Fare ipnosi

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L'ipnosi è una relazione duale che impegna un soggetto e un ipnotista. L'ipnotista comunica con il soggetto con uno dei mezzi di influenza personale conosciuti: la voce.

Con buona pace di tutte le induzioni non verbali e i metodi ad essa collegati, è solo con la voce che l'ipnotista può avere un risultato, non fosse altro per il fatto che prima o poi dovrà comunicare le suggestioni che il trattamento del soggetto richiede.

Tutte le dinamiche che riguardano l'utilizzo della voce, sono dunque estremamente importanti. Nel comunicare contano l'intonazione, il ritmo, l'enfasi che evidenzia alcuni passaggi.

Si può parlare a un ritmo superiore o inferiore a quello che il soggetto riesce a mantenere. In entrambi i casi si avrà un insuccesso, quindi bisogna sempre porre domande, alla fine di ogni seduta, per capire come il soggetto ha reagito alla somministrazione dell'ipnosi.

Respiro, voce e presentazione, sono la triade che può trasformare una seduta in un successo oppure no. Spesso si dice che una persona non è responsiva alle suggestioni, non è ipnotizzabile, ma la stessa persona riesce ad ottenere una trance soddisfacente con un altro ipnotista. Una delle cause potrebbe essere proprio la presentazione delle suggestioni. Oppure nella presentazione di suggestioni sbagliate: “Il tuo braccio è immobile, come morto", non fa un grande effetto come suggestione.

Bisogna quindi curare molto la somministrazione, essere consapevoli del proprio utilizzo della voce e del linguaggio, che deve lasciare trasparire una fiducia totale nelle proprie capacità e nelle suggestioni che si stanno somministrando.

L'ipnosi può fallire perché al soggetto può non piacere il tono di voce dell'operatore, l'uso di alcune parole o frasi, la mancanza di convinzione con cui sono presentate le suggestioni stesse.

Quest'ultimo problema può capitare le prime volte che si tenta una induzione e non si ha ancora la necessaria sicurezza. Kluge (1812) ci da questo resoconto: “Nonostante tutti i miei sforzi ero incapace di ottenere il minimo risultato, mentre, al contrario, il magnetizzatore precedente poteva mettere il soggetto in trance anche fissandolo a distanza. Non possedevo la necessaria fiducia, e pensavo troppo ai possibili fallimenti."

Non posso che sottoscrivere queste parole, anche basandomi sulla mia personale esperienza. Quando ho capito che la trance riguarda il soggetto, che è lui che la realizza, ho smesso di pensare all'induzione in termini di successo o fallimento personali, e i risultati sono immediatamente migliorati.

Più recentemente, Erickson nota come il soggetto risponde a tutto ciò che l'operatore fa o dice. Alle parole alle idee, ai significati sottesi dalle intonazioni del discorso, alle inflessioni, alle pause alle incertezze e alle esitazioni. Tutto questo entra a far parte, consapevolmente o meno, della seduta ipnotica.

Le convinzioni dell'operatore sono importanti, ed Erickson lo dimostrò con un esperimento molto semplice (probabilmente ho riportato altrove questo esperimento, ma repetita juvant).

L'esperimento era molto semplice, Erickson disse a un gruppo di studenti che un soggetto era molto abile e poteva realizzare tutti i fenomeni ipnotici, tranne l'anestesia o l'analgesia.

Ad un altro gruppo presentò lo stesso soggetto, spiegando che poteva realizzare qualunque fenomeno ipnotico, tranne le allucinazioni visive.

A un terzo gruppo il soggetto fu presentato dicendo che poteva realizzare qualunque fenomeno ipnotico, tranne le allucinazioni uditive.

Nessuna meraviglia che i tre gruppi di ipnotisti abbiano ottenuto risultati differenti e perfettamente in linea con quanto suggerito da Erickson. Il soggetto sperimentale, che era stato istruito di fare quello che realmente dicevano gli studenti così spiega la situazione: “Questo giovane studente di medicina, mi ha chiesto di sviluppare un'anestesia del guanto, ma non si aspettava veramente che lo facessi. Quest’altro studente mi ha chiesto di sviluppare un'allucinazione uditiva, ma non era realmente questo che intendeva. Non credeva che potessi, così non l'ho fatto."

Più chiaro di così.

Quando si somministra una suggestione, bisogna sapere prima che questa andrà a buon fine. Bisogna sapere prima che il braccio non si muoverà, che gli occhi rimarranno chiusi, che si svilupperà una sorprendente allucinazione visiva. Prima di vivere nella mente del soggetto ipnotizzato, la suggestione deve nascere e crescere nella mente dell'ipnotista.

Questo richiamo alla necessità di conoscere prima l'esito delle suggestioni, sembra il richiamo di Mesmer alla capacità di esercitare il proprio volere sul mesmerizzato: e lo è, tale e quale. Senza una profonda convinzione interiore dei propri mezzi e delle proprie capacità, è impossibile fare l'ipnotista.

Si potrà dire, che si può ipnotizzare anche utilizzando un tono di voce monotono e regolare, senza la minima intonazione. Questo è vero, infatti tutte le induzioni utilizzate nella ricerca, sono fatte in questa maniera e sono somministrate a tutti nello stesso modo, registrate su nastro e senza bisogno di un ipnotista reale (un po' troppo asettiche, no?). In questo modo ci si assicura che a tutti i soggetti che partecipano all'esperimento sia somministrato lo stesso stimolo, nelle stesse identiche condizioni. La situazione sperimentale è controllata e i risultati ottenuti da vari soggetti nello stesso o in diversi esperimenti possono essere paragonati tra loro.

Dire che queste induzioni funzionano non vuole dire negare il ruolo di una comunicazione attenta e consapevole da parte dell’ipnotista, ma soltanto che un certo numero di persone è in grado di entrare in ipnosi attraverso una stimolazione di questo tipo. Gli esperimenti non ci dicono nulla sulle persone che non riescono ad entrare in trance, a parte il fatto di classificarle come non ipnotizzabili e abbandonarle al loro destino. Ma come accade che una persona non entri in trance con un ipnotista, mentre possa sperimentare la trance con un altro, lo stesso è vero per qualunque procedura standardizzata d'ipnosi: si può non entrare in trance con una induzione sperimentale e provare una trance profonda con un ipnotista che magari sa anche come utilizzare la comunicazione a vantaggio del suo cliente.

Come sosteneva Field (1979): "L'ipnotista competente non deve essere scambiato per una trasmittente. L'ipnotista non è soltanto un direttore d'orchestra, ma anche un pittore che comunica con vivide immagini; uno scrittore creativo che tiene i lettori sulla pagina; un musicista, che comunica tramite l'intonazione, il ritmo e il timbro; e un poeta, che trasmette sensazioni attraverso l'uso creativo ed evocativo delle parole. Non è un caso se opere d'arte che creano un impatto emotivo sono chiamate 'ipnotiche' o 'affascinanti'."

Bibliografia

  1. Field P.B. “Humanistic aspects of hypnotic communication” cit. Rosenfeld, S. M. (2008). A critical history of hypnotism: The unauthorized story. Place of publication not identified: Xlibris Corp.