Di chi è l'ipnosi?

0
39

L'ipnosi, nonostante il disprezzo di cui è oggetto dalla classe medica e il sospetto degli psicologi, è stata a più riprese oggetto di attenzioni da parte di entrambe le categorie, interessate a farla rientrare nell'ambito delle loro competenze. La questione di chi è il proprietario dell'ipnosi e quindi di chi sarebbe tenuto a farla per diritto, data dall'inizio dell'ipnosi, e non si è ancora risolta, infatti la controversia infiammò il primo congresso Internazionale d'ipnotismo sperimentale, che si tenne a Parigi l'8 agosto 1898

Già da allora si cercò di stabilire il monopolio medico nella pratica dell'ipnosi. Il primo relatore, il dottor Paul-Luis Ladame, difese il principi dell'ipnosi medica contro le tesi e le concezioni di un ipnotista allora molto noto, il professor Joseph Delboeuf, filosofo e psicologo dell'università di Liegi, che partecipando ad un altro evento, non si trovava presente durante la relazione.

Il congresso

Al congresso partecipavano i più eminenti ricercatori del tempo: Baunis, Bernheim, Binet, Delboeuf, Gilles de la Tourette, Wiliam James, Lombroso, ognuno con una sua idea ben definita e delle posizioni da difendere anche con estremo vigore.

Il congresso era stato organizzato perché, nonostante l'ipnosi fosse un campo minato, un terreno difficile, disseminato da molte sabbie mobili, la medicina voleva annettersi l'ipnosi, con un colpo di mano nemmeno troppo nascosto.

La questione era spinosa anche considerando soltanto il campo della medicina, dove si fronteggiavano, senza esclusione di colpi, la scuola della Salpêtrière, capitanata da Charcot e quella di Nancy, rappresentata da Bernheim e Liebealut. la prima considerava l'ipnosi una manifestazione isterica, e quindi una malattia, la seconda un fenomeno suggestivo, che niente aveva a che fare con la patologia.

La medicina doveva quindi decidere se annettere l'ipnosi come una malattia del sistema nervoso pari all'isteria oppure utilizzarla a fini terapeutici, come supporto suggestivo, per tutti quei casi in cui i trattamenti e i metodi comunemente utilizzati dall'arte medica si fossero rivelati inutili.

Ma oltre a questa grande polemica, se ne agitava un'altra, che avrebbe avuto conseguenze anche al di fuori del campo medico, e che può essere rappresentata con la domanda del titolo: di chi è l'ipnosi?

Già molto prima del congresso, fin dai tempi dell'apparizione del mesmerismo, ipnosi e medicina non erano mai andati molto d'accordo. I successi di Mesmer preoccupavano al classe medica, esistevano considerazioni in ordine alla salute pubblica e sull'efficacia stessa dell'ipnosi. Il fenomeno era messo in dubbio, rigettato dalla classe medica, che però fin da allora, desiderava averne il controllo.

Non meraviglia che le polemiche continuassero per un secolo almeno, fino all'apertura del primo congresso, per rimanere vive ancora oggi.

Delboeuf aveva pubblicato parecchie opere in cui entrava in diretta opposizione con i medici del tempo. Nel suo libro "L'hypnotisme e la liberté des représentations publique", del 1888, polemizza con Thiriar, un professore dell'università di Bruxelles, che aveva chiesto alla legislazione Belga, in qualità di membro della Camera dei Rappresentanti, di sospendere le rappresentazioni pubbliche d'ipnosi. A qui tempi erano attivi magnetizzatori e ipnotisti di qualità e di successo straordinario di pubblico come Donato. Le loro rappresentazioni attiravano talmente tanta gente, che costituivano un problema di ordine pubblico, e fornivano materiale per diffondere leggende fatte di controllo mentale, di esseri umani ridotti schiavi obbedienti nelle mani dell'ipnotizzatore sotto le vesti di un losco manipolatore.

Per questi motivi, le critiche all'ipnosi erano sempre le stesse, il soggetto ipnotizzato schiavo nelle mani dell'ipnotizzatore, gli effetti dell'ipnosi possono essere dannosi, l'ipnosi è benefica, se posta in buone mani, una disgrazia se posta nelle mani sbagliate. Queste affermazioni fanno parte della relazione di Ladame, che orienta tutta la sua dissertazione allo scopo di porre fine delle rappresentazioni pubbliche dell'ipnosi: spettacoli della follia, una clinica di patologie mentali. Con questo vuole proteggere la povera popolazione, di animo semplice e credulo, da una epidemia psichica, evitando loro di essere asserviti al potere più assoluto al quale un uomo possa essere ridotto da un suo simile.

Sembra che Ladame consideri l'ipnosi alla stregua di un pericoloso virus mentale, che naturalmente può essere opportunamente controllato in tutta sicurezza dalla classe medica, la cui onorabilità, sono sue parole, è ben conosciuta e riconosciuta. Sembra, insomma, che soltanto la classe medica possieda quelle particolari doti di etica che sono indispensabili per ipnotizzare. Da queste considerazioni parte poi l'attacco diretto a Delboef, che accusa, nemmeno tanto velatamente, di esercizio abusivo della professione medica, perché sono molti coloro che si rivolgono a Delboef attirati dalla sua capacità di magnetizzatore.

L'argomentazione principale di Ladam, comunque, riguarda le rappresentazioni pubbliche, usate come cavallo di troia per tutte le altre argomentazioni, considerazioni e decisioni, con l'idea di far rientrare l'ipnosi nell'ambito degli agenti terapeutici, esigendo al contempo da parte dell'ipnotizzatore garanzie di sapere e moralità.

La mozione

Il rapporto vota alla fine la mozione seguente:

Il Congresso d'Ipnotismo, vista la pericolosità delle rappresentazioni pubbliche di magnetismo e d'ipnosi, considerando che l'impiego dell'ipnosi come agente terapeutico rientra nel dominio della scienza medica e che l'insegnamento ufficiale delle sue applicazioni è responsabilità della psichiatria, emette i punti seguenti:

  1. Le rappresentazioni pubbliche d'ipnosi devono essere interdette dalle autorità pubbliche, in nome dell'igiene pubblica
  2. La pratica dell'ipnosi come mezzo curativo deve essere sottomessa alle leggi e ai regolamenti che governano l'esercizio della medicina
  3. L'insegnamento dell'ipnosi e delle sue applicazioni mediche deve essere introdotto ufficialmente nei programmi di clinica psichiatrica, e si dovrà richiedere in futuro ai candidati in medicina le conoscenze necessarie alla pratica dell'ipnosi, come agente terapeutico.

Il rapporto fu votato quasi all'unanimità, con qualche astenuto tra i quali figuravano, e non mi sembra un caso, Liebeault e Bernheim, entrambi della scuola di Nancy.

Un solo intervento, di un veterinario peraltro, avanzò l'idea di non impedire la pratica agli istitutori, che avrebbero potuto ottenere buoni risultati con la pratica delle suggestioni in particolare con ragazzi pigri, mentitori e viziosi. Un'idea che anche oggi potrebbe essere presa in considerazione.

Il terzo punto fu portato dopo una discussione a una formulazione più breve: "E' desiderabile che lo studio dell'ipnotismo e delle sue applicazioni terapeutiche sia introdotto nell'insegnamento delle scienze mediche."

Questa formulazione è molto più elastica della precedente, e molto più comoda,  in quanto impedisce agli altri e non obbliga a nulla, e infatti ancora oggi non esistono corsi accademici d'ipnosi.

Delboef riesce a replicare alle tesi di Ladame soltanto l'ultimo giorno del congresso, e lo fa con una veemenza pari a quella di Ladame:

"Quello che attacco, non è la scienza medica, è l'ignoranza alleata alla sufficienza. ... Attacco quei medici che senza sapere nulla d'ipnotismo, e negandone l'esistenza, e deriso amabilmente Delboef, ..  il giorno dopo, quando si parla, in nome di interessi espliciti o nascosti, d'impedire le rappresentazioni pubbliche d'ipnosi, si pongono di colpo come gente per cui l'ipnosi non ha più segreti, allarmando un pubblico che non prova allarme. Attacco la medicina che, in nome della morale, rivendica il monopolio dell'ipnosi come se avessero il monopolio della morale."

Questa la difesa di Delboef, che continua con attacchi più mirati , facendo notaare come nelle casistiche riportate dai medici, relativamente ai danni dell'ipnosi, sono in maggioranza i casi che vedonoprotagonisti medici, piuttosto che appartenenti ad altre categorie.

Probabilmente questo scontro era inevitabile, e paradigmatico di uno scontro più generale che vede impegnate la medicina e la psicologia, soprattutto per quello che riguarda la psicoterapia.

E allora, di chi e l'ipnosi?

Per me la risposta è molto chiara: l'ipnosi appartiene alla persona che la fa, quella è la sua ipnosi, diversa da quella di tutte le altre persone, e che utilizza per ottenere il benessere che desidera.

Rivendicare la professione dell'ipnosi ad una determinata categoria, è un atto inutile, e anche pericoloso, perché fa correre il rischio di farla sparire. Se, infatti, possono farla soltanto gli autorizzati, se si interdice l'accesso all'ipnosi ai non medici o ai non psicologi, allora quando queste categorie non formeranno più ipnotisti, l'ipnosi sparirà del tutto dalla scena sociale. Allo stesso modo sparirebbe se sotto il nome d'ipnosi fossero insegnate tecniche diverse, che hanno rapporti soltanto di lontana parentela con l'ipnosi, così come questa si è sviluppata. Oppure potrebbe essere l'insegnamento di una sola scuola, di un orientamento che si pone come ortodosso, solo, unico e valido. Qualora succedesse una cosa del genere, l'ipnosi perderebbe gran parte della sua forza propulsiva, della capacità di rinnovarsi pur nella sua continuità. Meglio avere un coro con qualche voce stonata che un solista che canta sempre e solo la stessa canzone.

Ma d'altra parte, la psicoanalisi ha resistito senza regolamentazioni ed è ancora fiorente, grazie alle associazioni psicoanalitiche e alle scuole che ad essa si rifanno, che la insegnano, ciascuna secondo il suo personale punto di vista, ma all'interno di una concezione storica di sviluppo della disciplina. La stessa situazione che, piaccia o no a coloro che ancora ne vogliono interdire l'uso, si verifica per l'ipnosi. Le scuole sono parecchie, alcune fiorenti, e nella loro diversità, si rifanno ad una tradizione unica.

Ci piace chiudere questa breve indagine su una delle polemiche più antiche e mai sopite dell'ipnosi, con le parole di Delboeuf:

"Bisogna che tutti sappiano cosa sia l'ipnosi, quali sono i suoi benefici e quali i pericoli; e non è solo attentare alla libertà, alla giustizia, alla scienza, ma anche ferire l'umanità e la morale, a volte, in nome di favorire degli interessi che non si confessano, riservando il monopolio a delle persone che, protetti da un diploma, potrebbero fare psicologia nell'ombra. Dico ferire l'umanità, perché i danni fisici dell'ipnosi, derivano dall'ipnotizzatore stesso. Non c'è più rapporto tra il magnetismo e la medicina, di quanto non ce ne sia tra la geometria e la religione, tra la fisica e la musica. Posso dire arditamente che si nasce magnetizzatori, come si nasce violinisti ... [qui non ci trova assolutamente d'accordo] ... Senza dubbio, l'ideale è il medico ipnotista, ma prima di tutto bisogna che sia ipnotizzatore e psicologo. Se si vuole fare dell'ipnotismo senza essere ipnotizzatori, a fianco di qualche riuscita, si registreranno numerosi insuccessi, e qualsiasi paziente trattato inutilmente è generalmente un malato perduto per la cura magnetica ... Che il magnetizzatore non medico non prescriva rimedi, va da sé. Ma c'è una legge per questo. Quanto al resto, che si lasci, per la miseria, il mondo tranquillo."

Bibliografia

  1. Delboeuf, Joseph (1831-1896). (1890). Magnétiseurs et médecins / par J. Delboeuf. F. Alcan (Paris.

  2. Delbœuf, J.-R.-L. (1888). L'hypnotisme et la liberte des representations publiques: Lettres a m. le professeur Thiriar, representant. Liege: A. Desoeur.

  3. Francois Duickaerts "Delboeuf-Ladame: in conflit paradigmatique" Revue Internationale d'Histoire de la Psychanalyse, n° 3 (1990)

  4. Liégeois, J. (January 01, 1890). Book Review: Le magnétisme animal. A propos d'une visite à l'École de Nancy. Revue Philosophique De La France Et De L'étranger, 29, 314-319.