Ipnosi immorale

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Può un soggetto in ipnosi, essere costretto a compiere atti antisociali, o altrimenti inaccettabili?

Questa è una delle domande più gettonate sull'ipnosi, e per quanto posso dire, è nata insieme all'ipnosi stessa. Anzi, una delle maggiori preoccupazioni al tempo di Mesmer, è che il bieco mesmerizzatore, potesse controllare a suo piacimento una donna, rendendola schiava dei suoi piaceri. In un modo o nell'altro, questo è stato il tema principale sottinteso a questa domanda fino da allora, e a giudicare da certi libri degli anni '40 o '50, che avevano in copertina una ragazza irresistibilmente attratta dallo sguardo magnetico dell'ipnotista, o da certi siti attuali che oggi propongono il "potere dell'ipnosi", è ancora molto attuale.

Uno ei motivi per cui questa domanda persiste nel tempo è che non esiste risposta a una domanda posta in questo modo. Qualunque risposta, sia essa affermativa che negativa, si presta ad essere interpretata e ribaltata. Se la risposta è un semplice e netto no, si può obiettare che non si era raggiunta una sufficiente profondità di trance, che il soggetto era stato preavvertito che si trattava si un esperimento, che le suggestioni erano state date in forma diretta, mentre se date in forma indiretta sarebbero state molto più efficaci, e così via. Se la risposta è negativa, può essere argomentato che quanto richiesto non andava contro i precetti morali né i desideri del soggetto ipnotizzato, fossero essi consci, e quindi manifestabili attivamente dal soggetto stesso, o inconsci, e per questo a lui stesso sconosciuti. Come si vede, nel contesto dell'ipnosi, o meglio della sua interpretazione psicanalitica, non se ne esce: la domanda non trova risposte definitive.

Martin T. Orne in uno studio pubblicato sul "The International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis" nel 1972 (Vol. XX, No.2, 101-117) dal titolo "CAN A HYPNOTIZED SUBJECT BE COMPELLED TO CARRY OUT OTHERWISE UNACCEPTABLE BEHAVIOR?", può propone che l'effetto che potrebbe esercitare su di noi l'acconsentire ad essere ipnotizzati, "sarebbe simile a quello caratterizzato da una relazione terapeutica, una relazione sessuale, o l'uso di alcol. Le ragioni per cui l'aspetto antisociale di questo tema non può essere affrontato sperimentalmente sono discussi. Inoltre, non vi sono prove che indicano che l'ipnosi aumenta il controllo del comportamento dell'ipnotizzatore oltre quello già presente prima della sua induzione."

Di conseguenza, per Orne, professore emerito di psichiatria della University of Pennsylvania, l'immagine dell'ipnotista che esercita sul soggetto un controllo tale da fargli fare anche le cose più ripugnanti deve essere rifiutata. Nessun sordido Svengali, l'immaginario ipnotista di George du Maurier, può impadronirsi della nostra mente, e i Rasputin, quelli si reali, devono probabilmente ad altre qualità il loro potere, o forse solo all’immagine che riescono a proiettare nella mente degli altri uomini.

Esempi di soggetti cui è stato richiesto di fare cose contrarie alla morale, al senso comune, alla sicurezza propria e altrui, sono riportati sulla letteratura a partire dal XIX° secolo, ma sono episodici e riportati sotto forma di aneddoto, non hanno la sistematicità dell'esperimento e non sono affidabili per dare una risposta definitiva sull'argomento. D'altra parte uno dei numeri preferiti dagli ipnotisti da palcoscenico, consisteva nel far rubare il portafoglio o del denaro, da parte del soggetto ipnotizzato. Questo tipo di richiesta era fatto a titolo sperimentale, anche da seri dottori, nell'interesse della scienza. Spesso il soggetto sonnambulico, del tutto amnesico delle azioni compiute, veniva messo di fronte all'evidenza del furto facendo ritrovare al derubato la refurtiva nelle sue tasche tra l'ilarità generale. E' anche possibile farsi consegnare da un soggetto ipnotizzato una sua proprietà: un orologio, una collana. E' un numero di grande effetto, anche perché il soggetto è contento di dare all'ipnotista la sua collana o il suo orologio. In questo caso non si tratta di compiere un'azione immorale, è anzi l'ipnotista che compie un'azione immorale, ma l'ipnotizzato compie comunque un'azione a suo danno. Viene da chiedersi cosa succederebbe se si chiedesse al soggetto di compiere un'azione che lo danneggiasse in maniere maggiore.

Questi pochi esempi non dimostrano, per i motivi precedentemente descritti, che i soggetti abbiano compiuto azioni che non desideravano compiere, o che abbiano agito contro la loro volontà. Se l'ipnotista è stato abbastanza accorto non ha chiesto loro di rubare il denaro dalle tasche del vicino, ma di riprendere dalle tasche del vicino il denaro dato in prestito. Riprendere il proprio denaro dalle tasche altrui, non è esattamente come rubarlo. Alterare la realtà, quindi, può essere uno dei modi di far compiere al soggetto delle azioni che, viste dal di fuori, senza conoscere il contesto in cui si svolgono, possono sembrare fraudolente, ma che non lo sono nel contesto della situazione ipnotica.

Questo solo per dire che gli episodi narrati nella letteratura, hanno un carattere aneddotico e non scientifico, e se non ne conosciamo i retroscena, corriamo il rischio di darne interpretazioni sbagliate.

Effettuare un esperimento scientifico che preveda si compiano azioni immorali, o pericolose per il soggetto è utili ai fini della scienza, ma non è facile da realizzare come sembra. La prima cosa che appare evidente è che viene a mancare la pietra angolare di qualunque rapport ipnotico: la protezione del cliente da parte dell'ipnotista. La fiducia nell'ipnotista è alla base del rapport ipnotico, e se manca non si può fare ipnosi. In esperimenti di questo tipo questa alleanza viene a mancare proprio per la loro natura: ma in questo caso come può il soggetto lasciarsi ipnotizzare e seguire le suggestioni dell'operatore, sapendo che potrebbero danneggiarlo? C'è qualcosa nell'impianto di esperimenti di questo tipo, che non torna. Nessuno, ameno che non abbia deciso di porre fine ai suoi giorni in maniera scientifica, si presta ad un esperimento che potrebbe metterlo in pericolo. L'alleanza tra sperimentatore e soggetto, quindi, è data per scontata, anche se non dichiarata, per cui, se questo è vero, i soggetti già sanno che non accadrà loro nulla di male, e che possono seguire tranquillamente le richieste dello sperimentatore.

Nel 1939 Rowland chiese a dei soggetti ipnotizzati di prendere con le mani un serpente a sonagli arrotolato su se stesso, ma vivo e vegeto. Ai soggetti era stato in effetti chiesto di prendere una corda, cosa che la metà dei soggetti dell'esperimento fece. Nessuno si fece male, perché era stata interposta una lastra di vetro tra soggetti e serpente. Il gruppo di controllo, costituito da soggetti nel normale stato di veglia, riportò nello stesso esperimento una media molto minore, infatti solo un soggetto su 42 acconsentì a prendere il serpente.

In questo caso, c'è stata la consapevolezza da parte del soggetto di compiere un'azione auto lesiva, nel qual caso sarebbe stato effettivamente costretto dal "potere ipnotico" dell'ipnotista a fare qualcosa contro la sua volontà, oppure l'alta responsività alle suggestioni di alcuni soggetti ha consentito una distorsione percettiva che ha fatto scambiare il serpente con la corda, nel qual caso non ci sarebbe stata coercizione da parte dell'ipnotista, ma soltanto un inganno per manipolare il soggetto?

Qui non si mette in dubbio la pericolosità dell'azione, ma solo se questa azione era stata compiuta in maniera forzata, tale da costringere il soggetto contro la sua volontà, oppure liberamente scelta.

P.C.Young, un allievo di Hull replicò l'esperimento con risultati simili, aggiungendovi la variante di ordinare al soggetto ipnotizzato di gettare acido nitrico sullo sperimentatore.

Orne ed un suo collaboratore, Evans, replicarono gli esperimenti di Rowland e Young con dei soggetti altamente ipnotizzabili, aggiungendovi qualche variante, ma sostanzialmente mantenendo invariato il setting. I soggetti dovevano comunque prendere un pericoloso serpente velenoso, gettare acido sullo sperimentatore (Evans) e prendere una monetina lasciata dissolvere nell'acido. L'esperimento di Orne diede risultati simili a quelli già effettuati, ma Orne lo ripeté sia con dei soggetti non suscettibili all'ipnosi, a cui fu chiesto di simulare l'ipnosi stessa, sia con dei soggetti di controllo, che agivano nel normale stato di veglia. Sorprendentemente, ma non troppo, in entrambi i casi si ottennero gli stessi risultati. La ragione di questo è che, secondo quanto riportato dai soggetti alla fine dell'esperimento, nessuno si era sentito in pericolo, ed erano tutti convinti di agire nella massima sicurezza. Da questi studi di laboratorio, risulta chiaro che non si può provare se un soggetto risponde o meno ad ordini immorali e antisociali in un contesto che è percepito come sperimentale, e in quanto tale sicuro.

Quindi abbiamo visto come un esperimento che comporti la coercizione del soggetto al fine di fargli compiere degli atti illeciti o autolesionistici, non è così facile da realizzare. Probabilmente realizzare un esperimento del genere sarebbe di per sé, o perlomeno dovrebbe comportare, un atto immorale, poiché bisognerebbe mettere davvero in pericolo il soggetto a sua completa insaputa. Anzi, un setting sperimentale veramente neutro, dovrebbe prevedere che l'azione pericolosa, immorale o autolesionistica, fosse sconosciuta allo sperimentatore stesso, in modo da non influenzare il soggetto tramite comunicazione non verbale. Un esperimento di questo tipo fu tentato da un mentalista, "the amazing Kreskin", e ne parlo in questo articolo .

In tutti i casi esaminati, compreso quello di Kreskin, l'azione dell'ipnosi si svolge all'interno di un contesto ben definito: un laboratorio e il palcoscenico, che hanno comunque un'influenza sull'ipnosi stessa, condizionandone gli esiti. In un contesto clinico non si usano le stesse induzioni del palcoscenico, perché è differente l'utilizzo che si vuole fare dell'ipnosi e differente l'esito che si vuole ottenere. E il contesto è sempre presente, a qualche livello, nella mente di un soggetto ipnotizzato.

Secondo Orne, l'ipnosi avrebbe in certi casi, la stessa funzione disinibitrice dell'alcol. Chi ha bevuto un bicchiere di troppo ha un comportamento maggiormente disinibito, e compreso, quando non scusato, a livello sociale. Così sarebbe secondo Orne il comportamento di certi soggetti ipnotizzati, che rispondono a qualunque ordine dell'ipnotizzatore, in una sorta di "sbronza ipnotica", che coinvolge operatore e soggetto.

Gli effetti ipnotici più spettacolari, riguardano la distorsione delle percezioni. Alcuni soggetti sono capaci sia di allucinazioni positive, che negative. Per Orne la distorsione delle percezioni non è la causa del comportamento antisociale, ma la giustificazione. Il soggetto agirebbe al riparo dell'inganno indotto dall'operatore: sono comunque fermamente convinto che tentare di convincere un giudice di avere commesso un crimine sotto ipnosi sarebbe una linea difensiva piuttosto debole. Il candidato manciuriano esiste solo nei film.

C’è sempre la possibilità che uno sperimentatore senza scrupoli utilizzi effettivamente il pretesto di un esperimento affinché il soggetto si comporti in maniera antisociale o autodistruttiva. ma come scrive Orne: "Questa perversione della situazione sperimentale è possibile e non è possibile dubitarne, ma le sue conseguenze devono essere concepite come il risultato di un inganno, non differente da altri tipi di manovre ingannevoli realizzate per lasciare credere agli individui nel modo desiderato per mezzo di false dichiarazioni.

Conclusioni

Rispetto a quanto esaminato nell'articolo, risulta difficile dare delle conclusioni definitive, soprattutto in presenza di risultati sperimentali che si prestano, come la domanda iniziale, a più interpretazioni, e che inevitabilmente portano, e porteranno ancora, a polemiche.

Le situazioni sperimentali, comunque, indicano che nessuno può essere costretto o ingannato, fino al punto da commettere azioni per lui ripugnanti dal punto di vista morale, etico e della propria sicurezza. Un soggetto in ipnosi, infatti, non perde mai il contatto con la realtà o il suo giudizio, anche se diventa maggiormente disposto a realizzare certi comportamenti. Ma questo stesso effetto può realizzarsi in differenti modi anche allo stato di veglia, sotto la pressione di un gruppo, di un superiore, di una figura di grande prestigio. Da questo punto di vista un dittatore ha molto più potere ed è molto più coercitivo di quanto qualunque ipnotista potrà mai essere.

Probabilmente il fatto di ritenere che l'ipnotista possa avere il controllo della mente del soggetto ipnotizzato, o che l'ipnosi stessa racchiuda il potere di far compiere atti indesiderati, sono credenze che da sole rappresentano un elemento di convincimento e pressione sufficienti affinché durante l'ipnosi si abbiano proprio quei comportamenti. Come scrive Orne: "Questo effetto si verifica non perché l'ipnosi permette all'ipnotista di controllare il soggetto, ma perché l'ipnosi serve come un sistema efficace per legittimare il comportamento.".

Orne avverte anche che "Sarebbe una sfortuna se i precedenti commenti fossero interpretati per dichiarare che l'ipnosi è inefficace ... Niente può essere più lontano dalla verità. Si vuole semplicemente dire che bisogna enfatizzare la relazione unica che esiste tra l'ipnotista e il suo paziente."