Gödel e l'ipnosi

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Il concetto di mente inconscia è profondamente radicato nell'ipnosi, infatti era presente fino dai suoi albori, ai tempi di Mesmer, nella forma di seconda mente, doppio, e così via. Il concetto di mente doppia serviva a spiegare tutti qui fenomeni che si verificavano all'insaputa del soggetto e di cui questi non aveva memoria o conoscenza, anche nel momento in cui avvenivano. In effetti, assistere ad un fenomeno come il sollevamento di un braccio, senza che il proprietario del braccio ne sia cosciente, lascia pensare che al nostro "interno", con qualunque cosa si voglia identificare l'"interno", succedono cose a nostra insaputa.

Non voglio entrare in merito a discussioni sull'inconscio, ma solo proporre un differente punto di vista, ponendo una domanda molto semplice.

Possiamo delineare il reame, l'estensione territoriale, di questo inconscio o dobbiamo assumere che rappresenti, ma sarebbe più giusto dire sia, i meccanismi del corpo?

Se si immagina l'essere umano come una macchina molto complessa (il corpo) coordinata da un computer ancora più complesso (il cervello) che comunica alla mente tramite tramite un network (il sistema nervoso), abbiamo ottenuto un'astrazione di massima del nostro essere, che non ha nessuna ambizione di essere esatta o originale, ma soltanto utile per cercare di trovare una risposta alla domanda precedente.

In questo computer, che rappresenta la nostra mente, c'è qualcosa che chiamiamo coscienza, e a cui ciascuno si rivolge come "IO" (finora non ho conosciuto nessuno che si rivolge a se stesso in terza persona o con ik plurale maiestatis).

La coscienza è un prodotto della complessità del computer, oppure qualcosa di intimamente connesso alla sua natura, al modo in cui costruito il tipo di connessioni e di cellule di cui è composto?

La risposta sarebbe interessante, ma ai fini di questa discussione, interessa soltanto che esiste una parte del computer centrale cui ci riferiamo come coscienza, e a cui aggiungiamo, in riferimento all'ipnosi le parole normale. Un essere umano sveglio, si trova nel suo normale stato di coscienza. Un soggetto in ipnosi è invece in uno stato "alterato" di coscienza. Alterato, in questo contesto significa semplicemente modificato, non ha nessuna connotazione negativa. Un soggetto in ipnosi non è arrabbiato, perché in uno stato di alterazione: si trova semplicemente in uno stato differente dalla veglia. Le opinioni differiscono molto su questo punto, ma per chi segue la teoria dell'ipnosi come stato di coscienza modificato, questa è una definizione attendibile d'ipnosi, su cui si può intavolare una discussione.

In base a quanto abbiamo detto precedentemente la parte del computer cui dobbiamo fare riferimento è quella che ha a che fare con l'invio dei dati alla periferia e la loro elaborazione centrale per fornire le risposte adeguate dei meccanismi automatici che regolano l'esistenza dell'individuo. A questi fanno riferimento anche quei comportamenti che sono diventati programmi operativi codificati, che si attivano senza l'intervento della coscienza in funzione delle stimolazioni esterne o di un esercizio continuo.

Le fobie sono un esempio di questi programmi. In funzione di uno stimolo esterno, modificano i parametri dell'organismo senza che la parte volitiva della mente possa intercettare la loro esecuzione. Il ritmo cardiaco sale, la respirazione si fa affrettata, si comincia a sudare, e così via. La programmazione è simile per tutti coloro che soffrono di fobie. Lo stesso schema automatico di risposte è attivato dal pianista, che non ha bisogno di guardare la tastiera per sapere dove mettere le dita.

Possiamo considerare questa attivazione dei programmi, un fatto neurologico. I programmi partono da soli perché al nostra mente ha creato i percorsi neurali necessari. Che alcuni di questi percorsi conducano alla fobia piuttosto che all'abilità di suonare il piano, per la mente è del tutto indifferente. I percorsi si attivano in base all'addestramento cui la sottoponiamo, non sul fatto che questo addestramento sia buono o cattivo per la nostra salute o il nostro benessere generale. Se così non fosse, nessuno si prenderebbe la briga di esercitarsi tanto a fumare da non riuscire più a smettere.

In alternativa, possiamo decidere che questa attivazione è determinata dal nostro inconscio, un'entità che vive all'interno della nostra mente e che ha la capacità di creare programmi che sono poi sono eseguiti a livello neuronale.

C'è qui una sottile distinzione tra il pensare a un cervello che fa tutto da solo in base a quelle che sono le caratteristiche della sua fisiologia, e credere che una parte di questo si comporta come un programmatore interno al sistema, completamente sconosciuto all'esterno.

Se consideriamo di avere un cervello che fa tutto e si regola in base a quello che gli viene fornito dall'esterno, allora l'inconscio è una metafora utile per descrivere la complessità della mente umana. Una complessità che possiamo percepire solo tramite la manifestazione di certi comportamenti.

Se consideriamo l'inconscio come qualcosa di reale, allora dobbiamo considerare che esiste un meccanismo particolare, che possiamo rintracciare e identificare da qualche parte all'interno della nostra mente, e che in base alla sua logica interna crea programmi di fobia piuttosto che di benessere e successo.

La distinzione è sottile, ma utile e probabilmente necessaria, perché sposta considerevolmente le modalità d'intervento dell'ipnosi. Se si agisce sull'inconscio, queste sono di natura psicologica, se si agisce sul sistema nervoso, di natura fisiologica. Una cosa è riprogrammare l'inconscio, o eliminare traumi inconsci, un'altra riprogrammare il sistema nervoso.

Bisogna anche notare il fatto che questo discorso sul cervello rischia di essere del tutto fine a se stesso e di nessuna utilità, perché nessun computer, per quanto grande e abilmente programmato può comprendere la logica del suo funzionamento. Infatti una delle conseguenze del teorema di Gödel è l'affermazione che non è possibile scrivere un programma per computer in grado di determinare con certezza se una certa affermazione è vera o falsa. Quindi non è possibile determinare se un programma che spiega il suo computer è vero o falso. (Vi informo, nel caso vogliate fare il mio stesso errore addentrandovi nella dimostrazione o cercando di capirne qualcosa di più di quello che ho tentato di spiegare, che Kurt Gödel del morì pazzo.)

Per quanto mi riguarda, propendo per la prima ipotesi. Corpo e mente sono una unità, e l'inconscio è la manifestazione macroscopica di questa unità che percepiamo attraverso le sue manifestazioni. La natura di queste manifestazioni non appartiene al reame della coscienza. "E' come se una forza mi costringesse ...", "Quando sono in mezzo alla folla comincio a sudare ...", "anche se ci provo, non ce la faccio a tenermi, devo scappare ..". Esistono molte frasi che spiegano come sono avvertite dalla coscienza certe azioni, che sembrano siano guidate da un "altro", che agisce al posto della coscienza o contro la propria volontà.

Per questo ritengo l'ipnosi molto efficace, perché utilizza in qualche modo la nostra mente per creare nuovi percorsi neuronali in sostituzione dei vecchi e quindi genera nuovi comportamenti, molto più produttivi dei precedenti. Che questo avvenga attraverso la parola, l'uso della metafore, della trance, e degli altri fenomeni ipnotici, può sembrare strano, o darci ulteriormente da pensare, perché ad oggi non si riesce a spiegare il fenomeno. Non so se il teorema di Gödel ci lascia margini di comprensione, ma cominciare a ripensare all'interazione mente-copro, più come fenomeno neurologico che psicologico, più fisico che mentale, potrebbe aprire nuove prospettive di studio attualmente poco esplorate, sottovalutate o del tutto ignote.

Nel frattempo, fino a quando qualcuno non formulerà una teoria risolutiva della mente (che sarà anche una teoria risolutiva dell'ipnosi), o dirà che il teorema di Gödel è sbagliato, possiamo accontentarci di usare l'ipnosi per quel magnifico strumento di cambiamento personale che è.