Ipnosi e terapia cognitivo comportamentale

2
47

La terapia cognitivo comportamentale è una branca della psicologia che ha dato molti contributi all'ipnosi, se non altro per il semplice fatto di continuare a negarla con grande energia e molti sforzi, è il caso di dirlo, cognitivi.

La terapia cognitivo comportamentale rientra nella pratiche della psicologia sociale, che ci informa che viviamo in un mondo sociale, e che ogni altro individuo sulla faccia della Terra ha le potenzialità di influenzare gli altri, in maniera diretta o indiretta, anche soltanto attraverso quello che dice o che fa.

Chiunque ha fatto delle scelte perché altri vicino a lui, o lontani come le stelle del cinema, avevano fatto qualcosa: mettere un particolare capo di abbigliamento, tagliarsi i capelli in un certo modo , avere idee di un certo tipo su un qualunque argomento. Ognuno di noi ha qualcosa in casa solo perché ha ascoltato più volte lo stesso mantra pubblicitario.

Viviamo immersi nella società come un babà nel rum, sarebbe impensabile che gli altri non esercitassero influenza su di noi, specialmente coloro che hanno il potere di fare scelte che possono influenzare la società nel suo insieme.

Possiamo considerare la psicologia sociale come lo studio del rum, in che modo essere immersi nella società, esposti alle influenze degli altri, influenza sensazioni, pensieri e comportamenti. La responsività alle suggestioni che ci sono offerte dal contesto, in maniera diretta e indiretta, è l'essenza della suggestionabilità umana.

Per questo motivo la terapia comportamentale vede l'ipnosi come qualcosa che può essere visto e descritto nel più grande contesto dell'influenza sociale, non come un fenomeno distinto in sé. Questa impostazione ha come conseguenza, quella di vedere il fenomeno ipnosi non più nella prospettiva ipnotista/ipnotizzato, ma come fenomeno che può manifestarsi in vari gradi in contesti differenti, e che può essere meglio spiegato attraverso principi sociali di comportamento.

Questa impostazione, che si può considerare l'inizio della psicologia sociale e della terapia comportamentale, si trova in un articolo del 1941: "A preface of the theory of hypnosis", di Robert White. In questo articolo White sottolinea che l'ipnosi è un comportamento significativo, il cui maggiore scopo è quello di apparire come una persona ipnotizzata, nei termini in cui questo è definito dall'operatore e compreso dal cliente. In sostanza l'ipnosi è una rappresentazione messa in atto da un ipnotista e da un soggetto.

E' qui che l'ipnosi si trasforma in qualcosa di attivo, in una capacità, quella di andare in trance, piuttosto che in un effetto. Finora si era considerata l'ipnosi una risposta fisiologica (Braid), oppure una risposta alle suggestioni (Bernheim), da qui in poi l'ipnosi è una capacità, qualcosa che il soggetto fa, piuttosto che subire, come subiva la forza di volontà al tempo dei primi mesmeristi.

L'ipnosi, secondo questa concettualizzazione, quindi, non avviene in conseguenza diretta delle manipolazioni e delle tecniche messe in atto dall'operatore, ma è esercitata dal soggetto stesso.

Ce n'è abbastanza per rendere inutile la figura dell'ipnotista, relegandola in cantina, nelle scatole dove si tengono quelle cose che potrebbero tornare utili, e che si buttano quando finiscono per occupare troppo spazio.

Theodore R. Sarbin

Nonostante tutto, lo scopo dell'articolo di White era quello di ritagliare un campo d'indagine per l'ipnosi all'interno della psicologia sociale. Ma nel 1950 Sarbin scrive un articolo intitolato "Contributions to role-taking theory: I. Hypnotic behavior.", che prepara lo scenario per la polemica stato, non stato, dell'ipnotismo.

In questo articolo Sarbin rifiuta il concetto di trance ipnotica, tanto caro agli ipnotisti da un ecolo e mezzo, e lo rimpiazza con quello del "role-taking", ossia dell'assumere un ruolo, proprio come fa un attore sul palcoscenico.

L'ipnosi, prima interpretata come influenza diretta attraverso il fluido magnetico, poi con il sonnambulismo, poi con la suggestione, finisce per diventare una rappresentazione.

Theodore Xenophon Barber

Barber contribuisce a questa discussione, notando innanzitutto come la spiegazione dell'ipnosi, notando che non si può descrivere l'ipnosi in maniera indipendente da fenomeni ipnotici stessi. Definire l'ipnosi come un fenomeno dovuto alla suggestionabilità, che porta ad una aumentata risposta alle suggestioni, finisce con il diventare un discorso circolare. Sembra quindi, che secondo Barber, tutti gli ipnotisti precedenti abbiano ingannato se stessi, riguardo ai fenomeni da loro prodotti. Gli stessi fenomeni avrebbero potuto prodursi semplicemente attraverso la manipolazione delle loro aspettative, della loro motivazione o delle loro attitudini.

Nel 1974, Barber, Nicolas Spanos e Jhon Chaves, pubblicano "Hypnotism, imagination & human potentialities", in cui rifiutano il concetto di trance ipnotica, secondo la linea di pensiero aperta da Sarbin. Nasce il punto di vista "cognitivo comportamentale" dell'ipnosi, basato su attitudini, comportamenti e aspettative del soggetto stesso e dalla sua volontà di pensare e immaginare quanto suggerito dall'operatore. Non c'è bisogno quindi di immaginare una variabile di mediazione, che sarebbe la trance ipnotica, per spiegare i fenomeni ipnotici.

Daniel Aroaz ha coniato l'acronimo TEAM, per riassumere l'approccio di Barber:

Trust (Fiducia)
Expectation (Aspettativa)
Attitudes (Attitudini)
Motivation (Motivazione)

Le polemiche su questo approccio e le sue considerazioni teoriche, non si sono ancora placate, anzi fanno in pieno parte del dibattito stato non stato dell'ipnosi. Shore, Orne e Tart dichiarano ad esempio, che l'ipnosi è uno stato distinto del sistema nervoso, così come lo è il sonno, e che è solo parzialmente collegato a un'aumentata responsività alle suggestioni.

Inoltre la partecipazione del soggetto all'ipnosi, la sua voglia di cooperare attivamente, erano già stati individuati come fattori favorevoli dell'ipnosi fin dai tempi dell'Abbé Faria.

Lo Stesso Barber non ha mai rinunciato alla pratica clinica dell'ipnosi, fino alla sua scomparsa nel 2005.

Note

L'approccio cognitivo comportamentale all'ipnosi descrive il funzionamento dell'ipnosi dal punto di vista cognitivo, piuttosto che da quello di uno stato di coscienza.

Personalmente non credo che cambiare la trance ipnotica con l'"attitudine ipnotica", possa rappresentare un salto di qualità o un balzo in avanti nella comprensione dei fenomeni ipnotici. Considerare il soggetto ipnotico come un agente creativo nella soluzione di problemi non spiega perché alcuni, nonostante la necessità di cambiare comportamenti fortemente invalidanti, non riescano a sviluppare, nonostante tutti gli sforzi questa attitudine ipnotica che li porta a diventare soggetti attivi di cambiamento.

Credo che lo suggestionabilità sia un fattore importante nell'ipnosi, e che debba essere considerato un fattore attivo, e che questa debba essere innestata, utilizzata nell'interazione clinica con tutti quegli altri fattori, sociali, culturali e personali che la persona porta con se, e che, quando stimolati opportunamente dalle suggestioni, diventano, allora sì, importanti fattori di cambiamento e risoluzione di problemi.

Bibliografia

  1. Barber, T. X., Spanos, N. P., & Chaves, J. F. (1974). Hypnosis, imagination, and human potentialities. New York: Pergamon Press.

  2. Gauld, A. (1992). A history of hypnotism. Cambridge: Cambridge University Press.

  3. SARBIN, T. R. (January 01, 1950). Contributions to role-taking theory: I. Hypnotic behavior. Psychological Review, 57, 5, 255-70.