Ipnosi non-(solo)-ericksoniana

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Non ho nulla contro l'ipnosi ericksoniana, ma sembra che intorno ad Erickson e al suo modo di fare ipnosi, sia cresciuta una sorta di culto con molti seguaci che in maniera più o meno marcata rivendicano il diritto di possedere l'unica e sola "verità" sull'ipnosi, oscurando un intero universo di efficaci tecniche ipnotiche, che ai loro occhi, e senza nessuna giustificazione, finiscono per essere alternative, storiche, sorpassate.

Queste tecniche sono fatte di approcci rapidi, usano suggestioni dirette e visualizzazioni per risolvere un ampio spettro di problematiche e sono sulla scena dell'ipnosi da molto tempo prima di Erickson, e alcune sono le stesse che Erickson utilizzava all'inizio della sua carriera. Un conto è vedere all'opera l'ultimo Erickson, che con una semplice parola fa allucinare qualcosa al soggetto, un altro quello che utilizzava l'induzione della moneta e che ne discute l'utilizzo durante una delle sue conferenze.

Le tecniche ericksoniane sono molto eleganti, permettono di utilizzare in maniera efficace le resistenze del soggetto, ma sono una parte del corredo delle tecniche che ogni ipnotista deve avere nella sua cassetta degli attrezzi. Se tutto quello che hai nella cassetta degli attrezzi è un martello, tutto ti sembra un chiodo ("If all you have is a hammer, everything looks like a nail"—proverbio inglese). Se un ipnotista conosce una sola tecnica, corre il rischio di escludere, dal suo intervento, tutte quelle persone, che non si trovano a suo agio con l'unica tecnica che conosce. E nessuna tecnica risolve tutti i problemi di tutte le persone.

Tecniche di induzione e utilizzazione non-ericksoniane, godono ormai di un ingiustificato pregiudizio, solo perché sono considerate "autoritarie", come se ci fosse differenza tra l'esecuzione di una suggestione indiretta e una diretta: si pongono lo stesso fine, modificare un comportamento non desiderato, quindi non capisco perché porre tanta enfasi sulla permissività, quando un altro tipo di approccio funziona altrettanto bene, e ha come risultato il benessere del cliente.

L'induzione di Elman, ad esempio, funziona bene con la quasi totalità dei soggetti. E' semplice da imparare, rapida nell'induzione dell'ipnosi, si presta ad essere utilizzata con gruppi di persone ed è suscettibile di tante variazioni quante se ne possono immaginare. Ma gli ericksoniani non sanno nemmeno cosa sia. L'hanno praticamente esclusa dallo scenario dell'ipnosi, dimenticando che Elman la insegnava, a cavallo tra gli anni '50 e '60, a medici e dentisti, con grande successo. Ho letto (e sentito) spesso che i metodi di Elman sono rozzi, ma considero questo un giudizio estetico, più che sostanziale. E se pure così fosse, l'eleganza è un accessorio, non una necessità. In definitiva l'efficacia delle tecniche utilizzate da Elman è tale e quale a quelle praticate da Erickson. Non esprimo un concetto arduo da capire e dall'oscuro significato, se sostengo che si può arrivare allo stesso punto prendendo due strade diverse.

Elman prende spunto e utilizza il lavoro fatto da Bernheim alla fine del 1800. Bernheim sosteneva che l'ipnosi fosse uno stato di alta ricettività alle suggestioni e che la suggestione è "un'idea che diventa atto". Bernheim notava che ad ogni induzione i pazienti reagivano sempre meglio e più profondamente all'ipnosi: Elman fa suo questo concetto e utilizza il frazionamento all'interno dell'induzione, come faceva Wolpe prima di lui. Inoltre Elman inserisce all'interno dell'induzione tutta una serie di strategie di verifica della profondità di trance, che sono effettuate in maniera nascosta, senza alcuna avvertenza da parte del soggetto.

Non ho studi a sostenerlo, ma nella mia esperienza la profondità di trance che si riesce ad ottenere in breve tempo con l'induzione di Elman, anche nelle sue variazioni brevi, non si raggiunge utilizzando i metodi di Erickson. L'amnesia, dopo un’induzione di Elman, non è garantita, ma molto frequente, come molto frequente è il sonnambulismo. Con l'induzione di Elman si raggiunge in tempi rapidi un'anestesia così completa da permettere di effettuare operazioni senza anestesia chimica. Alcuni la considerano inadatta ai soggetti analitici, ma i soggetti analitici sono refrattari a qualunque induzione, se avete avuto a che fare con uno di loro, sapete cosa intendo. Nella mia esperienza solo un 5% delle persone con cui ho fatto ipnosi non è entrata in trance con l'induzione di Elman, che è quella che utilizzo maggiormente nella mia pratica, perciò sulla sua efficacia non ho dubbi.

Un ipnotista deve essere in grado di padroneggiare sia le metodiche ericksoniane che quelle di Elman, a cui faccio riferimento per tutto l'insieme di tecniche non-ericksoniane, e che comprendono un vasto insieme di induzioni e metodologie oltre all'induzione di Elman. Inoltre, lavorando con tecniche diverse, si può in certi casi giungere a una sintesi di varie tecniche o a una loro fusione, con risultati spesso inaspettati, che in alcuni casi possono portare a nuovi approcci o ad approcci molto personalizzati su un certo numero di problematiche.

Prendere spunto dalla tradizione, imparare tecniche differenti, essere pienamente confidenti nell'utilizzo di alcune metodologie, e disposti ad impararne di nuove, sono elementi essenziali per chiunque voglia fare ipnosi con efficacia.