutti uno, e per capirne uno profondamente, dobbiamo capirli tutti. Fino allora possiamo solo inciampare, lottando per trovare la risposta. La risposta è qui, da qualche parte, e un giorno sarà trovata. Fino a che si compia questo miracolo, dobbiamo fare il meglio che possiamo. (p. 116)

Sul dottor Bernheim e le tecniche ipnotiche

In questa parte del testo, a cominciare dal nome di Bernheim, ci sono parecchi errori storici. Nonostante tutto contiene una nota sull'uso indiretto delle suggestioni dirette, che deve essere tenuta in grande considerazione e che merita senz'altro un approfondimento teorico.

Il dottor Henri Bernheim usò i magneti nel suo primo lavoro terapeutico, sebbene non così brillantemente come fece Mesmer, il padre dell'ipnosi. Ma Bernheim cominciò a dubitare del valore dei magneti quando scoprì che i sintomi sparivano per suggestione diretta. Analizzando ulteriormente la cosa, arrivò alla conclusione che la cura con i magneti era semplicemente suggestione positiva che lavorava indirettamente. La credenza del paziente nelle potenzialità di cura dei magneti era ciò che causava la cura, non il magnete stesso. Bernheim abbandonò i magneti e suggerì semplicemente ai suoi pazienti che i sintomi sarebbero scomparsi.

Da questa scoperta scaturì la teoria della suggestione, e il risultato di questo fu un libro, scritto da Bernheim nell'ultima parte del 19° secolo intitolato "Suggestive Therapeutics". Da allora, la teoria della suggestione è stata largamente adottata, e su questa è stata elaborata la tecnica ipnotica, oggi si sono più tecniche di ipnosi usate nella terapia mentale.

La tecnica di Bernheim consisteva nel reprimere il sintomo e farlo sparire semplicemente dicendo al paziente che non lo avrebbe più infastidito. Sebbene apparentemente non ne afferrasse il significato, nel suo libro nota che, in qualche caso, il sintomo sparisce e riappare in una forma modificata in un'altra maniera.

Il significato di questo, è che con la sparizione del sintomo del paziente per suggestione diretta, il problema sottostante rimane irrisolto [Mi permetto di notare: se e quando c'è un problema sottostante.] (p. 117)

Il sintomo è il dispositivo con il quale il paziente ottiene una sorta di sollievo inconscio dal suo problema che altrimenti sarebbe insopportabile e potrebbe, a meno che non gli si diano suggestioni contrarie, condurlo a commettere atti distruttivi contro se stesso e la società. Il sintomo è la stampella con la quale l'individuo mantiene un qualche bilanciamento con la società. In alcuni casi, quando questa stampella o sintomo, è rimossa senza rimuovere la causa sottostante, la personalità tende, per così dire, a disintegrarsi.

Come in tutti i metodi di trattamento delle nevrosi, prima il sintomo è trattato, maggiori sono le probabilità di una cura permanente. In molti casi la sparizione del sintomo è tutto ciò che serve per permettere al paziente di ritornare ad una vita utile se non addirittura interamente felice. Il trattamento, tuttavia, non deve finire qui. Se il paziente desidera il problema sottostante può essere esplorato e sradicato.

Il sintomi di una nevrosi possono essere paralizzanti all'estremo, fino a impedire alla persona di guadagnarsi da vivere, poiché i sintomi del problema si esprimono in uno o due modi o entrambi: simbolicamente o fisiologicamente.

Quando un sintomo appare simbolicamente, attacca il sistema muscolare o i sensi mandandoli tutti o una parte fuori giri, per così dire. Il paziente può così mettere la sua attenzione sul simbolo del suo problema, piuttosto che sul problema stesso, che è più terrificante del simbolo.

Il paziente può trovarsi a soffrire di paralisi di una o più parti del corpo, può avere convulsioni o tremori, una perdita della vista, del gusto, del tatto o della voce, una sordità o (p. 118) un rumore nelle orecchie. Ci possono essere sintomi simbolici di amnesia, o una depressione, sensazioni di stanchezza estrema e anche coma.

Fisiologicamente, il sintomo di profondi problemi emotivi può rivelare se stesso nel paziente come uno stato d'ansia e tensioni permanenti. Sebbene il paziente non possa spiegare perché, egli è in costante stato di paura acuta, o può sentire tutta una serie di dolori, ed è generalmente irritabile e facilmente sconvolto. Può lamentare dolori di stomaco. Soffre frequentemente di coliti, condizioni di cuore, o ulcera o mal di tesa, tutti causati dalle sue estreme sensazioni di tensione. Quindi ansia e tensioni da sole, possono causa malattie organiche. Ulcera e altri disturbi intestinali, o un problema di cuore può scaturire da questo, le cui cure permanenti non avranno successo, a meno che il problema che causa tutte le ansie e le tensioni sia risolto.

Sebbene le suggestioni dirette non siano un cura-tutto, non c'è quasi mai un disturbo funzionale che non sia stato curato con le suggestioni dirette, una volta o l'altra. Alcuni ipnoterapeuti sono riusciti dove altri hanno fallito, e c'è ora una generale accordo su quello che può essere curato con le suggestioni dirette e cosa no. Tutti i metodi terapeutici hanno i loro limiti, ma nessuno può dichiarare cure così tanto veloci e durevoli come può l'ipnoterapia.

Le cure sono spesso miracolose quando è usata l'ipnosi profonda, per la sparizione di sintomi con suggestioni dirette, sebbene l'ipnosi profonda non sia sempre necessaria. Trattabili con questa tecnica sono problemi di pelle, reumatismi muscolari, verruche, costipazione, disturbi mestruali, mal di teta, epilessia, asma, insonnia, febbre del fieno, balbuzie, tic, e molti altri ancora. Cure sono state ottenute in casi di isteria, ossessioni, compulsioni, e varie fobie, ma gli psicotici sono spesso intrattabili. (p. 119)

Bibliografia

  1. Tawney, H. D., & Benson, B. (1954). The techniques of hypnosis and hypnotherapy. Hollywood, Calif: Clear Thoughts.