Com'è essere ipnotizzati

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Note del Dottor Farley

Il 23 novembre 1908, alle 10:30, ho avuto la mia prima esperienza di ipnosi come paziente: preliminare ad un'estrazione dentaria. Sono stato ipnotizzato tre volte, e ogni volta le sensazioni sono state le stesse. L'operatore (Dr. Douglas Bryan) ha sollevato el sue dita per fissare lo sguardo e suggerito sensazioni dipesantezza e stanchezza negli occhi. La prima cosa notevole era una visione sfocata, la stessa che si sperimenta non infrequentemente quandosi guarda fissamente un oggetto per un certo tempo, e tutte il resto sembra fuori fuoco. A questa visione sfucata di aggiunse una sensazione di sforzo, la sensazione semi-cosciente che fosse continuato ne sarebbe risultato un mal di testa, cosicché, chiudendo gli occchi, come ci si sente di fare naturalemente, fu sperimentato un certo solievo.

Il sollievo, tuttavia, non era completo, forse a causa dell'attenzione ancora rivolta alle dita attraverso le palpebre chiuse. Sembrava persistere una sensazione di stanchezza negli occhi, ma non si avvertiva nessuna sensazione di pesantessa o intorpidimentonelle gambe o nel corpo in generale, sebbene fosse suggerita.

La condizione era simile a quella che si sperimenta riposandosi dopo aver sforzato gli occhi, dopo un lavoro al microscopio o avendo letto troppo da vicino.

La mente era attiva, così attiva e cosciente che continuavo a chiedermi continuamente, "Sta fingendo?", "Non avrò chiuso gli occhitroppo presto?", etc. Continuava anche a pensare, tra le altre cose, per esempio ad andare a casa in bicicletta la notte, sull'estrazione dentaria dell'indomani, etc., ed era molto analitica nei confronti del metodo dell'operatore, confrontandolo con quello che era atteso,  con quello che ilpaziente avrebbe fatto se fosse stato operatore.

Era anche critico, per esempio, quando fu suggerita la catalessia di un braccio fu  notato che la mano dell'operatore afferrò il braccio molto saldamente all'inizio, e questo fu riconosciuto come un metodo milgiore di quello utilizzato dal paziente con i suoi soggetti, perché la presa aiutò a dare subito una sensazione di rigidità.

Inoltre,quando fu suggerito calore, la mente considerò criticamente dove si trovassero le mani lungo il tronco, con quale pressione, quanta poca frizione fosse stata impiegata, le parole usate, etc., considerando ogni punto tanto velocemente quanto nel normale stato di veglia. Quando furono fatti passi nella parte bassa del corpo,  fu sperimentata una distinta sensazione di formicolio e di semiaddormentamento, che scendeva apparentemente  insieme alle mani.

La condizione può quindi essere descitta come una nella quale l'inclinazione di fare qualunque cosa, era al minimo,per esempio nel rimanere nella posizione che siera presa, il collare premeva da una parte sul mento. Ci si sentiva inclini a metterlo giù per stare più comodi, ma - e qui per la prima volta una sensazione di pesantezza fu sentita nelle gambe - quando si stava per mettere in atto l'intenzione, il polso e la mano sembravano un po' più difficili da muovere del solito, e non si aveva volgia di prendersi il disturbo.

Di nuovo, le gambe erano incrociate, e, rendendomi conto di questo, volevo disincrociarle, ma non feci nessun tentativo; e inoltre, il tremlio del fuoco era avvertito dietro le palpebre chiuse e ci si sentiva propensi a guardarlo, ma senza nessun tentativo di parire le palpebre. Ci si accorgeva che erano chiuse, che sarebbe stato un problema aprirle, e infatti sarebe stato un affare difficile, , perché uno voleva che l'ipnosi avesse successo, così le si consentiva di rimanere chiuse.

Non che fosse sperimentata una qualunque sensazione di none ssere capaci di fare nessuno di questi movimenti; al contrario, sebbene consapevole che qualche volta i pazienti non riescono ad aprire li occhi anche quando sono convinti di poterlo fare, ci si sentiva assolutamente certi che se ci fosse stato il desiderrio, si sarebbe potuto aprire gli occhi.

L'intorpidimento suggerito alle gambe non aveva prodotto nessuna sensazione. Dopo poco, tuttavia, si sentiva di poter diventare intorpiditi, se si fosse voluto; qualcosa di simile a quando il braccio penzola ditro a una sedia, e si sa che mettendolo in un'altra posizione non si sperimenterebbe nessun intorpidimento, il braccio non si "addormenterebbe"; così, con un semplice sforzo della volontà, si può sentire che il braccio diventa intorpidito.

Il giorno successivo, essendo ipnotizzato per l'estrazione dentaria, ... quando gli occhi si chiusero, le sensazioni furono quelle di prima, eccetto che  fino a un certo punto la mente era fissa sull'auto-suggestione "Nessun dolore". Nessun intorpidimentofu sentito nella guancia e nella mascella quando venne suggerito; e quando fu chiesto di aprire la bocca, questo fu fatto, sebbene non ci si aspettasse nessun buon risultato. Infatti, a quest punto, c'era la tentazione di dire che le cose non erano ancora a posto, e di chiedere all'ipnotista di andare ancora avanti con le suggestioni, e non fu per l'incapacitò di parlare ce questo non fu fatto, come prova il fatto che dopo l'operazione la domanda fu fatta: "E' finito? Hai finito?"; ma piuttosto a cuasa della sensazione che sarebbe stata un'interferenza.

A questo punto la fissazione della mente sull'auto-suggestione "Nessun dolore" ebbe un buon effetto. Le sensazioni erano molto attenuate, come provato dal fatto che sebbene si sentissero sitintamente le pinze all'interno della bocca mentre afferravano il dente, la loro uscita fu solo scarsamente notata, solo per il fatto della loro assenza dopo che erano state tolte, in entrambe le occasioni, perché la radice fu rimossa separatamente.

L'analgesia era praticamente completa. Dopo che la seconda radice fu rimossa, una sensazione di fluido, che si sapeva essere sangue, fu avvertita nella faringe, e nello stesso tempo ci fu detto di chinarci in avanti e sciacquare la bocca.

Furono ripetute suggestioni di "Nessun dolore" e quindi "Bocca aperta". Ad ogni stadio dell'operazione la capacità di aprire gli occhi era certamente presente, e, ora che l'operazione è passata, si aveva la convinzione che senza il desiderio che andasse bene, e l'attiva cooperazione della mente del paziente con le suggestioni dell'ipnotista, il successo non sarebbe stato così completo. Che la fede non fosse necessaria era provato dal fatto che il massimo risultato atteso era una diminuzione del dolore. Avendo avuto una precedente estrazione dentaria, non sembrava possibile che un dolroe così intenso potesse essere completamente eliminato da quello che al paziente era sembrato solo una leggera ipnosi."