Cagliostro l'ipnotista maledetto

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Alessandro, conte di Cagliostro (1743 – 1795)
Giuseppe Balsamo, noto con il nome di Alessandro, conte di Cagliostro (1743 – 1795)

Giuseppe Balsamo, sedicente Conte di Cagliostro, mago, stregone e massone, condannato e poi giustiziato nel 1795 a San Leo per aver tentato di istituire una loggia massonica a Roma, ci illustra in maniera lampante la faccia oscura dell'ipnosi, il suo utilizzo non ai fini del benessere di altre persone, ma per mostrare, accrescere, millantare ed esercitare il proprio potere personale.

Se è vero che ogni forza ha un lato oscuro, soltanto l'etica personale, decide da quale lato si vuole stare, e Cagliostro aveva deciso il suo, quando volle farsi riformatore dei riti massonici, fondando un suo ordine, detto della Massoneria Egiziana, e facendosi Gran Cofto, grande capo di quest'ordine.

Il suo scopo era quello di procurarsi un grande numero di proseliti, avere il massimo seguito possibile, che dal seguito derivante della sua impresa sarebbe derivato il suo potere personale. Niente i meglio per ottenere un seguito numeroso che agire attraverso metodi che colpiscano l'immaginazione del pubblico, e facciano ritenere chi di questi metodi si serve un essere superiore, dotato di straordinarie capacità e immensi poteri.

Le pratiche introdotte da Cagliostro nel Rito Egiziano, circondarono il suo nome di un aureola quasi divina, tanto che ancora oggi il suo nome è rimasto famoso. Tra i riti, quello che ci interessa perché ha spiccate caratteristiche ipnotiche, era quello detto "dei travagli con le Pupille o Colombe".

Scrive il Dott. Clodomiro Bonfilgi (Gazzetta degli Ospitali 22-223 luglio 1883, N. 58-59), riprendendo la descrizione dal volume di Monsignor Barneri (1791): "Si prende un fanciullo o una fanciulla che sia dello stato dell'innocenza, a cui si da il titolo di Pupillo o Colomba; e ad essa viene dal venerabile comunicato il potere , che avrebbe avuto pria della caduta dell'uomo, e quello in particolare di comandare ai puri spiriti.".

Già la scelta del soggetto per il rito è indicativa, perché i giovani sono molto più suggestionabili e facili a ricadere sotto "il dominio delle forti impressioni psichiche a cui erano assoggettati". Questo soggetto accuratamente scelto era condotto innanzi al venerabile e ai confratelli della Loggia. A questo ingresso seguivano preghiere e invocazioni affinché fosse accordata al fanciullo a alla fanciulla, la capacità di servire da intermediario tra il venerabile e gli spiriti.

Tutto questo procedimento serviva ad accrescere le aspettative a mettere il Pupillo o la Colomba in "uno stato di nervosa eccitabilità.".

Alla fine delle preghiere il Pupillo o la Colomba erano condotti in un "Tabernacolo ... che era un luogo appartato del tempio, foderato di bianco e avente all'interno uno sgabello e una piccola tavola, su cui ardevano tre candele.".

Il soggetto a questo punto, come scrive Bonfigli "doveva essere ben disposto ad essere ipnotizzato". Di seguito c'è la descrizione di come lo stesso Cagliostro procedette a Mittan, quando volle provare agli adepti l'eccellenza del rito.

"Fu fatto venire nella loggia un fanciullo innocente figlio di un gran signore; fu collocato dal Gran Cofto in ginocchio davanti a un tavolino, sopra cui esistevano una caraffa d'acqua semplice e dietro di questa alcune candele accese. (La bottiglia piena d'acqua, funzionando da lente biconvessa, doveva raccogliere in un punto focale i raggi luminosi derivanti dalle fiamme delle candele, e su questo punto doveva fissarsi lo sguardo del ragazzo [una procedura ipnotica standard, quindi]). Indi gli fece degli esorcismi intorno e gl'impse la mano sulla testa; (qualcosa di simile ai così detti passi magnetici); lo fece di pari tempio pregare Dio (concentrando così l'attenzione del Pupillo) e gli comandò di guardare bene dentro la caraffa (cioè fissare il punto luminoso). Dopo qualche tempo il fanciullo interrogato su quanto vedesse, cominciò a gridare dicendo di vedere un giardino (forse era già ipnotizzato, ossia in uno stato di sonnambulismo provocato). Cagliostro conoscendo in tal guisa che Dio lo soccorreva (cioè l'esperimento riusciva), si fece coraggio e gli soggiunse che avesse chiesto a Dio di fargli la grazia di fargli vedere l'angelo Michael (ecco la suggestione, con la quale si usa anche modernamente di provocare negli ipnotizzati , determinate allucinazioni e un analogo corso d'idee); il ragazzo disse dapprima: vedo una cosa bianca senza distinguerla (precisamente come nello stato ipnotico, in cui il sonnambolo eccitato a guardare una cosa, risponde per lo più di vederla al principio indistintamente) e poi si dette a saltare e divellersi come un ossesso [le crisi mesmeriche] esclamando: ecco che vedo un ragazzo come me, che mi sembra essere perdona piuttosto angelica. (l'allucinazione era diventata completa).".

A questo punto seguivano da pare di Cagliostro domande artificiose, su avvenimento lontani e cose future. Da considerare che qui Cagliostro ricorreva espressamente a trucchi da mentalista, come testimoniato al processo dalla moglie, che disse che il marito conosceva già in anticipo il contenuto delle risposte e che le domande erano quindi fatte di conseguenza.

"In sostanza, al fenomeno naturale Cagliostro accoppiava la ciurmeria, precisamente come i magnetizzatori e i ciarlatani che vennero dopo Mesmer, i quali impudentemente vollero far credere alla chiaroveggenza a distanza, alla vera trasposizione dei sensi e ad altre simili assurdità [alle quali credettero senza meno e in perfetta buona fede anche integerrimi e dotti uomini di scienza, vedi Munro].".

La ciurmeria di Cagliostro però non era così completa, perché a volte ,forse per mancanza di informazioni precedenti o di spunti, lasciava i Pupilli o le Colombe liberi di esprimersi, trovando nel fenomeno naturale qualcosa di meraviglioso che riusciva a sorprenderlo. " Ciò si rileva dai suoi interrogatori, nei quali, quando gli si dimandavano certi particolari relativi al travaglio con le Pupille, egli non sapeva rispondere altro se non che di essere sicuro di non essere mai ricorso al Diavolo, né a cose superstiziose". Insomma sembra proprio che Cagliostro avesse poca dimestichezza con il fenomeno che aveva suscitato e che ai suoi occhi era un mezzo come un altro per ottenere considerazione, prestigio e adepti: in altre parole, potere.

Per il Bonfigli "Che il travaglio di Cagliostro con le Pupille non fosse che un'operazione diretta a provocare l'ipnotismo, parmi cosa certa ...". La convinzione è ulteriormente rafforzata dal fatto che Cagliostro insegnava il metodo del travaglio ad altri adepti, quindi "se non si fosse trattato della produzione di un fenomeno naturale, ma bensì di un'impudente ciurmeria, ciò non avrebbe potuto accadere.".

Bonfigli si chiede anche qual'è la data di nascita delle operazioni magnetiche di Cagliostro, che vale la pena ricordare, era contemporaneo di Mesmer. Anzi, sembra che già in un viaggio che fece a Londra per propagandare la massoneria intorno al 1776, facesse uso di queste tecniche, precedentemente a quelle pubbliche effettuate da Mesmer a Parigi nel 1778.

Non possiamo ritenere che Cagliostro fosse l'inventore del magnetismo, né che l'avesse appreso in qualche modo da Mesmer. Un certo Altotas di Messina, versato nelle pratiche orientali, avrebbe potuto insegnarli le pratiche dei fachiri indiani sull'arte di ipnotizzare.

Di sicuro se avesse conosciuto le tecniche di Mesmer, probabilmente le avrebbe usate tali e quali. Certo pare strano che abbia potuto inventare l'arte d'ipnotizzare, non "essendo uno scienziato più o meno serio come Mesmer", inoltre non era noto per assiduità di studi né per ingegno inventivo. "L'ingegno di Cagliostro può meglio dirsi assimilativo; difatti nulla ha inventato di suo; di tutto ha preso l'idea da altri [e si può dire di tanti ipnotisti attuali], ma ha saputo coltivare quelle idee, ampliarle, e trarne il maggior profitto possibile ... talchè anche l'arte d'ipnotizzare o deve essergli stata insegnata da altri, ovvero dal caso. Ambedue le ipotesi hanno ragione d'essere.".

Sicuramente le finalità di Cagliostro non erano nobili come quelle di Mesmer, che iniziò quelle pratiche sì per tornaconto personale, ma con finalità mediche e scientifiche. Cagliostro usò le sue tecniche per acquisire potere personale, per apparire un uomo superiore e dotato di poteri soprannaturali ai suoi adepti.

Se consideriamo quanto ancora sia ancora oggi  noto il suo nome e come sia profondamente associato a una idea di magia e potere personale, l'opera di Cagliostro è riuscita in pieno e ha superato la prova della storia.

Dal punto di vista dell'ipnotismo, possiamo vedere come certe pratiche quando siano condotte in un ambiente di credenze condivise, possono fa davvero credere che qualcuno sia dotato di poteri sovrannaturali, che possa essere il tramite per comunicare con gli spiriti superiori o, almeno su un palcoscenico, possa davvero controllare la mente di un'altra persona.

Questa chiave di lettura dell'ipnosi, che la vede esercitare un potere maligno, di controllo mentale, di suggestione e inganno, non dipende dall'ipnosi in sé, ma dall'uso che se ne fa, così come dalle aspettative che si hanno nei suo confronti.

Prima di difenderci dai vari Cagliostro, dobbiamo difendere noi stessi dalle nostre stesse credenze. Uomini come Cagliostro possono solo accendere la miccia, a farla bruciare siamo noi.

I commenti al testo tra parentesi tonda sono nell'originale di Clodomiro Bonfigli, quelli tra parentesi quadra sono dell'autore del presente articolo.

Bibliografia

  1. Bonfigli, C. (1882). Il Conte di Cagliostro nella storia dell'ipnotismo per il dottore C. Bonfigli. Milano: F. Vallardi.

  2. Barberi G., C. (1791). Compendio della vita, e delle gesta di Giuseppe Balsamo, denominato il conte Cagliostro, che si è estratto dal processo contro di lui formato in Roma l'anno 1790. Roma: Stamp. della Rev. Camera apostolica.